Gruppo ecclesiale, preghiera e maturazione vocazionale
La preghiera, azione di Dio nell’uomo e dell’uomo in Dio, può essere considerata sotto due aspetti tra loro intimamente uniti, così che è possibile considerarli in rapporto di causa ed effetto:
l’aspetto interno, cioè una disposizione dell’anima umana a mettersi in posizione contemplativa (anima creata ad immagine e somiglianza di Dio), un anelito insito nell’uomo indipendentemente da fattori esterni;
l’aspetto esterno, cioè la proiezione di tale situazione interna, al di fuori, cioè una contemplazione in atto, un fenomeno esistenziale, passibile di fluttuazioni, di interferenze con le componenti storiche della vita umana.
Ieri
Considerato sotto questo secondo aspetto, si può notare come negli anni del dopo guerra e in quelli immediatamente successivi al Concilio Vaticano II si sia verificato un quasi affievolimento della preghiera. Il fenomeno preghiera ha come propria alternativa il fenomeno “azione”. Tale fenomeno ha sempre assunto nella storia dell’uomo proporzioni marcate, massicce, degeneranti in attivismo negli anni di guerra (involuto in forme clandestine e civili) e nei dopoguerra, quando il “fare” si impone di necessità per la ricostruzione materiale, sociale, politica, soprattutto quando la guerra si sia risolta in fallimento dichiarato e universale.
Si impongono allora all’attenzione vitale dell’uomo i valori concreti, il fattore economico prende il sopravvento e si impone con una urgenza ed una forza, per cui diviene il parametro degli altri valori umani, quello sociale, e quello politico. L’aspetto religioso entra in crisi e al limite, si svuota del suo significato più profondo. Ecco quindi emergere una società consumistica, tesa verso il benessere materiale, ecco affermarsi un costume frenetico nella spasmodica ricerca dei piaceri, della gloria, del potere, del benessere ad ogni livello, mentre l’economia penetra nello spirito e nell’individuo come nella società, offre il modello dell’uomo egoista, che tutto domina con assolutismo, e fa del proprio io l’unica legge a cui obbedisce asservito.
Tale movimento è stato sostenuto e nello stesso tempo favorito ai nostri giorni dall’ideologia materialista, che giustifica e avvalora questo atteggiamento dello spirito.
La teologia, orientata alla distruzione del trascendente, con la morte di Dio tende a liberare l’uomo dal concetto di peccato e di coscienza.
L’ateismo scientifico e pratico domina la vita anche a livello di masse. La vita si è fatta frenetica nella civiltà dei rumori, degli urlatori, della macchina, dei mass-media, degli slogans; mentre non resta più spazio al silenzio, alla riflessione, al riservato, al personale.
Tutto è posto in evidenza con tale forza di colore e di suoni, che le facoltà spirituali dell’uomo ne sono paralizzate fino alla distruzione.
Altro fattore storico che ha accreditato il fenomeno azione è stato il Concilio Vaticano II che, frainteso nella novità del messaggio, ha sollecitato, da parte di alcuni, riforme immediate, condanne del passato, frettolosi aggiornamenti e rinnovamenti, aventi come denominazione comune l’azione, sotto lo stimolo del momento storico e sociale e dell’ideologia materialista.
Dimensione orizzontale
La dimensione spirituale dell’uomo si è insabbiata nella orizzontalità ed il comandamento dell’amore è stato catturato in tale eresia. Anche da questo punto di vista la preghiera e più ancora la contemplazione si sono smarrite o si sono vanificate nel loro contenuto.
L’uomo nel suo confine terreno si è imposto all’attenzione e una scienza è venuta alla ribalta con la pretesa di sostenere ogni altra scienza e dare la giusta soluzione dei problemi umani: l’antropologia, a livello teologico, psicologico, sociologico, culturale, artistico, quasi che lo studio dell’uomo avesse la vastità delle esigenze dell’uomo stesso.
L’inevitabile inappagabilità dell’uomo, coartato nella sfera dei valori terreni ha portato ad una necessaria reazione, a livello più o meno cosciente, personale o di gruppo, in forme più o meno valide.
Posizioni estreme ed aberranti di tale reazione: la noia, la disperazione, il rifiuto della vita, ogni genere di evasione o di stordimento. Di qui l’uso della droga o dell’alcool, l’erotismo, la pornografia e la pornocrazia, il teppismo, la violenza organizzata, il suicidio.
