La vita secondo lo Spirito
L’approfondimento del tema della vita spirituale legato alle vocazioni di speciale consacrazione nasce dalla prolungata esperienza della Chiesa “comunità di chiamati e strumento della chiamata di Dio” (cfr. DC 13). La sorgente della vocazione, della sua maturazione nel cammino di crescita del discepolo verso la statura adulta di Cristo (cfr. Ef 4,13), la radice della capacità di prendere decisioni sapendo rischiare per il Vangelo, è sempre stato “vivo rapporto con Dio” (cfr. DC 16), rapporto di comunione che ha aperto cuore e mente sui bisogni del Suo Popolo e dell’umanità intera.
Lo testimoniano una moltitudine di uomini e donne, ciascuno dei quali, tralcio innestato in Cristo (cfr. Gv 15,1 ss), vivendo secondo lo Spirito, è divenuto icona di Dio-Trinità, cioè “persona pienamente realizzata e aperta, inondata dall’immenso” (O. Clément), e, proprio per questo, segno, testimonianza, serva dei fratelli.
In questa direzione, attraverso modalità e vie le più varie, lo Spirito conduce l’uomo di oggi perché nel profondo e vivo rapporto con Dio, vissuto nel cammino della storia contemporanea, scopra la fonte cristallina della vita, il principio vitale della propria esistenza quotidiana e si muova costruendo la società secondo il Suo disegno di salvezza.
Il momento delicato e felice di trapasso culturale e quello del rinnovamento della Chiesa obbligano a ricercare le componenti essenziali di ogni realtà. Riflessione, ricerca seria, scambio e confronto attento, ascolto rispettoso e reciproca accoglienza, sofferenza nel crogiuolo purificatore e apertura allo Spirito nel ‘deserto’ pregno della Sua presenza, concorrono a dare sostanza alle cose, alle relazioni, al rapporto con Dio, all’impegno sociale e apostolico. Aiutano inoltre a prendere coscienza che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (GS 22). Si è interpellati e scaturisce l’esigenza di tradurre scoperte e aspirazioni in una opzione per Cristo: camminare in Lui, l’uomo perfetto, per divenire pienamente noi stessi (cfr. LG 41) e porre al servizio degli altri risorse interiori, doti, la propria ‘originalità’ per edificare, con gli altri, la società contemporanea.
Spiritualità come pienezza di umanità
La vita secondo lo Spirito non estranea dalla storia, non rende disincarnati o assenti dalla vita del mondo, ma conduce ad assumere in Cristo e come Cristo il vissuto di ciascuno e farsi fratello. La vita secondo lo Spirito è la vita dell’uomo divenuto nel Battesimo “creatura nuova”. Tutto l’uomo, in tutta la sua realtà di uomo o di donna, è “creatura nuova”. Vive come tale, in una crescente comunione con Dio, nella apertura alla sua volontà e nella disponibilità a realizzare il suo disegno di salvezza. È vivere la vita.
Riflessione, ricerca, preghiera ed esperienza sono indispensabili per liberare il terreno da una concezione intellettualista o settoriale della vita spirituale, da condizionamenti culturali che possono condurre a considerare la vita spirituale come un momento disincarnato e ascientifico della vita dell’uomo, ovvero come rifugio. La vita spirituale conferisce all’uomo, preso nella sua totalità e nella concretezza dell’esistenza, una “forma vitale” che dà unità e armonia a tutto l’essere, aiuta la persona a sviluppare tutte le proprie capacità e virtualità, a riconoscere le sorgenti della debolezza e del peccato per crescere, con gli altri, “facendo la verità nella carità” (cfr. Ef 4,15).
Una visione oggettiva e adeguata della vita secondo lo Spirito è il punto di partenza dell’azione formativa. Permette infatti di precisare e articolare le mete dell’educazione cristiana e illuminare il cammino dei giovani.
I giovani vi si ritrovano più facilmente in quanto corrisponde alla loro esigenza di autenticità, di impegno, di presenza e consonanza con l’oggi. Lo stesso è per noi adulti.
