N.03
Maggio/Giugno 2019

Prendersi cura tra fragilità e bellezza

 

Parte I – SE LA FERITA, QUALCHE VOLTA, È ANCHE CURA

Qualcuno ha osato – ma, in realtà, non è stata né la prima né la sola – a dire che “il cancro è un dono”. E l’hanno aggredita, inferociti.

Lo capisco.

Sono anni che mi muovo in questo territorio che, sinceramente, mai avrei osato neppure avvicinare: quello pericoloso delle parole attorno al dolore.

E so, so bene quanta delicatezza occorre nel maneggiare i nostri mostri. E quelli degli altri. Quanta delicatezza… persino nel dire ciò che vorremmo urlare: che abbiamo imparato che proprio quella ferita è stata la sacra feritoia, che proprio quella maledizione si è svelata come benedizione.

E no che non lo si può gridare, sbandierare: per un po’ io l’ho detto, gioiosa, stupita, volevo poter testimoniare di questa trasformazione della Bestia (ognuno di noi ha la sua) in totalmente Altro.

Ma ho capito, ho capito che, persino, può risultare violenta la nostra resilienza… se incrocia un altro che sta combattendo col mostro, adesso, la battaglia più cieca.

Nessuno può dire/insegnare ad un altro come si sta nel dolore.

Ecco perché ho cominciato col cambiare le parole: l’ultimo strato di pelle che dovevo levare era proprio quello del retaggio della mia professione, la presunzione di “insegnare” come se le questioni d’anima fossero contenuti disciplinari.

Ecco perché quando, a ottobre scorso, è uscito quell’ennesimo libro-non libro (perché minuto come un Puffo, e pure blu, anche lui), dopo la prima… ho rifiutato tutte le presentazioni. Si chiama “La ferita che cura”, dalla illuminazione per me straniante e curativa, di una collega pisana che mi aveva convocato attorno a questo assurdo ossimoro. E ha un nome assai pericoloso: no, non poteva essere che, sebbene incredibilmente possibile agli uomini e le donne, una qualsiasi professoressa se ne andasse in giro a insegnare come stare ognuno dentro la sua morte e che esistesse la “bellezza collaterale”.

E sono rimasta zitta.

Per la verità, il dolorosissimo anno che ha preceduto quel libro è stato esattamente questo: la mia seconda esperienza di silenzio, di ammutolimento, di impotenza profonda delle parole (le mie).

Così a Natale scorso ho chiesto a Dio quale potesse essere la “forma” giusta: quella non violenta, che consentisse di attraversare i territori della morte, tutti comuni e tutti profondamente singoli e singolari, senza il bisogno di dare risposte. E senza il bisogno di assecondare chi le cerca: le risposte, le ricette, le giaculatorie che all’istante fanno la magia.

E no che non esiste magia: persino tutto il senso di 8 libri di Harry Potter sta tutto qua. La magia non può sollevarci dall’incontro con la Bestia: la paura di morire, il limite, la spavalderia di una vita che vorremmo fosse già da ora soltanto eterna.

Non esiste magia che possa scansarci dalla fatica: dal lavoro. Dal lavoro su di sé, lo scavo d’anima che non è possibile delegare: né a madri e padri, né a figli e figlie, né a confessori né a direttori spirituali. Neppure a Dio stesso: Lui sta lì, maternamente e paternamente, ad aspettare che noi si alzi la schiena, lo sguardo, il calcagno.

Ed ecco: lì, nell’ennesimo buio che mi faceva povera per l’ennesima volta (ma come? Non era già abbastanza? È proprio vero che siamo fatti a strati, e che giungere al nervo più scoperto richiede fatica, si, almeno quattordici stazioni, no?)… ho compreso che l’unico modo per onorare tanto il silenzio che la parola, tanto la delicatezza del non assumersi a esempio, tanto il desiderio di condividere il tesoro scoperto… sta nell’ “Arte”.

Esattamente…quale?

Non una, ma tutte.

Laura Formenti ha scritto e scrive pagine bellissime a proposito dell’arte della “ricomposizione” :  la spinta creativa e incessante del ritmo che alterna “composizione” e “decomposizione”. Lei cita sempre i muretti a secco, per dire di una competenza che è fatta di questo: tenere insieme, lasciar andare, e amare i pieni così come i vuoti.

A me ispira di più quello che accade in una jam session.

Ma va bene ogni immagine che preferiamo, per dire che Arte è ricerca, ricerca costante, sì, esattamente lo stesso spirito della Scienza, non il suo contrario.

