N.04
Luglio/Agosto 1986

L’autodiscernimento vocazionale

 

“Lo spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha unto e mi ha mandato a…” (Lc 4, 18).

È il programma di ogni chiamato e mandato. È la condizione di autodiscernimento cui ogni giovane deve arrivare al termine del lungo cammino percorso sotto la guida del Signore, riconoscendo (in contesto ecclesiale) la volontà di Dio di elezione, segregazione, formazione, consacrazione, invio.

Anche negli altri studi s’è stabilita la gerarchia tra i protagonisti-autori delle scelte vocazionali. Primo è Dio che prepara e sviluppa il suo piano. Secondo è il giovane che ascolta, accoglie, dialoga, traduce la voce in consenso, in intenzione, in inclinazione. Solo in lui la voce si fa chiamante, la volontà vocazionale di Dio si fa coscienza persuasa in condizione di risposta, di inizio e cammino di risposta. La mediazione ecclesiale è necessaria per segnare il discernimento vocazionale con il crisma della sicurezza e della compiutezza piena. Ma la materia prima del processo è la disposizione intima personale, la percezione degli “spiriti” che dentro muovono e motivano, rendono sensibili, inclinati, disponibili, disposti sia alla risposta a Dio, sia alla definizione consacrante della Chiesa con la forza di Dio. L’autodiscernimento vocazionale del soggetto è l’unico idoneo a percepire e apprezzare l’intima mozione dello Spirito. Se non mi sento chiamato e non mi giudico tale, nessuna iniziativa esterna può supplirvi o procedere ai propri giudizi e riconoscimenti. La radice della chiamata di Dio è la voce dello Spirito che si fa ascoltare nella coscienza del soggetto.

 

 

I contenuti dell’autodiscernimento

L’autodiscernimento potrebbe cadere nello stesso errore cui è esposto il discernimento esterno: considerare come contenuto prioritario i segni attitudinali o condizionali psicologici (indicazioni o controindicazioni). Il vero contenuto dell’autodiscernimento è la presenza autentica, la parolachiamata autentica dello Spirito dentro di sé.

Sono al centro, da percepire e valutare, non le proprie disposizioni verso Dio e verso la vocazione, ma le meravigliose disposizioni di Dio verso di sé.

Non è il caso di discernere lo spirito umano, ma la presenza e l’intenzione dello Spirito di Dio.

Il giovane si prepara all’esercizio valido dell’autodiscernimento non mediante lezioni di psicologia o di analisi profonda o applicata di sé, ma mediante idonee introduzioni teologiche, spirituali, ecclesiali dentro le realtà, i misteri, i piani di Dio, i modi di Dio, gli stili di comunicazione e di chiamata di Dio, di elezione, preparazione e missione di Dio.

Autodiscernere la voce dello Spirito, nella chiamata fondamentale: sì, Dio vuole… da me qualcosa e me lo sta dicendo, me lo ha detto in modo giusto.

Poi Dio dirà anche le forme, i livelli, le determinazioni concrete, storiche.

Che cosa Dio vuole da me, dove e con chi e perché mi vuole. Poi continuerà a seguirmi, a guidarmi, attraverso i giusti canali. Sarà la condizione della più valida efficacia. Saranno i miracoli della fede e della speranza.

L’elezione e l’intenzione di Dio fanno sbocciare, fiorire e maturare la mia intenzione, la mia concreta, rinnovata risposta.

Perciò l’autodiscernimento si estenderà alla presenza e solidità della mia intenzione, dell’emozione vincente per il Signore e per il suo servizio generoso, dell’inclinazione, dell’interesse, dell’amore fino a un legame sponsale totale, fedele, crescente, fruttificante. Insieme, alla presenza efficace della Grazia donante, il giovane esamina e valuta in sé la presenza di una capacità efficace di corrispondenza, di risposta, di sequela, di conversione e di adeguamento. Non come frutto solo di buona volontà e di sforzo personale, ma come frutto dello Spirito presente, ispirante, ascoltato, attuato con facilità o con sforzo generoso e fedele.

Il culmine dell’autodiscernimento è il momento della contemplazione in sé della decisione di Dio di concludere le preparazioni e di passare alle scelte significative, alle domande ecclesiali richieste, ai passi e agli atti della consacrazione da parte dello stesso Spirito. Il soggetto con atto libero nello stesso Spirito concentra se stesso nel consenso pieno al progetto di Dio, alla volontà di Dio, alla mediazione della Chiesa. Non l’uomo, ma Dio decide. Il soggetto umano vive l’esperienza di essere scelto da Dio, della decisione di Dio nella certezza caratteristica e reale dell’autodiscernimento. La decisione e la mozione dello Spirito si estenderanno all’intero cammino vocazionale, se il soggetto accetta, corrisponde, presta la sua volontà amorosa e docile. Il Signore, per la fede, arriverà anche ai miracoli. La vita sarà un miracolo.

 

 

Come può avvenire questo?

