N.06
Novembre/Dicembre 1988

Adolescenti e secolarità consacrata

Di primo acchito tale binomio può apparire addirittura forzato!

L’approccio a una vocazione tanto specifica, che non ha rilevanze immediate, avviene di solito più avanti negli anni, quando, ultimati gli studi o trovato un lavoro, ci si propone un’opzione che dia pieno senso alla propria vita di laico. Vocazione, come suol dirsi, per persone mature, non certo alla portata di chi è ancora in fase di crescita e che alterna slanci improvvisi con momenti di invincibile stasi.

Verissimo! Ma è un giudizio parziale e, perlomeno, alquanto datato.

Pur concordando sulla volubilità dei ragazzi, che non consente certo di poter afferrare nella sua prospettiva globale il significato della consacrazione nel mondo, tuttavia l’esperienza insegna come siano proprio essi i portatori di germi vocazionali.

Infatti, se ogni chiamata si innerva in quella fontale, il Battesimo, è giocoforza ammettere che la vita ancora incipiente sia marcata dalla stessa generante dinamica. Non per nulla alcuni maestri di spirito, con la sensibilità di chi intuisce le cose di Dio, affermano che sono molte le potenzialità vocazionali presenti negli adolescenti, virgulti che, purtroppo, il più delle volte hanno breve stagione o perché non coltivati oppure perché, insipientemente, esposti alla mercé degli eventi.

C’è pure da dire che gli adolescenti di oggi non sono quelli di ieri. Non a caso da più parti si accenna a fenomeni del tutto imprevisti che inducono, giustamente, a ritenere che ci si trovi di fronte ad una nuova adolescenza.

L’argomento non è quindi superfluo, per cui tentare di abbozzare, sia pur brevemente, alcune proposte può essere un contributo all’annuncio vocazionale come pure spunto prezioso perché noi consacrati nel mondo, a tu per tu con le giovani leve, ci sentiamo più stimolati ad interpretare con maggior fedeltà le esigenze della nostra chiamata.

 

 

L’eterno fascino del giocare all’adulto

Probabilmente quando pensiamo ai ragazzi siamo automaticamente indotti a rivisitare quel tempo esaltante in cui ci si affaccia alla vita con i suoi fuochi di paglia e le inevitabili crisi.

È un criterio che non sempre tiene, attualmente, perché il contesto è radicalmente mutato: basti pensare al tenore di vita, alla civiltà delle immagini come pure alla stessa realtà della Chiesa. Ne consegue che ciò che per noi era rigorosamente segnato oggi venga disinvoltamente varcato: di qui quei linguaggi, atteggiamenti e modi di fare che spesso ci lasciano letteralmente di stucco.

Chi ha contatti con gli adolescenti, qualche nipote oppure gli alunni, non ha certo bisogno di esempi e converrà che, oltre il naturale divario proprio di ogni ricambio di età, oggi si avverte un ulteriore sconcerto in quanto i ragazzi si manifestano inauditamente precoci. Sollecitati da un frenetico ritmo toccano mete molto prima d’un tempo: in fatto di “computer” sono maestri, sono al di là dei “tabù” e, questo ci frustra, ci trattano da pari a pari, beninteso, da adulti!

È, in fondo, il desiderio di sempre: metter mano al più presto alla vita, brama che la cultura blandisce, sicché un’età ancora dedita ai giochi irrompe e si proietta in avanti, con il rischio che la molla si guasti e la vita non abbia più nulla da offrire.

 

 

Oltre i modelli imperanti

Ovviamente il mondo dei grandi non è immune da colpe perché è il referente dei nostri ragazzi, facilmente plagiabili ed emblema del nostro contraddittorio modo di agire.

L’asse adolescente-adulto non è casuale ma chiama in causa precise ed ineludibili responsabilità sotto ogni profilo. Per quello che attiene ai riflessi pastorali vocazionali non si può prescindere da questo punto nodale: ciò vale anche per l’annuncio della secolarità consacrata, specie in un’ottica di pastorale di comunione.

Benché, come abbiamo accennato poc’anzi, tale esperienza di vita sia coglibile in tutte le sue dimensioni da giovani adulti, proprio perché lo stile di vita dell’adulto è il paradigma cui ci si ispira, non si può tralasciare di parlare ai ragazzi, nei debiti modi, della speciale consacrazione rimanendo nel mondo, proposta che risulterà tanto più efficace quanto più sarà avvertita la presenza di laici consacrati nelle feriali condizioni di vita.

Riuscire a far emergere, pur nell’assordante carosello dei messaggi, la piena realizzazione di sé in un costante esercizio di totale sequela non deve essere assolutamente impossibile! Benché fra molti rivali, il discepolo fedele al Maestro può divenire un fratello ideale che, nella scuola, in famiglia, in parrocchia si accompagna ai ragazzi affinché sappiano unire la voglia di battere tutte le strade possibili con l’esigenza di scegliere quella che conduce al traguardo. Seminagione discreta ma non destinata ad essere sterile: al momento opportuno un consiglio, una spinta e soprattutto l’esempio potranno accendere desideri di bene e, perché no? invogliare a tentare la medesima impresa: dar vita a un protagonismo diverso ma non meno allettante, facendo delle cose comuni le grandi cose di Dio.

 

 

Un “boomerang” anche per noi

La questione adolescenziale ci fa toccare con mano come il fatto educativo, oggi più che mai, sia estremamente complesso: quindi metodi e progetti inadeguati sono destinati a fallire.

Bisogna imboccare vie nuove e affrontare con coraggio e con lungimiranza il problema, anche noi laici consacrati, forse per troppo tempo convinti che destinatari delle nostre proposte siano esclusivamente i giovani adulti.

Perciò, senza trascurare ovviamente questi ultimi, per i motivi che abbiamo descritto, è venuto il momento in cui dobbiamo seriamente elaborare una pastorale vocazionale più attenta ai ragazzi.

Tuttavia già l’affacciarci su questo pianeta diviene provvidenziale occasione di crescita anche per noi in quanto tale confronto ci obbliga ad esprimerci in un modo ancora più giovane e ci induce a riscoprire la stessa voglia di vivere, cantando, pur consapevoli di andare contro corrente, a piena voce ciò che portiamo nel cuore ma che non è lecito tenere soltanto per noi.