Le costanti teologico-spirituali di un itinerario vocazionale
L’itinerario vocazionale nella Chiesa si realizza nell’ambito fondamentale di quel dialogo della rivelazione e della storia della salvezza che è la vita cristiana. Partecipa quindi di quale movimento con il quale Dio si rivela e manifesta il piano della sua volontà, parla agli uomini come ad amici ed invita alla comunione con sé, proponendo una concreta collaborazione nell’ambito della storia della salvezza (cfr. Dei Verbum, nn. 2 e 5).
Costanti teologico spirituali
Per questo l’itinerario vocazionale è come una “micro-storia della salvezza” o una personale partecipazione alla grande storia della salvezza. Di questa storia assume i connotati essenziali che diventano spiritualità vissuta, risposta vocazionale.
– L’iniziativa di Dio che si rivela e si comunica ad ogni chiamato in una dimensione trinitaria, percepita forse con meno chiarezza all’inizio, ma che pian piano deve essere riscoperta ed assimilata: Dio Padre ci chiama in Cristo e suscita mediante lo Spirito un’apertura alla realizzazione di questo concreto disegno di partecipazione nella storia della salvezza.
– La risposta personale, che come quella della fede non può non comportare una totale dedizione, un abbandono fiducioso ed una generosa partecipazione a questo dialogo.
– Le mediazioni concrete ecclesiali attraverso le quali arriva la chiamata e viene verificata la sua autenticità e si promuove la risposta in una crescente fedeltà.
– Il lento cammino di questo dialogo vocazionale che si realizza in un itinerario dove successive chiamate e risposte si intrecciano per dare alla vocazione la serietà e l’impegno di un autentico itinerario, dove il dialogo si realizza con il Dio vivente che chiama irrevocabilmente, è vero, ma realizza questa chiamata progressiva in un concreto itinerario storico, con persone che vivono la loro storia di fedeltà o di infedeltà, nella concreta ed imprevedibile realtà dinamica della chiesa e del mondo.
Alcune note caratteristiche
A queste quattro costanti teologico-spirituali che legano fondamentalmente l’itinerario vocazionale a quello tipico della rivelazione e della risposta personale della fede nella Chiesa, ci sembra di poter aggiungere tre note caratteristiche del risveglio vocazionale della Chiesa di oggi.
– La prima è la forte personalizzazione della fede. Dovunque oggi possano fiorire le vocazioni, nel clima di secolarizzazione oppure in ambienti ancora omogeneamente fecondati dalla fede e dalla religiosità cristiana, occorre una forte personalizzazione della fede, risposte lucide e convinte, impegni chiari e liberi nei confronti di Cristo, fin dall’inizio, in modo che si possa camminare nell’itinerario vocazionale con chiarezza, in un mondo che non garantisce l’evolversi omogeneo della chiamata con un cristianesimo convenzionale, ma richiede un cristianesimo convinto
– La seconda è l’ecclesialità piena della vocazione. Oggi le vocazioni sorgono nel campo fecondo della Chiesa nelle sue molteplici espressioni, dalla parrocchia ai catechisti, ai gruppi giovanili, ai movimenti. Il percorso vocazionale da una parte non può rimanere legato e circoscritto all’ambito ecclesiale particolare dove la vocazione è sbocciata, ma deve aprirsi sulle implicazioni ecclesiali totalitarie della vocazione stessa; d’altra parte la scelta vocazionale ed i successivi passi che devono essere compiuti nell’ambito della realizzazione concreta della vocazione (sacerdotale o religiosa, nel seminario o nel noviziato) non devono apparire, per inadeguatezza dei contenuti e dei metodi, degli impegni e delle proposte, come un passo indietro rispetto alle esperienze ecclesiali precedentemente vissute; in questo senso i luoghi vocazionali, le case di accoglienza devono manifestare chiaramente nelle loro proposte una continuità ed una qualifica nelle loro proposte di vita evangelica e di apertura ecclesiale.
– La terza nota, che non vuole essere un giudizio ma una generale costatazione, è la fragilità psicologica delle nuove vocazioni e la precarietà dei fondamenti dottrinali che stanno alla base della formazione cristiana di molti giovani di oggi chiamati alla sequela di Cristo nella Chiesa. L’accompagnamento vocazionale, il dialogo con gli animatori vocazionali, la direzione spirituale sono più che mai necessari per andare, oltre alle apparenze, al cuore delle persone e alla concretezza dei problemi: per svelare problemi nascosti, riempire paurosi vuoti psicologici, per un’adeguata formazione etica ed un retto comportamento morale, senza i quali il cammino vocazionale rischia di essere vissuto fuori della più elementare verità della persona e delle esigenze di Dio.
In questa sommaria, quasi elementare descrizione di alcune costanti vocazionali per l’oggi della Chiesa ci sembra di cogliere alcune particolari urgenze per una retta impostazione dell’itinerario vocazionale.
Alcune proposte operative
Alla luce di queste costanti teologico-spirituali è doveroso e urgente suggerire alcune proposte operative.
