N.06
Novembre/Dicembre 1986

Scuola di preghiera e vocazioni

Mi propongo di indicare in parte la tipologia di alcune scuole di preghiera, ponendole in relazione con le vocazioni, per ricavare le caratteristiche che dovrebbero avere tutte le scuole di preghiera in vista del problema vocazionale.

 

 

 

Tipologia delle scuole di preghiera

Se ne possono stabilire diversi tipi secondo alcune loro principali caratteristiche:

Rispetto alle periodicità: vi sono scuole che si frequentano durante alcuni giorni continui, in ritiro o durante la stessa vita ordinaria, mentre ve ne sono altre che funzionano durante un anno o vari anni con un ritmo settimanale, mensile, ecc.

 

In relazione ai metodi impiegati: vi sono scuole di carattere prevalentemente teorico e didattico e scuole di carattere esperienziale; altre polarizzate a qualche metodo o scuola di spiritualità o di carattere più universale e eclettico; altre indirizzate ad una determinata categoria di persone più o meno inserite in una famiglia religiosa o in un movimento; oppure sono di carattere più universale aperte ad ogni categoria di persone.

 

In relazione ad un problema determinato come quello della vocazione consacrata o finalizzate ad incrementare il numero dei membri di un dato movimento.

Riferendoci a questo tipo di scuole possiamo distinguere:

* Gruppi di preghiera senza speciale riferimento al problema vocazionale. Probabilmente sarà il caso più frequente come quelle dei gruppi carismatici, del vangelo, ecc. Crediamo, senza dubbio, che qualunque gruppo di preghiera per la sua stessa natura costituisce un ambiente privilegiato per suscitare vocazioni. Prima perché le persone interessate ai gruppi di preghiera sono tali che testimoniano la loro preferenza per Dio, e ciò costituisce, già per sé, un elemento importante per accettare la chiamata di Dio che sta alla base di qualsiasi vocazione autentica. In secondo luogo perché ogni preghiera suppone un processo di ascolto silenzioso e attento alla voce di Dio e prepara ad una risposta spontanea, libera e responsabile alla chiamata.

Questa attitudine essenziale in chiunque prega dispone, com’è ovvio, alla maturazione di una vocazione.

Senza dubbio dobbiamo tener presente che questa disposizione che dovrebbe essere comune a qualunque scuola di preghiera può purtroppo essere neutralizzata nei riguardi del processo vocazionale, quando prematuramente si dà per risolto questo problema o quando si tenta di manipolare il cammino della preghiera per farlo sfociare in un’attitudine più o meno cosciente in favore di un proposito prestabilito, come potrebbe essere una decisione unilaterale, anche se apostolica, di carattere politico o sociale.

 

* Gruppi di preghiera con riferimento vocazionale. Ci sembra naturale che qualunque scuola di preghiera si proponga di aiutare ciascuno a dare una risposta ai suoi problemi personali. In questo senso mi sembra normale che qualunque gruppo di preghiera tenga presente due cose:

1. Includere nei temi di preghiera alcuni temi vocazionali. Come meditare la Parola di Dio senza fare allusione al problema vocazionale? Infatti tanto l’Antico che il Nuovo Testamento hanno posto sempre in rilievo questo problema quando hanno trattato della vocazione dei Patriarchi, dei Profeti e degli Apostoli.

2. Soprattutto una scuola di preghiera deve insegnare a coltivare le disposizioni necessarie per ascoltare e ricevere la Parola di Dio: per accoglierla, per rimanere in essa e per realizzarla. Questo atteggiamento orante è la migliore preparazione per accettare la vocazione quando si sia sentita nel proprio cuore. Queste sono le due ragioni fondamentali per cui, a nostro parere, ogni genuina scuola di preghiera adotta nella propria pedagogia implicitamente il problema della vocazione dei suoi membri, per fedeltà alla Parola e per fedeltà all’atteggiamento genuino della preghiera.

 

* Scuole di preghiera con un fine specificamente vocazionale. Non si tratta di manipolare quelli che spontaneamente vengono a questi gruppi di preghiera, ma piuttosto di prestare un servizio specifico a quelli che cercano una soluzione al proprio problema vocazionale e sperano di trovare in un ambiente di preghiera una strada più sicura verso la soluzione.

Un gruppo di tale natura che sia aperto a tutti i tipi di vocazione o diretto specialmente ad illuminare circa una determinata vocazione o Istituto dovrà tener presente tre cose:

1. Si deve insegnare a pregare in generale, ma si deve insistere soprattutto in un doppio processo della preghiera: di ascolto e risposta alla Parola di Dio; di discernimento di questa stessa Parola, cioè del significato che ha per me questa Parola di Dio oggi, nella mia situazione e degli effetti che essa causa in me (consolazioni e perplessità).

