I gruppi vocazionali per adolescenti
Quando di un adulto diciamo che è “giovane”, magari “un giovanotto”, è chiaro che intendiamo fargli un complimento. Sottolineiamo la sua freschezza, il suo entusiasmo, la sua versatilità, l’esuberanza di energie, l’ottimismo e il dinamismo, la capacità di comunicazione. Se invece diciamo di un adulto che è “un adolescente”, è normalmente evidente che non intendiamo valutarlo positivamente: tutti capiscono che lo consideriamo immaturo, non affidabile, instabile, irrequieto, fragile, ripiegato su di sé, incapace di vera responsabilità.
Questo elementare dato di vita ci aiuta a scoprire i dati caratteristici delle due fasce di età, anche se oggettivamente nei due casi dovremmo sempre prima sottolineare i valori piuttosto che i limiti. Non si diventerebbe giovani se prima non si è stati adolescenti: questo non soltanto sul piano fisico, ma anche su quello psicologico e dei valori.
Valori degli adolescenti
Gli adolescenti sono ancora un po’ bambini e sono già un po’ giovani. Questo significa che sono ancora in buona misura ingenui e limpidi, ma stanno acquistando la complessità e la responsabilità degli adulti. Hanno perciò in una certa misura la grazia e il fascino dei piccoli, mentre già si disegna la “grinta” e la durezza di chi deve affrontare in prima persona le difficoltà della vita.
Le forme di maturità che possiamo intravedere in un adolescente sono di solito il frutto dell’educazione precedente: un prezioso tesoro, su cui è prudente non fare troppo conto, perché la battaglia della maturità è ancora tutta da giocare. I momenti di pace e di serenità che appaiono nel comportamento degli adolescenti sono i periodi di bonaccia che preparano le tempeste: guai ai genitori e agli educatori che ci dormono compiaciuti! Ma le tempeste rivelano la forza della natura: sono altrettanto meravigliose quanto i paesaggi soleggiati e i dolci tramonti. I momenti di impegno, i giuramenti di fedeltà e tutte le buone promesse su cui si riposano le anime preoccupate dei genitori e degli educatori, sono degli episodi da non sottovalutare, perché dicono fermento di vita e di buone intenzioni, ma è bene ricordare che sotto quei fuochi la legna è poca, e forse con molta paglia.
Immaturità e fragilità
Che l’adolescente sia immaturo è ovvio per tutti. Non sa tenere il timone della sua barca, le onde e il vento hanno spesso la meglio sulle sue velleità di prode capitano, l’incostanza e lo scoraggiamento spesso lo disalberano. Genitori ed educatori esperti non si meravigliano, soprattutto non gridano al cielo e al mare la loro delusione e il loro terrore. Se prima era necessario essere vicini al piccolo per proteggerlo e scaldarlo con tenerezza, ora bisogna essere ancora discretamente vicini per incoraggiare, sostenere, mostrare fiducia e sicurezza. La fiducia e la sicurezza fanno sentire all’adolescente che le sue sconfitte non sono disastri, ma episodi di crescita, non sono naufragi, ma esperienze.
Sul piano vocazionale questa immaturità e fragilità sono particolarmente evidenti: fino a questo momento l’adolescente era abituato a ricevere tutto gratuitamente, senza sforzo. Tutto gli sembra perciò a portata di mano, possibile e magari dovuto. Ed egli vorrebbe essere tutto: campione nello sport, primo nella scuola, signore a casa e tra i compagni.
Le delusioni sono dunque frequenti e cocenti. E l’adolescente si illude di sfuggire alla dura realtà con la fuga… imboccando un’altra strada, che gli sembra più facile, più gratificante, più sicura! Ma ogni volta si avvede che la via del successo, tanto per le prospettive più nobili quanto per le più commerciali, è sempre in salita. È un’esperienza inevitabile, ma dura e non sempre assorbita con tempestività!