In un’epoca pertanto in cui la persona è messa in luce con insistenza, la vita spirituale acquista, nel ritorno alle fonti e nella valorizzazione dell’antropologia, la dimensione che le è propria di completezza e di integralità: è l’uomo, è la donna nella sua originalità e nel suo crescere continuo che è alla Sequela, guidata dallo Spirito. In un’epoca in cui la solidarietà e la scoperta della complementarietà divengono elementi culturali prioritari, la vita spirituale va riscoprendo e proponendo la crescita in Cristo non da soli, ma come membra della comunità ecclesiale. In un’epoca di secolarismi e di emarginazione del sacro, la vita spirituale si traduce in cammini evangelici verso la perfezione della carità percorribili da tutti: giovani, adulti, consacrati, coppie…; cammini che sono celebrazioni della vita quotidiana, servizio nella comunione amorosa con Cristo e con la Sua Parola, dialogo attento e rispettoso con le realtà umane. In un’epoca, infine, di rinnovamento della Chiesa e di sorprendente creatività dello Spirito, la vita spirituale si concentra sulle realtà vitali costitutive del Mistero di Cristo con una sempre maggiore connotazione apostolica: “fatti voce d’ogni creatura”. La riscoperta dei Padri della Chiesa, dei Maestri di Spirito, dei grandi mistici, delle Scuole di spiritualità e la fioritura dei Movimenti concorrono ad aiutare il cristiano e ogni persona, nella vita della comunità ecclesiale, a vivere la propria vocazione e a operare con maturità e responsabilità nella dinamica della vita sociale odierna.
La nostra ricerca in funzione educativa nell’ambito della pastorale giovanile e vocazionale può articolarsi attorno a tre linee operative. La prima riguarda il fondamento della vita spirituale, la seconda i suoi caratteri e la dinamica conseguente, la terza, infine, propone alcuni punti nodali per un itinerario pedagogico.
Il fondamento della vita spirituale
Il punto di partenza soggettivo risiede nella opzione che il giovane fa per Cristo e con cui ‘esce dalle tende’ di una vita cristiana a tratti non ancora adulti per un cammino personale più maturo e impegnato, con l’aiuto di una guida o di un fratello conoscitore del cuore umano e della vita secondo lo Spirito.
– Accogliere la Parola che rivela il proprio essere e l’identità profonda del cristiano è la prima meta: “Se qualcuno è in Cristo è nuova creatura” (2 Cor 5,17), è divenuto in Lui “uomo nuovo” per una vita nuova di giustizia e di santità (cfr. Gal 6,15; Rom 6,4; Ef 4,24). L’approfondimento delle dimensioni della “novità” di vita porta a lasciare da parte definitivamente “le cose vecchie” di cui parla Paolo ai Corinti e a vivere da figlio di Dio, perché questo è il suo essere. Figli di Dio sono coloro che sono guidati dallo Spirito. Lo Spirito è il principio vitale che anima la nuova creatura, è il principio interiore della vita dell’uomo. Si tratta di prenderne coscienza nella preghiera e nella testimonianza del vissuto della comunità cristiana dove il giovane ha un punto di riferimento concreto rivelatore del significato esistenziale della Parola ascoltata. E dove, insieme ai fratelli, si riconosce discepolo dell’unico Maestro e cresce in maturità. Con loro fa un cammino, percorrendo il quale matura un rapporto più profondo e vero con Dio, con i fratelli e con il mondo. È una vita dai lineamenti sbocciati nella partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo. Lo Spirito di Cristo che lo anima è segno di vita da risorti: un “già” proteso verso la realizzazione del “non ancora”.
“Per mezzo dello Spirito che ci è stato dato, l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori” (Rm 5,5); nello Spirito, quindi, noi ci rivolgiamo a Dio dal profondo del nostro essere come un figlio si rivolge al Padre (cfr. Gal 4,6): l’amore è reciproco e diviene comunione per il dono suo che ha distrutto, con la morte di Cristo, ogni barriera e vinto il maligno.
