N.02
Marzo/Aprile 1987

L’esperienza degli esercizi spirituali in chiave vocazionale ai giovani

Non sono un esperto di esercizi spirituali. Se mi si chiedesse di raccontare di campi di lavoro e formazione, di tre giorni, di campi scuola, ritiri e altre cose del genere, forse potrei raccontare con maggior disinvoltura. Ma di corsi di esercizi spirituali ne ho animati davvero pochi. Ma è forse l’ultimo che ho animato che ha lasciato il segno nella memoria di chi ha suggerito il mio nome. Ed è stata davvero una bellissima esperienza di incontro con Dio e con i fratelli. Davvero un momento di grazia e di fraternità.

Il tutto è nato nel contesto del biennio “Comunione e Comunità missionaria” che i Vescovi italiani hanno lanciato in questo ‘86-88. Come animatori missionari attivamente impegnati in Italia, oltre a moltissime attività diverse nel contesto della pastorale vocazionale e missionaria delle Chiese locali in cui ci troviamo, siamo soliti proporre delle attività specifiche per giovani nell’ambito delle nostre comunità. Una di queste attività sono i ritiri mensili o i fine settimana di spiritualità.

Nel contesto del biennio abbiamo pensato di caratterizzare questi ritiri con un tema unico per tutti i nostri centri giovanili: 85/86 le Beatitudini; 86/87 gli Atti degli Apostoli e 87/88 San Paolo. Normalmente a questi incontri mensili partecipano giovani dai 17/18 anni in su. Ad essi abbiamo fatto la proposta di una settimana di esercizi spirituali che sintetizzasse il cammino fatto durante l’anno e li lanciasse verso il nuovo anno.

Ed è così che ci siamo trovati a Rovereto, Trento, dal 26 al 31 luglio 1986. Eravamo due missionari della Consolata, due missionarie della Consolata, 13 ragazzi e 13 ragazze dall’età media di 22 anni. Abbiamo animato il corso io e p. Eugenio, mio confratello; lui animava i momenti liturgici, io animavo le meditazioni e i momenti di riflessione. Titolo dell’incontro: “Voi siete la città sul monte”. Tema degli esercizi: il discorso della montagna, capitoli 5-7 di Matteo.

Complice una natura stupenda e un sole caldo, reso più simpatico da una fresca brezza montana, i sei giorni sono trascorsi in un soffio. Abbiamo cominciato il sabato pomeriggio (26) e abbiamo terminato col pranzo del 31, dopo una profonda revisione di tutto il corso. Quattro i giorni interi, dunque, intensissimi, sminuzzando passo passo tutto il discorso della montagna: la nuova legge dei rapporti con gli altri (Mt 5,20-48); i nuovi rapporti con i beni della terra (Mt 6,19-34); i nuovi rapporti con Dio: elemosina, preghiera e digiuno (Mt 6,1-18); da ultimo: le Beatitudini e il Padre Nostro, sintesi mirabile del progetto di vita del cristiano, breviario della vocazione dell’ultimo (Mt 5,3-12; 6,9-13).

Momenti forti della giornata? Tanti! Si iniziava con le Lodi mattutine, celebrate con solennità e creatività, poi un’abbondante e densa meditazione biblica, tempo per la riflessione personale e confronto di gruppo; al pomeriggio ci trovavamo sotto la “nostra quercia di Mamre”, un ombroso e solitario albero, per l’incontro con Dio nella Parola e nella natura, oltre un’ora di adorazione pregando sul testo principale della giornata. E poi l’Eucaristia: accuratamente preparata, animata, celebrata, partecipata, valorizzando al massimo tutti gli spunti di creatività e partecipazione offerti dalla liturgia. L’Eucaristia è diventato il momento culminante dell’esperienza: momento di convocazione (Dio chiama alla sua mensa) e di missione. E la penultima notte fu una notte di veglia nell’adorazione notturna e l’ultimo giorno ebbe il suo culmine nella celebrazione della Riconciliazione. Le meditazioni dei giorni precedenti avevano fornito abbondante materiale per una profonda revisione della propria vita nella sua globalità: rapporti con Dio, con gli altri, con le cose e con se stessi. La Riconciliazione ha suggellato la volontà di dire sì al progetto di Dio che la Parola ci aveva evidenziato con chiarezza nella sua radicale unità fino alla pienezza della perfezione di Dio stesso. La Riconciliazione ha segnato a livello sacramentale la risposta al progetto-vocazione di Dio, che il discorso della montagna mirabilmente sintetizza e propone come sfida ad ognuno. E dalla Riconciliazione è nata la festa e l’Eucaristia è diventata gioioso ringraziamento per le meraviglie di Dio, la prima delle quali è quella di chiamarci alla comunione piena con Lui attraverso un amore vissuto per i fratelli e la pratica della giustizia nel libero distacco dai beni di questo mondo.

