N.04
Luglio/Agosto 1986

Gradualità e progressività nel servizio di discernimento vocazionale

Ancora una volta la riflessione sui temi vocazionali pone al centro la persona nella sua responsabilità di crescita e nel divenire se stessa grazie allo scambio con i fratelli e alla qualità del rapporto interpersonale[1]. Il discernimento trova qui la sua collocazione sia come impegno dell’adulto nei riguardi degli adolescenti e dei giovani sia come capacità acquisita nell’esperienza e nella preghiera dal giovane stesso. Lo rende maturo e aperto.

Tenendo presenti i contenuti già sviluppati negli “Studi”, porto l’attenzione su alcuni orientamenti operativi che possono, a livello di servizio educativo, concorrere ad un discernimento vocazionale graduale e in sintonia con i ritmi di sviluppo e di maturazione di ciascuno. Riguardano noi adulti in primo luogo.

 

 

Un quadro di riferimento adeguato

È indispensabile, per un discernimento serio ed efficace, possedere e approfondire costantemente un quadro di riferimento che sia come la base sostanziale che illumina e guida ogni operazione.

Il discernimento vocazionale è definito come “il carisma o la capacità acquisita mediante esperienza e prudenza e con l’aiuto della Grazia, per cui si intuisce l’origine soprannaturale o no dei moventi o motivazioni di una persona in ordine alla vocazione”[2]. “Col discernimento si penetra in quei fatti esterni e movimenti interiori che portano una persona verso una vocazione. Si cerca di chiarire se l’aspirante è mosso da retta intenzione, oppure da motivi di altro genere, se è pronto a lasciare tutto per seguire il Signore che chiama, oppure è condizionato da legami di varia natura”[3].

Il quadro di riferimento del discernimento vocazionale è costituito dalle componenti teologiche e esistenziali, personali e sociali della vocazione. Ha al suo centro la persona concreta nel suo cammino di crescita, di conquista della propria identità e di impegno sociale ed ecclesiale. Possedere un quadro di riferimento, dinamico e aperto, permette di operare con libertà interiore nel rispetto del cammino graduale di ciascuno e della sua vocazione personale; aiuta ad avere uno sguardo sempre attento all’insieme della Chiesa e della società contemporanea.

“La Chiesa, che è Madre di vocazioni, curerà che ciascuno scopra e realizzi la propria vocazione specifica secondo la volontà di Dio a suo riguardo”[4].

Tre convinzioni possono aiutarci, soprattutto in quanto sviluppano in noi degli atteggiamenti ad ampio respiro. Le seguenti:

– considerare sempre ogni vocazione alla luce del mistero della Chiesa e della sua missione nel mondo. Infatti, “ogni vocazione si ricollega al disegno del Padre, alla missione del Figlio, all’opera dello Spirito. Ogni vocazione si illumina e si fortifica alla luce del mistero della Chiesa e del mistero di Dio”[5];

– avere costantemente presente l’articolazione “a Corpo” della Chiesa per aiutare ciascuno a scoprire il proprio posto e la propria funzione specifica. Un’esperienza significativa può essere quella di S. Teresa di Lisieux: “Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato Tu, o mio Dio”[6];

– aiutare ciascuno a maturare la propria scelta avendo presente e “gustando” la grande varietà di vocazioni nella Chiesa.

 

 

Il punto della questione

Il punto della questione nel discernimento vocazionale non risiede prima di tutto, come sembrerebbe logico, nel valutare le buone disposizioni e la buona volontà di una persona con riferimento, ad esempio, al sacerdozio o alla vita religiosa. Non sta nemmeno nel valutare la conformità ad un determinato modello oggettivo (es. il Fondatore) o soggettivo (il modello elaborato dall’educatore in base alla propria esperienza). Il punto della questione si trova, come in ogni discernimento, nell’individuare l’origine di ciò che uno prova, sente, desidera e verso cui si sente portato, ha inclinazione. Non basta neppure, come criterio di discernimento, il possesso delle necessarie doti e qualità. C’è bisogno che “questa” persona, “questo” giovane con tali doti, con tale livello di maturità umana e spirituale, si senta orientato verso una vocazione di speciale consacrazione perché è lo Spirito a guidarlo e a “porgergli” tale invito interiore. È portato a desiderare, ad amare, a realizzare una vocazione particolare non in forza della “carne e del sangue”, ma per un’azione dello Spirito in lui. All’origine, cioè, vi è un atto di amore del Padre in Cristo che lo chiama alla Sua Sequela (“Io ho scelto voi”). Ecco perché il discernimento vocazionale non può avvenire che in un cammino di fede e di carità operosa. A noi educatori o pastori domanda preghiera, esperienza spirituale e quell’insieme di doti proprie al maestro di spirito.