Il cammino vocazionale
Le scelte degli adolescenti sono frequenti, continue, naturale conseguenza di insufficiente riflessione e di incontrollata irrequietezza. Le delusioni inducono a riflettere! E l’adolescente, soprattutto se è opportunamente sostenuto dall’ambiente familiare, educativo, ecclesiale… impara progressivamente a dosare le scelte, le ambizioni, gli impegni. Vede sempre più chiaramente quali sono le strade che vale la pena di percorrere, tenuto conto della meta e della fatica necessaria per conquistarla.
I valori diventano una realtà concreta, non solo parole piene di superficiale poesia! E la fatica viene apprezzata come il prezzo da pagare per la vittoria. Le strade non sono tutte uguali: alcune sono più facili, ma la vetta non è tanto alta e non offre un gran bel panorama; altre chiedono di più in termini di tempo, di pazienza, di fatica, di coraggio… ma offrono tanto di più. È così che si costruisce la scala morale, che è la scala dei valori e dell’ascesi necessaria per realizzarli. Ed è così che il bambino, che è in alta misura “amorale” o “pre-morale” si trova dinanzi alla scelta tra moralità e immoralità. È scegliendo responsabilmente che egli diventa morale. Se la sua educazione precedente è stata validamente religiosa, i valori morali avranno al loro vertice quelli religiosi e tutti i valori morali avranno anche una connotazione religiosa. In tal caso le prospettive di impegno religioso e addirittura di consacrazione religiosa non mancheranno di fascino e di provocante stimolazione.
Se l’educazione religiosa precedente è stata superficiale o peggio, il discorso diventa molto più difficile. Ci può essere un rifiuto perentorio delle dimensioni religiose, che appaiono inconsistenti o negatrici di autentici valori. Se però appare un testimone convincente, dal chiaro impegno morale e insieme capace di motivare efficacemente le sue scelte, questa può essere l’età della conversione. L’adolescente è facile alla conversione, anche se questi fenomeni soffrono della fragilità del momento psicologico. Ma sarebbe un grave sbaglio sottovalutare questo aspetto, che apre grandi prospettive all’animazione vocazionale verso le scelte più alte di impegno religioso e apostolico.
Gruppi vocazionali
Mi sembra che tutti questi rilievi indichino chiaramente l’importanza dei gruppi vocazionali, intendendo con questo nome non solo quelli che lo sono esplicitamente anche nella denominazione, ma quelli che intendono esserlo perché i responsabili si rendono conto che un gruppo giovanile deve essere vocazionale, cioè gruppo, di sostegno alle scelte di vita dei membri. In un’età di tanta fragilità e incostanza, e insieme di tanta ricchezza di prospettive, il gruppo è spesso determinante per le scelte degli adolescenti.
La maturità della persona si gioca sulla chiarezza delle idee, sulla saldezza degli impegni, sulla capacità di sacrificio. Il gruppo è sempre una straordinaria occasione di confronto delle idee, obbliga almeno psicologicamente all’assunzione di impegni, aiuta a verificare il valore del sacrificio. Ogni gruppo possiede o acquista un’identità caratterizzata proprio da certe idee, da certi impegni, dai sacrifici che chiede ai membri. Chi non ha o non assume progressivamente questa identità dovrà uscire dal gruppo, o perché insoddisfatto del suo mancato inserimento, o perché emarginato sul piano psicologico e sociale, o perché addirittura espulso dal gruppo che lo sente estraneo. Per l’adolescente queste alternative sono particolarmente vive, perché viva è la sua sensibilità e rapidi i suoi movimenti.