E allora?

È nato così un piccolo esperimento, senza una che spiega o discorre intorno al dolore ma… un piccolo gioco dadaista di composizione e ricomposizione: così che ogni volta che mi invitano, c’è sempre un diverso spartito, una narrazione che mai è uguale a se stessa, perché sempre diversa è la parte che io stessa in quel momento sto guardando meglio. Parole, musica, immagini: tutto insieme mescolato, come ognuno di noi è: arte di mescolanza, ibridazione, meticciamento.

La “forma” è una meta-forma oppure, chissà, a qualcuno potrebbe apparire dismorfica: già.

Non è forse lo stesso per la nostra esistenza?

Noi a cercare di darle forma…e quella a romperla, a disfarla.

Ho deciso di raccontare qui di questa mia ricerca, che è interiore e anche professionale, non per fare pubblicità al “piccolo teatro di narrazione” che ne è nato: no, giuro, anzi, che non riesco a portarlo sempre, lì dove mi chiamano. Poche volte ci riesco.

No: ho deciso di raccontarlo qui, perché questo numero di Vocazioni mi ha convocato proprio su questo. Proprio su questo: e non so più (meno male!) compiere riflessioni sistematiche. Conosco solo destrutturazioni, percorsi a zigzag. Mio malgrado, s’intende: confesso di desiderare migliore capacità d’ordinata ricognizione. Ma per ora sto qui: dentro questa faticosa e faticata forma di ricerca complessa, composita, più rizomatica che lineare.

Un collega ha scritto che non approvava un mio testo a proposito del dolore perché “lascia al lettore la responsabilità di decidere da sé” mentre, invece, (a suo dire) “la pedagogia deve indicare la strada”: all’inizio ho sofferto, soprattutto per il tono violento all’interno del quale era questo disprezzo. Poi… gli sono stata grata, inaspettatamente per il mio schema classico di reazione ai rifiuti. Ma è grazie a lui che ho messo a fuoco: tutto questo perdere, rompermi, incontrare bestie e notti, ha evidentemente fatto il suo buon lavoro: e no che non devo indicare io la strada. Nessun educatore può. La strada è Gesù, il Dio rivoluzionario, il Dio-rivoluzione.

Noi possiamo questo: raccontare, con delicatezza, d’essere morti e risorti. Oh, ma mica una volta per tutte: quella sarà più avanti. Qui, mentre si vive, è roba quotidiana: morire, resuscitare. E poi ancora.

E allora anche il mio intervento qui ha la stessa bizzarra forma: ci sono libri e link.

Nessuno utile, tutti utilissimi.

Nessuno ha la risposta, tutti ce l’hanno.

Sicchè la composizione/ricomposizione non è mai perfetta, perché proprio i vuoti che lascia siano gli spiragli per tutte le Ri-Scritture possibili: che questa, sì, è la buona notizia. L’eternità, anche adesso, di già.

 

 

Parte II – SE LA VITA È COSA CHE RIGUARDA LA MORTE

Il piccolo ed il grande, lo strazio e il candore, la morte e la vita: complessità della nostra esistenza e della nostra Grande Domanda intorno alla ricerca di Felicità possibile.

Qui il mio zibaldone: alcuni dei libri – utili possibilità di formazione e autoformazione nei contesti educativi . nei quali ho “incontrato” uomini e donne che mi hanno insegnato i nessi che legano dolore e apprendimento, taglio e bellezza:

– Franco Marcoaldi, Il mondo sia lodato, Einaudi, 2015

– Bebe Vio, Se sembra impossibile allora si può fare, Rizzoli, 2017

– Alessandra Erriquez, Ho scelto le parole. Genitori, dolori, rivoluzioni, La meridiana, 2018

– Gabriele Romagnoli, Coraggio!, Feltrinelli, 2016

– Gabriele Romagnoli, Solo bagaglio a mano, Feltrinelli, 2017

– Antoine Leiris, Non avrete il mio odio, Corbaccio, 2016

– Vito Calabrese, Portare la vita in salvo, La meridiana, 2016

– Paola Natalicchio, Il regno di OP, Einaudi, 2013

– Mario Calabresi, Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa, Mondadori, 2018

