N.02
Marzo/Aprile 1986

Realizzarsi nella vita quotidiana

Vi sono molti indicatori del prevalere nell’attuale condizione giovanile d’una mentalità da “vita quotidiana”, d’un modello di realizzazione ancorato all’immediatezza del tempo presente, alla concretezza delle dinamiche ordinarie, agli spazi ravvicinati e continuativi di espressione[1].

I giovani d’oggi sembrano rifuggire dai grandi obiettivi di vita, difficilmente attuabili in un contesto di complessità come l’attuale, troppo lontani dalle possibilità a disposizione, troppo velleitari rispetto alla situazione reale e alle condizioni di partenza.

Emerge così un atteggiamento realista proprio di chi per un verso non rinuncia a ricercare una risposta al problema del senso e per altro verso appare marcatamente condizionato nelle prospettive di realizzazione.

 

 

Un quadro necessariamente ambivalente

In luogo di privilegiare momenti forti dell’esperienza, in luogo di dividere la storia in tempi eccitanti ed in tempi morti, i giovani tendono a vivificare in modo costante la vita quotidiana, a privilegiare una continuità di esperienze e di significato da realizzare a scapito di momenti e di mete fortemente coinvolgenti ma ritenute irrealizzabili.

Si ha così a che fare con una tensione costante ma di basso livello, che se da un lato risulta alla portata dei giovani ed in grado di dare significato alla loro esistenza, dall’altro lato appare carente di momenti fortemente coinvolgenti e di quelle tensioni ideali ritenute socialmente significative.

 

 

Giovani e istituzioni

La mentalità da vita quotidiana si rileva nei giovani anzitutto dall’atteggiamento nei confronti delle istituzioni. È sintomatica la tendenza a rivalutare – tra le varie istituzioni – quelle di cui il soggetto non può fare a meno, quelle preposte alla scansione del tempo ordinario; e a relegare nell’insignificanza le realtà istituzionali di carattere pubblico, rappresentative della collettività o di forze e gruppi sociali particolari. Tra le prime troviamo anzitutto la famiglia, la scuola ed il lavoro; tra le seconde, lo stato, il sindacato, i partiti politici.

Ciò in quanto l’orientamento del giovane è di maturare condizioni ottimali di vita, opportunità positive di integrazione personale e sociale; ma all’interno del proprio quadro di riferimento, negli ambiti di miglioramento che egli considera possibili e alla propria portata. In questa linea, la famiglia, il lavoro, la scuola… si presentano ai giovani come ambienti o momenti di vita indispensabili e necessari per la propria realizzazione, all’interno dei quali ricercare quell’incremento delle opportunità che rappresenta uno dei criteri di affermazione prevalenti nelle giovani generazioni. La sfera invece della partecipazione sociale e politica, della rappresentanza sindacale, appare al di fuori degli interessi e dell’ambito di applicazione dei giovani, come un campo sul quale il soggetto ritiene di non avere giurisdizione, troppo distante dalle possibilità oggettive di incidenza e di attribuzione di senso.

In altri termini, nella rivalutazione di istituzioni “prossime” alle condizioni di vita i giovani esprimono quello spirito di realismo e di adattamento considerato come un tratto culturale emergente. È interessante osservare che anche la presenza all’interno delle istituzioni da vita quotidiana si realizza all’insegna dell’adattamento e della caduta di velleità. Si tratta infatti di realtà a cui non si attribuisce carattere totalizzante. L’appartenenza alla famiglia non viene messa in discussione, ma composta con molteplici altre appartenenze che caratterizzano le dinamiche relazionali. Essa è rivalutata in quanto risponde a bisogni che non trovano soddisfacimento in altri spazi e momenti di esposizione sociale. Il riferimento di vita pertanto è più ampio delle dinamiche familiari; anzi, proprio perché il giovane è al centro di molte appartenenze egli tende a rivalutare la famiglia per gli aspetti positivi (affettivi, relazionali, di stabilità, di sostegno economico, ecc.) che essa garantisce alla sua crescita e maturazione personale.