– L’amore ai fratelli è dunque la tappa ‘obbligata’ dell’accoglienza della Parola. Nello Spirito, ugualmente, noi ora amiamo i nostri fratelli con lo stesso amore con cui il Padre ama il figlio Suo e ciascuno di noi (cfr. Gv 17,26). È questa la vita che crea il clima della comunità cristiana e la rende segno, testimonianza, “parola” che annuncia Cristo Signore (cfr. Gv 13,35; 17,21). Fragilità, prove, debolezza non intaccano questa realtà; parlano piuttosto del nostro essere ancora Popolo peregrinante e interpellano; divengono anche, per opera dello Spirito, una particolare mediazione dei riguardi di alcuni fratelli e sorelle che, sotto la Sua guida e nella Sua luce, impegnano la propria vita come risposta rigenerativa attraverso una carità che non conosce limiti.
In Cristo Via Verità e Vita divengono, nella comunità cristiana, vie e luci che ci aiutano, per l’amore scambievole che ci lega a loro nel nostro cammino ecclesiale. L’amore tra fratelli è una partecipazione all’amore di comunione tra il Padre e il Figlio (cfr. Gv 5,19; 17,26; 1 Gv 4,16).
– Amore universale, come è universale l’amore di Dio per gli uomini, diverrà questo amore per i fratelli. Nello Spirito, inevitabilmente diciamo al Padre, quali membra del Corpo di Cristo: “Eccomi, manda me” (Is 6,8) per concorrere a fare dell’umanità intera la famiglia di Dio.
Per mezzo dello Spirito, Dio ha rivelato “quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo” (1 Cor 2,9-10). Esse ci appartengono in Cristo Gesù. Sono realtà e non sogno; possesso di un cuore semplice in cui una fede viva ed una carità appassionata aprono nuovi orizzonti di comunione con il Padre, di fraternità e di missione. Sono realtà che sono nascoste ai saggi della terra, ma cantano nel cuore di chi si apre con umiltà e fiducia all’azione dello Spirito in lui, nella comunità, nel mondo. Tra loro molti i giovani di oggi, forse anche perché conoscono le sofferenze di una società che priva l’uomo della sua dignità, cercando di emarginare il mistero della Croce ritenuto stoltezza, insipienza, pazzia.
La dinamica della vita spirituale
“Il morire e risorgere con Cristo inserisce l’individuo nell’ampio contesto di un mondo iniziato appunto con la morte e la risurrezione di Cristo e nel trapasso dalla sua sottomissione alla signoria del peccato a quella di Cristo”[1]. La dinamica della vita spirituale è quella della crescita dell’”uomo interiore” che “si rinnova di giorno in giorno” (2 Cor 4,16): “Se viviamo nello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito” (Gal 5,25). Un cammino che conduce a “rivestirsi di Cristo”, a sviluppare costantemente il suo sentire, la sua visione della vita, a seguire le strade di un impegno che portano ad essere persone complete, libere, corresponsabili nella costruzione della società. Il nostro “volto trasfigurato” è l’uomo vivente, maturo nella fede e nell’amore, teso verso una continua crescente maturità umana, religiosa, sociale, culturale. La vita secondo lo Spirito sviluppa l’immagine di Dio in noi, che è Cristo, l’uomo perfetto, seguendo il quale, nella concretezza del quotidiano e nel prendere su di sé la storia dell’uomo d’oggi, si diviene pienamente se stessi, cioè Icona vivente, trasparenza della Trinità, come Maria.
La dinamica della crescita comprende il morire per risorgere, il perdere per trovare, lo spogliarsi dell’uomo vecchio per rivestirsi dell’uomo nuovo (cfr Col 3,10; Ef 4,22).
Quattro i suoi caratteri, quali momenti sincronici della vita secondo il Vangelo, vale a dire è una vita allo stesso tempo personale, esistenziale, ecclesiale o comunitaria, cosmica. La dinamica della crescita si snoda secondo tali assi.
– È una vita personale. Ciascuno, infatti, è “chiamato per nome”, ha un volto proprio, un proprio carattere, una propria storia e dà una risposta “sua” con l’intensità umana e spirituale che lo caratterizza. Non è mai ripetitiva rispetto agli altri.
È fondamentale ai fini educativi aiutare il giovane a fare esperienza dell’amore personale di Cristo e a dare la “sua” risposta. Egli chiama ad una reciprocità altrettanto personale. Su questa esperienza fiorisce ogni vocazione e la apre alla vera unione con Dio e con i fratelli. Per ciascuno di noi la chiamata è stata l’incontro interiore d’amore con Cristo. Un amore “per me”, così com’ero. Ognuno di noi è suo. Un incontro così importante che fa cambiare progetti e idee; fa svanire tanti valori vuoti, apre l’animo, rende nuovi. E ognuno è invitato a dare una “sua” risposta. Un suo sì!
