Giovani, preghiera personale e ricerca del progetto di vita
La nostra società sembra essere caratterizzata da uno sviluppo per evoluzione, con mutamenti che avvengono senza progetto, con cambiamenti striscianti e quotidiani che non rispondono a un progetto e disegno esplicito. Le forti contrapposizioni e le consistenti alternative scompaiono, si tende a relativizzare tutto. Tutto convive e non è facile incontrarsi con persone che aiutano a ricercare che cosa è vero bene e cosa non lo è. C’è carenza di un progetto equilibrato di vita. Il giovane avverte che se non si gioca sui valori dominanti (economia, meritocrazia, volontà individuale d’emergere, preoccupazione di sé, del proprio corpo, del tempo libero, dell’ “apparire”, ecc.) è subito sospinto alla dolorosa esperienza di marginalità. La crescita per un’identità personale è più ardua, aumenta il numero dei giovani esasperati dagli interrogativi di fondo non sempre rimandabili: chi sono, che cosa cerco?
Giovani per progettare
Se si parla di un progetto di vita in senso stretto si vedono non poche difficoltà e ostacoli nell’individuare e nel perseguire tale progetto di vita. La società promette più di quanto possa permettere. Inoltre, per ragioni diverse, strutturalmente il giovane si trova in serie difficoltà da un punto di vista psicologico, affettivo, emotivo: desiderio di riuscita e spinta a riuscire, ma pure sensazione di inadeguatezza nella competitività esasperata, smarrimento di fronte a messaggi contradditori. Si sommano, si coniugano sfavorevolmente molteplici elementi che la sociologia attenta al mondo giovanile recensisce e descrive. Ed è una rincorsa ad aggiornamenti continui perché il panorama è sempre cangiante, in evoluzione costante. C’è consumismo di modelli, uno scambio, un incrocio continuo di modelli (o di elementi di modelli) facilitato dall’essere questi a basso profilo.
Tutto male perciò? Forse no. Il rovescio della medaglia della situazione accennata infatti è lo scatto al desiderio del permanente, del non deperibile, del vero più vero, è l’avvio ad una ricerca spesso faticosa di un progetto che appaghi la sete incontenibile. Evidentemente, nel contesto accennato, risentono delle difficoltà e l’immagine di Dio e l’immagine di sé. Per cui diviene un grande gesto di amore e un servizio esimio l’offrire un aiuto al giovane proprio nell’educazione alla preghiera.
L’aiuto a scoprire la vera immagine di Dio e di sé è un aspetto da tenere ben presente nella proposta di preghiera ai giovani. Una preghiera che apra alla fiducia e alla scoperta del Dio Vivente che realmente si interessa e si cura della vita degli uomini. Fiducia e scoperta che possono apparire così semplici ma di fatto fortemente complicate per dei giovani che si sentono feriti e devono distogliere lo sguardo da ciò che li occupa.
C’è bisogno di un cammino spirituale e di esercitazioni di preghiera che portino il giovane a sperimentare situazioni nuove, immagini nuove e vere di Dio, che inducano a rischiare, a discernere e a lasciarsi condurre dallo Spirito, fino al punto in cui lo Spirito stesso divenga la bussola interiore in grado di guidare il giovane alla formazione e assunzione del progetto di vita.
Quale preghiera nel cuore della ricerca?
Qui si vuole accennare al servizio specifico in ordine alla preghiera personale. È chiaro che deve fare da presupposto e da sostegno la preghiera comunitaria, liturgica, sacramentale. Sono realtà essenziali nella loro radice teologica e umana e sono confronto oggettivo e stimolo vivificatore nello spezzare pericolosi soggettivismi.
Ma non ci può essere vera preghiera e non ci può essere di conseguenza una sensata ricerca di una propria identità, di un proprio progetto di vita, se non si è capaci e non si è educati progressivamente a entrare nella propria “camera” e, chiusa la porta, pregare il Padre nel segreto (cfr. Mt 6,6). Per cui diventa un servizio pastorale essenziale condurre, attraverso la pedagogia della preghiera, il giovane ad una libertà interiore che cresca e maturi fino alla progettazione e attuazione dello stato di vita.
Questo cammino è facilitato se, attraverso livelli e gradualità sempre più coinvolgenti, si passa dall’annuncio del Vangelo e all’adesione personale di conversione, alla disponibilità di principio per ogni “stato di vita”. Tale disponibilità è la verifica della verità di questa adesione a spendere la propria vita dove il Signore indicherà.
Non mancherà, nella preghiera e nel confronto spirituale, di cogliere l’intuizione e la ricerca della propria personale vocazione circa lo stato di vita nella Chiesa.
Mezzi per realizzare questo cammino nel tempo e nell’intensità sono:
* preghiera, ascolto e meditazione della Parola;
* vita sacramentale;
* partecipazione alla vita di gruppo o comunità di fede;
* impegno concreto in un servizio;
* accompagnamento o direzione spirituale per una verifica globale di questo cammino in ordine al progetto di vita.
Struttura portante resta però l’esercizio quotidiano personale di preghiera per arrivare all’incontro con il Signore, al tu per tu con Colui che svela il suo volto e la nostra identità, la nostra vocazione. Può aiutare a questo punto qualche pagina biblica.
