N.06
Novembre/Dicembre 1987

Giovani per i giovani: un “iter” vocazionale

Non è facile stabilire il ruolo dei giovani in relazione agli adulti nella vita, nell’educazione, perciò neppure nella pastorale giovanile generale e nella pastorale vocazionale in particolare.

 

 

Da destinatari a protagonisti

Sembra già una conquista generosa e fruttuosa riconoscerli destinatari di attenzioni e cure premurose, continue, ricche di direzione e guida.

Eppure in un meritevole discorso già Pio XII enunciò un principio che non ho mai visto citato o sentito ricordare. L’impegno di ogni educazione è di promuovere la maturazione del giovane e di “rendere l’educatore progressivamente superfluo”.

“Progressivamente” non significa alla fine del processo, ma subito fin dall’inizio in forme e spazi crescenti.

Il primo fattore, dopo Dio, della crescita della vita è il giovane stesso, per la sua carica di vitalità bio-psicologica, spirituale, perfino soprannaturale battesimale che fa soggetto di desiderio, di tensione, di attenzione, di disponibilità alle offerte esterne, di collaborazione attiva alle integrazioni necessarie da parte dei formatori. L’auto-educazione è la base dell’educazione.

Per queste ragioni anche la parte dei giovani nella pastorale vocazionale non può ridursi al ruolo di massa passiva e ricettiva di proposte, chiamate, guide per la risposta e la formazione progressiva. Essi sono da considerare e trattare come protagonisti. Però non solo protagonisti di una risposta, ma anche di iniziative che vanno dall’attivismo della comprensione dei messaggi alla elaborazione dei consensi mentali, affettivi, volitivi, decisivi, comportamentali, fino a un immediato impegno vocazionale di giovani per i giovani.

 

 

Una vita nascente, crescente, comunicante

Ogni valore che in essi attecchisce, germina, cresce, così come è la chiamata-risposta vocazionale, è per sua natura, ad ogni livello dello sviluppo, uno stato e un atto di vita nascente – crescente – comunicante. “Giovani per i giovani”, è la conseguenza nella quale si traduce e si prova la autenticità del messaggio ricevuto e entrato nella dinamica della vitalità interiore. Ricordiamo quei giovani che furono l’apostolo Andrea per il fratello Pietro, Filippo per l’amico Natanaele… Ma già i bambini si passano ogni cosa interessante della loro esperienza quotidiana.

Preparando queste note purtroppo non ho trovato quasi nulla di scritto su una pastorale giovanile vocazionale gestita o almeno co-gestita dai giovani. Ma la realtà è più ricca e più bella, più ricca di fatti e di insegnamenti. Noi tutti la conosciamo.

 

 

Lezione dei movimenti giovanili

Vorrei proporre una distinzione moderna piena di significati. Si chiamano “opere” giovanili pedagogiche o pastorali quelle istituzioni formali, organizzate, nelle quali gli adulti guidano l’educazione dei giovani con totale iniziativa di obiettivi, scelta di mezzi e metodi, volontà di progresso.

Recentemente sono sbocciati e si sono moltiplicati i “movimenti” giovanili. Qualche volta erano e sono ancora opere di adulti con qualche attenzione al consenso volontario dei giovani. Ma per sé il movimento giovanile dovrebbe avere alla base e al centro la vitalità dei giovani, la loro spinta a ricercare, incontrarsi, crescere, impegnarsi, anche se non senza presenze e contributi di adulti particolarmente rispettosi e stimolanti. Perciò i movimenti giovanili sono luoghi di emergenza di diffuse iniziative, di attive partecipazioni, di varia leadership dei giovani medesimi, almeno dei più maturi. Giovani per i giovani, appunto.

Il movimento tende ad espandersi e a comunicare la propria dinamica di influenza e di crescita e vita giovanile ad altri, a molti altri, forse anche con la consapevolezza e l’impegno di un messaggio a tutti i giovani.

I movimenti giovanili hanno costituito e costituiscono il volto recente sia dell’autoeducazione sia dell’associazionismo organizzato e largamente animato da adulti.

Tuttavia la necessità di stretto contatto con adulti idonei come ispiratori, guide superiori, interpreti e correttori, spesso integratori delle necessarie insufficienze ha prodotto l’affermarsi di una più sincera verità nelle comunità totali, dove adulti e giovani s’incontrano e collaborano in condizioni di massima efficacia e validità. Per i giovani essa consiste e si misura nello spazio di protagonismo e di iniziativa che in loro matura e si sviluppa, si afferma sia all’interno della comunità, sia verso gli altri giovani che restano all’esterno e che sono i potenziali destinatari del medesimo messaggio.