– È “esistenziale”, vale a dire coinvolge tutta la persona e si realizza nel vivere la propria realtà di “creatura nuova” costituita, nella sua struttura, per svilupparsi di continuo attraverso una serie complessa di relazioni e in seno alla storia. La crescita avviene accogliendo, ogni giorno guidati dallo Spirito, la Parola e mettendola in pratica (cfr. Mt 7,24-27), ricercando la volontà del Padre, partecipando con i propri fratelli ai misteri di Cristo di cui è fatta “memoria” nella Liturgia e che si esprimono nella vita stessa della Chiesa, nei sacramenti, nel servizio; entrando inoltre in rapporto positivo con le realtà umane e rispondendo nella luce del Vangelo, ai messaggi che queste trasmettono, i poveri soprattutto quale “sacramento” di una particolare presenza di Cristo stesso.
La vita secondo lo Spirito non può farci degli estranei al movimento della storia quando per vocazione siamo chiamati ad essere, in Cristo, lievito e “strumento di salvezza”.
Ciascuno di noi, a poco a poco, sente maturare in sé, nel rapporto con Cristo Signore, il movimento della storia di cui è parte e per la quale è chiamato oggi. La disincarnazione è morte della persona.
La scoperta da parte dei giovani di queste realtà dà senso e chiama ad una corresponsabilità crescente.
Talvolta viene da domandarsi se un certo malessere e un vuoto d’impegno sia anche dovuto all’esercizio di una mediazione oggettivamente non secondo i disegni di Cristo, che è il Capo del Suo Corpo, la Chiesa. Lo Spirito, con gemiti inenarrabili, prega “secondo tali disegni” (cf Rom 8,26-27).
– La dimensione ecclesiale o comunitaria e quella cosmica esigerebbero un accurato approfondimento a parte per la loro “novità” ed importanza nella comprensione e sviluppo non solo della vita secondo lo Spirito ma anche delle vocazioni. La crescita in Cristo avviene come membra del suo Corpo (cfr. Ef 4,15-16) e vivendo da membro della Chiesa. Io non sono, se non siamo così, perché partecipi della vita di Dio-Trinità, di cui la Chiesa nella sua unità, è l’Icona vera: noi Icona e frammento.
Per questo la vita secondo lo Spirito conduce, gradualmente, a prendere coscienza del proprio essere chiesa, della responsabilità di testimoni e artefici di comunione; sollecita a condividere la vita della comunità ecclesiale, con sempre maggior pienezza per tendere con lei, nella sua articolazione organica, alla piena comunione e alla realizzazione della unità chiesta da Gesù al Padre Suo e alla cui realizzazione opera lo Spirito in tutti e in ciascuno (cfr. Gv 17).
– La dimensione cosmica sviluppa il sapersi cittadini dell’universo e “mediazione”, verso il creato, della realizzazione del disegno del Padre: “La creazione stessa attende con impazienza… di essere pure lei liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,19-21).
La preghiera e l’esistenza acquistano un respiro universale.
La vita spirituale: un itinerario
Certamente si tratta di un cammino progressivo verso una maturità crescente fino alla consumazione finale di ciascuno e del Popolo di Dio nella rigenerazione escatologica. Questa affascinante e complessa operazione dello Spirito non è estranea al cammino quotidiano che conosce lo stare e l’andare sottomesso alla fragilità e ai ritmi di sviluppo del singolo e delle società. Il disegno di Dio si realizza secondo le leggi dell’Incarnazione e nel rispetto attento di ogni persona, appunto perché è legge d’amore e di libertà.
Nell’itinerario di crescita nella vita dello Spirito, può essere utile raccogliere, in alcuni punti, il contributo dell’esperienza. Ne propongo tre, a titolo di esempio e di stimolo, facendo riferimento al contesto attuale della Chiesa e della società.
