N.05
Settembre/Ottobre 1987

Proposta e accompagnamento vocazionale delle giovani d’oggi

Una proposta di accompagnamento vocazionale – e qui mi riferirò in particolare alla vocazione consacrata – che voglia incontrarsi con l’attuale mondo giovanile-femminile deve prendere atto del profondo mutamento che in esso si è realizzato negli ultimi decenni. Questo, non solo per evitare un ulteriore abbassamento numerico delle vocazioni consacrate, ma anche per non rendere illeggibile alle nuove generazioni tale proposta di vita autentica e, ancora, per impostare un lavoro formativo – su coloro che stanno accogliendo o già hanno accolto la proposta – che non sovrapponga sulle giovani d’oggi modelli di vita e categorie di pensiero d’altri tempi.

Un terzo motivo per cui è importante che la proposta e accompagnamento vocazionale ‘facciano i conti’ con l’attuale condizione giovanile-femminile è l’esigenza che la stessa vita consacrata ha di autenticarsi in questo confronto. La situazione presente – con le sue esigenze, le sue domande, i suoi valori, le sue stesse contraddizioni – può costituire una preziosa provocazione per la vita consacrata femminile a proseguire in quel rinnovamento che è recupero della radicalità ed essenzialità di ciò che sta a fondamento (cfr. P.C. 11,2), liberandosi progressivamente da quelle incrostazioni che la rendono oggi meno trasparente. Va però ricordato che assumere l’appello proveniente dalle giovani di oggi non significa accoglierlo acriticamente: la domanda, oltre che assunta va educata, perché non tutto in essa è valore.

Quali sono, dunque, le istanze emergenti dall’attuale mondo delle giovani? Come interpellano il nostro lavoro di proposta e accompagnamento vocazionale? Quali indicazioni possono emergere dal confronto tra queste istanze e ciò che la vita consacrata è negli aspetti irrinunciabili della sua identità? Sono queste le domande che guideranno la nostra riflessione.

Rimando agli altri articoli presenti in questo numero della rivista e ad altri contributi specifici per un esame approfondito della condizione giovanile femminile; io ne richiamo qui solo alcuni aspetti, raccogliendoli attorno a quelli che mi paiono i nodi cruciali che la proposta e l’accompagnamento vocazionale devono considerare, e mostrando alcune esigenze che ne derivano per la nostra azione pastorale.

 

 

Rifiuto di una ‘immagine-ruolo’ della donna

La giovane oggi non accetta facilmente l’immagine-ruolo di donna che in passato ha avuto tanta fortuna e che è stata poi smascherata come prodotto in gran parte di cultura. A questa immagine erano legati i cosiddetti ‘valori femminili’: sottomissione, silenzio, sacrificio, umiltà, servizio…, e di questi valori la donna consacrata – ed in particolare la suora – sembrava aver fatto il proprio stile di vita.

Una proposta vocazionale che riproponesse la vita consacrata come l’incarnazione fedele di questa immagine, è destinata a fallire, a risultare, agli occhi delle giovani, cosa d’altri tempi, non adatta a loro.

D’altra parte, è pur vero che gli atteggiamenti sopra citati sono importanti in una vita che tutta si consegna a Dio per il Regno, e che il loro non essere ‘di moda’ non è una ragione sufficiente per ritenerli inutili. Essi vanno però radicati in chiare motivazioni di valore e non legati ad uno stereotipo di femminilità. La consacrata dovrà perciò apparire come colei che vive questi atteggiamenti non perché, essendo donna, non le è concesso di fare diversamente, ma perché ha compreso che essi sono per tutti – uomini e donne – condizioni indispensabili per vivere un’esistenza autentica nell’amore.

Inoltre, nel cammino di accompagnamento, si dovrà superare quella tendenza ancora presente – e che si esprime solitamente in messaggi impliciti – a rinforzare di preferenza nella giovane atteggiamenti di consenso e di subordinazione, che suonano così come positivi in sé, mentre potrebbero esser motivati semplicemente da una ricerca di gratificazione personale. Andrà invece incoraggiata la presa di posizione alla luce dei valori che di volta in volta sono in gioco e là dove fosse chiesta la rinuncia al proprio parere o la sottomissione, si dovrà aiutare a sceglierla in forza di un valore più grande, quale può essere il rispetto per la persona, la comunione, etc.

 

 

Il primato dell’auto-realizzazione

L’aspirazione all’auto-realizzazione, all’autonomia, ad un’inserzione attiva e diversificata nel mondo, vanno sempre più emergendo nelle ragazze.

L’enfasi sul proprio mondo personale, col desiderio di valorizzarne appieno le possibilità nella sfera della corporeità, della affettività e della razionalità è oggi molto forte.

Come questa nuova sensibilità – portatrice di valore, ma anche di illusione – si può comporre con una prospettiva di vita consacrata? La suora è spesso, agli occhi delle giovani, proprio la donna che ha rinunciato a questi beni.

