N.01
Gennaio/Febbraio 2021

Passione per Cristo, Passione per l’umanità

Riportiamo qui alcuni brevi stralci dell’articolo MONACHESIMO E CONGRESSO SULLA VITA CONSACRATA (2004)[1], Riflessioni secondo una prospettiva del carisma francescano-clariano[2] di Diana Papa.

All’autrice, dopo aver partecipato al Congresso della Vita Consacrata del novembre 2004 “Passione per Cristo, Passione per l’umanità”, in qualità di relatrice insieme con P. Bruno Secondin[3], è stato chiesto dalla segreteria della UISG di stilare una riflessione che metta in relazione quanto vissuto durante il Congresso e il monachesimo oggi. Ripercorriamo le tappe principali di questa riflessione.

 

 

Uno sguardo al passato

Prima di riflettere se ancora ha senso oggi la vita monastica così com’è vissuta, è necessario un tuffo nel passato, per individuare alcuni elementi che l’hanno favorita. Lo sguardo alla storia può illuminare il presente, per poter percorrere le vie che lo Spirito indica nell’oggi. […]

Il contesto in cui sorge il fenomeno del monachesimo nel IV sec. è caratterizzato, da una decadenza non solo socio-economica-politica, ma anche valoriale.

 

L’autrice mette in evidenza la risposta evangelica di San Benedetto da Norcia…

 

S. Benedetto offre ad una umanità lacerata l’alternativa evangelica inserita in un tessuto che aveva bisogno di essere sanato. […]
Giovanni Paolo II evidenzia di Benedetto la capacità di vivere radicalmente il Vangelo nell’ordinarietà, sullo stesso piano degli uomini e donne del suo tempo: “Benedetto vide che era necessario realizzare il programma radicale della santità evangelica in una forma ordinaria, nelle dimensioni della vita quotidiana di tutti gli uomini. Era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano diventasse eroico”[4].

 

… e poi la nascita degli ordini mendicanti

 

Nel secolo XIII, tempo di cambiamenti a tutti i livelli, appaiono nella Chiesa gli ordini mendicanti, i quali, pur ispirandosi al monachesimo per alcuni aspetti, di fatto vivono con uno spirito cristiano più al passo con i tempi, vicini alla gente ormai urbanizzata, rispondendo così alle esigenze di radicalità cristiana che il popolo non riesce a trovare nell’istituzione monastica.

 

 

Uno sguardo sull’oggi

L’analisi degli antecedenti socio-politico-culturali che hanno favorito l’attecchire del monachesimo in occidente intorno al sec. IV consente di rilevare una certa analogia con il variegato tempo attuale.
Attraverso la presentazione panoramica del mondo contemporaneo, è stato messo in evidenza il paradosso in cui vive l’umanità oggi: da una parte è presa dall’ebbrezza della libertà di scelta, che porta le persone ad essere schiave del consumismo; dall’altra vi è la libertà teologica, dove l’io è chiamato a scegliere o rifiutare Dio[5].

 

Il monachesimo nel villaggio globale

Dopo aver fatto cenno all’influenza dei secoli sul monachesimo, l’autrice si sofferma sul rapporto tra la vita monastica e il mondo di oggi.

 

Molteplici possono essere gli apporti delle fraternità monastiche che vivono radicalmente il Vangelo nel mondo attuale. Se la caduta delle ideologie ha messo sempre più al centro i bisogni dell’uomo che corre verso l’affermazione di sé, la vita monastica può offrire la testimonianza di donne e di uomini maturi che amano la vita e che, vivendo il Vangelo, rispondono quotidianamente alla chiamata di Dio. […]

In un mondo in cui si sta perdendo la profondità della comunicazione, i monaci/che, vivendo di contemplazione sulla soglia del Mistero sono chiamati ad essere testimoni delle parole che affondano in Dio. Essi hanno il compito di rendere visibile con il loro esserci la relazione fedele di Dio nei confronti dell’umanità: “Il significato della nostra vita è il mistero di Dio, per il quale non abbiamo parole”[6].
Oggi sono chiamati a comunicare la profondità della vita attraverso il silenzio, proprio mentre il mondo freneticamente naviga da un angolo all’altro della terra e si stordisce nel rumore. La loro modalità di vita può interrogare “l’uomo di oggi che spesso non sa tacere per paura di incontrare se stesso, di svelarsi, di sentire il vuoto che si fa domanda di significato, di imparare un silenzio che permetta all’Altro di parlare, quando e come vorrà”[7].   

 

Successivamente si sofferma su altri aspetti: appartenenza, fraternità riconciliata e comunione, marginalità (distinta da fuga mundi), profezia.

