N.02
Marzo/Aprile 1987

Spiritualità e vocazioni

Il nostro tempo non risparmia sorprese!

Solo pochi anni fa parole come ‘mistica’, ‘spiritualità’ ecc., rischiavano di suscitare l’idea “di un giardino inutile o di una pericolosa raffinatezza aristocratica”[1], se non di un’esperienza sorpassata o almeno tale da far sorgere la domanda “a che serve?”.

I nostri giorni sembrano invece registrare la persistenza del fattore mistico e addirittura una nuova sensibilità per la dimensione spirituale della vita umana.

Tra i tentativi, più o meno riusciti, dell’uomo contemporaneo per riconquistare la sua spiritualità si registrano fenomeni che vanno da un ritorno all’occultismo, ad un interesse per la meditazione, all’affermarsi di movimenti religiosi comunitari ecc.

Tale interesse, inizialmente diretto prevalentemente verso forme di spiritualità orientale, negli ultimi anni segna anche una certa riscoperta e interesse verso la spiritualità propria e tipica della tradizione cristiana.

È facilmente comprensibile come tale “rinnovato interesse spirituale del nostro tempo sorga da profonde esigenze di autenticità, dimensione religiosa, interiorità e libertà non soddisfatte dalla società consumistica”[2].

Va detto però subito, al di là di possibili analisi più approfondite, che il risveglio della spiritualità dei nostri giorni comporta anche dei rischi: “quello di non misurarsi con il mondo secolarizzato e con i duri compiti della scienza, del lavoro e dell’impegno sociopolitico, o quello di trascurare il riferimento esplicito al fatto storico della rivelazione biblico-cristiana, cioè all’iniziativa del Dio vivente che si rivela e salva l’uomo. Occorre che la spiritualità odierna, ravvivata dal contatto fontale della rivelazione biblica, sia inserita pienamente nella vita attuale”[3].

Il rischio suddetto va dunque evitato e questo ‘nodo’ va sciolto, al fine anche di offrire un fondamento reale e non fittizio al rapporto ‘spiritualità e vocazione’, e per evitare in proposito di edificare una pur bella costruzione, ma fondata sulla sabbia.

 

Vita spirituale e maturazione vocazionale

Non può darsi vera maturazione vocazionale se non all’interno di un forte cammino spirituale. Una vita spirituale solida, personale ed ecclesiale, è la ‘sede’ che permette alla chiamata di essere udita e alla risposta di essere data con convinzione, entusiasmo e soprattutto di essere fondata su motivazioni autentiche, bibliche.

Il presente numero di ‘Vocazioni’ intende offrire un contributo all’inscindibile binomio ‘vita spirituale e maturazione vocazionale’ a partire dai seguenti interrogativi: cosa deve intendersi per ‘vita spirituale’? Quale vita spirituale per una prospettiva di donazione totale e definitiva, ovvero di consacrazione? Quali ‘mezzi’ alimentano una vita spirituale il cui dato vocazionale sia centrale e motivante?

Tali interrogativi – in attesa di trovare un approfondimento nei contributi che seguono – possono trovare una pista di riflessione a partire dai seguenti temi:

 

– La vita spirituale: ‘lasciarsi fare dallo Spirito’

Se il cristiano arriva a lasciare a Cristo e allo Spirito il protagonismo della propria vita, perviene inevitabilmente a conoscere e a maturare in pienezza la propria identità personale, la propria vocazione.

La vita spirituale è allora il naturale respiro dell’uomo che – lasciatosi ‘afferrare da Cristo’ è disponibile a seguire la Parola del Maestro – si ‘lascia fare da Lui’. 

Non si tratta di una strategia spirituale che, quasi ricorrendo al bilancino del farmacista o all’orologio del cronometrista, contemperi o calcoli in parti perfettamente uguali ad es. l’ora et labora del monachesimo cristiano. Sarebbe questa una cattiva interpretazione della stessa ‘regola spirituale’ di S. Benedetto!

