N.01
Gennaio/Febbraio 1987

La giornata mondiale di preghiera per le vocazioni nel piano vocazionale diocesano

Una Chiesa che prega, riflette, offre e soffre per le vocazioni è fuori dubbio uno straordinario evento di grazia. La giornata vocazionale mondiale ha qualcosa di singolare rispetto ad altri appuntamenti dell’anno liturgico-pastorale.

La comunità cristiana, immersa nel mistero di Cristo, è “sempre” stimolata a confrontarsi e a crescere secondo la sua pienezza. “Spesso” è provocata dall’agenda della storia a farsi testimone del buon samaritano accanto al prossimo, raccogliendo il grido dell’uomo o i suoi silenzi in attesa o no di una speranza.

 

 

Una “data” o una “tappa” di un cammino?

Ma questa domenica, a poca distanza dalla Pasqua, riveste un significato particolarmente forte. Tutta la chiesa è chiamata a riflettere su se stessa, a ripensare la sua identità di “ecclesia”, generata e convocata dall’evento di morte e di vita del Cristo Risorto. Tutta la comunità è coinvolta nella “preghiera per le vocazioni”; a tuffarsi quindi nella sorgente di ogni scelta pastorale secondo il mandato del Signore: “Pregate il Padrone della messe” (Mt 9,38) e ad investire in persone i programmi della missione, pregando perché ci siano gli operai prima ancora delle opere.

Non solo. Una comunità che prega per le vocazioni è una chiesa che guarda al futuro, perché, in questa giornata, il “discernimento” pastorale si concentra sulle nuove generazioni, con amore e fiducia, per capirne la profezia e condividerne le paure nascoste o palesi.

Una Chiesa orante è sollecitata a guardarsi dentro, per verificare se è viva, se genera nuove vocazioni, se esprime testimonianze adulte e gioiose di Cristo, se accoglie i doni dello Spirito, se li sa discernere, se rivela un volto di comunità ministeriale ed aperta al mondo quale segno di Cristo missionario del Padre.

Una giornata straordinaria dunque, sapientemente collocata accanto alla Pasqua per una chiesa fatta ad immagine viva del Cristo Risorto.

Allora l’interrogativo s’impone: la giornata vocazionale mondiale è una “data”, destinata a fare notizia, tra tanti avvisi della settimana parrocchiale, o una “tappa” destinata a fare storia, perché collocata in un cammino sapientemente studiato o proposto all’interno della pastorale della chiesa particolare?

 

 

Alle sorgenti feconde di un piano pastorale vocazionale

Quando si parla di un cammino pastorale sembra difficile eludere un dilemma: o costruire a tavolino un piano che consenta un minimo di organicità progressiva o lasciarsi guidare dagli avvenimenti intra ed extraecclesiali con le loro provocazioni. Di qui un piano talora bene articolato ma inaderente, oppure al contrario, un piano all’insegna della tanto deprecata “occasionalità”, senza mete precise e senza mezzi adeguati. In realtà, al di là delle difficoltà oggettive, è possibile coniugare i due aspetti che sembrano tra loro irriducibili in modo da articolare un cammino sufficientemente concreto ed unitario insieme.

Così, anche un avvenimento annuale, come la G.M.P.V., più o meno familiare alle comunità cristiane, può trovare il suo spazio vitalizzante e ricco di contributi pastorali. Si tratta di assumere ciò che già vive la comunità ecclesiale, sia ricca o povera, sia essa pastoralmente creativa o stancamente ripetitiva.

Nella chiesa c’è già una “scuola permanente di fede”, con un ricco svolgimento di contenuti, tali da costruire un vero ed organico progetto antropologico. Essa può diventare l’asse portante di un piano di pastorale ordinaria attorno a cui innervare cammini di fede, coinvolgere persone, fare proposte concrete ed esperienze forti. Questa scuola permanente è il “Cristo celebrato nei suoi misteri” con l’efficacia intrinseca della sua presenza di Risorto. Come la sua presenza storica accanto ai discepoli li ha educati pazientemente alla sequela, così oggi Cristo è progetto dell’uomo, di ogni sequela ed è l’animatore di ogni cammino pastorale della sua chiesa che vive nel tempo dell’esodo un rapporto di profonda comunione con Lui. Ne richiamo schematicamente i contenuti.

L’Avvento pone l’accento sulle attese dell’uomo, sull’avvio per una riflessione antropologico-vocazionale; sull’autodiscernimento e sulla speranza come apertura al futuro.

Il tempo di Natale propone le prime manifestazioni del Mistero di Cristo. La vocazione è incontro con Lui entrato nel cuore della storia. La risposta credente è la fede come discernimento.

La Quaresima richiama il tema esplicito della sequela come un perdere la vita attraverso il paziente cammino di conversione che tocca tutti gli aspetti dell’esistenza del discepolo.

La Pasqua segna la nascita dell’uomo nuovo in Cristo morto e risorto, la genesi della Chiesa Sacramento della presenza di Gesù nella storia salvata. La sequela viene presentata come “testimonianza” del Risorto.