– Mario Calabresi, Cosa tiene accese le stelle, Mondadori, 2017

– Mario Calabresi, La fortuna non esiste, Mondadori, 2009

– Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera, Feltrinelli, 2016

– Mariapia Veladiano, Ma come tu resisti, vita, Einaudi, 2013

– Massimo Gramellini, Fai bei sogni, Longanesi, 2012

– Boris Cyrulnik, Autobiografia di uno spaventapasseri, Cortina Raffaello, 2009

– Boris Cyrulnik, La vita dopo Auschwitz, Mondadori, 2014

– Boris Cyrulnik, Di carne e d’anima

– Boris Cyrulnik, I brutti anatroccoli

– Chandra Livia Candiani, Tenerezza, Edizioni Romena, 2017

– Guido Marangoni, Anna che sorride alla pioggia, Sperling & Kupfer, 2017

– Alex Zanardi, Volevo solo pedalare, Rizzoli, 2016

– Erri De Luca, Chisciotte e gli invincibili, Fandango Libri, 2007

– Erri De Luca, In molti giorni lo ritroverai, Edizioni Romena, 2008

– Valeria Parrella, Tempo di imparare, Einaudi, 2015

– Edgar Morin, Conoscenza Ignoranza Mistero, Raffaello Cortina, 2018

– Amin Hassanzadeh Sharif, L’albero azzurro, Kite, 2015

– Shau Tan, L’abero rosso, Tunué, 2017

– Christian Bobin, Resuscitare, AnimaMundi, 2015

– Brené Brown, La forza della fragilità, Vallardi, 2016

– Brené Brown, I doni dell’imperfezione, Ultra, 2017

– Christiane Singer, Del buon uso delle crisi, Servitium, 2011

– Alessandro D’Avenia, L’arte di essere fragili, Mondadori, 2016

– Felice Di Lernia, Eppure il vento soffia ancora, Bordeaux, 2018

– Andrea Bajani, Promemoria, Einaudi, 2017

– Andrea Bajani, Un bene al mondo, Einaudi, 2016

– Massimo Gramellini, La magia di un Buongiorno, TEA, 2015

– Emma Giuliani, Vedere il giorno, Timpetill, 2014

– Matthew Fox, In principio era la gioia, Fazi, 2011

 

 

Parte III – SE LA VITA È UNA FIGATA

Quella che segue è una descrizione ragionata delle puntate della trasmissione televisiva: “La vita è una figata”, di Bebe Vio. L’analisi e le riflessioni sono di Angelica Disalvo, Tirocinante HopeSchool-UniFg.

 

Puntata 1 (08/10/2017)

Ospiti: Paola Turci (Cantautrice), Noè Maggini (22 anni, stilista), Myla e sua madre Tania, Simona Atzori (ballerina), Pif (autore), Andrea Caschetto (ambasciatore del sorriso, 27 anni)

La testimonianza di Paola Turci (min. 1:58) è una chiara dimostrazione di resilienza; la cantante racconta come le cicatrici causate dall’incidente che le ha sfregiato il viso nel ’93, nel pieno fiorire della sua carriera artistica, l’abbiano messa davanti a sé stessa e l’abbiano condotta a intraprendere un percorso di conoscenza interiore che l’ha resa più forte di prima e più sicura di sé, tanto caratterialmente quanto fisicamente.

Al termine della testimonianza, canta “La vita che ho deciso”.

La conoscenza e l’accettazione di sé ritengo possa essere fondamentale per tutti coloro che sono intenzionati ad intraprendere un percorso orientato verso il possibile e illuminato dalla luce della speranza.

 

La storia di Myla e di sua madre Tania (min. 17:41) è una storia di educazione al possibile. Tania, nonostante le gravi difficoltà passate durante la gestazione di sua figlia e nonostante le innumerevoli avvertenze dei medici riguardo alle inevitabili malformazioni che la bambina avrebbe avuto e le conseguenti difficoltà che avrebbe dovuto affrontare, ha sempre creduto che la figlia avrebbe condotto la sua vita al massimo delle sue potenzialità.

Myla nasce a sette mesi priva della metà di una gamba; quando manifesta a sua madre la volontà di fare danza, la madre la incoraggia e la supporta: la bimba ha fatto il suo primo saggio di danza e vive a pieno la sua passione.

Avere fiducia nel Futuro, credere nelle capacità e nelle potenzialità, superare le barriere ed adattarsi alle calamità sono abilità di vita che possono essere toccate con mano grazie a questa preziosa testimonianza di fiducia nel futuro.

