N.01
Gennaio/Febbraio 2021

In principio Dio creò (Gen 1,1)

Con queste parole inizia la rivelazione biblica e, per il credente, sia ebreo che cristiano, tutta la storia non solo dell’umanità, ma di tutta la creazione, di tutto l’universo.  

In queste parole così semplici e immediate è racchiusa un’intensità di senso che affascina, avvolge chiunque vi si accosti a contemplarle, a immergersi in esse per accorgersi che la nostra esistenza non solo vi è già compresa, avvolta, ma è tale proprio perché queste “parole” SONO.  

Dire che “in principio Dio creò” significa proprio che quel “parlare” di Dio è già divenuto fatto, realtà, evento; è testimoniare il risultato di qualcosa che è prima e anche dopo di noi, è lo scoprirsi già parte di “qualcosa”, o meglio di “Qualcuno” per volontà del quale noi “siamo”, il mondo “è”. 

Non è un caso che la prima lettera del racconto della creazione, nel libro della Genesi, e anche di tutta la rivelazione biblica, sia una beth, ovvero la seconda lettera dell’alfabeto ebraico: bereshit bara’ ’elohim: in principio Dio creò. Il “fare” di Dio non lo si può conoscere nel suo inizio, ma solo nel suo risultato, in ciò che produce. Ecco perché tutta la Scrittura inizia con una beth, una “b”, e non con l’aleph, con una “a”. Tutto ciò che esiste è già risposta al “dire” di Dio, è tale perché è già in relazione con quell’atto iniziale, con quella Parola che è «prima di ogni cosa e tutto in lei sussiste» (cf. Col 1,17).  

L’essere, o meglio, l’esserci in questo mondo, la nostra esistenza, è la conseguenza di un appello, di una chiamata ed è già risposta. Una risposta che però deriva da un essere posto in relazione. Accogliere la verità di queste parole, “in principio Dio creò”, significa allora riconoscere di essere “essenti”, di essere vivi, di esserci in questo mondo, di essere “relati”, collegati a “Qualcuno” che non solo ci precede, ma che pre-cede ogni realtà. E se nell’esperienza umana il nascere alla vita significa necessariamente l’essere posti in relazione con chi questa vita l’ha generata, ovvero i propri genitori, ancor più è autenticamente vero il nostro trovarsi già di fatto in relazione con il Creatore di tutto, con Colui che ha dato inizio ad ogni realtà. 

Ma una relazione, in quanto tale, non può prescindere dall’“altro” e dalla sua libertà di accoglienza, di riconoscimento, di risposta, altrimenti finirebbe per essere determinazione, imposizione, ovvero morte della relazione stessa e, in questo caso, negazione dell’essere, il nulla. Questo è molto chiaro e forse più comprensibile nella relazione tra figli e genitori. Un figlio può non riconoscere i propri genitori, può percepire il proprio essere stato messo al mondo come qualcosa di subito, non richiesto; può desiderare di negare tutto questo, di cancellarlo, ma ciò significa, in ultima analisi, rifiutare la vita, morire, non essere, e ci sono tanti tipi di “morte” di questo genere.  

Anche nei confronti di Dio si può avere lo stesso atteggiamento, la stessa presa di posizione e, nel corso della storia del pensiero, molti potrebbero essere gli esempi… ma per quanto la relazione implichi una libertà di risposta e per quanto si possa cercare di distruggere, negare, cancellare tale relazione, che il semplice fatto di esistere implica, questa rimane sempre là, aperta, ineludibile, viva, costantemente posta in essere da Colui che è l’Essere e che costantemente chiama all’essere, crea. 

Esistere, vivere, significa allora accogliere il dono di questa relazione, riconoscerne la fonte, l’origine, il Creatore, entrare consapevolmente nell’universo della “risposta”: «Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono; egli le chiama e rispondono: “Eccoci!” e brillano di gioia per colui che le ha create» (Bar 3,34). 

Tale risposta, poi, diventa responsabilità e corresponsabilità nella misura in cui si diviene coscienti della propria esistenza e di quella altrui: a partire dalla natura, allargando lo sguardo al mondo animale e a quello umano. Il “principio e fondamento” dell’essere umano, per dirla con sant’Ignazio, il suo compito primario è vivere questa relazione nella responsabilità e corresponsabilità con tutte le creature. 

«In principio Dio creò» e, con una sinfonia di voci che risuona nell’intero universo, tutte le creature rispondono nell’unico ed eterno canto di lode.