N.01
Gennaio/Febbraio 1986

Dalle esperienze di servizio alla missione

 

Premessa

Gli orientamenti che presenterò sono maturati nell’esperienza di un gruppo di consacrate secolari, impegnate, in Italia e nei paesi del Terzo Mondo (Sudan e Brasile), in un servizio di promozione e integrazione di fanciulli handicappati e insieme, per la loro stessa indole, all’animazione “dal di dentro”, della realtà in cui vivono ed operano e all’irradiazione della loro spiritualità nel loro stesso ambito di attività, specie nel mondo giovanile col quale collaborano e sono a contatto.

L’impegno dell’animazione vocazionale, come progetto unitario, “prospettiva unificante” di tutta l’attenzione ai giovani, come “dinamismo vocazionale che si nasconde nel profondo della Chiesa e appartiene al suo essere, prima che al suo operare” (Cfr. P.P.V. 5), è, nel mio gruppo di appartenenza, impegno prioritario, proprio in quelle forme e modalità che il nuovo P.P.V. propone al Popolo di Dio. L’incremento anche numerico di vocazioni di questi ultimi tempi, nell’Istituto, dono gratuito del Signore, è insieme conferma e incentivo ad attuare quanto il P.P.V. propone a tutto il Popolo di Dio come impegno unitario di tutta la Pastorale, e più specificamente, di quella giovanile.

 

 

1. Esperienze “servizio” caratteristiche dei giovani del nostro tempo, “segno dei tempi”

Un generale senso realistico di ottimismo nei confronti di una “nuova cultura giovanile” pervade il PPV che sollecita a una nuova lettura dell’esperienza dei giovani, convinti che c’è molto più di positivo di quanto potrebbe apparire a prima vista.

Varie sono le opportunità di servizio che la società degli anni ‘80 offre ai giovani: opere di carità e assistenza sociale (carceri, ospedali, comunità di drogati, handicappati, anziani, emarginati, catechesi e animazione liturgica, Scuole di Preghiere, Centri socioecudativi, ricreativi, Terzo Mondo e volontariato internazionale).

L’attenzione rivolta ai giovani, sia nel P.P.V., sia nel piano pastorale della CEI per gli anni ‘80, ha creato loro nuovi e adeguati spazi di espressione per le loro energie e vitalità, ricevendone in cambio maggiore responsabilizzazione, rinnovamento e arricchimento di risorse e disponibilità, nuovo ottimismo sulle possibilità di investire le cariche giovanili per un futuro migliore.

Molte iniziative e risposte di giovani hanno arricchito la Chiesa, la nostra società italiana, il Terzo Mondo di esperienze di “volontariato” e di “servizio” insostituibili e preziose.

Abbiamo più volte constatato, nella nostra esperienza con giovani, la messa in atto di cariche insospettate e insostituibili di entusiasmo, risorse vitali, disponibilità, doti umane di pazienza, carità, generosità, creatività dell’amore.

I giovani stessi, protagonisti dell’esperienza ci hanno comunicato la loro sorpresa di fronte a questo patrimonio di energie che non conoscevano finché non l’hanno potuto esprimere, che neppure sapevano di possedere e in esse sono maturate solide vocazioni alla consacrazione.

 

 

2. Esperienza di “servizio”: forza unificatrice – stimolatrice in ordine al progetto di vita del giovane e alla sua scelta vocazionale

L’esperienza di servizio è dunque largamente diffusa nel nostro tempo tra i giovani. Radicata nella verità del Vangelo, dilata le sue dimensioni alla ricchezza e inesauribilità della dignità della Persona umana, in quanto creata a immagine della Trinità e portatrice del suo dinamismo vitale. È inevitabile che il volontario, il giovane in situazione di servizio si ponga il quesito del perché della sua esistenza e di quella del fratello che serve, del senso e fine ultimo della sua vita, di tanti “perché” che feriscono la sua sensibilità e sollecitano le sue risorse: “Perché la sofferenza, l’ingiustizia, l’emarginazione”?…

E per contro nasce il bisogno di energie e qualità nuove di vita che il giovane scopre potenzialmente presenti in lui, e capaci di consolidarsi intorno a un progetto di vita degno di esser vissuto e che può diventare “forza unificatrice” della vita interiore, definitiva scelta di vita, “mandato” specifico da attuare, data la situazione di bisogno sperimentata, come “segno” e stimolo ad “essere” prima che a “fare”.

