N.02
Marzo/Aprile 2020

Umiltà e umorismo

Per chi non si prende troppo sul serio

  «La prova della bontà di una religione è il poter fare delle battute su di essa». Gilbert K. Chesterton è un prolifico, geniale, diluviale, felicemente polemico, umoristico e ironico scrittore inglese vissuto a cavallo tra Otto e Novecento. Un autore possibile solo oltre Manica. Qui in Italia, no. Va escluso. Una frase come questa ad esempio, anche oggi scatenerebbe ire e distinguo: “Battute” in che senso? “Battute” fino a che punto, forse qualunque “battuta”? Chi decide se una “battuta” è lecita o illecita, ossia se supera il confine che conduce all’irriverenza, alla mancanza di rispetto, alla blasfemia? E questo “rispetto”, in che cosa esattamente consiste, e come si misura? Eccetera. Un ginepraio infernale. Ce n’è a sufficienza per non cercar rogne ed evitare accuratamente frasi del genere. Battute su una religione? Mai e poi mai. Poiché condivido al 101 per cento questa affermazione, avrei potuto riscriverla a modo mio…

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