La proposta vocazionale è dunque sollecitata a farsi offerta di testimonianze significative che attestino che la consegna di noi stesse a Dio non mortifica, anzi potenzia la nostra umanità, in ogni sua dimensione.

Il cammino di accompagnamento dovrà favorire nella ragazza l’assunzione e valorizzazione piena della propria femminilità, in funzione di un amore più ricco e trasparente. La giovane deve aver cura che la sua umanità sia sempre più luogo in cui è possibile la carità di Gesù. In questo senso va orientato e valorizzato il rapporto col corpo, col mondo emotivo-affettivo, con le capacità razionali e volitive, non per edificare il proprio ‘io-idolo’. Sarà questo desiderio a richiedere il lavoro dell’autodominio, la fatica della mortificazione… Si recupererà così, in modo nuovamente motivato, l’ascesi e la tensione di rinuncia come condizione per un’offerta piena di sé.

L’esigenza dell’auto-realizzazione va orientata nel senso del servizio, nella convinzione che è solo perdendosi per amore che si ritrova la pienezza della vita e che si dà il meglio di sé, altrimenti permarrà sempre un atteggiamento egocentrico-narcisista, che strumentalizza tutto a sé: vita spirituale, comunità, apostolato…

D’altra parte, va accolta e favorita nella giovane l’espressione personale secondo la propria originalità, superando quel timore, che talvolta trapela nei nostri interventi educativi, che ciò possa minacciare l’umiltà e dare adito ad atteggiamenti di esibizionismo. Si tratta piuttosto di aiutare la ragazza a porre come criterio per la scelta del quando e come esprimersi non il proprio bisogno di auto-affermazione, ma il bene dell’altro e della comunità.

La giovane d’oggi ha in molti casi imparato a valorizzare anche le proprie capacità razionali e difende, a volte gelosamente, questa conquista.

È importante che la vita consacrata che proponiamo non sia colta dalle giovani come nemica dei valori della razionalità. Per questo vanno valorizzati, nel dialogo personale e comunitario, l’atteggiamento di ricerca e di interrogazione anche problematica, il ricorso ai contributi della scienza, e non invece ‘tamponati’ per il sospetto che portino per sé ad una diminuzione di fede, di obbedienza o di semplicità.

Occorrerà piuttosto portare gradualmente alla constatazione della finitezza delle argomentazioni ‘umane’ e, ultimamente, della necessità di abbandonarsi ad una sapienza diversa, spesso ‘folle’ per le categorie del mondo.

 

 

Rapporti interpersonali fondati su valori amicali

L’accresciuta sensibilità al valore dell’amicizia – o anche più semplicemente a rapporti interpersonali affettivamente intensi – rende difficile alle giovani d’oggi comprendere certi stili di convivenza presenti nelle nostre comunità religiose.

Esse devono divenire luogo di educazione e di esperienza di autentici e maturi rapporti interpersonali; rapporti non però motivati semplicemente da affinità psico-affettive, ma generati anzitutto dalla comune appartenenza a Cristo e dedizione alla Missione da lui affidata. In questo contesto la giovane potrà recuperare anche l’impegno di purificazione da possessi egoistici, per un reciproco favorirsi nella libertà del cuore e nella oblatività senza esclusivismi.

 

 

Un’ultima sottolineatura

Per la giovane oggi, pur nella complessa situazione in cui vive, si sono aperte numerose possibilità di realizzazione personale, a vari livelli.

Questo rende certamente più ardua, per una ragazza, la prospettiva di una vita consacrata, che è essenzialmente scelta di espropriazione e di povertà piuttosto che di conquista.

D’altra parte, nelle giovani più mature, che già hanno colto la provvisorietà delle prospettive aperte dall’emancipazione femminile e dal benessere economico, è oggi presente una sete profonda di autenticità di vita, un intenso bisogno di radicalità evangelica, che magari non sa tradursi in scelte particolari e concrete, ma che è intensamente avvertito.

Possiamo leggere in questo una grossa sfida alla nostra vita consacrata. Essa deve riproporsi nella forza della sua radicalità, perché le giovani possano avvertire che ‘vale la pena’ lasciare le tante opportunità che sono loro offerte in questa nostra società. Più alto è il prezzo, più deve essere alta la qualità dell’offerta. La ‘qualità’ della vita consacrata è data dalla sua radicalità riscritta nell’oggi, in termini attuali.

Una radicalità che provoca tutte noi, donne consacrate, nelle nostre scelte personali, comunitarie, istituzionali.

Credo che solo così sia possibile evitare il rischio che la proposta di vita consacrata diventi selettiva proprio nei confronti delle giovani che più vivono i problemi e le istanze del loro tempo, quelle che più si interrogano, quelle che più desiderano offrire al mondo un contributo nuovo di femminilità perché hanno maggiormente maturato la loro identità.

Credo andrebbe a grave discapito di queste stesse persone, della chiesa e della Vita consacrata.