Ed infine la Pentecoste e il Tempo Ordinario richiamano la tematica dello Spirito, della missione, del rapporto chiesa-mondo.

Con fine sapienza pastorale due giornate mondiali caratterizzano e vengono qualificate dal loro giusto inserimento nel contesto dell’anno liturgico-pastorale: la giornata vocazionale e la giornata missionaria mondiale.

La prima richiama l’attenzione della comunità sulla sua identità, sulle vocazioni che compaginano il “sacramento” della Chiesa. Essa costituisce così il punto di arrivo di un cammino e una tappa di partenza secondo la legge dell’incarnazione.

L’anno liturgico, sapientemente assunto e programmato, non lasciato ad una parenèsi moralistica sulle liturgie domenicali, risponde ai criteri della concretezza, della progressività, della ciclicità e della essenzialità. Ogni piano pastorale e in esso ogni iniziativa, attinge alle sorgenti.

 

 

“Eccomi manda me”: ispirazioni per un piano pastorale

Ogni giornata vocazionale mondiale ricollocata in modo fecondo nell’alveo dell’anno liturgico, pone l’esigenza di alcuni criteri per un piano di pastorale vocazionale all’interno della chiesa particolare che possono essere sinteticamente proposti attraverso quattro binomi.

 

La comunione e la testimonianza profetica.

Una comunità ecclesiale, sacramento di Cristo Risorto, chiamata a riflettere sul suo volto vocazionale, non può eludere questo primo impegno pastorale: assumere l’esistente, guardando con simpatia alle testimonianze profetiche che già vivono, spesso nascoste o ignorate, sul suo territorio.

Il criterio della concretezza di un piano richiede un’azione preziosa di coordinamento, di assunzione, di attenzione alla pedagogia dei “segni”, di proporzioni del protagonismo di tutte le vocazioni, sia dei ministeri ordinati, sia quelle di speciale consacrazione.

Negli schemi tradizionali dell’ecclesiologia la profezia era talora un principio dirompente nella comunità ecclesiale. Dopo il Concilio il principio di comunione l’assume per fortificare la comunità stessa e per dare voce ad ogni presenza profetica.

 

Il primato dello Spirito e la preghiera permanente. La giornata vocazionale mondiale, come tutto l’anno liturgico, ripropone il primato della preghiera in ogni programma e piano pastorale. Non la preghiera come “extrema ratio” di fronte alla fatica dell’azione anche più generosa, ma come “sorgente” di ogni azione pastorale, come “esperienza forte” all’interno di ogni ricerca vocazionale, come “stile nuovo” del discernimento personale e comunitario. Gesù, preoccupato delle vocazioni, (cfr. Mt 9,36-38), fa alcune opzioni:

– dà uno sguardo alla messe (ai bisogni del mondo);

– fa l’invito alla preghiera (primato di Dio nella missione);

– chiama e manda (investimento in persone).

Alla radice dunque della strategia evangelica della missione c’è il “rogate Dominum messis”.

 

Il discernimento e il ministero educativo. Il primato di Dio nella strategia del Regno comporta il primato delle persone. Un piano pastorale punta su di esse; su coloro che già hanno maturato un’esperienza e una visione di chiesa in “diakonìa”: catechisti, animatori, educatori, religiosi/e, laici, sacerdoti. Sono loro i protagonisti dei cammini feriali di gruppo e delle comunità: nella catechesi, nella liturgia e nella carità. Sono essi a dover operare in situazione concreta il discernimento dentro la vita delle persone. Di qui l’urgenza di prevedere lungo l’anno pastorale l’approfondimento delle problematiche che li riguardano, come la direzione spirituale, il discernimento, la preghiera, i contenuti dei cammini di fede e di ricerca vocazionale specifica.

 

I nuovi valori e protagonismo giovanile. Il tema della giornata di questo anno ha la forza di una provocazione per i giovani del nostro tempo come destinatari privilegiati di una pastorale vocazionale. Una chiesa è giovane se è vocazionale. Se fa crescere persone capaci di rispondere “eccomi” e di esser disponibili alla missione. “Eccomi”: in nuce c’è dentro una nuova antropologia. È l’atteggiamento del giovane che riconosce la verità di sé, con realismo e senza fantasie devianti, ma soprattutto è capace di discernere il proprio dono specifico e complementare con quello degli altri dentro uno spazio di comunione. “Eccomi: ci sto con tutto me stesso”. “Manda me”: in sintesi c’è la coscienza adulta di chiesa. Il giovane superando la fase del servizio come esperienza episodica, riscopre la vita stessa come servizio per sempre. Ecco la missione, volto della comunità ecclesiale e di ogni vocazione in essa.

La giornata vocazionale mondiale stimola dunque a confrontarsi con le esigenze di maturità di ogni persona, di ogni gruppo e comunità. Ma soprattutto è un appuntamento di grazia per crescere e fare crescere verso quella pienezza. Solo così essa non resta una “data” ma diventa la “tappa” di un fecondo cammino pastorale.