La consistenza del gruppo dipende soprattutto dagli animatori, che ne sono i primi responsabili, anche se da un certo punto di vista i protagonisti sono gli adolescenti, che sono il termine e dunque anche il criterio-guida del gruppo stesso. Perché gli adolescenti non siano e non si sentano emarginati, bisogna creare e alimentare una precisa identità, che comprende un messaggio (idee, convinzioni, prospettive), degli impegni per cui gli adolescenti devono poter operare da protagonisti (preghiera, liturgia, studio, discussioni, azione missionaria, attività caritativa…), e deve anche comprendere il sacrificio. Forse quest’ultima affermazione appare eccessiva, immotivata. Invece, già sul piano psicologico dobbiamo sempre ricordare che ciò che non costa non vale! Ciò che non costa è alla portata di tutti, dunque vale poco o nulla. Tutti lo sentiamo! Un gruppo che non provochi, che non spinga avanti, a costo di crisi dolorose e selezionatrici, non ha avvenire. Gli adolescenti hanno fretta: sono attratti dagli impegni drammatici, eccessivi, esplosivi! È facile dire che questa è una trappola in cui una guida avveduta non deve cascare. Ma la più pericolosa è quella del quieto vivere: questa uccide davvero! Un animatore di adolescenti sa di dover armonizzare la fretta di vivere, l’eccesso di ambizione dell’adolescente, la sua imprudenza, con la comprensione e pazienza. Deve alimentare la sua ricca idealità con proposte generose, sostenendo con incoraggiamenti che sono doverosi anche quando sembra che quasi tutto sia perduto, pronto a perdonare e a ricominciare.
Questa non è una strana pedagogia, fabbricata apposta per gli adolescenti dei nostri giorni, a cui noi vorremmo attribuire una straordinaria fragilità. Questa è la pedagogia di Gesù, la pedagogia cristiana di sempre: l’ideale cristiano è sempre stato un ideale da vertigine, ideale di santità fino all’ incredibile proposta: “Siate perfetti come il Padre che è nei Cieli”.
Ma l’atteggiamento di Gesù è sempre della più assoluta misericordia: “Perdonerai non sette volte, ma settanta volte sette!”. E dunque anche ai nostri adolescenti possiamo proporre le più alte mete di consacrazione, senza terrorizzarli con rigidismi anticristiani.
Sacerdoti, Religiosi, Consacrati
Tale atteggiamento carico di idealità e di misericordia, renderà noi più dinamici e ottimisti. Ne abbiamo bisogno, se è vero che gira la battuta: “Ha un umore da prete!”. Avere un “umore da prete” in questo senso esclude decisamente dall’animazione vocazionale. Chi è in questa condizione deve chiedersi se ha valori da proporre e misericordia da donare: gli adolescenti fuggiranno immediatamente da un tale clima, che sarebbe letale per loro, fino ad allontanarli non solo da una prospettiva di consacrazione, ma anche da qualsiasi prospettiva di impegno cristiano.
A chi è dinamico e ottimista l’adolescente perdonerà molte cose, perché avverte più o meno consciamente che quelle cose le fa anche lui e non sono poi così importanti. Ma al dinamismo e all’ottimismo non può rinunciare, perché sarebbe rinunciare alla vita. Curiosamente, l’adolescente ha il senso dell’opzione fondamentale e del suo primato sugli incidenti quotidiani.
Dinamismo non è movimentismo a oltranza: è tensione alla crescita, anzitutto nella vita spirituale. Chiede fede, alimentata ogni giorno nella preghiera e nel contatto con la parola di Dio; chiede speranza, fatta di fiducia nell’onnipotenza divina e nella sua bontà; chiede amore a Dio e a queste meravigliose farfalle non ancora completamente uscite dal bozzolo che sono gli adolescenti; chiede semplicità, perché le complicazioni rallentano ogni movimento; e naturalmente chiede zelo apostolico.
Quando chiediamo agli adolescenti che frequentano i nostri ambienti se hanno mai pensato di farsi Sacerdoti, Religiosi, Consacrati, Missionari, nella stragrande maggioranza dei casi otteniamo una risposta positiva. Se chiediamo perché non hanno scelto, rimangono imbarazzati: non sanno sinceramente dire perché… A noi di chiederci se quel fuoco di vita che essi cercano, fatto di dinamismo spirituale e di ottimismo cristiano si è rivelato in noi.