2. Potrà essere utile, in secondo luogo, quando si tratta di gruppi specifici orientati a discernere una vocazione particolare, insistere in quei metodi di preghiera più familiari ad una determinata vocazione contemplativa, apostolica, missionaria. Ci potrà aiutare ad esaminare le risonanze che un particolare modo di pregare suscita in ciascuno.

3. Si deve evitare ad ogni costo di manipolare il gruppo in modo che le persone siano impedite a scoprire la propria vocazione per altro cammino e perdano di vista l’imprevedibile e il meraviglioso dei piani di Dio: infatti uno può andar cercando una vocazione contemplativa e scoprire una vocazione missionaria; o cercare una vocazione sacerdotale e imbattersi in una vocazione politica.

 

 

 

Elementi essenziali di una scuola di preghiera aperta al problema vocazionale

 

Già abbiamo indicato alcune esigenze di un qualsiasi tipo di gruppo che si interessi in qualche modo al problema delle vocazioni. Ora intendiamo insistere specialmente su tre esigenze:

* Insegnare la preghiera come risposta. La preghiera cristiana, che in fondo ci proponiamo di insegnare, suppone sempre una chiamata ed una risposta. Infatti il dialogo della preghiera esige prima l’ascolto di una Parola che ci è stata diretta personalmente. Ed allora prima di insegnare a parlare bisogna insegnare ad ascoltare. Ma non basta ascoltare: devo discernere che cosa la Parola di Dio significa oggi e qui per me. Poi devo imparare a rispondere con sincerità, con responsabilità ed efficacia. Una risposta che coinvolge la vita non va forzata, bisogna lasciarsi attrarre soavemente dall’amore. Questo significa in fondo imparare a pregare.

 

* Superare l’intimismo. C’è un proverbio spagnolo che dice: “Ogni arboscello ha il suo verme”. Ebbene la preghiera ha il suo rischio: il pericolo di cadere in un intimismo sterile per il gusto di una malintesa intimità con Dio o con i membri del gruppo e dimenticare le pene e le gioie dei nostri fratelli specialmente dei più poveri.

Certamente la preghiera suppone un movimento che ci conduce all’intimità di noi stessi per scoprire Dio “intimior intimo meo” e Dio tra i nostri fratelli con i quali siamo uniti in suo nome (cfr. Mt 18,20).

Perciò questa attrazione verso l’intimità deve completarsi, anche per le persone chiamate alla vita contemplativa, con un altro movimento di dilatazione e di solidarietà con la Chiesa e con il mondo.

Di qui deve nascere un ritmo salutare di vita di preghiera e un clima propizio per una vocazione religiosa o sacerdotale.

Per questo una preghiera “sana” non è contenuta in tempi di preghiera in ritiro o in gruppo ma si estende ad integrare tutta la vita.

Bisogna insegnare a portare la vita nella preghiera e la preghiera nella vita.

 

* La preghiera e gli altri. Una scuola di preghiera dovrà tenere conto anche di un’altra dimensione: la preghiera non è solo un impegno personale, ma anche comunitario. Ciò risulta evidente quando si tratta della preghiera liturgica che è essenzialmente comunitaria ed ecclesiale. Ma la nostra preghiera anche se personale viene fatta nella Chiesa e pertanto in comunione con i nostri fratelli che lavorano e soffrono nel mondo ed anche con “gli angeli e i santi”, che ci assistono dal Cielo. Ciò significa che quando preghiamo possiamo beneficiare della compagnia attuale dei nostri fratelli: di qui il significato dei gruppi di preghiera. Infatti qui posso sperimentare il sostegno e l’esempio di quelli con cui prego e posso arricchire la mia esperienza con l’esperienza di preghiera anche vocazionale dei miei compagni di preghiera.

La mia preghiera con gli altri può anche avere un altro significato: può inserirsi nella tradizione della Chiesa o di una famiglia religiosa. Il mio modo di pregare può aiutarmi a riconoscermi nella esperienza orante di una famiglia religiosa. S. Benedetto, S. Teresa, S. Francesco, S. Ignazio.

Un gruppo di preghiera soprattutto se vocazionale potrebbe offrire inoltre l’opportunità di un contatto personale con un “maestro”, con un direttore e consigliere spirituale per i problemi di preghiera e di vocazione. In ogni caso potrebbe avvenire un incontro personale con una persona esperta, nell’ambiente proprio di un gruppo di preghiera.