“In situazione” di servizio il giovane si riscopre capace di amare, sperimenta che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”, che la vita è un “talento da trafficare”, che si attualizza nel dono di sé, insieme limitato ma ricco di risorse: di tempo, simpatia, disponibilità, umanità e valori che la trascendono.

L’esempio di chi opera con lui o come lui, lo stimola. Le constatazioni di carenze, insufficienze, inadeguatezze lo pone criticamente di fronte alla situazione e lo incita pure a superarle, a progettare un futuro migliore.

 

 

3. Come educare il giovane “in servizio” a riflettere sul proprio progetto vocazionale

L’ottimismo sulle potenzialità e i valori che il giovane scopre ed esprime nel “servizio” non esonerano la comunità, a favore della quale opera, a porsi seriamente il problema di come guidarlo, aiutarlo, sostenerlo nell’incanalare le sue energie, le sue scoperte e riflessioni verso un progetto di vita che può diventare progetto vocazionale.

Se è vero che chi opera, al di sopra e al di là delle capacità dell’uomo, è lo Spirito che suscita e chiama, è pur vero che lo Spirito si serve di strumenti (persone e situazioni) per le sue chiamate. Ed è giusto riconoscerci “una certa latitanza nelle nostre proposte e accompagnamento vocazionale” (P.P.V., n. 19).

Nel frastuono della società moderna, dei tanti ideali che possono attrarre o distrarre momentaneamente e in forma disordinata il giovane che è alla ricerca di una unitarietà di vita, di una identità propria, si impone l’esigenza di guidare con discernimento l’esperienza di servizio perché il giovane che la attua vi trovi le risposte ai suoi interrogativi.

Per facilitare questo compito delicato, sulla base delle indicazioni del Magistero e alla luce della nostra esperienza di questi anni, ci sentiamo di poter fornire alcuni orientamenti.

Il giovane in situazione di servizio, ha bisogno di:

a) esempi luminosi a cui rifarsi (persone consacrate a un servizio gratuito, disinteressato, vero);

b) comunità che attualizzano i valori che lui ricerca o intuisce come essenziali al suo progetto: “profonda spiritualità personale e comunitaria, generosa apertura ai bisogni dell’altro, vera povertà, semplicità nei costumi, trasparente gioia della consacrazione, amore senza riserve, matura disponibilità all’ascolto e al dialogo col nostro tempo” (P.P.V., n. 19);

c) rapporti di amicizia, simpatia, confidenza con persona esperta e capace di far luce al suo interno e di essere la guida discreta, sicura;

d) una guida e direzione spirituale ricca di discernimento nel condurre il giovane verso un cammino di solida maturazione umana, di maturazione di fede, di approfondimento del significato del servizio nelle sue caratteristiche di gratuità, di dono di sé disinteressato;

e) la preghiera come “tempo forte” dello Spirito, nell’ascolto della Parola che il Signore rivolge “in situazione”, la partecipazione all’Eucaristia ai Sacramenti, la verifica sulla Parola del progetto del servizio e del suo modo di attuazione;

f) momenti di preparazione di verifica, di condivisione, ricreazione, gioia comunicata, compartecipazione dell’esperienza tra giovani, sotto la guida esperta di un animatore;

g) un coinvolgimento sempre più ricco e responsabile nel servizio stesso.

 

 

4. L’educatore-animatore dell’esperienza di servizio

Pur riconoscendo al giovane indubbie qualità e capacità, valori, progetti e possibilità di autorealizzazione, non può sfuggire a chi guardi in profondità il fenomeno, la pressante richiesta dei giovani di un punto di riferimento sicuro, cui attingere luce al momento del bisogno, cui riferirsi per l’unificazione del proprio progetto di vita.

L’esigenza di un educatore – animatore in una esperienza di servizio è indiscutibile, sia per quanto attiene il “fare” che, soprattutto, 1’“essere” del giovane. È compito arduo, non di tutti, ma altrettanto appassionante, ricco, necessario. Esistono d’altra parte, nella Comunità Cristiana persone fortemente cariche di amore per i giovani, eternamente giovani nello spirito, capaci di sintonizzarsi alle loro lunghezze d’onda e perfettamente realizzate in questo tipo di servizio.

