Cappuccini e scelte vocazionali
Se diamo uno sguardo alla situazione odierna, non ci sfuggiranno certo dei punti ricorrenti in tutti i nostri dibattiti o incontri. Temi come: la pace, la solidarietà nazionale e internazionale sembrano ormai scontati, anche se bisogna fare i conti con una realtà che di pace e di solidarietà, il più delle volte, sembra non voglia saperne! Siamo nell’umana contraddizione.
Anche la chiesa, nel suo insieme e nella sua pastorale, mai ha insistito come in questi anni su punti così determinanti. Gli stessi ordini religiosi e congregazioni si interrogano su come essere “oggi” proposta vocazionale: c’è un nuovo volto che sta emergendo sul piano delle proposte di questo tipo.
I cappuccini da diversi anni stanno riflettendo su questo e tante realtà sono nate negli ultimi decenni che hanno coinciso con una ripresa vocazionale in campo nazionale e internazionale. Le comunità di accoglienza vocazionale e le case di preghiera, per esempio, sono oggi una concreta realizzazione di un cammino fatto nelle 24 province italiane.
Ma… il 27 ottobre 1986 è stato una pietra miliare nel nostro cammino vocazionale: sì, proprio lì… si volta pagina! L’impegno ora diventa la pace vera per essere costruttori e proposta di pace ai giovani che vogliono condividere la nostra vita.
A seguito di questo evento, ogni provincia ha fatto revisione di vita, verifica seria mentre a livello nazionale i responsabili delle vocazioni hanno proposto una vasta serie d’incontri di studio, di preghiera, di formazione, di confronto. Ultima nel tempo, l’assemblea nazionale di tutti gli operatori vocazionali – tenuta a Roma nei giorni 8/10 aprile scorso e presieduta dal p. V. Veith, consigliere generale dell’Ordine, di lingua tedesca – dal titolo significativo: “Pastorale delle vocazioni nello spirito di Assisi”.
Da qui un primo punto fermo: oggi non si può non fare riferimento a questo appuntamento che porta in sé il senso di una grande profezia per gli anni a venire quando si fa pastorale vocazionale. Avevamo bisogno di sentircelo dire con incisività e da un uomo che vive l’ansia di queste cose nel suo cuore di pastore. Mons. A. Bello, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi, ci ha aiutato in questo.
Egli parte da un fortissimo tema generatore biblico che si racchiude in una parola: Gerusalemme, la città santa, che già nella sua etimologia rievoca tutta la galassia dello “shalom” biblico. Per giungere a dirci che nella pastorale vocazionale non si può proporre ai giovani di diventare strumenti di una pace facile, evasiva, ma d’impegnarsi concretamente sull’area dell’educazione alla pace, dei diritti umani, del rapporto nord-sud e della obiezione di coscienza protesi a quella pace utopica che è l’icona della speranza, dove ci accorgeremo che la pace non è un’aspirazione, ma una persona: Gesù Cristo, il Dio con noi.
Far conoscere di più e meglio san Francesco. È questo in sintesi il contenuto della riflessione che ci ha offerto il p. L. Padovese, preside dell’Istituto francescano di spiritualità (Antonianum-Roma). In Francesco d’Assisi – diceva il relatore – si ritrovano oggi tutti gli uomini impegnati seriamente per la pace, credenti e non; al suo stile di vita evangelico si confrontano gli animi più sensibili di tutti i tempi.
Da questa constatazione è scaturita la proposta di un corso di francescanesimo per favorire un’approfondita conoscenza di lui e della vocazione francescana per andare oltre le proposte occasionali e spesso generiche e offrire, invece, “cammini” vocazionali graduali e progressivi.
Dopo un ampio dibattito assembleare, anche sulle numerose e varie esperienze che si conducono in tutta l’area della conferenza italiana superiori provinciali cappuccini (C.I.S.P. Cap.), il padre G. Celli, segretario nazionale, sintetizzava così i lavori in quattro punti, che in ogni provincia religiosa saranno oggetto di una vasta riflessione per generare una mentalità più attenta ai segni dei tempi e al fatto vocazionale e,quindi, una maggiore disponibilità e impegno verso le nuove generazioni: impegno qualificante per la pace nella proposta francescana per le vocazioni; scuola di preghiera, quale cammino privilegiato per la proposta vocazionale offerto dalla fraternità francescane nell’ambito della chiesa locale; pastorale d’insieme perché la vocazione e le vocazioni diventino tema fondamentale e ordinario nella predicazione, nella preghiera e nella catechesi; corso di francescanesimo da tenersi almeno nei centri urbani più grandi delle nostre regioni per proporre un itinerario vocazionale francescano secondo un minimo di progettazione che preveda gradualità e progressione.
Si può senz’altro dire che sono queste le scelte prioritarie per la pastorale vocazionale nelle nostre province nei prossimi anni.
Sono progetti ardui, rischiosi di poveri sognatori o illusi? Oh, no! Siamo figli di Francesco d’Assisi, il più grande sognatore della storia che ha tradotto il sogno in realtà viva di una chiesa in cammino.
Riprendere il cammino nella continuità di un impegno e oggi “nello spirito di Assisi” è per noi la più grande sfida che offriamo a chi vuole con noi vivere, lottare, sperare l’avvento di quei “cieli nuovi e terra nuova” che hanno qui il loro inizio.