N.06
Novembre/Dicembre 1988

Quale pastorale vocazionale nel pianeta adolescenza?

Nella pastorale l’adolescenza (13-17 anni) è la fase dell’età evolutiva maggiormente disattesa, forse perché età di crisi, difficile da decifrare e sfuggente all’approccio. In realtà l’adolescenza è età critica che presenta problemi in campo formativo, ma è età d’oro per la progettazione del futuro, per la qual cosa si presenta come terra di missione che invita gli operatori pastorali, armati di pazienza, fiducia e creatività, a lavorare per la costruzione di uomini validi per il domani. Chi viaggia a fianco di questi giovinetti ha il compito di guidarli nella elaborazione di una sana concezione di vita secondo cui la vita è una bella avventura, se è vissuta per gli altri con amore. Nel mondo d’oggi, dove si registra il fenomeno del disorientamento esistenziale, dove cresce, soprattutto tra il pubblico giovanile, la domanda di significato, è opportuno intervenire in campo pastorale per orientare, offrendo motivazioni, accendendo ideali e proponendo il Vangelo come senso di vita. Certo che non tutti gli adolescenti sono disponibili allo stesso modo all’azione pedagogico-pastorale; perciò la proposta formativa va dosata a seconda dei destinatari. Volendo indicare alcune linee educative, senza voler essere esaustivi, circa l’orientamento vocazionale da promuovere a questa età, riteniamo utile dividere il mondo adolescenziale in alcune aree, così da proporre un piano di lavoro su misura di: ciascuna area.

 

 

Per adolescenti lontani dalla religione quale azione orientativa?

Non è difficile incontrare tali adolescenti che fino alla Cresima erano clienti affezionati degli oratori e della chiesa e poi pian piano si sono defilati. Li si possono incontrare nella scuola, in occasione di iniziative sportive, di tanto in tanto all’oratorio e in chiesa; o possono essere accostati da adolescenti convinti e carichi di messaggio cristiano. Ora come impostare un dialogo con i lontani, quale opera di preevangelizzazione della vocazione attuare?

Un primo obiettivo consiste nel guidarli nella scoperta dell’intelligenza e nell’educazione del pensiero. In ciò siamo agevolati dal fatto che l’adolescente, ormai capace di pensiero astratto, saggia con soddisfazione le potenzialità della ragione, sia per trovare soluzioni a qualche problema immediato, sia per il semplice gusto della riflessione; infatti riflette, formula ipotesi e fa le sue deduzioni, si lancia con entusiasmo nel tentativo del tutto comprendere e tutto spiegare, cercando di far rientrare il mondo intero nei suoi sistemi. È un momento magico per i giochi del pensiero, ma anche è un tempo utile per la maturazione del giudizio. Educare alla pensosità, al senso critico, allo sviluppo della ragione che va a fondo delle cose, che ricerca significati e si appassiona alla ricerca della verità, è dunque la prima meta da conseguire. Uno allenato alla riflessione, poi, con facilità mediante l’introspezione giunge alle radici dell’esistenza, alla percezione di sé e degli altri con l’emergenza della problematica esistenziale: chi sono io, che cosa è per me la vita, chi sono gli altri?…

Portare l’adolescente alla scoperta di sé, del proprio talento da impegnare a beneficio degli altri, è il secondo obiettivo da raggiungere. La psicologia “umanista” teorizza la relazione all’altro, l’apertura all’altro come segno di maturità. Perciò il cammino formativo di maturazione di un adolescente resta così individuato: decentrarsi dal proprio io per ricentrarsi sugli altri giocando la vita per ideali nobili, quali l’altruismo, la solidarietà, l’amicizia. Occorre nutrire gli adolescenti di motivazioni e di valori-bussola per un valido orientamento.

 

 

Per adolescenti “cristiani di massa” quale vocazione evangelizzare?

Tanti adolescenti, che provengono da famiglie tradizionalmente cristiane e che hanno frequentato la parrocchia in occasione della catechesi in preparazione ai sacramenti e hanno partecipato in genere alle iniziative pastorali per ragazzi, quali attività ricreative, gite, campeggi, feste…, non abbandonano la comunità cristiana, anche se la loro presenza si fa incostante. Costituiscono un po’ i “cristiani di massa”, i quali portano avanti il discorso cristiano per consuetudine, come fatto ereditato dalla famiglia e dalla parrocchia. Sono in fase di evoluzione di personalità; ma, mentre il loro sviluppo intellettivo e affettivo procede a ritmo accelerato, quello religioso resta piuttosto atrofizzato. La dimensione religiosa, in altre parole, si fa marginale nella ristrutturazione della personalità e nella riformulazione del progetto di vita futuro. Di fronte a tali adolescenti quale opera vocazionale realizzare? Come primo obiettivo occorre guidarli alla riconciliazione con la vocazione fondamentale cristiana. Si tratta di superare il pregiudizio della clericalizzazione della vocazione, secondo il quale la vocazione è considerata monopolio dei preti e delle suore, e di portare ogni adolescente alla riappropriazione della verità della vocazione battesimale. Ogni cristiano riceve da Dio il dono della vita e della fede ed è chiamato a corrispondere al regalo di Dio, in ogni momento della vita. La vocazione è una realtà dinamica di chiamata divina e risposta umana, è un dialogo d’amore che si realizza nella adesione alla volontà di Dio in ogni momento della vita quotidiana e che si manifesta pure nelle grandi scelte della vita, quando si decide di sposare o di diventare prete, suora… Se un adolescente comprende di essere interpellato personalmente da un Dio gratuito e ricco nell’amore, può provare il fascino di giocare la vita come risposta generosa all’invito divino. Ma per favorire il processo di riappropriazione della vocazione cristiana, occorre recuperare il mondo della interiorità e della preghiera. Scatta qui il secondo obiettivo: l’educazione alla preghiera. Difatti nel raccoglimento e nella preghiera uno è in grado di accogliere e di gustare il mistero della chiamata divina e di lasciarsi coinvolgere nell’avventura vocazionale. L’esperienza di preghiera permette di sintonizzarsi sull’onda di Dio e captarne i messaggi, avvia alla conversione e matura nella carità e nel servizio dei fratelli. Gli adolescenti, poi, sono attenti al discorso della scelta professionale che è da animare e motivare con l’idea del servizio. Ecco un terzo obiettivo cui mirare: educare al senso del lavoro. Il lavoro, la professione sono lo strumento e la via per la propria realizzazione al servizio degli altri.

