N.05
Settembre/Ottobre 1987

Bibliografia ragionata su: animazione e accompagnamento delle vocazioni femminili

 

La “questione femminile”

 

“… il cristiano che collabora a un femminismo ben compreso…dona all’opera della redenzione una spinta forse a null’altro comparabile in importanza e dimensione” (E. Mounier).

Senz’altro si può aggiungere che solo approfondendo la comprensione dei movimenti femminili possiamo capire i problemi della vita religiosa con la persistente crisi delle vocazioni femminili che l’accompagna.

– Piersandro Vanzan, La donna contesa. Origini e prime forme del femminismo, in: La Civiltà Cattolica II (1983) 25-39; Id., Il femminismo contemporaneo. Crisi, rilancio e prospettive, ivi, II (1983) 255-270;

-M.T. Garutti Bellenzier, Per un ‘far memoria” della questione femminile, in: AA.VV., La donna nella chiesa e nella società, Ed. AVE, Roma 1986, 9-40;

– G. P. Di Nicola, Sfide e possibilità del femminismo socio culturale, ivi, 41-87.

Due secoli sono passati dall’insorgere esplicito della questione femminile: il femminismo degli anni ‘80 – fatto molto meno che in passato di rivendicazioni giuridico-economiche o di lotte per miglioramenti concreti della condizione della donna – ha segnato un importante recupero di significative valenze dell’autentica femminilità. Tra l’altro va sottolineata la riscoperta di una sessualità riconciliata e un potenziamento della dimensione religiosa come domanda di soggettività.

– G. Scarvaglieri, La religiosa e la condizione femminile, Ed. Rogate, Roma 1982;

– E. Rosanna, La vita religiosa femminile oggi in Italia, in: Consacrazione e servizio, 8/9 (1985) 45-65; Id. Lettura dei questionari inviati alle religiose, in: Orientamenti Pastorali, 2/3 (1985) 45-85.

La crisi delle vocazioni femminili è legata non solo a fenomeni socio-culturali, ma è anche legata alle problematiche giovanili e femminili, problematiche che nelle giovani donne si accumulano e si amplificano: la riscoperta della dignità della donna, la presa di coscienza della sua dignità e della pluralità dei ruoli che essa può giocare nella società, la difesa della vita, la demitizzazione del ruolo materno e domestico, la caduta della dicotomia che associa esclusivamente la sfera pubblica all’uomo e la sfera privata alla donna. Non vanno poi dimenticate le problematiche legate alle mutate aspirazioni della donna, che sono orientate – secondo i risultati delle più recenti ricerche sociologiche – in tre direzioni: maggior istruzione, lavoro extradomestico, partecipazione sociale e politica.

 

 

La donna nella Chiesa

 

Se è innegabile che la questione “donna nella chiesa” è venuta alla luce sotto la pressione dei femminismi liberali, socialisti, ecc., è anche vero che il pensiero e l’azione dell’odierno movimento delle donne cristiane, quello attivato dal Concilio Vaticano II, sta restituendo il favore con gli interessi composti, nel senso che sta offrendo agli altri femminismi spunti decisamente originali per una, soluzione inedita della questione femminile nel suo insieme.

– Giovanni Paolo II, Uomo e donna lo creò, Ed. Città Nuova, Roma 1985;

– P. Vanzan, La donna nella chiesa: indicazioni bibliche e interpretazioni femministe, in: La Civiltà Cattolica, I (1986) 431-444; Id., L’ordinazione sacerdotale delle donne. Riflessioni in margine a un recente carteggio tra la chiesa cattolica e la comunione anglicana, ivi, III (1986) 148-154; Id., La donna nella chiesa: problemi e prospettive, in: AA.VV., La donna nella chiesa e nella società, AVE, Roma 1986, 111-182; Editoriale, La donna si ricerca nella teologia, in: Presenza Pastorale 12 (1984) 27-33;

– T. Ciccolini, Donna, presenza critica nella chiesa, in: Consacrazione e servizio, 10 (1984) 51-60;

– J. Galot, Vivere con Maria nella vita consacrata, Ancora, Milano 1987

Da una approfondita rilettura del dato biblico si recupera sia la mutualità che “in principio” si dà tra uomo e donna (Gn 1-2), sia i guasti indotti dal peccato (Gn 3), che ha trasformato le differenze in disuguaglianze e i rapporti dispari in soprusi; e si giunge all’abbozzo di una specifica ministerialità femminile, formalmente altra da quella maschile e, in ogni caso, non la brutta o bella copia del sacerdozio ministeriale. Nella ricerca di una collocazione corretta della donna nei confronti del ministero ordinato viene in aiuto anche la ecclesiologia e la mariologia.

 

 

 

Le vocazioni di speciale consacrazione femminile come realizzazione simbolica della donna nella chiesa.

 

Per riproporre oggi il discorso delle vocazioni religiose femminili occorre tener conto che il cambiamento profondo avvenuto nella donna, richiede la capacità di cogliere il nuovo di fronte al quale viene posta la pastorale della chiesa; che la diminuzione delle vocazioni religiose femminili tradizionali deve essere vista in una più diffusa valorizzazione delle vocazioni laicali e nell’incremento di altre forme di consacrazione più aderenti alla storia e al mondo d’oggi.

La domanda dovrebbe essere: la storia di oggi, illuminata dallo Spirito Santo, che tipo di vocazioni richiede? Come gli assoluti del Regno possono incarnarsi nella storia di oggi, indipendentemente o non necessariamente legati alle forme tradizionali?

– Aldo Locatelli, Le religiose “donne vere”, in: Consacrazione e servizio, 6 (1986) 24-33;

– Maria Mattioli, Itinerario educativo e ministero della donna, in: Presenza Pastorale, 12 (1984) 46-55;

– A. Cencini, Dall’animatrice vocazionale alla comunità vocazionale, in: Consacrazione e servizio, 4 (1987) 7-36;

– I. Castellani, Pastorale vocazionale nella chiesa locale, ivi, 37-50;

– Rogate ergo II (1985) su: Donna e Vocazione.

Nella proposta vocazionale occorre una attenzione maggiore alla persona storica interpellata ad una risposta. Si tratta di rendersi conto che il soggetto della vita religiosa, nel nostro caso è la donna – e una comunità di donne – e di trarne le debite conseguenze. Una Madre Generale così esprime questa istanza: “Nel passato non si è data sufficiente attenzione alla componente psicologica: non di rado la costituzione degli istituti femminili erano semplici traslazioni di quelli maschili. Vi è oggi la tendenza a non definire i consigli evangelici come puro dato oggettivo “applicabile” rispettivamente agli uomini e alle donne, ma di rapportare piuttosto la proposta evangelica alla specificità dei soggetti interpellati. In breve si tratta di assumere la ‘femminilità” non come aspetto aggiuntivo, ma come elemento essenziale della consacrazione stessa”.