N.01
Gennaio/Febbraio 1987

Appuntamenti vocazionali per i giovani nella vita della chiesa particolare

Un monaco tibetano giunto in un aeroporto europeo, sbalordito dallo stile occidentale della fretta e dell’efficienza, non a torto affermava: “Qui il tempo corre più della mia anima!”. Per noi animatori vocazionali, questo appello deve tradursi in spiritualità personale e pedagogia per quanti accostiamo nel nostro lavoro di orientatori, affinché sia l’anima che guida e valorizza il tempo. Il tempo allora diverrà Grazia: nell’ascolto della Parola, nell’orazione, nella liturgia e nella carità credibile e operosa. Un tempo da viversi vocazionalmente; nella permanente disponibilità alle chiamate del Signore, pronti a dirGli: “Ecco, io vengo, o Signore, a fare la tua volontà”.

Da qui anche l’invito della Chiesa rivolto a comunità e gruppi a camminare insieme, celebrando l’anno liturgico come itinerario di fede e di risposta alle iniziative salvifiche di Dio.

Questi fondamentali itinerari ordinari vanno però integrati da momenti straordinari a livello diocesano e universale. Si pensi alle “giornate straordinarie” per il mondo giovanile e della comunità cristiana a livello di Chiesa universale come la Giornata della Gioventù, la Domenica delle palme, la Giornata di preghiera per le vocazioni, la Veglia di Pentecoste.

È indispensabile che la pastorale ordinaria non venga disgiunta da questi appuntamenti-giornate straordinarie. Non dovremmo cadere nella “pastorale dello spettacolo”. Raduni trionfali o altre esperienze eccezionali gratificanti, chiedono un prima e un dopo. Solo così la fede metterà radici profonde e crescerà un vero senso di Chiesa e affioreranno vocazioni autenticamente ecclesiali.

 

 

Un solo convoglio

Mi sia concesso di usare questa immagine per poter chiarire, a mio modesto modo di vedere, come nella Chiesa locale e universale, debba esserci un’unità pastorale anche se nella “pluriformità”. Un unico “convoglio con tanti “vagoni, relativi alle diverse componenti e realtà che animano la Chiesa stessa. Nessuna iniziativa o gruppo e movimento vanno gestiti in maniera “autocefala”. Un forte contributo, perché l’unità nella diversità della Chiesa cresca, può venire dalla pastorale vocazionale. Infatti l’attenzione e promozione vocazionale non è da considerarsi un “capitolo” della vita ecclesiali, ma una “dimensione”. Dimensione da innervarsi e da dilatarsi nei diversi “vagoni”: liturgia, catechesi, gruppi, movimenti, volontariato, ecc.

 

 

Giornata della Gioventù

I giovani vengono convocati per uno straordinario incontro con il Papa a Roma (o con il loro Vescovo) dando coralmente inizio ai riti della settimana santa. Seguono nella liturgia il Cristo che festosamente entra in Gerusalemme, non per essergli accanto solo fino al Cenacolo, ma anche per condividere con il Maestro la passione, la morte e la risurrezione. La passione di Cristo attualizzata nella passione degli uomini e in particolare di molti giovani d’oggi. Al passaggio di Cristo, 2000 anni fa, i suoi contemporanei stesero i mantelli e strapparono e agitarono rami in segno di tripudio. Anche oggi i giovani, armati solo di amore, gridano al mondo che non può esserci pace senza il Principe della Pace. Non può esserci libertà senza Verità. Fanno Festa al Cristo Pasquale.

Per gli animatori vocazionali questa provvidenziale “Giornata della Gioventù” può diventare la giornata della speranza. Aiutare le nuove generazioni a rigettare le improgettabili utopie ingannatrici. Aprirli alla conoscenza del Cristo della festa e della passione. Seguire Cristo di “spalle” per poi incontrarlo “faccia a faccia”.

Significativa la testimonianza di Stefano, morto recentemente di droga in un angolo abbandonato della città. Ha lasciato scritto: “Le cose di ogni giorno mi stancano. Nessuno mi ha insegnato a vedere e ad andare oltre le cose…”. Nessuno mangia per mangiare, lavora per lavorare, studia per studiare… Le cose di ogni giorno diventeranno “sacramento” solo quando diventano anello di una catena, pagina di una storia, sequenza di una vita, un gesto all’interno di un progetto… Solo così potremo andare oltre costruendo ogni giorno il domani; realizzando una vocazione che è sì scelta personale, ma soprattutto risposta a una chiamata: quella di un Padre che vuole il bene dei figli; e che sacrifica la vita del Figlio Gesù, per la realizzazione dei figli adottivi.

I giovani che verranno coinvolti dalla Festa Giovanile delle Palme, agitando rami di ulivo mostreranno che la loro speranza è Qualcuno, che la luce alla loro vocazione viene dal Cristo crocifisso e risorto.

 

 

Giornata per le vocazioni

È la giornata “regina” dell’attività vocazionale. Il Centro Nazionale Vocazioni rendendo operative le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana predispone una valida sussidiazione affinché l’incontro abbia una sua serietà ed efficacia. Alcune editrici specializzate offrono altri strumenti operativi che vanno sfruttati all’interno di tutta una serie di iniziative che coinvolgano in profondità tutte le varie associazioni, movimenti e organismi pastorali.