In un tempo in cui presso le giovani generazioni si registrano una certa disaffezione e una caduta di significato del lavoro, è necessario riproporre la dignità del lavoro, appassionare ad esso, concependolo in termini vocazionali. L’uomo, cioè, lavorando, prima di produrre beni, realizza se stesso, impegnando il proprio talento a beneficio dei fratelli. Metodologicamente sono pensabili dentro la comunità parrocchiale gruppi di adolescenti (gruppo missionario, culturale, liturgico, gruppo sociale, gruppo del volontariato…) come luoghi di socializzazione, di evangelizzazione, di un cammino di fede e di carità. Gli adolescenti vivono il fenomeno della “desatelizzazione”: cioè non ruotano più attorno alla famiglia, come satelliti, ma tendono ad uscire di casa per esplorare la società. Cercano la vita di gruppo e si inseriscono facilmente in qualche compagnia, club, gruppo di coetanei. È opportuno valorizzare tale tendenza alla socializzazione, rilanciando, specie nei nostri ambienti, la vita di gruppo, guidata da un animatore, ricca di proposta culturale valoriale e spirituale. In un gruppo, che compie un cammino di maturazione umana e cristiana, attecchisce la proposta vocazionale, anzi la vita di fede e di carità del gruppo orienta e matura vocazionalmente.

 

 

Per adolescenti ben educati cristianamente quale proposta vocazionale?

L’obiettivo fondamentale da prefissarsi per degli adolescenti già ben avviati in un cammino di formazione umana e cristiana, consiste nell’educarli a collocare Cristo al centro della vita, come pietra portante del progetto di vita. L’intento è quello di costruire personalità polarizzate sulla Persona di Cristo, in modo tale che l’adolescente nelle varie situazioni sia portato a pensare, giudicare e ad amare come ha pensato ed amato Gesù. A questa mentalità di fede e alla capacità di dare la propria vita, sull’esempio di Gesù, per Dio e per i fratelli, l’adolescente perviene gradualmente, percorrendo (inserito in una comunità ecclesiale e possibilmente in un gruppo) un itinerario di intensa preghiera, di disponibilità alla volontà di Dio e di esercizio di bontà e di carità nei riguardi dei fratelli. Un adolescente, di robusta formazione cristiana, affezionato alla preghiera e generoso nel servizio dei fratelli, è pronto ad accogliere l’annuncio esplicito di tutte le vocazioni, specialmente di quelle di speciale consacrazione. A questo punto con coraggio e con fiducia gli operatori pastorali devono chiamare per tutte le vocazioni, ma particolarmente invitare per la vita sacerdotale o per la vita religiosa. L’adolescente, però, con una personalità non ancora ben assestata, abbisogna di guide spirituali che lo aiutino nel discernimento della vocazione. È auspicabile la figura del consigliere spirituale che stimoli, chiami “sempre più in alto”, insegni a leggere la volontà di Dio e sostenga nel cammino di risposta. In questa fase di ricerca vocazionale, oltre all’accompagnamento personale, è augurabile l’accompagnamento di gruppo. Già nel gruppo di coetanei, all’interno della comunità parrocchiale, l’adolescente trova il terreno adatto per approfondire l’esperienza cristiana che sfocia nella scelta vocazionale; ma l’adolescente, che nella fase di ricerca si dimostra particolarmente aperto alla vocazione presbiterale e religiosa, va sostenuto anche da un gruppo vocazionale di riferimento. Sono ipotizzabili, a questo proposito, a livello zonale o vicariale gruppi vocazionali (non sostitutivi ma integrativi dei gruppi parrocchiali), i quali facciano capo a un sacerdote e si riuniscano con periodicità frequente e regolare e abbiano lo scopo di proporre, alimentare, e verificare i valori tipici della scelta sacerdotale e religiosa, abitualmente sperimentati messi in atto in famiglia, in parrocchia e nel gruppo ordinario di appartenenza. Pure all’interno della scuola cattolica sono pensabili gruppi di riferimento con un progetto vocazionale che orienti alla scelta sacerdotale e religiosa soggetti particolarmente disponibili e idonei. È, poi, un dato pacifico che l’ambiente-tipo della pastorale vocazionale, a livello di Chiesa particolare, resta il Seminario minore. Esso è lo strumento per la verifica e la formazione dei preadolescenti ed adolescenti che possiedono germi di vocazione sacerdotale. Quando gli educatori ed i soggetti interessati hanno sufficientemente riconosciuto i germi di vocazione presbiterale, lo strumento normale per la verifica e la formazione è il Seminario minore, quale comunità vocazionale significativa, aperta all’azione pastorale della famiglia e della comunità ecclesiale.