 

 

Giovani protagonisti della pastorale vocazionale

È tempo di ripensare queste categorie in rapporto alla pastorale vocazionale. È facile intenderla come opera pastorale degli adulti in favore dei giovani. È la forma dominante nei diversi gruppi, negli incontri, nei campi scuola, nelle iniziative di animazione e proposta.

Fortunatamente la realtà è migliore e il protagonismo giovanile, anche qui, in realtà è maggiore. Però è tempo di metterlo a tema, di prepararlo, di favorirlo, di promuoverlo, di accompagnarlo, di maturarlo verso espressioni sempre migliori.

Torno a ripetere: ciò corrisponde a una legge dinamica della vita che spontaneamente tende a passare da fasi nascenti a fasi crescenti per espandersi e concludere in processi comunicanti.

Nascente è la fase dello sbocciare personale di percezioni rappresentative delle funzioni vocazionali, della prima risonanza nella interiorità affettiva, morale.

Crescente è la fase di sviluppo maturante della coscienza persuasa di validità, di merito, di opportunità, di doverosità, dell’amore ormai sempre più vincente e privilegiato, verso la pienezza vocazionale.

Proprio questo stato di pienezza spirituale suscita una tensione comunicante verso gli altri giovani. È facile che venga percepita una nota di responsabilità, una volontà di prova e dedizione, una ricerca e un esercizio di progressiva competenza per l’aggancio e l’incontro, per la disposizione, per la proposta, la guida.

È la luce che ognuno di noi ha potuto vedere diffusa sul volto dei giovani seminaristi nei momenti di impegno pastorale vocazionale, testimoni e animatori di gruppi di altri giovani; sul volto di chi, ormai già incamminato a qualunque livello verso la propria risposta vocazionale era di fronte a compagni e ad amici, a gruppi di coetanei o di ragazzi per una comunicazione che era il vertice vivo del proprio cammino intimo verso Dio, Cristo, la Chiesa, la comunità, la missione.

 

 

Ragioni di una efficacia

Questo fa bene alle giovani vocazioni comunicanti, fa bene a chi riceve la comunicazione.

 

“Giovani per i giovani”: fa bene a chi porta il messaggio

Solo la responsabilità matura la vocazione, massimamente la responsabilità per l’annuncio, la proposta, l’accompagnamento di altri giovani in un loro cammino vocazionale.

Allora la realtà e i valori della vocazione, dall’interiorizzazione nella mente e dall’assorbimento nel cuore che sente le voci dell’amore e del dovere, passano alla prima esercitazione esterna. Dire e spiegare agli altri impegna a chiarificare sempre più a fondo a se stessi. Motivare agli altri aiuta a penetrare, capire, gustare, assimilare ed assumere concretamente i valori e i motivi in sé e per sé.

Questa azione esterna costituisce una forma di maturazione di responsabilità di fronte a se stessi perché mette alla prova il valore dei motivi e delle adesioni, delle scelte personali, rinnovandolo e accrescendolo ogni volta.

Esprimersi in certi modi di fronte agli altri, agli amici, ad altri che si affidano, che in qualche modo dipendono, obbliga a revisione e consolidamento, a precedere nella fedeltà.

Ma il giovane che si cura di altri giovani non lo può fare partendo da sé. La sua partenza è in Dio, da Dio, in una rinnovata scelta di Dio, di stare dalla parte di Dio, di Cristo, della Chiesa, cioè del Regno in terra; scelta di vangelo, di carità, di servizio, di lode.

Assumere responsabilità vocazionale significa intensificare e approfondire la preghiera per gli altri, per sé, per ottenere quegli aiuti di Spirito che prima di far bene agli altri faranno bene a se stessi. Presiedere è sempre in qualche modo precedere.

 

“Giovani per i giovani”: fa bene a chi riceve il messaggio

Vi sono molte ragioni di una efficacia particolare del messaggio vocazionale offerto da parte di coetanei, di altri giovani, di giovani vocazioni, di giovani in cammino vocazionale, in ricerca, in formazione.