Molte diocesi e parrocchie sanno superare difficoltà e pudori tradizionali, gestendo incontri di preghiera, dibattiti, volantinaggio, trasmissioni televisive e radio locali, tavole rotonde, incontri con testimoni credibili, interviste a vocazioni riuscite, ecc. Le possibilità per coinvolgere soprattutto i giovani non mancano. In quasi tutte le cattedrali, ormai, a pochi giorni dalla giornata vocazionale, sono molti i giovani e le loro famiglie che si ritrovano attorno al vescovo per una suggestiva Veglia vocazionale.

Recentemente, una veglia missionaria-vocazionale si è conclusa con la consegna da parte dei missionari partenti di un “pugno di semente a quanti avevano partecipato alla preghiera comune; con questo mandato: “Va, spendi la tua vita per seminare la Parola di Dio!”. Tutti uscirono portando con sé non solo delle sementi di frumento, ma soprattutto la consapevolezza di essere chiamati perché creati; perché quando Dio crea, chiama! In questa “giornata vocazionale” per eccellenza dovremmo proprio sviluppare una serie di idee-forza che partano dal vissuto, da ciò che interpella in maniera incalzante l’esistenza giovanile. Essere creati significa essere amati. “Tu non sei nessuno finché nessuno ti ama” dice una canzone popolare americana. Ciascuno di noi era “nessuno”. Ad un tratto Qualcuno ci ha chiamati per nome all’esistenza. Il nostro nulla è stato fecondato dall’amore di Dio. E siamo diventati qualcuno. Siamo diventati persona. Così io scopro di essere amato. Che esisto perché sono amato. Sta qui la radice del mio essere. E la radice della mia unicità. Ma essere creato significa anche essere “per”. L’uomo è un essere “richiesto”. Dunque l’uomo, ogni uomo, ha una vocazione. Ogni uomo è in stato di vocazione. E non ha senso discutere quale sia la vocazione migliore. Ci sono semplicemente vocazioni diverse. È migliore quando corrisponde alla volontà di Dio!

Lo Spirito Santo e la genialità pastorale di tutti noi faccia giungere queste idee-cardine al cuore di tanti giovani in ricerca e in ascolto.

 

 

La Veglia di Pentecoste

Per la solennità di Pentecoste, spiritualità, liturgia e catechesi aiutano i fedeli a riscoprire e celebrare la presenza dello Spirito Santo nella Chiesa.

Ai giovani che nella vigilia vengono convocati alla Veglia notturna di Pentecoste va riproposta la devozione-adorazione dello Spirito. Egli guida la Chiesa a tutta intera la verità (cfr. Gv 16,13) e la abbelisce dei suoi frutti (cfr. Ef 4,11-12; 1 Cor 12,4; Gal 5,22). Con la forza del vangelo fa ringiovanire la Chiesa continuamente, la rinnova e la conduce alla perfetta unione col Suo Sposo (cfr. Ap 22,17). Queste affermazioni bibliche ci danno “la carta d’identità” dello Spirito Santo, che va “rivelata” alle nuove generazioni perché la “loro identità” umano-cristiana diventi più chiara.

In particolare le Veglie di Pentecoste possono aiutare alla comprensione di queste grandi verità celebrandole con una certa genialità e gestualità. L’appuntamento per tanti giovani a questo incontro di preghiera è chiamato “Fuochi di Pentecoste. Mutuando le antiche esperienze dello scoutismo, sono numerose le colonne di giovani che attraversano nella notte campagne e altre zone collinari seguendo un itinerario “di fuoco in fuoco” e a tappe celebrano la veglia della Pentecoste nella Parola pregata-meditatadialogata e illuminata dai tanti falò. Una marcia della fede nello Spirito Santo, che con i suoi santi doni-carismi, suscita ministeri-servizi nella Chiesa. Una mentalità ministeriale scuote così ciascuno a concepire tutta l’esistenza nella diaconia non episodica. Diventa scuola di ministerialità perché la Chiesa non sia animata solo dal ministero ordinato ma da tutti i ministeri.

Celebrare la Veglia di Pentecoste con i giovani per far loro capire che in questa “era dello Spirito” siamo chiamati a distruggere la “Babele” del nostro tempo. Se “Babele” è stato il momento di peccato in cui i popoli si sono divisi, e le lingue confuse, il giovane deve capire che nella sua Pentecoste, da quando ha ricevuto il sacramento della Cresima, non può sottrarsi dal mostrarsi testimone credibile e illuminato. Se il Battesimo è il sacramento dell’“essere cristiano, la Cresima è il sacramento dell’agire cristiano: una nuova capacità di operare come e con Cristo, mediante una particolare responsabilità missionaria agli incroci delle nostre strade e “ad gentes”.

Come animatori vocazionali non stanchiamoci di celebrare questi momenti di festa e di preghiera. Sono spazi di silenzio “pieno” che mettono i giovani nella necessaria libertà per cogliere le intenzioni di Dio. Infatti, l’atteggiamento del chiamato è l’ascolto!