Il discernimento vocazionale
Il cammino di maturazione vocazionale, da sempre misterioso e diverso da persona a persona, presenta due grandi coordinate cui è possibile ricondurre le diverse esperienze vocazionali dei singoli: l’accoglienza del servizio della direzione spirituale e la partecipazione alla vita della comunità ecclesiale.
Come dire che un cammino personalizzato nella direzione spirituale e un cammino comunitario nella condivisione di un itinerario di fede ecclesiale (partecipazione alla vita della comunità parrocchiale, gruppi, movimenti, associazioni ecc.), sono ordinariamente le due grandi componenti che favoriscono la percezione e la maturazione di una scelta vocazionale.
È in questo cammino di fede, vissuto dalla persona nella comunità ecclesiale, che s’inserisce il discernimento vocazionale.
I contributi che seguono, approfondendo da varie angolature il tema, forniranno all’educatore ed all’operatore pastorale contributi specifici di verifica del servizio di discernimento vocazionale realizzato tra i giovani impegnati in un cammino di fede e, se necessario, anche i criteri essenziali per uscire dall’incertezza o dalle secche a riguardo del discernimento vocazionale, in cui può arenarsi l’educatore oggi di fronte ad una realtà giovanile continuamente mutevole, cangiante e di fronte alla complessità del contesto socio-culturale in cui si opera.
Fermo restando che “il saper discernere è un impegno permanente del cammino di fede attraverso cui nasce l’uomo totalmente libero in Cristo” e che il discernimento ha un duplice oggetto “la volontà di Dio dentro la vita, il suo disegno globale, e la volontà attuale che si fa manifesta attraverso i segni hic et nunc”[1], stimolato dalla nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana ‘La Chiesa in Italia dopo Loreto’[2], mi sembra utile offrire alcuni elementi di base che ogni operatore pastorale è chiamato a coltivare, nel proprio servizio ordinario di educatore alla fede, per il necessario esercizio del discernimento spirituale e pastorale.
Consapevoli, infatti, che “questo discernimento non potrà mai chiamare bene il male e male il bene” e “ci chiede da una parte di giudicare severamente gli errori di questo nostro secolo”[3], ecco alcuni orientamenti pastorali della ‘Chiesa in Italia dopo Loreto’ per un autentico discernimento spirituale e pastorale.
Accogliere con grande amore ogni germe di possibile conversione
Ogni persona, in particolare il giovane, attende di essere guardata ed accolta con grande amore nella sua graduale e, spesso, faticosa crescita nella prospettiva di vita secondo la Parola del Signore.
È questo l’atteggiamento, la pedagogia spirituale essenziale di Gesù: nei suoi incontri con le persone, di cui è costellato il Vangelo, il Maestro non si preoccupa mai di quello che una persona ‘è’ ma di quello che può ‘diventare’. E dal primo incontro in avanti il riconoscimento appunto e la valorizzazione di ogni germe di possibile conversione.
Credo che per un autentico discernimento spirituale sia necessario recuperare questa pedagogia del Maestro, soprattutto nei confronti dei giovani, da non confondersi né con possibili paternalismi né con attendismi fini a se stessi, ma come partecipazione nella fede da parte dell’educatore a favorire una progressiva e rispettosa interiorizzazione della Parola. E ciò è possibile, soprattutto tra i giovani, accogliendo e accompagnando un cammino che si presenta costellato ad un tempo da slanci generosi, da stasi più o meno prolungate, da crisi involutive o di crescita, lungo il quale non è difficile però riconoscere prima o poi, ‘germi di conversione’.
La maturazione nella fede e nella vocazione è frutto dello Spirito: la partecipazione e il servizio essenziale dell’educatore è quello di offrire, oltre che itinerari spirituali adeguati – caratterizzati cioè dal primato della Preghiera, della Parola, dell’esperienza sacramentale e del servizio – soprattutto un’intensa esperienza di preghiera personale dello stesso animatore, e la preghiera dell’animatore, come invocazione costante dello Spirito, per coloro che da lui sono accompagnati nel cammino di fede. I ‘germi di conversione’ necessitano di tale contesto vitale per esprimere ed arrivare a maturazione.
Accogliere ogni sete di autenticità e ogni seme di verità
È innegabile che il ‘carisma’ naturale delle giovani generazioni di sempre, in particolare di quella contemporanea, è anche quello del bisogno di autenticità.
