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N.06
Novembre/Dicembre 1988
/Sguardi
2 Novembre 1988

Il dialogo personale con le adolescenti

di
Maria Rosa Del Re

Rispondere a quanto mi viene richiesto vuol dire “fermarmi” in silenzio per ripercorrere l’esperienza che da dieci anni vivo con le adolescenti nella scuola e nelle diverse attività formative-vocazionali di gruppi: giornate di amicizia, giornate di ritiri o di spiritualità, preparazione alla Cresima dai 14 anni ai 20 anni, campi scuola, iniziazione al servizio di carità.

È uno scorrere di volti… di storie… di cammini… di errori e di fallimenti… di gioie partecipate e condivise… di preghiera… un susseguirsi di ricerca-scoperta-incontro di Dio Luce-Padre-Misericordia-Speranza.

È, soprattutto, fare memoria di come lo Spirito di Dio sia presente in ogni creatura e la promuova, la guidi e l’accompagni nella discreta attesa del personale “sì” alla vita, a Cristo, ai fratelli.

Così il dialogo personale con le adolescenti: un cammino di “presenza” con loro e accanto a ciascuna.

 

 

… si prepara

Un cammino, sì, perché il dialogo con le adolescenti non si improvvisa, soprattutto se non vuole essere solo occasione, momento di sfogo, ma punto di riferimento efficace e momento educativo.

È importante, perciò, conoscere le varie tappe dello sviluppo, le situazioni di crescita che caratterizzano l’adolescente: autonomia da genitori e adulti in genere, dipendenza dal gruppo, affettività vissuta con intensa carica emotiva, bisogno di identificazione e ricerca di identità, paura di non essere prese sufficientemente sul serio o di non essere capite, gelosia delle proprie esperienze, senso del privato.

Soprattutto è importante imparare ogni giorno a “riconoscere” questi dinamismi di crescita nelle adolescenti che concretamente incontriamo, a “leggere” la loro storia, la loro persona.

Ci si accorge, allora, di quanto, nella maggior parte, non siano con immediatezza sempre pronte per un dialogo personale educativo, ma debbano essere preparate alla capacità di guardarsi dentro, “prendersi” e “portarsi” nella comunicazione di sé e nella disponibilità all’ascolto e al confronto.

 

Utile, allora, diventa a questo scopo un dialogo discreto, ma intelligente e attento, con il gruppo, all’interno del quale si può con “saggezza” provocare riflessione, interrogativi, confronto ed esigenza stessa di dialogo personale:

 

“Non sopporto gli adulti perché sanno sempre tutto, hanno l’aria di chi sa sempre ciò che è bene per te e finiscono col farti prediche. Preferisco confidare i segreti alla mia migliore amica”.       

(Alessia, 15 anni)

 

“Alla nostra età è importante il dialogo di gruppo per poi passare a quello personale”.

(Giusy, 16 anni)

 

“Il dialogo di gruppo può essere veramente preparatorio ad un dialogo personale indispensabile in un cammino serio e adatto alla diversità di ogni persona”.

(Chiara, 16 anni)

 

 

… si costruisce

È importante che nella relazione l’adolescente si senta capita, amata, accolta così com’è, che senta di essere significante e “vale” per chi l’ascolta. Per questo il dialogo con le adolescenti è imprevedibile rischio, delicato impegno a volte anche faticoso, esige attenzione vigilante, costante e accogliente serenità, gratuità e preghiera:

 

“Uno dei miei problemi più profondi è capire in che modo Cristo mi si mostra, con quali gesti e con quali esperienze vuole entrare nella mia vita. Avverto che c’è una proposta di Cristo, ma il mio problema è percepirla. Ci sono persone che possono aiutarmi, ma la poca disponibilità di tempo non permette un dialogo tranquillo, allora preferisco ‘rimuginare’ da sola ciò che vivo”.  

(Serena, 17 anni)

 

“A volte non si riesce ad essere in sintonia, sulla stessa ‘onda di frequenza’ perché presi da altre preoccupazioni, ma quando si riesce a camminare insieme, ad ascoltare veramente, ad aiutare e a lasciarsi aiutare, allora si impara a scoprire gli aspetti belli della vita, degli altri, si vibra per la gioia di scoprire che si è un dono per gli altri, e il dono ricevuto lo si vuole portare ad altri ancora. Allora si impara la verità della parola di Gesù ‘gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date!’”.

(Chiara, 18 anni)

 

 

… nella pazienza

Il dialogo con le adolescenti è una “palestra” di pazienza nella dolcezza e nella fermezza, nella serietà di proposte e nell’impegno di decisa verifica, nella fedeltà e nella libertà: fedeltà a se stessi e agli altri, fedeltà allo Spirito di Dio nella propria storia personale e in quella di chi Dio ci affida; nella libertà da interessi, da personalismi, da egoismi, perché si possa essere capaci di trasmettere libertà alle adolescenti.

 

“I moralismi e le troppe domande non mi aiutano a crescere. Ho bisogno di chi mi aiuti a capire il perché del mio problema per fare chiarezza dentro di me”.

(Benedetta, 17 anni)

 

“Alla persona che accetta di camminare con me per aiutarmi, chiedo che mi accompagni perché io veda la Luce e che mi lasci, poi, libera di scelta personale, libera anche di sbagliare”.

(Rita, 18 anni)

 

“Io mi apro con la persona che vedo coerente a se stessa. Allora ascolto, mi confronto, mi ‘confesso’con lei: mi consegno. Aspetto, però, fedeltà a me che mi apro, fedeltà alla fiducia che do. Mi sentirei tradita se mi sentissi prima o poi giudicata o ‘commentata’ con altri”.

(Francesca, 18 anni)

 

“Tu, in questo momento, mi vuoi già come vedi che io possa essere e non consideri che a quel punto io dovrò arrivare… Mi devi aspettare se mi vuoi aiutare!”; così Monica (17 anni) mi rimproverava e le sono riconoscente perché, in effetti, la “pazienza” è un atteggiamento fondamentale nel cammino educativo con le adolescenti; è l’atteggiamento di chi “genera novità di vita”; è l’atteggiamento di chi accompagna verso la scoperta della personale vocazione, verso la realizzazione di sé nella risposta a Dio; la “pazienza” è l’atteggiamento che ci fa segno dell’amore di Dio e ci fa collaboratori e collaboratrici delle stesse meraviglie di Dio in ogni persona: “…uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro”. (Gv 4,37-38).

“Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta…”(Atti 1,7).

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