Un tempo poteva essere espressiva della preghiera e della disponibilità del soggetto l’invocazione di Samuele: “Parla, Signore, perché il suo servo ti ascolta” (1 Sam 3, lss.). Oggi sembra dica meglio e la difficoltà del discernimento e – appunto – la necessità di un incontro, corpo a corpo, con Dio la lotta misteriosa con la Presenza da parte di Giacobbe (cfr. Gn 32,23ss.). È infatti nel conflitto con le difficoltà, è nell’urto di progetti e di modelli che si riscontra e si discerne l’azione del Signore nella nostra vita. È nel vigoroso corpo a corpo con Lui, nella lotta con Lui stesso (la preghiera è vissuta ed è chiamata così ad es. in Rm 15,30 e Col 4,12) che ci sarà data la sua benedizione, cioè il nostro nome nuovo, la nostra vocazione. E ci sarà concesso di vivere il cuore della preghiera che Gesù ci ha insegnato: “sia fatta la tua volontà” (Mt 6,10).
Un metodo, un tempo, un luogo
È necessario aiutare il giovane a trovar un metodo, un tempo e un luogo per la preghiera, tenendo conto del temperamento, ritmo, storia e capacità di ciascuno. Al giovane che ha attese di vita e che nel dialogo spirituale può percepirle, esprimerle e precisarle meglio – a partire dal livello di preghiera in cui si trova – è opportuno proporre esercizi di preghiera appropriati alla sua situazione. Vale a dire esercizi di preghiera destinati a far sentire al giovane che progredisce da sé nella via dello Spirito e che gradualmente nello Spirito sviluppa il gusto per le cose di Dio.
Come dire che si deve evitare il rischio di rispondere nozionisticamente con informazioni generiche, esortazioni, giudizi, soluzioni già pronte, iniziare invece con una forma e un modo che tenga conto e della Parola di Dio e della realtà concreta di “questo” giovane.
Alla domanda di preghiera rispondere con una proposta precisa e appropriata alla situazione del giovane, accompagnata dai mezzi per la sua attuazione e per il suo esercizio. Pertanto: proposta dell’esercizio spirituale; attuazione dell’esercizio; rilettura dell’esercizio spirituale fatto.
È pedagogicamente rilevante il rendersi conto di quali effetti l’esercizio abbia prodotto, che cosa avvenga nel corso della preghiera per quanto è esprimibile, sapendo che la “risposta” viene dal Signore che lascia risuonare dentro la sua Parola.
Questo modo di procedere normalmente dà gusto e gioia e sfocia nel desiderio rinnovato di procedere. Da qui segue la richiesta di ulteriori esercizi e risposte adeguate.
Il giovane non tarderà a conoscere il vero desiderio che lo anima, a prendere coscienza delle sue resistenze e a chiamarle per nome, a rispondere con generosità al Signore della vita.
La proposta costituisce un punto di riferimento e un aggancio per uscire dalla confusione e dall’indistinto spirituale. La proposta seguita dalla riuscita dell’esercizio spirituale fa sentire al giovane che qualcosa può cambiare nella sua vita, che può essere vivo nella sua relazione con Dio, che può pregare e non solo quando la preghiera “va bene”.
Progettarsi nella sequela
Pregando il giovane cresce nel desiderio di seguire Gesù, di assumere la semplicità e la povertà aprendosi gradualmente al desiderio di conoscere e fare la volontà di Dio anche in mezzo a timori, problemi, insuccessi. Inoltre la preghiera favorisce l’incontro con la persona di Gesù sulla via del rischio, stimolando alla crescita nella disponibilità a modificare e a lasciare ambienti comodi, rassicuranti, a rivedere le proprie posizioni, convinzioni, a rischiare in un servizio disinteressato nella collaborazione con altri.
La crescita nell’apprezzamento e nell’esercizio della povertà evangelica (uso del denaro, tempo ecc.) e la scoperta di un nuovo comportamento nella libertà di fronte agli idoli, porta alla constatazione che un progetto di vita cristiana è vivibile, è possibile, è meglio.
Nei giovani non mancano elementi positivi tipici di oggi: senso della gratuità, sensibilità e attenzione ai deboli, ai poveri, agli improduttivi; senso del possibile qui e adesso; la speranza che per l’uomo qualcosa è sempre possibile nel rispetto della vita e della natura; una certa disponibilità a lasciare tutto per ricominciare, per lasciarsi rifare anche partendo da qualcosa che richiede rottura e separazione.
La proposta di preghiera e di impegno cristiano unite ad esperienze di silenzio e dialogo, di servizio e gratuità, di ricerca e ascolto e di confronto nella carità, consentono al giovane di riconoscere i segni del passaggio di Dio nella sua vita e questi diventeranno un punto di riferimento nel suo itinerario di vita.
L’incontro con Dio nella preghiera e il servizio alle persone, fa crescere il giovane nel desiderio di vita e lo provoca a una reazione che può diventare una passione per Gesù Signore della vita.
La ricerca del progetto di vita è un po’ come il frutto maturo della preghiera che si fa dedizione a Dio e al mondo, il luogo dove si sente che l’auto-promozione è la sua volontà di bene per me.