Ma come discernere i valori autentici fra le ambiguità e le contraddizioni di vita di cui è pure carica la condizione giovanile oggi?
Credo che all’educatore si richieda la capacità ovvero la sapienza evangelica di andare oltre la realtà immediata, che va accolta a volte pur nella sua crudezza.
Dal momento che il discernimento è “giudizio” sulle cose, sulle situazioni contingenti e conflittuali, sulle esperienze positive e negative che i giovani stessi vivono, si tratta di andare oltre le realtà immediate proprio per coglierne i messaggi e i significati costruttivi. E ciò è possibile nella misura in cui questi messaggi e questi significati vengono gradualmente oggettivati: si tratta cioè di educare ed accompagnare un cammino spirituale che segni il passaggio dalla sete di autenticità alla vita vissuta con autenticità, dalla simpatia astratta per dei valori di autenticità all’esperienza di autenticità. Concretamente, e a mo’ di esempio, il discernimento è accoglienza dei tratti di cammino che vanno: dalla simpatia per la preghiera all’esperienza di preghiera, dall’attrazione verso una vita contrassegnata dall’essenziale all’esperienza dell’essenziale come stile di vita quotidiano, dal bisogno emotivo di servizio ai fratelli ad una vita come dono ovvero ad una vita la cui logica di fondo è un atteggiamento oblativo.
Il discernimento allora non è solo l’attenzione ‘una tantum’ al presente in vista del futuro, ma la meta stessa di una vita spirituale, costantemente perseguita, e che intende diventare adulta proprio perché docile alla volontà del Signore.
Accogliere ogni sforzo di seria edificazione
La vita nello spirito non è la risultante di un “volli, fortissimamente volli” di alfierana memoria. Non è tuttavia neanche una vita all’insegna del pressappochismo o dell’approssimazione nei confronti della Parola del Signore.
La vita nello spirito è da una parte l’adesione totale e la piena disponibilità a ‘lasciarsi fare da Dio’ e, dall’altra, impegno personale a lasciar cadere tutto ciò che di fatto ostacola il progetto di Dio sulla propria vita.
“La vita è mistero ed è un’esperienza dialogica con Dio, il quale, non è presente solo nella creazione dell’uomo, ma è accanto a lui perché possa realizzare una pienezza di esistenza. Ciascuno allora è sollecitato a diventare corresponsabile del suo progetto, a partecipare con tutta la sua libertà per generare il suo destino, il suo futuro”[4].
Ecco allora il discernimento come istanza pedagogica a stimolare, valorizzare ogni sforzo di seria edificazione.
E tale sforzo di seria edificazione non è né teorizzazione né pura astrazione, ma l’esperienza di quei valori umani e spirituali indispensabili e necessari per una vita che voglia realizzarsi come risposta responsabile ad un Dio che chiama per nome.
Concretamente ed esistenzialmente lo sforzo serio di edificazione di una vita secondo lo spirito passa attraverso questi elementi: “la forte esperienza di Dio che scaturisce dalla preghiera celebrata e vissuta, la capacità di interpretare la propria esistenza e la storia secondo Dio, la serenità di relazione affettiva, rispettosa e feconda nel dialogo, la capacità di collaborazione in un gruppo o una comunità, il coraggio del sacrificio nella pazienza e nella dedizione, il servizio divenuto ‘habitus’, la disponibilità al nuovo cui sollecita continuamente la Parola di Dio”[5].
Concludendo
Credo che seguendo la parola dei nostri Vescovi – che hanno siglato la nota pastorale della ‘Chiesa in Italia dopo Loreto’ – ogni educatore alla fede possa veramente aprirsi all’esercizio del ministero del discernimento vocazionale, consapevole che il “criterio di discernimento non è conformismo o appiattimento della verità, ma è forte e lucido tirocinio di fede e di vita ecclesiale. Ed ha per oggetto l’uomo, la sua dignità, i suoi impegni, la sua esistenza; in una parola, il senso pieno della sua vita”[6] ovvero la sua vocazione.
Note
[1] E. MASSERONI, Il discernimento vocazionale nella direzione spirituale in Quaderno CNV n. 3, Annuncio, proposta, accompagnamento vocazionale, Ed. Dehoniane, Napoli – Roma 1986 (in via di pubblicazione).
[2] CEI, La Chiesa in Italia dopo Loreto, n. 32.
[3] Ivi, n. 32.
[4] E. MASSERONI, o.c.
[5] E. MASSERONI, o.c.
[6] CEI, o.c., n. 33.