Preparazione al matrimonio oggi: quali itinerari vocazionali?
La situazione
Chi siede abitualmente in un ufficio parrocchiale per svolgere un servizio tutt’altro che burocratico quale quello delle pratiche matrimoniali, si incontra continuamente (e in special modo nei periodi “caldi” per i matrimoni) con giovani coppie di fidanzati che desiderano sposarsi in Chiesa.
La calorosa accoglienza riservata in genere dal sacerdote a queste coppie favorisce l’instaurarsi di un clima di reciproca fiducia così che dal dialogo che nasce emergono forti lacune in campo religioso, superficialità (non sempre colpevole) nelle scelte di vita, come pure un sincero desiderio di fare una personale scoperta della fede in Cristo Gesù.
Agli operatori di pastorale si presenta quotidianamente un quadro della situazione socioreligiosa dei fidanzati che sembra richiedere un lavoro lungo e faticoso che aiuti le coppie a passare da una fase di indifferenza ad uno stadio di scelta consapevole. Tutto questo perché anche i fidanzati risentono della situazione generale in cui vivono oggi tutti i cristiani in Italia.
Dobbiamo dire anche che è sempre più facile imbattersi in coppie di fidanzati, i quali, perché provenienti dalle file di alcuni movimenti o da gruppi di formazione parrocchiale, sentono l’esigenza di un cammino serio e approfondito di preparazione al matrimonio.
È questa la condizione ideale per proporre una catechesi e un itinerario vocazionale non circostanziati o motivati semplicemente dall’imminenza del matrimonio ma si inserisce in un discorso globale e continuato più rispondente alle esigenze della catechesi stessa e certamente più incisivo sul piano dei frutti.
Ma occorre restare nel concreto e guardare la situazione della maggior parte dei fidanzati che chiedono di celebrare il sacramento del matrimonio.
Non è raro incontrarsi con giovani che dopo il periodo dell’infanzia (durante la quale hanno partecipato per la prima volta all’Eucarestia e hanno ricevuto la Confermazione) non hanno più avuto contatti se non sporadici e occasionali con la Chiesa e i sacramenti. Spesso hanno abbandonato del tutto la fede e la pratica religiosa e non hanno mai fatto perciò una scelta per il Signore responsabile e consapevole.
I corsi di preparazione al matrimonio attualmente, proprio per il loro carattere di “occasionalità” rivestono un ruolo informativo più che formativo e sono una preparazione diretta al matrimonio più che al sacramento del matrimonio. Ma non possiamo dimenticare che ogni sacramento è sacramento della fede!
La scelta di un itinerario
Come fare allora per trasformare questi incontri di preparazione al matrimonio in un itinerario di fede?
La CEI nel 1969, nel documento “Matrimonio e famiglia” suggeriva di pensare a realizzare per i fidanzati “una forma di catecumenato per mezzo del quale le grandezze e i valori, ma anche gli impegni e gli obblighi della vita cristiana e del nuovo stato possano essere posti in una luce adeguata” (n. 17). Successivamente, nel documento “Evangelizzazione e Sacramento del Matrimonio” i vescovi italiani illustravano in maniera più ampia e significativa l’importanza degli itinerari catecumenali per fidanzati (cfr. in particolare n. 78-81).
A questo proposito occorre fare alcune precisazioni di carattere pastorale:
* fare la scelta di un itinerario (che solo per intenderci chiamiamo catecumenale anche se tale non è mai proprio perché abbiamo a che fare con dei battezzati) è fare una scelta estremamente impegnativa (soprattutto da parte degli operatori pastorali) che porta a risultati numericamente meno eclatanti ma certamente più incisivi. Si entra, cioè, nel campo della formazione e quindi in un campo nel quale è più un lavoro paziente di “cesellatura” che faccia emergere dal blocco la statua già contenuta, piuttosto che un lavoro gioioso di mietitura. Solo il tempo darà ragione di questo modo nuovo di concepire la preparazione al Matrimonio, e lo si potrà constatare soprattutto a livello parrocchiale quando le coppie così formate diventeranno fucina di nuovi valori e artefici di catechesi per i figli e per le altre coppie;
* da più parti viene sollecitato, e a ragione, l’utilizzo del Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti come punto di partenza e piattaforma insostituibile per l’organizzazione di un itinerario catecumenale per fidanzati. Le prospettive di fondo e le linee portanti di tale Rito rispondono concretamente alle esigenze sopra elencate della pastorale per i fidanzati, e possono dare una ventata nuova ai tradizionali corsi per fidanzati e ai colloqui che il parroco fa prima della celebrazione del sacramento.
Preferiamo parlare, però, non tanto di itinerari catecumenali, quanto di itinerari mistagogici che aiutino i fidanzati a penetrare di nuovo all’interno dei misteri celebrati nell’infanzia, per la maggior parte dei casi, e poi mai più meditati. Ed ecco che sorge un’esigenza: il Mistagogo per eccellenza è Gesù Risorto che appare in mezzo ai suoi e con loro legge le Scritture e gli avvenimenti. Lui solo può scavare all’interno dei valori già presenti nella coppia (anche se a livello inconscio) e portare alla luce altre realtà presenti ma non ancora maturate. Si tratta di una mistagogia della vita che conduce i giovani all’interno del mistero dell’esistenza umana per capirne i fondamentali principi ispiratori che attingono la loro linfa in Dio. Qui si impone, allora, una scelta operativa concreta: quale è l’espressione più alta della mistagogia di Cristo? “Nel matrimonio cristiano, Cristo Sposo pone in essere per gli sposi con il Suo Spirito le medesime realtà iniziali e unitive che pone in essere per tutta la Chiesa Sposa-diletta. Sono anche realtà sempre per il titolo del battesimo e della confermazione, sacerdotali, profetiche, regali, di apostolato, di testimonianza, di opere. Il mistero li unisce a formare la Chiesa domestica di origine divina, la cellula primordiale della Chiesa, la grande ‘piccola Sposa del Signore’: del Signore questa Chiesa diventa unica carne – unico Spirito. Questa piccola Chiesa è la prima e primordiale Mistagoga, nel suo seno, per la prole battezzata e confermata. Tutto questo è di continuo sigillato dallo Spirito ricevuto nei divini misteri della Parola e della Mensa del Signore”[1].
