N.03
Maggio/Giugno 2019

La fiera delle vanità

Nella società dell’immagine, saper pubblicizzare la propria è un’arte. Non è un fenomeno nuovo, cambiano solo i mezzi a disposizione. Per consegnarsi all’adorazione delle folle e all’immaginario collettivo le influencer di un tempo si rivolgevano a Boldini, ma servivano danari e titoli nobiliari. Le odierne emulatrici (ed emulatori, bipartisan) di Consuelo Vanderbilt e Donna Franca Florio, in mancanza di pecunia e ritrattista di talento usano un surrogato che ha il vantaggio di ampliare di molto la platea: Instagram. D’altronde, è un po’ difficile influenzare comportamenti e scelte di un gruppo di utenti girando con delle polaroid di autoscatti e fermando i passanti per farle ammirare.

E poi, l’apparente semplicità. Non serve nemmeno saper scrivere un pensierino: una foto, due filtri, tre hashtag ed è fatto. Di tutti i social, Instagram è verosimilmente quello che contribuisce meglio alla soddisfazione immediata del nostro narcisismo, consentendoci di metterci in mostra solo per esibire la vista migliore su ogni aspetto che ci riguardi. Così è tutto un pancia in dentro e petto in fuori, come da tutorial online che promuovono lo stesso principio: tutti i trucchi per apparire più sexy e in forma nei nostri scatti. Così scorriamo foto di persone sempre bellissime, sempre sorridenti, sempre in continuo divertimento. Ma la loro vita è davvero così perfetta come sembra, oppure stiamo assistendo alla più grande recita collettiva della Storia? Sì, perché dopo aver finalmente conquistato il palcoscenico, il problema è  quello di non venire considerati per ciò che si è realmente, ma soltanto per quello che si fa vedere. Da “persona” a “profilo” il passo è meno lungo di quel che sembra, confondendo la costruzione della propria identità con quella di un’icona. Un’illusione che finge di essere realtà.

Infine, direttamente dalla deriva televisivo-gastronautica ecco il “food porn”, che banalmente è la moda di postare foto di cibo. Ormai certi piatti si ordinano più per la perfetta resa su Instagram che per l’effettivo piacere del gustarli. Una tendenza che ha finito per influenzare i ristoranti stessi che, per sfruttare l’onda social, hanno preso a migliorare la presentazione e l’impiattamento persino di una pasta al burro. E dai consigli in Rete, fioriscono perle: “Ma il cibo, come ogni soggetto, necessita di qualche attenzione per essere colto al massimo della sua espressività. Il rischio altrimenti è quello di riempire il nostro profilo con immagini ripetitive e poco appetibili”. Non importa quello che mangiamo, purché sia fotogenico. L’avocado, perfetto verde Pantone, ringrazia.