Spiritualità e vocazioni

N.02
Marzo/Aprile 1987

Il nostro tempo non risparmia sorprese!

Solo pochi anni fa parole come ‘mistica’, ‘spiritualità’ ecc., rischiavano di suscitare l’idea “di un giardino inutile o di una pericolosa raffinatezza aristocratica”, se non di un’esperienza sorpassata o almeno tale da far sorgere la domanda “a che serve?”.

I nostri giorni sembrano invece registrare la persistenza del fattore mistico e addirittura una nuova sensibilità per la dimensione spirituale della vita umana.

Tra i tentativi, più o meno riusciti, dell’uomo contemporaneo per riconquistare la sua spiritualità si registrano fenomeni che vanno da un ritorno all’occultismo, ad un interesse per la meditazione, all’affermarsi di movimenti religiosi comunitari ecc.

Tale interesse, inizialmente diretto prevalentemente verso forme di spiritualità orientale, negli ultimi anni segna anche una certa riscoperta e interesse verso la spiritualità propria e tipica della tradizione cristiana.

È facilmente comprensibile come tale “rinnovato interesse spirituale del nostro tempo sorga da profonde esigenze di autenticità, dimensione religiosa, interiorità e libertà non soddisfatte dalla società consumistica”.

Va detto però subito, al di là di possibili analisi più approfondite, che il risveglio della spiritualità dei nostri giorni comporta anche dei rischi: “quello di non misurarsi con il mondo secolarizzato e con i duri compiti della scienza, del lavoro e dell’impegno sociopolitico, o quello di trascurare il riferimento esplicito al fatto storico della rivelazione biblico-cristiana, cioè all’iniziativa del Dio vivente che si rivela e salva l’uomo. Occorre che la spiritualità odierna, ravvivata dal contatto fontale della rivelazione biblica, sia inserita pienamente nella vita attuale”.

Il rischio suddetto va dunque evitato e questo ‘nodo’ va sciolto, al fine anche di offrire un fondamento reale e non fittizio al rapporto ‘spiritualità e vocazione’, e per evitare in proposito di edificare una pur bella costruzione, ma fondata sulla sabbia.

Non può darsi vera maturazione vocazionale se non all’interno di un forte cammino spirituale. Una vita spirituale solida, personale ed ecclesiale, è la ‘sede’ che permette alla chiamata di essere udita e alla risposta di essere data con convinzione, entusiasmo e soprattutto di essere fondata su motivazioni autentiche, bibliche.

Il presente numero di ‘Vocazioni’ intende offrire un contributo all’inscindibile binomio ‘vita spirituale e maturazione vocazionale’ a partire dai seguenti interrogativi: cosa deve intendersi per ‘vita spirituale’? Quale vita spirituale per una prospettiva di donazione totale e definitiva, ovvero di consacrazione? Quali ‘mezzi’ alimentano una vita spirituale il cui dato vocazionale sia centrale e motivante?

In questo numero

Spiritualità e vocazioni

di Italo Castellani
Il nostro tempo non risparmia sorprese! Solo pochi anni fa parole come ‘mistica’, ‘spiritualità’ ecc., rischiavano di suscitare l’idea “di un giardino inutile o di una pericolosa raffinatezza aristocratica”[1], se non di un’esperienza sorpassata o almeno tale da far sorgere la domanda “a che serve?”. I nostri giorni sembrano invece…