La prima Mistagoga è la famiglia, una famiglia che abbia preso coscienza di questa realtà e ne faccia il suo pane quotidiano; una famiglia che ha continuamente la presenza del risorto nel suo seno e proprio per questo sa fare la mistagogia della vita con i fidanzati; sa leggere “le Scritture della vita” alla luce della resurrezione e sa far maturare quei valori che sono alla base dell’esistenza cristiana. È un atto di fiducia nell’azione di Cristo che ha assicurato la sua presenza fino alla fine dei tempi.
L’itinerario mistagogico-vocazionale
L’itinerario mistagogico che mano a mano si va costruendo con i fidanzati e con la comunità viva presente, segue inevitabilmente (con i tempi e le modalità proprie di ogni situazione locale) le tappe tipiche della vocazione:
– una prima fase (che segue, ovviamente, il momento dell’accoglienza e della conoscenza reciproca) è identificabile con un primo annuncio, una scelta e, di conseguenza, una purificazione. Ogni vocazione domanda, in seguito all’annuncio, un lasciare qualcosa o qualcuno: la scelta (più o meno riflessa) di sposarsi in Chiesa comporta tutta una serie di purificazioni da visioni distorte o da sicurezze falsamente acquisite; comporta un uscire dalla propria terra (che è la propria visione della famiglia) per entrare nella terra di Dio; comporta il passare da uno stadio di autodidatti alla fase di Teodidatti (istruiti da Dio stesso). Comporta, infine, un’educazione alla valutazione sapienziale della propria storia, della propria vita, per non cadere nella banale accettazione del dato irenistico: basta l’amore e il resto verrà da sé. È naturale che tutto questo, vissuto e sperimentato da fidanzati che si accostano alla fede in modo cosciente dopo molti anni, necessiti un’opera paziente di maieutica da parte dei coordinatori del lavoro;
– la seconda fase è caratterizzata da un consolidamento e da un approfondimento della fede. E questo, se da una parte può essere realizzato da “lezioni” vere e proprie condotte da esperti di pastorale, dall’altra inizia un lavoro di Dio che mette alla prova i fidanzati. È il momento della concretezza e dell’ “incarnazione” della fede con tutte le sue esigenze: è la vita a due, da non intendersi come vita di coppia ancora, ma come la vita di Dio scelto come partner principale e cooperatore nella stessa opera che stiamo costruendo. È questa la fase in cui Dio chiede di sacrificare l’idea che abbiamo della famiglia, o forse anche di “perdere” il rapporto instaurato fino ad ora nella coppia per ritrovarla in Dio.
È ovvio che questa fase è la più lunga e la più impegnativa, perché è una specie di noviziato alla vita di coppia secondo il disegno di Dio. Affrettare i tempi può provocare una mancata maturazione di realtà germogliate e non coltivate;
– infine la terza fase è la scoperta della “promessa” di Dio sulla coppia, con tutti i risvolti positivi. È una fase di illuminazione gioiosa e di scelta entusiasta del progetto di Dio sulla famiglia. Le ricchezze di grazia (e non più solo problemi!) vengono evidenziate, pregustate e infine elette. Il matrimonio appare così realmente come vocazione in risposta alla vocazione di Gesù Cristo-sposo della Chiesa. È il momento in cui la coppia scopre di essere parte di un popolo, costruttrice del popolo di Dio, cellula viva nell’ambiente in cui è chiamata ad operare. Acquistano senso, allora, tutti quei suggerimenti che sollecitano il coinvolgimento (a livello di esperienza, di condivisione, di celebrazione) di tutta la comunità.
La vocazione ecclesiale della coppia non nasce dall’ascolto di una conferenza sul tema, ma nasce dalla comunione dei beni che si instaura tra le coppie ed il resto della comunità ecclesiale. Per comunione dei beni intendiamo una comunione di realtà spirituali e materiali insieme, visibilizzata con segni concreti e manifestata davanti a tutti.
Quest’ultima parte del cammino comporta una mistagogia vera e propria nei confronti dei misteri cristiani che sfocerà nella celebrazione del matrimonio stesso.
“Voi siete già consacrati mediante il Battesimo: ora Cristo vi benedice e vi rafforza con il sacramento nuziale” (Rituale Romano).
Solo all’interno di questo cammino mistagogico trova posto anche la celebrazione dell’Eucaristia (che può ritmare le varie fasi di questo itinerario).
Conclusione
Per non cadere ancora una volta nel pericolo di presentare uno schema fabbricato a tavolino e difficilmente realizzabile, occorre “farsi carico” della vita delle coppie che si accostano a noi, ascoltandole, amandole, senza pretese di indottrinamento o offerta di nozioni più o meno dotte, ma far sentire loro che è un cammino che compiamo insieme con Gesù, il Risorto in mezzo a noi.
Note
[1] T. FEDERICI, La Mistagogia della Chiesa, Roma, 1985.