 

(min. 41:52) A 15 anni Andrea affronta un intervento per rimuovere un tumore al cervello che lo priva completamente della memoria. Dopo diversi anni e dopo aver sperimentato diverse tecniche mnemoniche ne scopre una per lui davvero efficace: emozionarsi! Per ricordare ciò che vive, ha bisogno di viverlo al massimo e provare emozioni che lo coinvolgano fortemente. Da allora gira il mondo in qualità di “ambasciatore del sorriso”, emozionandosi per emozionare coloro che incontra e costruendo attivamente tutti i ricordi che, così, entrano a far parte della sua memoria a lungo termine.

Andrea Caschetto insegna quindi quanto sia importante costruire attivamente la propria vita e quanto lo sia costruirla basandola su emozioni positive sia per sé che per gli altri, in un’ottica di reciproco scambio e reciproca crescita.

 

Puntata 2 (15/10/2017)

Ospiti: Geppi Cucciari (comica, attrice, cestista), Isabella Potì (22 anni, cuoca), Lorenzo Marcantognini (calciatore, 17 anni), Fiorenza De Bernardi (pilotessa, 89 anni) Antonio Bottone (atleta di judo) Mattia Miraglio (viaggiatore), Luca Pancalli (nuotatore, presidente del comitato paraolimpico).

 

Lorenzo Marcantognini (min. 18:14), grande appassionato di calcio, nasce nel 2002 con una malformazione congenita che a 2 anni lo costringe all’amputazione di una gamba; il forte incoraggiamento che riceve dalla sua famiglia e dai suoi cari lo spingono a valorizzare la sua passione e a concretizzare il suo sogno: giocare a calcio. Così è entrato a far parte della squadra Nazionale di calcio amputati e nel 2014 ha segnato il suo primo gol in una competizione internazionale.

La storia di Lorenzo dimostra quanto sia importante credere in ciò che si è e nelle passioni che si hanno ed avere accanto le persone giuste che spingano e incentivino sempre la ricerca del meglio di sé per il raggiungimento dei propri obiettivi.

 

Luca Pancalli (min. 45:09) è il presidente del comitato paraolimpico. A 17 anni durante una competizione di Pentathlon moderno cade da cavallo perdendo l’uso degli arti. Ha affrontato questo grande cambiamento, che lui definisce “la sua seconda vita”, dovendosi abituare ad una situazione per lui del tutto nuova e paradossale; tuttavia, ce la fa: da lì nasce per lui una nuova passione sportiva, quella del nuoto, che lo porta ad ottenere 8 medaglie d’oro, 6 d’argento e una di bronzo tra il 1984 e il 1996 alle paraolimpiadi. Lotta per l’emancipazione della disabilità dalla condizione di disabilità.

Afferma: “La vita è una figata, dura e piena di ostacoli, ma bella. Perché quando superi gli ostacoli e ti accorgi di poter aiutare gli altri, diventa una figata”.

 

Puntata 3 (22/10/2017)

Ospiti: Trio Medusa, Beatrice Venenzi (27 anni, direttrice d’orchestra), Emanuel Simeoni (29 anni, fumettista), Margherita (11 anni, taekwondo), Agostino e Gabriella (74 e 76 anni, pensionati e triathloneti), Giovanni Malagò (Presidente Coni)

 

Emanuel Simeoni (min. 21:48) a causa della sua dislessia (scoperta da adulto) ha avuto un percorso scolastico poco piacevole, faticando tanto per stare al passo con i compagni. La sua particolare abilità per il disegno (che ha scoperto poi essere ricollegata alla dislessia) l’ha però portato a diventare il più giovane fumettista della “DC Comics”, importantissima casa editrice di fumetti americana, e un professore di disegno presso una scuola internazionale di Roma.

Emanuel è un esempio lampante di Resilienza e di quanto una condizione che per alcuni può essere considerata una difficoltà insormontabile, se guardata da una diversa prospettiva, possa essere in realtà tramutata in risorsa inestimabile.

 

Puntata 4 (29/10/2017)

Ospiti: Martin Castrogiovanni (rugbista), Viola D’acquarone (28 anni, musicista), Alessandro (cuoco), Costanza Fragomeno (27 anni, in-dipendente), Andrea (corridore e scalatore)

 

Costanza (29:14 min.) cade nel vortice della tossicodipendenza a 15 anni. Scappa da tre diverse comunità di recupero, rischia la morte per overdose 9 volte, ha il supporto della sua famiglia ma nonostante tutto non riesce a venirne fuori.

