N.02
Marzo/Aprile 2020

La vocazione del Geraseno

Meditazione su Mc 5,1-20

 

Riportiamo qui un testo tratto dalle Opere spirituali di Charles de Foucauld (Paoline, Roma 1984, p. 196-199).

 

Quando desideriamo seguire Gesù, non meravigliamoci se Egli non ce lo permette subito, o anche se non ce lo permette mai: e ciò, nonostante che questo desiderio sia legittimo, conforme ai suoi stessi consigli, gradevole al su Cuore, ispirato da Lui. In verità Egli vede più lontano di noi e vuole non solamente il nostro bene, ma quello di tutti: seguendoLo passo per passo, forse non procureremmo altro che il nostro bene o quello di un piccolo numero; andando invece dov’Egli ci manda e facendo la sua volontà e standoGli uniti solo con l’anima, senz’avere la consolazione di seguirLo altrettanto da vicino nella nostra vita esterna, noi procuriamo forse il bene di un gran numero di persone. Egli preferisce il bene generale al bene particolare, tanto più che il bene particolare verrà ottenuto con questo mezzo non solo altrettanto efficacemente ma ancor meglio che seguendo Lui: perché questo bene particolare non proviene che dalla sua grazia, e dipende da lui l’arricchire di grazie due volte maggiori e il rendere due volte più santo in questa vita e nell’altra il Geraseno che predica lontano da Lui, dello stesso Geraseno che cammina al suo seguito e condivide la sua vita…

Senza dubbio, condividere la sua vita con e come gli apostoli è un bene ed una grazia, e si deve tentare sempre di avvicinarsi a quest’imitazione della sua vita. Non è, però, altro che una grazia esterna; Dio può, colmandoci interiormente di grazia, renderci assai più santi, senza questa perfetta imitazione (verso la quale bisogna tendere sempre, benché nella misura della sua volontà) che con essa… Egli può, accrescendo in noi la fede, la speranza e la carità, renderci assai più perfetti nel mondo o in un ordine mitigato di quanto lo saremmo nel deserto o in un ordine austero e fervente, il che non toglie che si debba tendere sempre al deserto piuttosto che al mondo, agli ordini ferventi piuttosto che ai mitigati… Se però Dio ce lo rifiuta, se ci mantiene in uno stato inferiore, se non ci permette di seguirLo, non dobbiamo né meravigliarci, né spaventarci, né rattristarci, ma dire a noi stessi ch’Egli ci tratta come il Geraseno e che per far questo ha motivi molto saggi e molto nascosti… Quel che è necessario è obbedirGli, e gettarci nella sua volontà… D’altra parte non si deve credere sia per sempre ch’Egli ci nega di seguirLo… Forse qualche mese, qualche anno più tardi, Gesù permise al Geraseno di unirsi ai suoi apostoli… Speriamo sempre, fin tanto che ci sono possibilità, di condurre quella vita che è in sé la più perfetta, e per il momento viviamo perfettamente la vita che Gesù ci dà, quella in cui ci vuole, viviamo in essa come ci vivrebbe Lui stesso se la volontà del Padre ve lo ponesse; facciamo in essa tutte le cose come le farebbe Lui se il Padre suo lo mettesse in questo posto, così come ci mette noi.

La vera perfezione, del resto, sta nel fare la volontà di Dio…

Chi oserà dire che la vita contemplativa è più perfetta della vita attiva o viceversa, dal momento che Gesù ha condotto sia l’una che l’altra? Una sola cosa è veramente perfetta, è il fare la volontà di Dio…

Gesù ha fatto in ogni istante la volontà del Padre suo. Ha condotto vita contemplativa quando il Padre lo ha voluto, facciamo anche noi lo stesso, non sarebbe assai imperfetto, per un’anima che Dio chiama alla vita contemplativa, resistere a questa volontà che deve essere la sua sola legge e volere condurre vita attiva? E non sarebbe egualmente colpevole, da parte di un’anima che Dio chiama alla vita attiva resistere alla volontà divina e voler restare nella vita puramente contemplativa?

La vera, l’unica perfezione non sta nel condurre questo o quel genere di vita, ma nel fare la volontà di Dio; sta nel condurre il genere di vita che Dio vuole, dove Egli vuole, e nel condurlo come l’avrebbe condotto Lui stesso… Quando lascia la scelta a noi, allora sì, cerchiamo di seguirLo passo per passo nel modo più esatto possibile, di condividere la sua vita tal quale essa fu, come fecero gli apostoli durante la sua vita e dopo la sua morte: l’amore ci spinge a questa imitazione. Se Dio ci lascia questa scelta, questa libertà, è precisamente perché vuole che spieghiamo le nostre vele al vento del puro amore e che, spinti da Lui, corriamo al suo seguito dietro all’odore dei suoi profumi, in una esatta imitazione, come san Pietro e san Paolo… Ma anche allora, nonostante la perfezione di questa via su cui si segue così da vicino il Beneamato, bisogna, per abbracciarla in modo veramente perfetto, avere l’approvazione del padre spirituale, del direttore, il quale, rappresentando Dio, ha il compito di dirci: “È là che Dio ti vuole”. E se un giorno Dio vuole toglierci per un certo tempo o per sempre da questa via così bella e così perfetta, no turbiamoci né meravigliamoci. I suoi disegni sono impenetrabili: Egli può fare per noi, a metà o alla fine della nostra corsa, quel che ha fatto per il Geraseno agli inizi: obbediamo, facciamo la sua volontà, che conosceremo per mezzo del nostro padre spirituale saggiamente scelto; continuiamo ad imitare le sue virtù e per quanto è possibile il suo genere di vita, povertà, ecc… In tutti gli stati, comportiamoci ovunque come vi si sarebbe comportato Lui stesso… In una parola, quando Egli lascia a noi la scelta imitiamo la sua vita, condividiamo la sua vita in tutto, come la santa Vergine, san Giuseppe e gli apostoli. Quando la sua volontà, comunicataci attraverso il nostro padre spirituale, ci vorrà altrove, andiamo dove vorrà, conduciamo il genere di vita che la sua volontà c’indicherà, ma ovunque avviciniamoci a Lui con tutte le nostre forze e stiamo in tutti gli stati, in tutte le condizioni, come vi sarebbe stato e si sarebbe comportato Lui stesso se la volontà del Padre l’avesse messo così come vi mette noi…

Là soltanto sta la perfezione… La volontà di Dio, questa sola volontà, essere dove Dio ci vuole, fare ciò che Dio vuole da noi, e in tutti gli stati in cui Dio ci vuole, pensare, parlare, agire come avrebbe pensato, parlato, agito Gesù se il Padre suo l’avesse messo in questo stato.

 

 

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