La scuola poi è rivalutata dal giovane in quanto offre alcune possibilità di miglioramento del proprio inserimento sociale, in quanto può aprire percorsi articolati alla realizzazione della propria biografia. L’attesa e la domanda sono dunque per una scuola in grado di contribuire a quella costruzione delle capacità, a quella moltiplicazione delle opportunità, a quella tensione alla qualificazione…

 

 

Giovani e nuove dinamiche relazionali

Un altro indicatore della centralità della vita quotidiana negli orientamenti delle giovani generazioni è rappresentato dalla grande rilevanza attribuita dai giovani alle dinamiche affettive e relazionali, all’identificazione col gruppo dei pari, ai rapporti significativi e densi di “vissuto” tra coetanei.

Si tratta di relazioni che non possono non determinarsi ed esprimersi nel momento ordinario dell’esistenza, nelle piccole pieghe del tempo libero o della presenza istituzionale che pervadono le dinamiche quotidiane. Da questo punto di vista si è di fronte ad un vero e proprio fenomeno di proliferazione delle relazioni interpersonali, delle dinamiche nei piccoli gruppi, a cui i giovani affidano la possibilità di identificazione e di confronto con quanti hanno gli stessi problemi; spazi e momenti in cui si formano e sperimentano idee, valori, modelli di comportamento, atteggiamenti; occasioni per vivere in modo identificato e coinvolto il processo di socializzazione.

Il piccolo gruppo appare quindi un luogo di elevata identificazione del giovane, un’occasione che egli ha di maturare la propria identità personale e sociale, in quanto al suo interno il giovane trova sicurezza, stabilità affettiva, condivisione di valori e di esperienze, confronto e dialettica; il tutto in quello spazio temporale quotidiano, in quelle dinamiche continuative, che garantiscono incidenza ed efficacia nella costruzione della personalità.

Il forte grado di coinvolgimento nel gruppo dei pari può far si che il giovane senta l’appartenenza ad esso come sostituiva dell’appartenenza alla società in generale. Se quindi da un lato il piccolo gruppo amicale permette al giovane di rispondere al bisogno di integrazione della personalità, dall’altro lato questa esperienza aggregativa avviene anche all’insegna dell’autonomia di vita rispetto alla società e al mondo degli adulti.

 

 

Realizzarsi nella quotidianità

Più in generale la centralità della vita quotidiana nelle giovani generazioni è riscontrabile nei molteplici orientamenti culturali che questi soggetti esprimono. Così i giovani nella concezione della sessualità, nelle dinamiche affettive, esprimono un modello di realizzazione che sovente non supera una prospettiva di quotidianità; appaiono attenti a dare una risposta alle istanze del tempo presente, senza avvertire l’esigenza di maturare posizioni definitive, senza far proprie prospettive di lungo periodo. Così ancora, ciò che fa problema nel tempo presente a molti giovani è la difficoltà a operare scelte di fondo, a coagulare la propria esistenza attorno ad opzioni fondamentali e marcatamente costringenti per il futuro; prevale invece la tendenza a maturare decisioni non eccessivamente vincolanti, valide per il tempo dell’attualità, capaci di garantire la reversibilità degli orientamenti. Così ancora, la difficoltà o l’impossibilità ad individuare un inserimento sociale molto coinvolgente (attraverso il lavoro, ad esempio) spinge i soggetti ad assumere una prospettiva di realizzazione intermedia, a non focalizzarsi su grandi mete sociali e personali, ad accettare la logica del vivere alla giornata, a far propri atteggiamenti di non elevata progettualità; l’aderenza alla quotidianità assume in questo caso la veste d’un meccanismo di difesa nei confronti della complessità delle situazioni e dei condizionamenti sociali; essa può rappresentare una delle poche possibilità di equilibrio, di maturare un significato personalizzato, a disposizione di un soggetto che non voglia abdicare all’esercizio della propria responsabilità in un contesto complesso e differenziato come l’attuale.

 

Note

[1] Per un maggior approfondimento potrà essere utile confrontare: F. GARELLI, La generazione della vita quotidiana. I giovani in una società differenziata, Il Mulino, Bologna 1984.