Come può e deve un giovane incamminarsi rettamente ascoltando lo Spirito? Che cosa deve fare per camminare rettamente, per piacere a Dio in ogni momento, per capire la volontà di Dio e rispondervi con fedeltà fino alle scelte finali?

L’autodiscernimento deve diventare esperienza continua, crescente, conseguente. Deve sapere entrare e rientrare nella propria coscienza di credente, partendo dalla fede, guidato da chi ha il compito di assisterlo, di completarlo. Dovrà vigilare per non mistificare gli interventi di Dio. Dovrà evitare di stravolgere l’intervento esterno sviluppando dipendenze legalistiche. Dovrà vigilare per non equivocare sugli “spiriti”, per non lasciarsi guidare da arbitri, capricci, disimpegno, testardaggine, relativismo, per non seguire la propria volontà, dicendo no al Signore se capace, presumendo il sì se incapace.

L’autodiscernimento valido e giusto, retto e guidato dalla grazia di Dio, accetta e richiede l’aiuto delle mediazioni esterne autorevoli.

Da una parte sarà continua la verifica della Parola di Dio, di ogni manifestazione e comunicazione di Dio attraverso i giusti canali. D’altra parte il soggetto integrerà i discriminanti personali dell’autenticità dell’ascolto e della interpretazione ed esecuzione della volontà vocazionale nello Spirito (la vera libertà personale interiore, la disponibilità alla creatività trasformante e operante della Grazia) con la docile collaborazione con le mediazioni autentiche ecclesiali.

Aiutano l’autodiscernimento anche le cautele e le cure psicodiagnostiche, anche le stesse guide esteriori sistematiche, istituzionali, ufficiali. Ma giova soprattutto la purezza del cuore, l’intelligenza della fede, la libertà dell’amore al bene in genere, ai valori, a Dio, al prossimo, alla Chiesa, al soccorso adeguato ai bisogni e alle domande delle persone, la coscienza critica, la capacità di rischio… L’aiuto educativo e pastorale delle mediazioni esterne, prima di operare la necessaria legittimazione e integrazione “ecclesiale” dei giudizi e delle intenzioni interne, deve preoccuparsi di coltivare dentro i soggetti le condizioni di un ottimale autodiscernimento interno. Per la libertà dello Spirito, per l’indipendenza del soggetto. Purtroppo la tendenza è piuttosto incline all’invadenza, alla supplenza, alla alienazione. Domina nei formatori la premura ansiosa e possessiva di fornire dall’esterno e dalla ufficialità istituzionale le garanzie della sicurezza, riducendo la responsabilità, eccedendo nel sostegno… Poi si lamentano le debolezze, le incapacità di decidere da soli, di successiva fedeltà e radicalità…

La dimensione ecclesiale della “coscienza persuasa” della chiamata è fuori discussione[1], ma l’insistervi subito e troppo rischia di sminuire perfino l’azione diretta dello Spirito nel soggetto e anche nella stessa azione di discernimento pastorale o canonico. Sicuramente riduce le condizioni di maturazione dell’autodiscernimento interiore del soggetto, che si affiderà passivo o dialettico al giuoco dell’istituzione. L’intero processo dovrà essere condotto fino alla definitiva decisione dei valori, dei fini, dei mezzi e dei modi, al momento culminante formulato, preso, mantenuto personalmente, ma con la coscienza di essere scelti, chiamati, consacrati…[2].

 

 

Vivere l’autodiscernimento

L’autodiscernimento della volontà vocazionale di Dio legge questa nella sua Parola, negli accadimenti rilevanti e quotidiani che contengono sempre un significato, nelle qualità e attitudini personali native, acquisite, sudate con sforzo e lotta fedele e conseguente, nella intenzione d’amore sponsale che sboccia e matura dentro come innamoramento privilegiato, assoluto, totale, esclusivo per la chiamata-risposta vocazionale generale e concreta.

Ma non consiste in un fatto oggettivo esterno che s’impone cogente, non in un momento o processo di razionalità rigorosa.

L’autodiscernimento è soprattutto e prima di tutto un fatto interpersonale “mistico”, di fede e di amore, una presenza, un investimento di elezione maturata e vissuta nella coscienza che Dio conosce, ama, vuole, elegge, riserva, forma, consacra, manda, accompagna, decide… L’autodiscernimento consiste in un’esperienza originale e profonda che dentro di sé lo Spirito di Dio è all’opera, chiede d’essere lasciato operare, chiede disponibilità massima, totale, perché sia fatta la sua volontà nella mia libertà, nella mia vita, nella mia persona. Il “sì” della Madonna all’Angelo. La Grazia di Dio mi permea secondo la mia natura: intelligenza, sentimento, affetti, volontà, giudizio, ricerca, crisi, soluzione. Perciò il giovane discerne conformandosi, maturando, crescendo, impegnandosi.