La trascendenza respinta entra deformata e si fa strada nelle cisterne screpolate di Geremia (2,12) con l’apertura al mondo dell’aldilà, l’avventura nell’ignoto, nel misterioso a livello di magia, di astrologia, delle infinite sottospecie delle scienze occulte, dello spiritismo, come liberazione della schiavitù della materia, e desiderio di conoscere il proprio destino, di cui l’uomo non si sente più l’artefice.
Di qui ancora la tendenza ad orientarsi verso le aree geografiche del trascendente, medio ed estremo oriente, con le esperienze mistico-contemplative del Buddismo, con l’antica tecnica orientale dello yoga, quale liberazione definitiva dello spirito.
Oggi
Ed ecco il movimento religioso, veramente positivo, espressione della contemplazione cristiana e l’orientamento verso la preghiera, quale spazio dell’unione dell’anima con Dio. Il Concilio Vaticano II, sottolineando la vocazione universale alla santità apre la visione escatologica, compimento delle attese e restaurazione perfetta di tutte le cose e del genere umano.
La gioventù in autocritica, l’adolescenza, sente quasi istintivamente il bisogno della interiorizzazione, del silenzio, della preghiera. Di qui il fiorire di oasi, di eremi, di scuole di preghiera, di gruppi carismatici o neocatecumenali, espressioni forse anche a livello inconsapevole, di quella mozione interiore che ha trovato via libera all’espressione.
La preghiera si fa ricerca di Dio, ascolto di Dio, tensione verso Dio, non nella forma esterna della pratica di pietà, ma a livello intimo, personalissimo.
“Ascoltatelo” è proposto da Dio nel momento contemplativo della trasfigurazione, e questo aderire alla voce richiama la fede di Abramo che ascolta ed accetta. Ascendenza irresistibile della Parola dall’Alto e gusto di Dio.
Un accostamento meno sprovvisto e più pensato del Concilio Vaticano II ha indotto a mettere maggiormente in luce la dimensione contemplativa della vita cristiana, impegno proprio del battezzato, la cui partecipazione alla vita divina con la grazia, comporta un orientamento costante dello spirito all’aldilà; di qui la contemplazione nell’attività quotidiana, nell’amore dei coniugi, nel servizio ai fratelli.
La valorizzazione del Sacrificio Eucaristico, e particolarmente della S. Comunione, dell’ascolto meditato e discusso della Parola di Dio sono aspetti peculiari della contemplazione. Tutto l’Antico e Nuovo Testamento possono essere accostati secondo questa dimensione sulla scorta dei Patriarchi, dei Profeti, degli Apostoli e soprattutto della Vergine e del Cristo, contemplativo modello visione ininterrotta ed immediata del Padre.
La “sequela” lascia posto alla comunione e all’unità; al “seguimi” succede il “rimanete in me”, “che siano uno come Noi siamo Uno”. Trascendenza che diventa immanenza, mentre il nostro alzarci al livello di Cristo, l’avvicinamento alla Sua divinità fa la contemplazione. E in questo stupendo movimento, l’uomo sente di progredire, di avanzare verso la divinità, mentre attraverso la croce, la morte quotidiana, si fa idoneo, nella purezza del cuore, a vedere Dio.
Risveglio vocazionale
Ecco il risvegliarsi delle vocazioni di speciale consacrazione, polarizzazione del divino sopra un’esistenza a tempo pieno. Alla totalità del dono della carità divina, l’esigenza di rispondere con la totalità della carità umana. Ecco la vita fatta preghiera, silenzio, purificazione in dimensione universale di uomini e cose.
Ecco la vita terrena fatta eternità, l’attesa dei cieli nuovi e della terra nuova, il faccia a faccia diventare esperienza esistenziale: l’espressione più profonda di questo risveglio dello spirito che ha riscoperto la contemplazione.
E tutto ciò apre il cuore alla speranza. La contemplazione vive nella storia, ma non è solo fenomeno storico: superato l’impatto e ritrovato lo slancio verso Dio, maturano in questa linea frutti concreti, reali, quali il mondo cerca e non trova.
Questo movimento di anime che pregano, che cercano Dio seriamente, anche attraverso la non facile via della croce, possiamo considerarlo prodromo della nuova era dello spirito? Sintomi significativi e pieni di speranza per una maturazione di frutti, ci sono e fanno sperare una nuova stagione vocazionale dove la preghiera riprende la sua dimensione fecondatrice, al sole del dono di Dio e dal fertile humus della buona volontà e della responsabilità della persona.