Essenziali a questa figura riteniamo debbano essere:

–  una fiducia di fondo nei giovani in quanto portatori di valori, “segni dei tempi”, costruttori del futuro;

– qualità umane (capacità di ascolto, rispetto della crescita personale, disponibilità, attenzione al linguaggio e ai valori giovanili);

–  qualità spirituali (amore alla preghiera e alla contemplazione, capacità di discernimento, sapienza di vita);

–  solida preparazione culturale e specifica (cfr. P.P.V., n. 49).

 

A queste qualità, la nostra esperienza suggerisce ulteriori specificazioni:

–  più efficacemente può animare l’esperienza che l’ha effettuata e in essa ha maturato la sua vocazione;

– l’animatore può amplificare la sua azione nel riferimento e nell’aiuto concreto che riceve da una comunità di appartenenza che lo sostiene, lo aiuta, lo “manda”;

– l’animatore deve essere attraente per i giovani per la sua trasparenza spirituale, la sua capacità di vivere in pienezza il suo servizio come vocazione, la sua capacità di dare ragione della speranza che è in lui;

– l’animatore cammina insieme al giovane condividendone concretamente l’esperienza e la fatica materiale, ed insieme la fatica della ricerca e scoperta della propria vocazione;

–  l’animatore rivolge l’invito esplicito, la proposta vocazionale al momento opportuno senza reticenze, né mezze misure.

 

 

5. Come aiutare l’educatore-animatore a passare dalla proposta dell’esperienza di servizio all’annuncio-accompagnamento del progetto vocazionale

L’educatore-animatore è nel contempo soggetto e oggetto di attenzione e di aiuto: verso i giovani che gli sono affidati, e da parte di chi lo “manda” a questo servizio. L’aiuto di cui riteniamo abbia bisogno sia anzitutto la condivisione – compartecipazione mediante la preghiera e il sostegno, della Comunità che lo investe di questa responsabilità, perché lo Spirito guidi la sua azione. La comunità mandante può sostenerlo anche offrendogli esempi concreti di incarnazione dei valori che è chiamato a far esprimere e sollecitare nei giovani, ed eventualmente spazi di condivisione concreta degli stessi (vita di fraternità – momenti forti di preghiera comune, di gioia comunicata, di un cammino di crescita nella fede condiviso con chi già l’ha percorso). Ancora l’educatore animatore ha bisogno di essere formato e ricaricato nelle sue energie spirituali e umane e in questo senso ci sembra che una comunità di riferimento possa fornire aiuti molto preziosi. Importante è anche affiancarlo, sia che si tratti di giovane o di meno giovane, di aiuti giovanili, la cui efficacia, il cui ascendente è sottolineato anche dal P.P.V. Così sostenuto l’educatore-animatore potrà trasferire nella sua missione quell’aiuto delicato e discreto che il giovane richiede come annuncio-accompagnamento del progetto vocazionale che va maturando attraverso l’esperienza stessa del servizio. Acquisirà e attuerà quella capacità di ascolto del giovane, di rispetto dei suoi tempi di maturazione per proporgli l’annuncio nel tempo più opportuno. “Quando le condizioni esistono non è mai troppo presto per rivolgere l’invito. L’importante è che non giunga troppo tardi” (P.P.V., n. 47). Saprà guidare il giovane a valorizzare il servizio come momento di grazia per la crescita della sua persona e la presa di coscienza dei suoi valori, a vivere la sua esperienza nella fede, a prendere coscienza della sua chiamata “per nome”, che non può ammettere mezze misure.

L’educatore-animatore avrà particolare cura di creare opportune occasioni di verifica e riflessione individuale e di gruppo sull’esperienza del servizio per leggerla nella fede.

Guiderà ed animerà momenti forti di confronto con la Parola di Dio, di meditazione, di ascolto, di preghiera, partecipazione alla liturgia e ai Sacramenti e non mancherà di dare ragione, con la Parola e con l’esempio, della Speranza che è in lui.