N.05
Settembre/Ottobre 2020

Ancora tempo di monaci?

Le comunità monastiche siano oasi di creatività, perché si coltivi la sensibilità per Dio e per l’uomo.
Riportiamo un appello ai monaci di Padre David Maria Turoldo.

 

Almeno i monaci, le comunità monastiche ritornino ad essere spazi della creatività e della fantasia; fuggano le liturgie brutte, cerchino insieme vie nuova, cantino i Salmi di un popolo in cammino verso il Regno che viene. Non siano pietre sepolcrali, ma storia di liberazione. Come Dio udiva il gemito di tutti i poveri della terra, si impegnino nella liberazione dai nuovi faraoni. Tutto questo per dire che dobbiamo riprendere ogni cosa da capo e fare un programma e procedere con ordine e fedeltà. Ritorniamo a essere oasi di creatività e di ricerca del nuovo, in continuità dell’antico, dopo aver invocato lo Spirito. I monasteri siano come una Pentecoste vivente, dove i figli e le figlie profetizzano. Occorre allargare gli spazi per la fantasia e coltivare la sensibilità per Dio e per l’uomo. Componiamo liturgie che traducono il Mistero di Dio all’uomo d’oggi.

 

(D.M. Turoldo, Appello ai monaci, In Comunità e Centro di studi ecumenici Giovanni XXIII, all’Abbazia di S.Egidio a Sotto il Monte (BG)  AA.VV., pp. 250-252)

 

 

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