Il luogo dell’autodiscernimento è la Preghiera, perché in essa Dio è presente e il suo Spirito parla, è ascoltato, dialoga, forma, invade la vita affettiva profonda del giovane cristiano a livello di sensibilità, conoscenza, decisione penetrante (cfr. Fil 1,9-10), fino a produrre una certa connaturalità nello scoprire che cosa piace al Signore. Non riferisce il giudizio di coscienza, la certezza della chiamata e i criteri delle scelte solo alle norme (canoniche o prammatiche) o ai segni confermati dalla deduzione scientifica o dalla prova dell’esperienza, ma ai valori spirituali che crescono, si diffondono, vincono.

L’autodiscernimento è “esperienza dell’azione dello Spirito nella propria coscienza” che risulta “persuasa” che il Signore chiama, quando, dove, perché, con chi, come… vuole. In esso il chiamato vive come Gesù “un’esperienza-situazione fondamentale di unione con Dio”, di opzione radicale per Dio, per Cristo, per il bene degli uomini. Criterio di autenticità dell’autodiscernimento è la coscienza intima della fedeltà crescente a queste premesse. Ma lo è anche la conferma dei segni esterni sia soggettivi personali di attitudine, inclinazione, intenzione, sia oggettivi del richiamo dalla Chiesa e dal mondo con voci di bisogno, di attesa, di opportunità, sia istituzionali ed ecclesiali formati da verifiche e da valutazioni condotte nel medesimo Spirito, con la chiamata alla consacrazione o ministeriale o carismatica o laicale. Nell’autodiscernimento il giovane investe la totalità dei suoi doni di grazia e di natura, cioè la pienezza nascente o crescente della sua libertà cristiana. Perciò ne è capace solo dopo la conquista della libertà interiore spirituale, dopo prolungata purificazione ascetica, dopo lunghe discese in profondità interiore. Deve essere educato alla sottomissione docile allo Spirito (Rm 8,2), a lasciarsi dirigere dallo Spirito (Rm 8,5), fino a impegnarsi nel servizio reciproco e nell’amore per gli uomini (Gal 5,13-15). Dovrà essere educato e aiutato a vincere la paura della libertà, della verità, della fedeltà, dell’impegno arduo. La luce e la fortezza vengono solo dall’amore. La libertà farà i giovani “figli della luce” di Cristo (Ef 5,8-10), capaci di vedere “quel che piace al Signore”, “ciò che è migliore” (Fil 1,8-11), capaci di indagine e di “giudizio retto” (Rm 12,1-2).

Il cammino troverà garanzia entro un “rinnovamento ascetico” dall’uomo vecchio all’uomo nuovo entrato nella resurrezione, dotato di nuova mentalità, di coscienza chiara e forte, capace di decisione di fede che rischia nello Spirito, tollerando le numerose oscurità connesse al dono definitivo di sé.

Segni della giustezza dell’autodiscernimento saranno l’amore a Dio sopra ogni cosa, l’amore fraterno nelle diverse manifestazioni: amore, allegria, pace, tolleranza, compiacimento, generosità, lealtà, semplicità, dominio di sé (Gal 5,22); bontà, rispetto, sincerità (Ef 5,9); rettitudine (Fil 1,11); libertà cristiana (2 Cor 3,17); superando divisioni, risentimenti, ansietà, aggressività, intolleranza, taccagneria, sfiducia, calcolo, autosufficienza, insincerità, distacco dagli altri (specialmente dai poveri), oppressione…

L’innamoramento di Dio e di Cristo, la docilità allo Spirito sono, più che note da rilevare con strumenti psicologici, valori e doni corrisposti che possono coesistere con molti difetti e limiti, perché capaci di controllo e di equilibrio vincente.

 

 

Disposti a farsi conoscere…

Ci si nasconde quando non si è nella verità e nella libertà, quando non si ha né la verità, né la libertà. O si ha paura e ci si difende, o si teme il giudizio negativo. Si nasconde quello che si pensa non sarà capito, apprezzato. Ci si chiude quando si pensa che non valga la pena di aprirsi, di confidarsi con chi non sa o non può far nulla.

Solo vivendo nello stesso Spirito si può fondere in unità l’autodiscernimento e il discernimento, quando si pensa, si ama, si prega, si cerca, si cammina nello stesso Spirito. Non vi sono solo motivi umani nella difficoltà di comunicare e di fidarsi.

La volontà dello Spirito deve prevalere sia sulle aspirazioni interessate o condizionate del soggetto, sia sulle attese non corrette dei formatori. Ogni soluzione valida e coerente deve restare aperta e possibile, positiva e ben stimata. Il soggetto testimonia la coscienza dei segni interiori, la chiesa nello stesso Spirito interroga e interpreta i segni esterni emergenti lungo il cammino.

 

Ma i formatori hanno prima di tutto il compito di introdurre e maturare il giovane alla “mistica”, alla familiarità con il “mistero di Dio” che sceglie e conduce direttamente, entro un piano d’amore in cui inserisce, in cui inserirsi. “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre” (Ger 20,7). “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16).

 

 

 

 

Note

[1] F. MOLINAROLI, Vocazione e preghiera, Milano, Ancora, 1984, pp. 129-130.

[2] M. GIULIANI, Se decider sous la motion divine, in “Christus”, 4, 1957, pp. 165-180.