1. L’ingresso consapevole nell’itinerario vocazionale deve essere percepito come una continuità ed un approfondimento dello stesso itinerario della fede; si dovrà quindi, eventualmente, recuperare tutte le motivazioni e tutti i contenuti della fede cristiana in maniera che la vocazione emerga come lucida consapevolezza di partecipazione a questo dialogo della salvezza, a questo impegno personale con Dio. La centralità che la rivelazione ha in Cristo, pienezza della verità e della grazia, potrà allora tradursi in una necessaria concentrazione cristologica iniziale. La persona, la parola, l’opera del Signore, l’educazione all’ascolto e alla sequela del Maestro, l’immediatezza del confronto con la sua persona nell’intimità della preghiera che scaturisce dalla lettura del Vangelo ha una priorità nell’itinerario formativo, chiamata ad inoltrarsi in seguito in una più approfondita esperienza cristocentrica di conversione totale, di vita in Cristo e di servizio per Cristo. Si tratta in fondo di rifare, oggi, l’esperienza degli apostoli e di tutti i grandi chiamati che nel Cristo hanno personalizzato la chiamata e la risposta.
2. La risposta personale della fede e della chiamata va sviluppata in una progressiva educazione alla vera libertà nella quale le motivazioni passeggere, le mediazioni pedagogicamente necessarie ma che non sostituiscono l’impegno personale, vanno superate per porre costantemente le persone nella verità davanti a Dio e nella opzione con la quale, fin dall’inizio di un itinerario vocazionale, si impara a confrontarsi sempre con il Dio vivente che gradisce scelte libere e generose. Prima o poi le altre motivazioni cadono e le persone che hanno aiutato nelle prime risposte non possono sostituire opzioni fondamentali, che tali sono se scaturiscono da una libera adesione al Dio che si rivela e si dona. Chi impara a vivere così gli inizi di questo dialogo vocazionale maturerà risposte libere, guarderà il passato senza rimpianti ed il futuro senza paure. La fede impone alla vocazione questa scelta di libertà, illuminata dalla parola e sostenuta dalla grazia.
3. Contro ogni tentazione di soggettivismo nella fede e nella risposta vocazionale si impone la mediazione ecclesiale. In fondo è la Chiesa che formalizza l’eventuale chiamata di Dio ed accoglie la risposta vocazionale, sia nell’ambito del sacerdozio come in quello della vita consacrata; per questo verifica costantemente con criteri di discernimento la verità della chiamata e la concretezza della risposta. È importante quindi che il dialogo vocazionale si svolga con tutta serietà attraverso la mediazione della Chiesa; sia nella sua ricca espressione di verità e di vita (dottrina e vita sacramentale); sia nella concreta comunione esteriore con le esigenze della comunità ecclesiale nella quale si compie l’itinerario vocazionale; sia, finalmente, in quella insostituibile mediazione spirituale che si svolge a livello della coscienza del chiamato, in dialogo con i formatori, sia da parte del direttore spirituale o comunque, di colui che aiuta sul piano più intimo a verificare la libertà e la verità del cammino. Dove manca questo dialogo difficilmente può svilupparsi un’autentica vocazione ecclesiale, scevra di illusioni soggettive. E anche questo: è un impegno spirituale al quale non può rinunciare colui che è chiamato da Dio nella Chiesa; è un’esigenza che non può declinare colui che nella Chiesa è posto a guidare e discernere il cammino vocazionale.
4. La prospettiva del lento cammino della vocazione ha pure le sue esigenze operative. La vocazione non è un seme che si sviluppa; è un dialogo di chiamate e risposte, sempre più impegnative, che coinvolge l’intera vita. Bisogna quindi educare a questo realismo dell’itinerario dai tempi lunghi e dalle imprevedibili sorprese di Dio. È vero che soltanto la fedeltà all’oggi può garantire la coerenza vocazionale del domani. Ma bisogna aiutare a prospettare le progressive tappe dell’itinerario vocazionale, le immancabili prove davanti alle difficoltà, e garantire quelle che possono essere in ogni momento le “regole d’oro” di una fedeltà vocazionale, a cominciare dalla sincera verifica delle proprie esperienze con un direttore spirituale o un accompagnatore vocazionale esperimentato, che aiuti nel discernimento ed eviti passi falsi nel dialogo vocazionale che chiede una crescente fedeltà alle esigenze di Dio. In questa maniera i facili entusiasmi, l’attaccamento a valori vocazionali effimeri così come gli scoraggiamenti ed i fallimenti potranno servire, fin dall’inizio, a verifiche lucide che garantiscono continuità e realismo. La vocazione è realizzazione di una storia di salvezza e bisogna educare a percepire gli interventi di Dio che apre strade nella nostra vita e chiede risposte che si rinnovano nel dinamismo di una storia personale, ecclesiale, sociale.
Concludendo
Alla luce delle costanti teologico spirituali dell’itinerario vocazionale che abbiano rilevato e nelle circostanze ecclesiali dell’attuale fiorire delle vocazioni, ci sembra che si debbano privilegiare quelle proposte operative che vanno nella linea della personalizzazione della fede; fra queste un’educazione alla preghiera personale in vista di un’impegnata vita di preghiera dove si possa cogliere costantemente il dialogo della salvezza nel quale è inserita la vocazione; d’altra parte sono da incoraggiare tutte le proposte che vanno nella linea di una costante mediazione ecclesiale, per un’appropriata educazione e verifica vocazionale; e fra queste la ricerca di un aiuto spirituale nel dialogo con i formatori e con una ritrovata direzione spirituale capace di far maturare le persone nella verità e nella libertà dei figli di Dio.