Quando un giovane o un adulto prende coscienza della presenza di Dio nella sua vita e che Egli lo chiama “per nome”, la sua esistenza acquista una profondità e un “gusto” nuovo. Si vedono fiorire in lui, a poco a poco, i frutti dello Spirito.

Sono momenti sacri. Indicibili. Inizia un cammino diverso, a tutti i livelli, pur nelle difficoltà di ogni giorno, nella instabilità e nella lotta interiore. È qui che il discernimento vocazionale diventa seguire il lavoro di Dio in una persona e chiede di aiutare il giovane a leggere la sua storia personale nella Sua, come storia di salvezza.

Se non si costata una crescita in questa direzione, se nel giovane non maturano ricerca e disponibilità, che si affinano nella preghiera e nel sacrificio, bisogna essere attenti, nonostante doti, impegni nel sociale o nelle attività pastorali.

 

 

Itinerario di crescita e discernimento

La crescita nella esperienza di vita cristiana e vocazionale si presenta come una ‘storia’ o un itinerario che si percorre nel quotidiano, in dialogo con Dio e con l’uomo. Il quotidiano presenta molteplici volti; può essere cioè sereno, duro, complesso, interpellante, ricco, contraddittorio, entusiasmante, monotono, ambiguo, arioso. La crescita del giovane nella vita cristiana e nella vocazione avviene attraverso le risposte – i “sì” che si fanno carne – con i quali è accolta in se stessi, nel quotidiano, la volontà di Dio e la si realizza nella piena disponibilità di mente e di cuore. Volontà di Dio è ad esempio costruire la propria vita in modo armonioso e maturo, essere pienamente se stessi, aprirsi agli altri e partecipare con responsabilità alla vita della società.

I “sì” sono dare, in un certo modo, il proprio consenso alla realizzazione del progetto di Dio. È entrare in tale progetto come persona con la propria originalità; è concorrere a costruirlo attraverso le proprie risposte. In questo modo il giovane matura a poco a poco secondo il proprio volto. L’educatore, nel farsi compagno del giovane, lo aiuta a cogliere gli appelli di Dio distesi lungo il suo cammino; a saper discernere tra le mozioni interiori quelle che portano l’impronta dello Spirito. Lo aiuta a riconoscerlo e a rispondere con un dono sempre più totale di sé a Lui e ai fratelli, dei quali fa udire, nella preghiera o nel servizio apostolico i gemiti e le istanze. Lo aiuta a comprendere, nella esperienza di fede e con la riflessione, che gli appelli di Dio si rivelano “attraverso quei segni con cui ogni giorno manifesta la sua volontà ai cristiani prudenti”[7]: la Parola, la realtà concreta della persona con le sue risorse, le sue inclinazioni e aspirazioni, la vita della comunità umana e ecclesiale, ecc. Questi “segni” non sono rivelazione del futuro – è importante per il discernimento, specie alla vigilia di decisioni particolarmente significative – ma dell’appello e della richiesta che Dio fa a ciascuno “nel presente”. È nel rispondere all’oggi di Dio che la persona riconosce progressivamente la chiamata rivoltagli. Matura e costruisce in tal modo il suo progetto di vita e decide per quella che ha colto essere la volontà di Dio per lui.

È un evento importante e decisivo per la vita di ogni persona. Qualifica il presente e il futuro sia del singolo sia della stessa comunità ecclesiale.

 

 

Discernimento vocazionale specifico

Per comprendere meglio la dinamica del discernimento vocazionale specifico bisogna sempre partire da una visione teologica della Chiesa. Rende arioso il nostro servizio di educatori e ci libera dai condizionamenti più vari.