Il cambiamento avviene quando, arrivata allo strenuo delle sue forze, è la sua stessa volontà a mobilitarla verso il “voler star bene”: così decide di intraprendere un percorso di recupero nella comunità di San Patrignano. Qui ci è stata per 3 anni e 9 mesi, periodo durante il quale ha acquisito il senso della bellezza della normalità della vita, imparando un mestiere e ad autogestirsi.

“Sono contenta che sia andata così! Sembra un paradosso, ma mi sento abbastanza serena con tutte le difficoltà e con tutte le paure che ogni giorno ho e che però ogni giorno supero. […] Sono contenta anche di riuscire ad apprezzare una cosa piccola… Prima invece non apprezzavo niente, ma veramente non apprezzavo niente. Quindi questa cosa mi fa essere felice”.

Nell’ultimo periodo in comunità ha affiancato delle ragazze minorenni; forte delle difficoltà che è riuscita a superare con successo, adesso può essere d’aiuto agli altri per superarle.

La testimonianza di Costanza ritengo possa essere molto utile per l’apprendimento delle capacità di resilienza, autoefficacia e ottimismo e per comprendere quanto queste possano essere acquisite ed esercitate come vere e proprie abilità.

 

Puntata 5 (05/11/2017)

Ospiti: Camila Raznovich (presentatrice, viaggiatrice), Sofia Debora Fusco (10 anni, scrittrice), Emanuele (18 anni, schermista), Silvia Aste (22 anni, camionista), Anais (14 anni, fotografa), Nicolò Beretta (21 anni, designer di scarpe)

 

Anais (min. 29:46) è la figlia di un ricercatore italo-ceco e di una madre georgiana. Il lavoro del padre ha causato continui spostamenti da una nazione all’altra e, di conseguenza, Anais non è mai riuscita ad instaurare relazioni durevoli con i suoi coetanei. La sua peggiore esperienza ha avuto luogo durante il loro soggiorno in Inghilterra: qui le sue compagne di classe l’hanno bullizzata a causa della sua diversa nazionalità e del suo aspetto fisico. Dopo questa esperienza, Anais ha vissuto un lungo periodo di chiusura e solitudine all’insegna della paura degli altri, durato fino a quando il padre non le ha regalato una macchina fotografica. Da qui, Anais ha scoperto la sua passione per la fotografia, che l’ha aiutata a superare le sue paure e a porsi dei nuovi obiettivi nella sua vita.  A soli 12 anni, Anais ha vinto il Sony World Photography Awards e adesso attua i suoi diversi progetti fotografici in giro per il mondo.

La macchina fotografica è stata per Anais lo strumento che le ha permesso di riscoprire la parte di sé che a causa dei suoi vissuti aveva deciso di tenere nascosta e di trasformare questa parte di sé in una qualità caratterizzante le sue attività: ha fatto della diversità la caratteristica fondamentale dei suoi scatti.

 

Puntata 6 (12/11/2017)

Ospiti: Oney Tapia (atleta, 41 anni), Federico Gardenghi (deejay, 13 anni), Rami Anis (nuotatore), Elisa (sciatrice), Gionnyscandal (rapper, 25 anni), Francesca Romana Raniero (biologa marina, 27anni)

 

Rami (min. 17:00) nasce in Siria. Ha una grande passione per il nuoto e si allena costantemente sin da bambino per praticare questo sport a livello agonistico. La guerra in Siria lo obbliga a fuggire verso l’Europa e nel 2015 sbarca da naufrago sulle coste della Turchia. Arrivato in Belgio e riconosciutogli lo stato di rifugiato, continua a seguire il suo sogno e riesce a farsi notare da un’allenatrice che investe su di lui. Nel 2016 partecipa alle olimpiadi di Rio nel primo team di rifugiati della storia e adesso spera di poter gareggiare a quelle di Tokyo 2020 battendo bandiera siriana.

Oltre che aprire una finestra sul mondo dei rifugiati, mostrando come “anche se lasci il tuo paese non smetti di perseguire i tuoi sogni e fai di tutto per realizzarli”, Rami è un limpido esempio di Speranza: nonostante le innumerevoli vicissitudini (Barriere) che la vita gli ha messo davanti, ha continuato a tenere bene in mente il suo Obiettivo, credendo in sé stesso e nella sua possibilità di potercela fare (Agency) ed elaborando tutte le strategie necessarie per riuscire a farcela (Pathways).

