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N.05
Settembre/Ottobre 1987
Dossier /
2 Settembre 1987

Le giovani di oggi di fronte alla vocazione

di
Enrica Rosanna

Una proposta vocazionale per le giovani di oggi non può non confrontarsi con quanto si è mosso e si sta muovendo nell’ambito della questione femminile, non può cioè prescindere dalla storia della donna, una storia che ha inciso con le sue conquiste, ma anche con i suoi errori, sulle giovani, rendendole più o meno disponibili a una scelta vocazionale e specificamente a una scelta di vita consacrata o religiosa.

Quali conquiste femminili, in particolare, possono incidere positivamente sulle scelte delle giovani donne?

 

 

Le vie nuove della “questione donna”

Per rispondere a questo interrogativo è necessario premettere che i filoni della “questione donna”, che ne hanno segnato la storia e ne connotano oggi la situazione[1], sono soprattutto tre: quello dell’emancipazione-liberazione, caratterizzato dal contrasto e dalla divisione nei confronti del mondo maschile[2]; quello della promozione-liberazione, centrato sulla ricomposizione con il mondo dell’uomo[3]; quello della reciprocità, focalizzato sul confronto e sulla collaborazione tra uomini e donne[4].

Orbene, in quale filone sembrano collocarsi prevalentemente le giovani donne?

A mio avviso, la maggioranza delle giovani è sensibile di preferenza alle proposte che privilegiano la ricomposizione con l’uomo, mentre solo un numero ridotto ha già maturato un’esperienza di confronto e di collaborazione; non mi pare invece che le giovani siano in una situazione di contrasto o di rottura con il mondo maschile tout court, e specificamente con quello giovanile.

Quali conquiste sembra allora opportuno recuperare nei due ambiti privilegiati dalle giovani in ordine alla proposta vocazionale e alla formazione alla vita religiosa e consacrata?

 

La ricchezza del “ruolo povero”

In primo luogo va recuperata la richiesta femminile di riscoprire e valorizzare il “ruolo povero”, ma fondamentale, che la donna ha giocato nella storia, un ruolo quotidiano e feriale vissuto principalmente nella famiglia all’insegna dei valori della gratuità, della tolleranza, dell’oblatività, della donazione, per introdurre questi valori nel mondo maschile, nella società attuale che privilegia il rendimento, la concorrenza, l’efficienza, la rivalità.

 

Ponti di ricomposizione

Sembra inoltre importante recuperare sia il cammino fatto dalle donne per gettare i ponti di ricomposizione con il mondo maschile nella famiglia, nel mondo del lavoro, nell’ambito politico e culturale, sia il cammino iniziato per creare nuovi punti di rottura che favoriscano la tutela dei valori perenni, quali per esempio la rottura dei movimenti per la vita in contrapposizione alla rottura creata dall’aborto, il risanamento delle istituzioni in contrapposizione all’attacco delle medesime, gli impegni missionari e di volontariato in contrapposizione alla droga e al consumismo.

 

Contro ogni emarginazione

Un’altra caratteristica peculiare da prendere in considerazione è l’apertura dimostrata dalle donne verso “il diverso” e “l’altro”, senza pregiudizi o preclusioni.

La diversità – dicono le donne – non suppone automaticamente un maggiore e un minore e non può essere intesa come menomazione o superiorità, ma va valorizzata come ricchezza e potenziata; la diversità, cioè l’esser uomini o donne, non può essere usata in senso rivendicativo o di parte, ma va utilizzata in senso propositivo e innovativo. È inoltre importante – sostengono – prendere coscienza dell’esistenza degli altri, di tutti gli altri, che debbono essere serviti e non dominati, accolti e non rifiutati, valorizzati e non strumentalizzati. In particolare urge prender coscienza dei diritti di chi è più debole, più escluso, più solo, più emarginato, per far valere questi diritti a livello di singole persone e di istituzioni.

 

Dalla contrapposizione al dialogo

Sempre in chiave di conquiste del mondo femminile, non va poi dimenticato l’impegno delle donne, concretizzato nelle proposte di molti movimenti e aggregazioni, per passare da una logica di contrapposizione e di rivendicazione a una logica di confronto e di dialogo, una logica che è la sola capace di creare le condizioni che garantiscano una nuova qualità della vita, un cambiamento profondo a favore di tutti. Vanno inoltre prese in considerazione: la critica a un concetto di uguaglianza tra uomo e donna che fa dimenticare o riduce la fecondità della diversità; la rimessa in questione di un concetto di complementarietà che non salvaguardia pienamente l’autonomia della persona; la valorizzazione della realtà umana complessiva dell’uomo e della donna e non solo dei singoli ruoli (per es. quello della maternità) per costruire una nuova cultura dell’umano comprensibile del maschile e del femminile; la ricerca del tipo di spazio e di intervento da affidare agli uomini e alle donne nelle istituzioni, perché entrambi possano portare in esse il contributo della loro uguaglianza e diversità per il bene comune; la spinta a riconciliarsi con la propria identità di donne e di uomini per possedersi e dare tutto di sé per un progetto comune; la sottolineatura che l’essere uomo o donna è un dono ma anche un progetto e un impegno che va assunto e realizzato giorno per giorno.

