C’è oggi una domanda di discernimento vocazionale
Il mondo giovanile si presenta oggi con caratteri di grande disomogeneità. Rischia cioè di apparire come un pianeta frastagliato, dai contorni non ben delineati e persino contradditori. La crisi delle ideologie forti, che alimentavano la tensione progettuale, tanto sul fronte politico che religioso, è di fatto coincisa con lo sviluppo di tendenze al ripiegamento su se stessi e alla rivalutazione della vita quotidiana. La prospettiva di un impegno a lungo termine – come quello vocazionale – sembra essersi affievolita, mentre sembrano prevalere atteggiamenti e comportamenti segnati dalla ricerca di una gratificazione immediata, dal desiderio di rispondere al bisogno di autorealizzazione soggettiva.
A determinare questo quadro hanno in realtà concorso numerosi fattori, che meriterebbero un’attenta considerazione: dall’assenza di prospettive per il futuro nel campo del lavoro alla caduta della speranza nel cambiamento della realtà per l’affermarsi di logiche strutturali sempre più complesse, che alimentano un senso diffuso di impotenza e di rassegnazione.
D’altra parte, dietro alla spinta a recuperare la propria identità, si manifesta, sia pure in modo confuso, l’esigenza di una chiarificazione del significato complessivo della propria esistenza e la necessità di individuare le piste da percorrere per dare uno sbocco positivo alla costruzione della propria personalità, e dunque alla propria vocazione.
Riaffiora, in altri termini, la domanda di senso, alla quale non è possibile dare risposta se non mediante una chiara interpretazione delle istanze e delle potenzialità insite nella persona, e pertanto mediante un appropriato lavoro di discernimento.
Quale discernimento?
È vero che i giovani tendono prevalentemente ad operare tale discernimento da soli. Il naturale desiderio di indipendenza e l’esperienza di prevaricazione spesso esercitata – soprattutto in passato – nei loro confronti da parte del mondo degli adulti li spinge a rifiutare, o almeno a guardare con sospetto, qualsiasi forma di intrusione dall’esterno. Ma non è meno vero che il confronto con questioni tanto gravi, come quelle relative alle scelte fondamentali di vita, ingenera in loro uno stato di disagio esistenziale, con l’implicita richiesta di un supporto da parte di chi ha competenze specifiche.
Il peso della solitudine rischia, infatti, di schiacciarli, e la sempre marcata frammentazione dei vissuti personali – in conseguenza del moltiplicarsi dei messaggi e dalle appartenenze – rischia di condurli ad uno stato di vera e propria disintegrazione interiore. Il mondo giovanile sembra dunque oscillare, in modo pendolare, tra la rivendicazione di spazi propri ed autonomi e la domanda latente di punti di riferimento e di modelli in base ai quali dare uno sbocco positivo alla ricerca della propria identità. È come dire che la domanda di discernimento vocazionale continua a sussistere, anche se essa, almeno in apparenza, non ha più i tratti forti del passato, ma si presenta con un profilo più debole e di più difficile interpretazione.
Adulti veri. Ciò che, anzitutto, sembra caratterizzarla è l’esigenza di rintracciare nel mondo degli adulti personalità mature e complete, capaci di vivere e di testimoniare una fedeltà radicale ai valori e, nello stesso tempo, una grande disponibilità al confronto e al dialogo; una disponibilità cioè ad ascoltare e ad accogliere le sollecitazioni che provengono dall’odierna condizione umana e dalla complessità dei problemi ad essa inerenti. I giovani tendono oggi a rifiutare le proposte astratte e prefabbricate; privilegiano – talora fino ad esasperarlo indebitamente – il criterio dell’esperienza. Sono sensibili a progetti che vengono loro offerti attraverso a concreti modelli di comportamento, a stili di vita, che rendono immediatamente trasparenti i valori nel vissuto quotidiano. Si lasciano interpellare, consentendo ad una verifica e ad una rimessa in discussione delle loro esperienze, solo da chi offre loro la testimonianza di una diversa qualità della vita, di un modo serio e coerente di essere nella storia non indulgendo alle mode, ma assumendosi il carico di un’effettiva trasformazione della realtà nel segno della liberazione umana e della crescita del regno.