 

 

Parte IV – SE LA MISERIA È PURE NOBILTÀ

Ecco i link ad alcuni video disponibili in rete, piccole gigantesche risorse per sperimentare narrazioni inedite, semplici, complesse, lezioni di una disciplina particolare: la trasfigurazione del lutto in danza.

 

 

 

Mary e Tiziano

Oggi una buona notizia ce le raccontano Mary e Tiziano con questo video tratto dalla trasmissione Sconosciuti La nostra personale ricerca della felicità in onda su laeffe

Pubblicato da Buone notizie secondo Anna su Sabato 15 ottobre 2016

 

 

 

 

Se accogliamo con gratitudine ciò che la Vita ci dona, scopriamo che siamo su questa terra per creare qualcosa che nessun altro può fare al nostro posto.

Pubblicato da Emiliano Toso su Domenica 3 dicembre 2017

 

https://youmedia.fanpage.it/video/aa/VbXrP-SwfbfSQwYr

 

 

Parte V – SE IL GIOCO È MISTICA E LA POESIA È POLITICA

(…)
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo 
nelle città rurnorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase. 

La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta 
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.

Quando un giorno da un malchiuso portone 
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Eugenio Montale

 

…e poi in rete trovo i lunedì di D’Avenia, e Gramellini e la sua inossidabile fiducia negli esseri umani. E Vecchioni e Dalla. E Branduardi e Jovanotti il celebratore. E tutta la musica che mi spinge e mi consola. E “Ringraziare desidero” di Mariangela Gualtieri che sì, mi salva. Come Erri De Luca. In particolare la sua Alzaia. E Ugo Morelli. E quel tesoro di studi e ricerche per educatori che è la rivista “Animazione Sociale”. E Chandra Livia Candiani: la “bambina pugile” più fragile, più forte.

Nell’ultimo anno, mi fa assai bene leggere Enrico Galiano.

E poi torno a Calvino, a Morin, a Bateson, a Rovatti, a Ceruti: in loro ritrovo la possibile coesistenza tra dolore e bellezza.

Poi, quando sono sfiduciata, cerco in rete i video di Sandra Gesualdi e il suo racconto potente di don Milani. E lei mi ferisce e mi cura.

E mi riporto alle orecchie e alla pelle l’incontro con quello straordinario spettacolo teatrale a lui dedicato: “Cammelli a Barbiana”, dove Luigi ‘Elia ti prende e ti rivota. E tutte le parrocchie d’Italia, e tutte le scuole e tutti i municipi dovrebbero invitarlo: perché ti scuoia, sì, bene bene. E poi su quella parte aperta rifiorisce il desiderio di partecipare: di ritenere la Bellezza non solo un diritto ma anche un compito, un compito di compartecipazione.

E poi mi rivedo l’intelligenza acuta e contemplativa di Giovanni Scifoni nelle sue produzioni video giocose e insieme mistiche.

E vado a trarre forza e sgomento sul canale youtube della Fraternità di Romena, la cui tensione poetica e politica mi riporta sempre al centro e al principio.

E torno a guardarmi “Il circolo della farfalla” per non perderne i fotogrammi. E le pieghe d’umano negi interstizi tra don Camillo e Peppone. E poi i film che ogni anno fanno parte del programma di lavoro dei miei studenti: “Si può fare”, “Miracolo a Milano”….e quello dedicato a Basaglia, e quello dedicato a Giuseppe Di Vittorio.

E qualche volte mi rileggo il passaggio sul pane di Maggiani: Il bene è ostinato. Ma noi?

 

 

Parte VI – SE LA VITA È SEMPRE SCRIVIBILE, NON SOLO SCRITTA

Se vi va, qui c’è una intervista che tempo fa mi hanno dedicato nella diocesi di Alessandria. Magari è utile, magari no.

E qui, invece, per chi è curioso, ecco l’accesso a quel testo che si è attirato la critica del prof.re che lo ha giudicato inutile perché lascia il lettore al cospetto delle sue domande. E se vi lascerà così, senza ricette e appagamenti, sarò felice.

Felice di essere esperta di vuoti: che di pieni ne abbiamo già tanti.

Perché, finalmente, come Chisciotte e Sancho insieme, mi assumo la responsabilità della mia ineluttabile, e ineguagliabile, inadeguatezza. Perché – e l’ho imparato, di nuovo, ancora, adesso – è lì che mi viene a visitare la Grazia, ogni grazia.

 

 

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– Educational Guerrilla Art

Il sole arriva