È evidente una vicinanza psicologica reciproca. È vicinanza di esperienza di vita, di situazione interiore e ambientale, di stato di ricerca e orientamento. Il cammino percorso è spesso assai simile a quello da percorrere. Il linguaggio che sostiene la comunicazione è più facilmente portato alla comune tematica, a una terminologia e a una formulazione elaborativa vicina, familiare, esistenziale.

Gioca favorevolmente la dinamica della testimonianza esemplare, soprattutto quando vien superata la esemplarità superficiale suscitatrice di ammirazione e di imitazione, ripetitiva, adeguata solo a spiriti deboli e dipendenti, per presentarsi come vera testimonianza: esemplarità che lascia trasparire i valori e i motivi che la ispirano, perciò suscitatrice di sequela creatrice di libere nuove forme fedeli allo spirito, non alla lettera.

I giovani mettono nella loro azione grande impegno entusiastico, forte convinzione contagiosa, toni di fresco convincimento. Ma ho potuto osservare nei giovani anche una grande capacità di rispetto, di tolleranza, di comprensione di tutte le ragioni, di attesa paziente e lunga della maturazione personale.

Questi tratti diventano gli atteggiamenti del dialogo prezioso, attivante, comprensibile, da unire a prove di coerenza tra fede, vita, parola, autenticità, a apertura e ottimismo, fiducia e rispetto, né direttività né dominanza, sempre allegria.

 

 

Qualcosa da migliorare

Quali prospettive si delineano per i protagonisti adulti? 

 

Lasciar fare

Il primo dovere è quello di permettere e lasciar fare affinché i giovani mossi dallo Spirito e sostenuti dai dinamismi spontanei di cui s’è detto possano in molte occasioni trasformarsi in testimoni e guide di altri giovani.

 

Nella povertà

Bisognerà insegnare loro la virtù della povertà che deve distinguere ogni educatore e pastore, un povero che non conosce il bisogno di possedere, di dominare, di conquistare, ma solo l’intenzione di amare e servire, di promuovere ogni forma di bene per Iddio e per i fratelli.

 

Competenza crescente

Dovremo preparare i giovani a questo compito, a questo stile di responsabilità dotandoli di buona volontà comunicante, ma anche di competenza nei valori e nei cammini vocazionali.

 

Crescente responsabilità

Ci auguriamo che aumentino i giovani in grado di prendere coscienza del proprio protagonismo nella vita, nella società, perciò anche nel Regno di Dio, coscienza dei grandi temi cristiani interni e per il mondo, non ultimo quello vocazionale.

Ciò deve far parte di un rinnovato compimento dell’arco educativo cristiano, dalla fede della vita, alla responsabilità della sua generazione e rigenerazione responsabile e attiva, soli, insieme, negli ambienti, nei gruppi, nei movimenti, nelle comunità.

 

 

 

Un invito ai giovani

È permessa un’ultima considerazione in forma di invito?

Tocca a voi, giovani battezzati incamminati o avanzati nella crescita di una vostra vocazione-missione, il compito di credere nella bontà degli altri giovani, di sperare in un loro ascolto.

Credete che nel cuore degli altri giovani, di molti altri giovani vi sono tesori. A voi scovarli, farli emergere e crescere.

Trovate nella vostra fortunata precedenza vocazionale la verità, il valore, i motivi, la fiducia, il coraggio della proposta fuori dei “giusti equilibri”, cioè compromessi, dei calcoli umani.

Se già avete ricevuto un dono e già germina dentro di voi, è per offrirlo subito agli altri cui siete vicini per età e vita. Non dovete aspettare di diventare completi, maturi, forse più ricchi, forse già un po’ vecchi, per incontrare i vostri coetanei, i ragazzi, per parlare loro della vita, delle scelte, delle chiamate, di Gesù, del mondo, dei significati e valori della vostra vocazione, della loro vocazione.

In voi è ormai nata una luce, una tensione, una forza già tesa a comunicarsi, ad estendersi, a conquistare altri.

Altrimenti tutto il vostro animo sarebbe dubbio, incerto, inerte, infecondo.

Cosa avvenne nel Vangelo a Maria subito in visita alla cugina Elisabetta? a Giovanni che addita agli amici l’Agnello di Dio? ai primi apostoli tra loro?

Nelle comunità, nei movimenti e gruppi giovanili, nelle parrocchie, nei catechismi, nei seminari,di formazione delle giovani vocazioni sarà segno dello Spirito proprio questa comunicazione vocazionale dei giovani per i giovani.