 

 

 

 

Tra interrogativi e speranze

Interroghiamoci sulle conquiste evidenziate. Non le abbiamo forse ritrovate, sotto forme di richieste, di interrogativi, di proposte, nelle giovani donne con cui veniamo a contatto?

Pensiamo per esempio alle seguenti richieste giovanili: la richiesta di rivalutazione di alcuni valori perenni: gratuità, pace, bellezza, corporeità, diversità, esperienza; la richiesta di spazi e luoghi di convivenza accessibili a tutti, in cui tutti siano valorizzati per quello che sono e che possono dare; la richiesta di autonomia; la richiesta di poter comporre nella propria vita appartenenze differenti; la richiesta di solidarietà.

E pensiamo ad alcuni impegni che caratterizzano i giovani di oggi: l’impegno per la realizzazione di ideali e valori che scavalcano l’interesse individualistico: la pace, il disarmo, la protezione della natura; l’impegno per la valorizzazione del quotidiano e del feriale; l’impegno per la contestazione delle istituzioni che non realizzano responsabilmente i propri fini; l’impegno per il coinvolgimento in una pluralità di appartenenze; l’impegno per il recupero delle relazioni di amicizia, della solidarietà, del dialogo, della tolleranza; l’impegno per la ricerca della felicità.

Pensiamo però anche alle remore, alle difficoltà, alle manipolazioni a cui sono sottoposti i giovani in genere e in particolare i più poveri, comprese le donne: l’emarginazione che causa insofferenza, insicurezza, perplessità, delusione, che condiziona la stima di sé, la capacità di progettazione, la ricerca di senso, il raggiungimento dell’autonomia; la frammentazione che causa perplessità di fronte alle scelte di impegni definitivi, che favorisce la tendenza a vivere tutte le esperienze possibili, a essere largamente tolleranti, a fare scelte di tipo intermedio che permettono di passare da un’opzione all’altra con facilità e senza traumi, che blocca ogni scelta totalizzante poiché tali scelte comportano abbandoni e fanno perder opportunità.

Orbene, questi tratti, queste richieste, questi ambiti di impegno, queste difficoltà, che cosa dicono agli educatori? ai formatori? Non sono forse un terreno fecondo su cui far germinare un’opzione di vita? Non sono forse una sfida che i giovani lanciano al mondo adulto?

E come gli educatori, i formatori, se ne fanno carico per non tradire le attese giovanili e prepararsi ad affidare a mani sicure e cuori generosi la fiaccola di un futuro di speranza?

 

 

 

 

Note

[1] Per uno studio più dettagliato dei filoni che hanno caratterizzato la questione femminile cfr. E. ROSANNA Reciprocità uomo/donna. Indicazioni per un’analisi sociologica della situazione in vista della co-educazione, in Rivista di scienze dell’educazione 25 (1987) 51-69.

[2] La proposta di emancipazione-liberazione, avanzata principalmente dal femminismo che si ispira alla sinistra, affronta il problema dell’identità e dello status della donna nella società sottolineando fortemente la posizione di inferiorità e di emarginazione della donna rispetto all’uomo, sia nell’ambito familiare sia in quello socio-politico. L’idea di fondo di questa proposta, pur nel pluralismo delle sue espressioni e nella complessità della sua storia, può essere sintetizzata nello slogan: “donne contro uomini”, mentre l’obiettivo è individuabile nella direzione della liberazione della donna dall’uomo e dalle strutture da lui create, in particolare dalla famiglia.

[3] La proposta di promozione-realizzazione, chiamata anche neo-femminismo e legata al femminismo più maturo e meno oltranzista, affronta il cammino di ricomposizione delle rotture tra mondo maschile e mondo femminile riequilibrando lo slogan del femminismo “donne contro uomini” e trasformandolo nel seguente: “donne in critica dialettica verso le istituzioni create dagli uomini”. L’intento del neofemminismo è quello di recuperare le potenzialità del mondo femminile per utilizzarle nel rinnovamento delle istituzioni sociali, un rinnovamento che si conduce con un’azione capillare e quotidiana a tutti i livelli.

[4] La proposta di reciprocità, relativamente nuova a livello sociale e ecclesiale, sta cominciando a dare un orientamento diverso al modo con cui è stata vissuta e portata avanti la questione femminile, a partire da una rivisitazione critica della storia della donna. Con tale proposta si avvia un movimento di confronto e di collaborazione tra uomini e donne per operare un recupero dell’umano, dell’uomo e della donna che, insieme, lavorano per la costruzione di una società diversa.

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