Un modello esemplare del ‘lasciarsi fare dallo Spirito’ è l’esperienza di fede di Abramo, di Maria, di Paolo e dei Santi, la cui maturità spirituale e vocazionale è segnata essenzialmente dal fatto che – liberi da programmi e calcoli umani – si mettono in ascolto dello Spirito e lasciano allo Spirito di diventare il principale protagonista della loro esperienza di vita.

 

– La vita spirituale: fedeltà alla vocazione battesimale

La vita spirituale del cristiano è il frutto maturo del dono che nel battesimo rende ‘creature nuove’: è cioè il frutto maturo della fede battesimale, espressione dell’adesione alla Parola vissuta nella quotidianità che conduce alla “statura di Cristo”.

È dunque necessario rifarsi continuamente alla ‘sorgente’ e, concretamente alla radicalità delle esigenze e della proposta di vita di Gesù, su cui si fonda, proprio a partire dal battesimo, la comune vocazione alla santità.

La comune vocazione alla santità di fatto si personalizza e si sviluppa nella fedeltà allo Spirito nella concretezza dell’esistenza di ogni credente.

C’è quindi un rapporto profondo tra vita spirituale del cristiano e vocazione: non possono quindi darsi dualismi tra vita spirituale come maturazione della fede battesimale, e maturazione della vocazione.

Nella misura in cui la vita spirituale non è un’esperienza disincarnata, ma è anzi nella concretezza dell’esistenza, ricerca e maturazione della unicità e irripetibilità della persona umana, favorisce inevitabilmente nella persona lo sviluppo dei doni, capacità, virtualità personali ovvero della vocazione personale.

 

– La vita spirituale: itinerario vocazionale

Se la vita spirituale è l’esperienza cristiana matura – aperta all’azione dello Spirito nella fedeltà quotidiana alla Parola – e la vocazione specifica è l’adesione incondizionata al disegno di Dio – l’”Eccomi” personale di memoria biblica – è facilmente comprensibile il necessario e coerente rapporto tra spiritualità e maturazione vocazionale.

La vita spirituale, in senso dinamico e pedagogico, è il ‘piano educativo completo’ espresso dalla partecipazione alla vita della chiesa mistero e segno di Cristo che salva; la vita secondo lo Spirito è per ogni cristiano – in particolare per le giovani generazioni, soggetti naturali di vocazione –crescita e progressione personale in Cristo, proprio in quanto membra della comunità ecclesiale.

L’itinerario spirituale cristiano è dunque itinerario di maturazione vocazionale in quanto offre l’itinerario completo di un’esperienza di chiesa e, conseguentemente, anche i mezzi di una reale ascesi spirituale.

“Uno matura il suo cammino vocazionale se si mantiene fedele ad una vita di ascolto della Parola nel suo quotidiano; diventa allora una ascesi trovare il tempo preferenziale per leggere, meditare e pregare la Parola perché trasformi una vita; è ascesi saperla collocare in posizione strategica nella propria giornata perché influisca, illumini e diriga la propria esistenza; è ascesi impostare la vita secondo uno stile che non emargina il fatto primario della fede: l’ascolto orante. È ascesi accettare la fatica del continuo rinnovamento esistenziale che il Vangelo esige, rifiutando l’obbedienza culturale della dispersione e della frammentazione in mille rivoli della propria vita; è ascesi trovare spazio e tempo per ‘abitare nella propria interiorità’ come il luogo in cui vive e si alimenta la vita spirituale, un’esistenza di ascolto e di dialogo”[4].

Una vita spirituale, così fondata, è un’esistenza naturalmente aperta alla maturazione e discernimento della vocazione personale.

 

 

 

 

 

Note

[1] S. De Fiores, Spiritualità contemporanea, in ‘Nuovo Dizionario di Spiritualità’, Ed. Paoline, Roma 1979, p. 1516.

[2] Idem, p. 1517.

[3] Idem, p. 1520.

[4] F. Mosconi, Spiritualità Ascesi e Vocazione, cfr. pagine seguenti.