– Personalizzare il cammino e i mezzi di crescita. Anche se l’impegno è comunitario e il gruppo come tale compie una strada insieme – com’è indispensabile – ciascuno va aiutato a percorrere la propria via di comunione personale con Cristo nella Chiesa. Il gruppo, come tutta la comunità ecclesiale, ha bisogno, per sviluppare la propria identità, che ciascuno sia se stesso e risponda in modo suo personale agli appelli interiori e a quelli che provengono dalla molteplicità di rapporti. Certo non si tratta di originalità disarmonica. È la risposta secondo la propria identità e il proprio “volto trasfigurato” che arricchisce la comunione e potenzia l’impegno apostolico rendendolo concreto, attuale, dinamico.
Tutta la comunità, nella diversità delle forme di vita, si raccoglie, infatti, per ascoltare la Parola e spezzare il pane. Tutta la comunità è interpellata, ma lo è anche ciascuno, con un gesto di amore personale, che sollecita una risposta personale.
Non sono, quindi, solo ragioni pedagogiche a chiedere agli accompagnatori una attenzione al singolo e una iniziazione personalizzata alla vita secondo lo Spirito, ma è la natura della nostra vocazione a esigerlo, cioè l’essere ad immagine di Dio-Trinità e membra del Corpo di Cristo, che è uno nella molteplicità delle funzioni di ciascuna sua parte.
– Curare una formazione completa. Qualunque sia il punto di partenza o l’esperienza-chiave che ha condotto a Cristo (la vita di un gruppo, una forte esperienza di preghiera o di servizio, ecc.), e qualunque siano le motivazioni, è compito degli accompagnatori e degli animatori aiutare il giovane ad allargare la sua esperienza per consolidarla e illuminarla in una formazione organica che abbracci tutti gli aspetti e le dimensioni della vita del discepolo. Richiede stima verso il giovane e valorizzazione del suo vissuto per raggiungere tale obiettivo di maturazione camminando insieme con lui. Il punto della questione non sta, a mio avviso, nella “esperienza” originante una attenzione a Cristo e una tipica relazione con Lui e con il mondo; si trova piuttosto nella esigenza della persona a raggiungere la sua piena maturità umana e cristiana, con le caratteristiche della vocazione a lei propria. Il servizio educativo si muove in questo ambito, ed è per questo che è chiamato a offrire a ciascun giovane e a tutta la comunità ecclesiale l’intero messaggio cristiano, tutta la gamma dei mezzi di crescita, unitamente ad una visione positiva del mondo, perché lo Spirito vi è presente e vi opera secondo i disegni di Dio.
– Aiutare a percorre un cammino ordinato. Sempre più profondo e dinamico. Il giovane cresce vivendo, cioè facendo esperienza nel suo quotidiano e nella rete di relazioni che gli è propria. È qui che, alla luce della Parola, deve scoprire la sua realtà di creatura nuova, coglierne le forze interiori, le aspirazioni che conducono a vivere la vita e a costruire; è qui che apprende a discernere l’azione dello Spirito e la volontà di Dio; è qui che si concretizza, nelle sue scelte e nel servizio, la partecipazione alla vita di Cristo; è qui, che infine diviene consapevole, senza lasciarsi soffocare dalle debolezze personali e dagli egoismi collettivi, che l’essere “creatura nuova” e il vivere secondo lo Spirito, lo fa “parola” di salvezza verso gli altri, lo costituisce fratello d’ogni uomo, senza distinzioni di razza, di colore, di condizione, di forme di vita (cfr. Col 3,11). Si tratta per noi di un accompagnamento “mistagogico” finalizzato alla piena maturità umana e cristiana di ciascuna persona, nella sua vocazione nella Chiesa. A questo concorrono, quale aiuto per noi educatori, tutta la lunga esperienza della Chiesa e la riflessione scientifica con i suoi preziosi apporti, ma richiede che la vita secondo lo Spirito sia il respiro e l’impegno di noi adulti. È la condizione per saper aiutare convenientemente, entro il mondo nuovo che la fede mostra nella sua dinamica e nel suo realismo; la speranza apre a continui sviluppi, la carità rende vivo della vita stessa di Dio (cfr. LG 9).
Note
[1] R. Penna, in La Mistica I, Roma 1984.