Un progetto esigente quello del discorso della montagna. Un itinerario di vocazione per arrivare ad essere quello che Dio desidera da ogni uomo: riconciliato, libero, capace di amore, beato, perfetto come Lui, luce che risplende in mezzo agli uomini per far conoscere agli uomini la realtà stessa di Dio.

Altre cose si potrebbero aggiungere raccontando dell’esperienza. Altro ancora andrebbe detto della tre giorni che abbiamo fatto con diversi degli stessi giovani nei giorni 27-30 dicembre scorso, radicando il discorso nei primi capitoli della Genesi, in Efesini 4, nella prima lettera ai Corinti 12-13, nella parabola del buon Samaritano, nell’esperienza di Zaccheo, all’approfondimento della vita come vocazione.

Mi permetto solo di evidenziare alcune cose importanti in queste esperienze di esercizi spirituali miranti ad aiutare il giovane a scoprire il significato della propria vita come chiamata al servizio di Dio e dei fratelli.

 

– È per i giovani motivo di meraviglia e di gioia scoprire la propria vita alla luce di Dio, imparare a guardare la propria vita con ottimismo alla luce del progetto di Dio; un progetto di Dio che propone all’uomo la pienezza dell’umanità nella divinizzazione, che pone Gesù Cristo come misura di maturità. Capire di essere sfidati da Dio a crescere sempre più in amore, in libertà, in verità, in comunione, in pienezza di vita: diventare quello che si è chiamati ad essere secondo la misura di Dio.

 

– È ugualmente importante per essi capire che questo progetto – vocazione implica un personalissimo e intensissimo rapporto di amore con Dio: Dio mi conosce per nome, Dio ama me, Dio ha bisogno di me, sono compagno, partner di Dio.

 

– Ma questo amore non è isolante, è amore che contagia, che genera comunione, relazione, è amore – vocazione che si realizza nel cammino di un popolo, della Chiesa, dell’umanità.

 

– Ed a questo punto diventa rivoluzionario il discorso del rapporto con l’altro, con il prossimo, partendo dai dati dell’antropologia e dalla parabola del buon Samaritano: ho bisogno dell’altro per diventare me stesso, per imparare ad amare, l’amore cresce amando, conosco Dio nella misura in cui amo il fratello…

 

– Ma non tutti alla stessa maniera: ognuno nella sua specificità, secondo i doni che lo Spirito dà a ciascuno per il bene di tutti: tutti unici e indispensabili nell’insieme del Corpo che è la Chiesa, che è l’umanità di cui Cristo è Capo. E per capire la specificità della vocazione di ognuno ecco ancora l’incontro con l’altro, con il povero, il prigioniero, l’oppresso, lo schiavo: Dio mi dà orecchi attenti per ascoltare “il grido del mio popolo” e io non sarò fino in fondo me stesso fino a quando non avrò trovato il “mio popolo” con cui camminare (Mosè, Giona…).

 

– È poi importante in queste esperienze aiutare i giovani a partecipare da soggetti attivi, aiutandoli a vivere, almeno un po’, in quello che vanno scoprendo: vivere la preghiera, la comunione, rapporti nuovi con gli altri, servire, e celebrare attivamente e gioiosamente la liturgia.

 

– E ancora: l’attenzione ad ognuno per quello che è, offrendo ampi spazi di direzione spirituale, di dialogo, di confronto. Per questo, a mio parere, questo tipo di esperienze non dovrebbero mai essere fatte in gruppi troppo numerosi, ma in gruppi dove sia possibile un intenso rapporto personale con gli animatori e tra i partecipanti del corso.

 

– Da ultimo: importantissima è la continuità, che gli esercizi non diventino esperienza isolata, ma tappe forti di un cammino che continua giorno dopo giorno in una comunità (anche parrocchia e/o gruppo) e in un ritmo di direzione spirituale costante, nel contesto di un progetto formativo.