Il punto da avere presente è la realtà della Chiesa nella sua unità e nelle sue differenziazioni. In tale prospettiva, la vocazione è vista come forma specifica di realizzazione della vita di Cristo in ciascuna delle sue membra. La carità è il cuore di tutta la vita cristiana ed è la legge fondamentale dell’umana perfezione, cioè della piena maturazione della persona e della stessa società. Questa medesima carità è vissuta in modo diverso dal laico, dal sacerdote, dai religiosi. Anzi le modalità sono altamente differenziate all’interno di ciascuna forma di vita. Inoltre, ciascuna forma di vita comporta delle grazie e degli appelli specifici che modellano e strutturano la vita spirituale secondo certi assi e accentuazioni proprie. Abbiamo così delle “sensibilità” peculiari che, nel discernimento, sono rivelatrici della maturazione della vita in una vocazione determinata. In ogni forma di vita vi è un modo di intendere, di amare, di vivere il Vangelo che le è proprio. È questione di accenti preferenziali, di insistenze su questo o quell’aspetto del Mistero di Cristo, di modalità di vivere la vita ecclesiale e di sentire la missione.

Sono aspetti e dimensioni – è fondamentale averne chiara coscienza nel discernimento vocazionale e nella formazione – che lo Spirito sviluppa, mette in luce a poco a poco, consolida, ravviva nelle singole persone attraverso le mediazioni più varie.

L’educatore vede emergere tutto questo nel giovane ed è chiamato a valutare e a offrire delle risposte che concorrano a far proseguire il cammino con scioltezza e consapevolezza.

La prima mediazione è infatti l’educatore stesso con la sua vita e i suoi interventi nell’accompagnare.

Nel discernimento e nella impostazione pedagogica di un itinerario di formazione tutti questi elementi vanno tenuti presenti e approfonditi perché costituiscono altrettanti criteri di discernimento che permettono di valutare la consonanza o meno del sentire di un giovane con i tratti oggettivi di una vocazione particolare. Non bastano quindi le indicazioni generali, le qualità, la retta intenzione, la autenticità delle motivazioni. È indispensabile che esista una progressiva identità sostanziale tra il sentire del giovane e quello proprio alla vocazione di speciale consacrazione a cui fa riferimento.

 

 

Alcuni punti all’attenzione

In base a quanto indicato, può essere utile avere presenti alcuni punti che l’esperienza segnala tra gli indicatori di crescita progressiva e aiuto al discernimento.

– Avendo sempre presente l’insieme della persona, porre l’attenzione sui segni di crescita reale della persona e sulla maturazione che si costata avvenire nell’adolescente e nel giovane. Tra questi, il bisogno crescente di preghiera che diviene vita di preghiera, il dono di sé nel gratuito con sacrificio. Inoltre, se il cammino di fede e di servizio fa del giovane o della giovane sempre più un uomo maturo o una donna matura.

– Il passaggio progressivo dal considerare la vocazione solo come “realizzazione di sé” alla vocazione vista come comunione con Dio, fraternità e servizio verso tutti, specie gli ultimi.

– La crescente disponibilità alla volontà di Dio, la ricerca di essa e una sensibilità interiore purificata verso la Parola di Dio, come sostanza della vita.

– L’amore preferenziale che vedo maturare a Cristo Crocifisso e il conseguente passaggio dal sentirsi impegnato in opere e attività al desiderio di partecipare alla sua Missione.

– Porrei l’attenzione, specie nel cammino vocazionale di persone più adulte, sui contenuti di Gal 5,22 quali criteri di discernimento e come tratti indispensabili della persona. Una certa rigidità cede il passo alla magnanimità, alla disponibilità reale. Diventa più pastoso. Si scopre membro della Chiesa. Non ha paura del “mondo”. ma si sente interpellato evangelicamente.

– Il senso di responsabilità crescente verso gli altri e verso gli ultimi.

– La sintonia crescente tra il sentire soggettivo e la realtà oggettiva della vocazione da cui il giovane si sente attratto. Sentire che si illumina e consolida nella esperienza e nella conoscenza di essa.

– Infine – è il punto culmine – la vocazione come “opzione d’amore” per Cristo che si vuole amare con cuore indiviso. E che mi manda.

 

 

 

 

 

 

 

 

Note

[1] Cf r. GS nn. 24-25.

[2] Documento Conclusivo n. 49.

[3] Ivi, nota n. 98.

[4] CEI, Vocazioni nella Chiesa Italiana, n. 57.

[5] Documento Conclusivo n. 7.

[6] Manuscrits autobiographiques, Lisieux 1967, p. 229.

[7] P.O. n. 11.