 

Essere profeti in questo tempo è scegliere di camminare sulle acque come i poveri di oggi, con la speranza nel cuore, per rivelare la vicinanza di Dio, che non abbandona mai l’umanità[8]. Le fraternità monastiche hanno bisogno di abbandonare le proprie idolatrie, come la Samaritana (cfr. Gv 4, 16-19), per lasciarsi raggiungere dalla “notizia sorprendente che il Padre le cerca e desidera la risposta della loro adorazione”[9]. […]

La vita monastica ha perso in alcuni casi la profezia dell’intuizione originaria donata da Dio all’umanità. Forse è giunto il tempo di “sciogliere le vele” (cfr. 2Tm 4,6), per portare alla luce ciò che è autenticamente dono dello Spirito, perché la vita monastica si ricomprenda solo attraverso le categorie evangeliche, conditio sine qua non perché il segno – l’appartenenza visibile di una fraternità a Dio – abbia nella Chiesa e nel mondo un significato profetico. Rendendo visibile il già e non ancora, le fraternità monastiche testimoniano la fede di Abramo nella ferialità della loro esistenza.

 

 

Verso una nuova prassi o verso la rifondazione monastica?

La vita monastica ha bisogno di una trasformazione strutturale della vita del singolo e delle opere. Se all’origine del monachesimo uomini e donne hanno deciso di vivere in comune la vita evangelica, oggi sono chiamati a portare alla luce ciò che negli anni è stato nascosto. […] È urgente incarnare ancora oggi fedelmente tutto il Vangelo, attraverso una comunicazione profondamente umana fondata sulla Parola di Dio.

 

Alla luce del Congresso, l’autrice si interroga poi sulla missione dei monaci oggi, toccando i seguenti temi:

 

 – Testimoni di riconciliazione, di perdono e di comunione

 – Custodi della bellezza

 – Persone profondamente umane, incarnate

 – Contemplative nella storia

 – Luoghi di valori e di cultura

 – Formate all’amore…

 – Formate alla libertà…

 – In Dio, ai margini della Chiesa e del mondo

 – In piccole fraternità…

 

Ricerca aperta…

La riflessione, lungi dall’essere esaustiva, è un’occasione per aprire serenamente il confronto tra sensibilità diverse. Non vi l’intenzione di recriminare il già, né quella di proiettarsi unicamente nel non ancora. Ogni fenomeno storico affonda, infatti, le sue radici nel passato e contiene i germi del futuro. Il dialogo è una possibilità per mettere insieme le varie tessere del puzzle che compongono il variegato mondo monastico. Non vi è smania di novità, quanto il desiderio di esserci con fede, in ascolto dello Spirito, accanto agli uomini e alle donne del nostro tempo, ai quali i monaci/che possono comunicare, con l’esistenza trasfigurata in tutti i suoi aspetti e dimensioni proprie del nostro tempo, la speranza. Vogliamo vivere unicamente l’oggi di Dio, attraverso una forma di vita evangelica, perché altri credano, sentano e vedano tutta la vicinanza del Risorto.

 

 

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche In monastero, in ascolto di Dio e dell’umanità, di Diana Papa.

 

 

[1] Articolo pubblicato in Io sono venuto perché abbiano la vita, Bollettino UISG n. 129, Roma, dicembre 2005.

[2]  D. PAPA, Le Sorelle Povere di S. Chiara. La Forma di vita e l’identità, EDB, Bologna 2007, p. 223- 239.

[3] Cfr. B. Secondin-D. Papa, Dal pozzo… alla locanda, in Passione per Cristo. Passione per l’umanità. Congresso Internazionale della Vita Consacrata, Paoline, Milano 2005, p. 67-84.

[4] Giovanni Paolo II, Omelia della Messa in occasione del XV centenario della nascita di Benedetto e Scolastica, Norcia, 23 marzo 1980.

[5]  Cfr. J.B. Libânio, Impatto della realtà socio-culturale e religiosa sulla V.C. nell’America Latina, in Passione per Cristo, op. cit., p. 134.

[6]  T. Radcliff, La vita religiosa dopo l’11 settembre: quali segni offriamo noi?, in: Passione per Cristo, op. cit., p. 187.

[7]  Giovanni Paolo II, Orientale lumen, n. 16, in ENCHIRIDION DELLA VITA CONSACRATA. Dalle Decretali al rinnovamento post-conciliare (385-2000), EDB-Ancora, Bologna 2001.

[8]  Cfr. B. Secondin – D. Papa, op. cit., p. 77.

[9]  D. Aleixandre, Cercatori di pozzi e di vie, in Passione per Cristo, op. cit., p. 114.