Dal frammento al tutto. In secondo luogo, la domanda di discernimento si pone sempre più al di dentro di una situazione come quella del mondo giovanile (e più in generale della nostra cultura) dominata dalla ricerca di significati parziali, dove cioè si fa sempre meno percepibile la (pur presente) ricerca del senso. È allora indispensabile (e i giovani ne avvertono, a livello profondo, l’urgenza) riannodare con pazienza i fili, apparentemente sconnessi, di risposte parziali ed immediate, segnate talora dall’impeto dell’emotività, per farli convergere in una trama ordinata, in una “sintesi”, che restituisca unità e progettualità all’impegno di autocostruzione di sé o di autorealizzazione. Si tratta, in altri termini, di partire dal frammento per giungere, sia pure attraverso un processo graduale, alla totalità, o meglio, di far scoprire il “tutto” che è sotteso dentro al frammento come nostalgia ed invocazione. Il che suppone lo sviluppo di un itinerario di interiorizzazione della vita, di un cammino dall’esterno all’interno, dalla alienazione, che è espropriazione di sé, all’autentica liberazione, che è invece riappropriazione di sé; è ricupero della propria autenticità e della propria verità. Il discernimento spirituale è, sotto questo profilo, assolutamente necessario e avvertito come tale anche dal mondo giovanile, in quanto costituisce l’antidoto nei confronti del pericolo di autodistruzione o di nichilismo strisciante, oggi così frequente e manifestandosi nelle forme più diverse, che vanno dal suicidio al ricorso alla droga, alla tendenza, quantitativamente molto estesa, a vivere alla giornata senza obiettivi e senza speranza.
Esso assume poi un significato ancor più rilevante sul terreno dell’educazione alla fede, dove l’affiorare di uno sperimentalismo selvaggio produce fenomeni di disperdimento dell’identità. La crescita nella fede è il frutto di un’assimilazione progressiva dei suoi contenuti a livello esistenziale, che esige un cammino metodico di verifica in rapporto ai diversi stadi di evoluzione della personalità.
La scoperta della vocazione è legata all’acquisizione di una precisa capacità di analisi delle proprie attitudini: capacità che non si improvvisa, ma che è il risultato di un confronto assiduo con chi è in grado di vagliare criticamente le istanze e le domande che emergono dal vissuto.
Con quali educatori?
Si è già detto che tutto questo comporta la presenza nella società e nella comunità cristiana di educatori, che siano insieme testimoni dei valori in cui credono e li sappiano condividere nel dialogo, instaurando un rapporto aperto e rispettoso con i giovani e facendosi carico dei loro problemi.
Esistono questi educatori? La risposta è piuttosto problematica. Non mancano certo persone impegnate, che sanno mettere a disposizione il loro tempo e le loro energie nell’esercizio di questo prezioso servizio. Ma il numero di essi tende – purtroppo – ad assottigliarsi. D’altra parte, non è infrequente in molti operatori la tentazione di eludere questo compito con il pretesto che esistono incombenze più importanti a cui attendere. Il discernimento vocazionale comporta, infatti, una grande disponibilità interiore e la piena consapevolezza del valore imprescindibile che l’educazione delle coscienze riveste. È molto più facile proiettarsi in un’attività esterna di carattere organizzativo, piuttosto che impegnarsi in un lavoro faticoso e paziente di formazione, il suo riscontro immediato appare meno evidente.
Inoltre, l’esercizio del discernimento esige una preparazione specifica, tanto sul terreno delle scienze antropologiche che della teologia e della spiritualità, e l’acquisizione di una conoscenza del mondo giovanile attraverso un contatto esperienziale fortemente impegnativo. La rapidità dei mutamenti sociali e culturali, e di conseguenza il continuo variare degli schemi comportamentali e delle dinamiche relative alla definizione dell’identità, rendono necessario un continuo aggiornamento dei propri modi di approccio alla realtà per cogliere i segni del “nuovo” che viene emergendo e saperli correttamente interpretare, fornendo risposte plausibili. Il compito del discernimento è un compito delicato e difficile: può essere esercitato soltanto da chi ha acquisito una grande maturità personale ed una seria competenza. L’educatore può, infatti, dare un contributo determinante alla crescita della persona, ma può anche comprometterne pericolosamente il corso, se ad esempio tende a sovrapporsi alla coscienza personale, assumendo un atteggiamento autoritario o paternalistico. Molto dipende, ovviamente, dalle attitudini innate, dalla predisposizione di base, ma non si deve sottovalutare il ruolo fondamentale delle competenze acquisite e della duttilità a ridiscutere le mete raggiunte, qualora si rivelino inefficaci. È bene ricordare, sotto questo profilo, che il fine di ogni azione educativa, e dunque anche del discernimento spirituale, non può mai essere quello di mantenere l’altro in uno stato di dipendenza, tanto meno di proiettare su di lui le proprie aspirazioni, bensì di aiutarlo ad assumersi le proprie responsabilità, di metterlo in condizione di scegliere in modo assolutamente libero il proprio destino.
È come dire che la verifica dell’efficacia dell’educazione è data dal progressivo venir meno in chi la riceve della necessità della dipendenza, proprio perché si è maturata un’autonoma capacità di decisione, un modo proprio e specifico di rapportarsi alle diverse situazioni della vita.
In conclusione, il fatto che la domanda di discernimento vocazionale sia divenuta ai nostri giorni più complessa e più problematica, lungi dal giustificare una presa di distanza da essa, è piuttosto l’occasione per un maggiore impegno, per una più approfondita preparazione e per una più ampia disponibilità degli educatori.
Si tratta, infatti, di fornire al mondo giovanile un servizio fondamentale per uno sviluppo armonico della personalità e per un inserimento fecondo nella vita della società e della comunità cristiana.