Ministeri e vocazioni
Il tema ‘ministeri e vocazioni’ reclama necessariamente il contesto di una teologia seppur ‘minima’ della vocazione, che mi sembra ben sintetizzata nel testo che segue: “Tutti noi cristiani, secondo il disegno divino, dobbiamo realizzarci come uomini – vocazione umana – e come cristiani, vivendo il nostro battesimo per ciò che riguarda la chiamata alla santità, la chiamata ad essere membri attivi della comunità e a dare testimonianza del Regno – vocazione cristiana -; dobbiamo inoltre scoprire la vocazione concreta (laicale, di vita consacrata o ministeriale gerarchica) che ci permetta di dare il nostro apporto specifico alla costruzione del Regno – vocazione cristiana specifica -. In questo modo compiremo pienamente ed organicamente la nostra missione evangelizzatrice”[1].
La catechesi, a sua volta, in questi anni ha annunciato molto bene la vocazione in questi precisi termini[2].
– Chiamati alla vita
La chiamata alla vita è un dono, frutto dell’amore creativo, personale ed unico di Dio. Egli chiama per “nome” (Is 43,1) e crea ciascuno secondo il progetto di vita che ha pensato. Vocazione quindi significa prendere coscienza di una chiamata, la cui iniziativa è sempre di Dio, e tentare di dare una risposta mettendosi in cammino: rispondere è l’inizio del dialogo con Dio e con i fratelli.
– Chiamati a Cristo
La vocazione fondamentale di ogni uomo è la chiamata all’appartenenza a Cristo mediante il battesimo, che ci introduce nella Chiesa, il nuovo ‘popolo di Dio’. Essere battezzati significa accogliere la chiamata di Gesù. Nel battesimo Egli chiama a legare la propria esistenza alla sua persona attraverso la sequela, nella condizione totale di vita e di destino (cfr. Mc 8,34-38): è la comune chiamata alla santità.
– Chiamati alla Chiesa
Come Cristo, ogni uomo è chiamato e mandato da Dio per servire i fratelli; chiamato a far parte della Chiesa e ad essere protagonista della sua vita e della sua missione.
Ogni cristiano, nella Chiesa, occupa il proprio posto e compie la propria missione per mezzo del dono particolare ricevuto dallo Spirito Santo. “Ognuno ha il suo dono per il bene di tutti” (1 Cor 12). Questo dono dello Spirito Santo è ciò che specifica, rende personale e irrepetibile l’identica, radicale vocazione di tutti. Dalla varietà dei doni, dei carismi, si hanno diverse vocazioni specifiche (cfr. Rm 12,4-8; Ef 4,7-11; 1 Cor 12,28-30).
Ogni cristiano, ecco la conseguenza inevitabile, è chiamato ad essere ‘dono’ di Dio al mondo – mettendosi in attento ‘ascolto’ per poter discernere l’unica e irrepetibile chiamata personale del Signore – disponendosi ad incontrare e scoprire Dio in quello spazio reale che è la comunità cristiana.
Carismi, ministeri e vocazione si coniugano quindi strettamente nella vita di una persona. Di fatto si manifestano, maturano – quindi si personalizzano – nello spazio vitale della comunità ecclesiale.
La comunità cristiana luogo di carismi molteplici, discreti, gratuiti.
La Chiesa di Cristo è fatta di uomini ciascuno dei quali ha un dono da dare per il bene e la crescita di tutta la comunità. “A ciascuno è data una manifestazione dello Spirito per l’utilità comune”, afferma l’Apostolo.
Siamo forse appena agli inizi del cammino per la costruzione di una comunità cristiana adulta, adulta proprio perché tutta ministeriale, quindi per una pastorale tutta ministeriale.
“Tutto ciò – scrive Mons. Sartori – porta ad un’osservazione molto importante: non solo i capi della Comunità debbono sentire dentro di sé il peso e la responsabilità di tutta la comunità, ma ogni cristiano, pur in misura limitata, deve sentire dentro di sé tutta la comunità… Non deve essere solo il Papa a sentire su di sé la Chiesa, né solo il Vescovo la sua Chiesa particolare, né solo il prete, ma ogni cristiano è cattolico nella misura in cui vive in se stesso tutta la problematica della Chiesa e si sente debitore di un contributo per tutta la Chiesa”,[3] a partire dalla reale comunità cristiana in cui vive.
Emerge quindi un problema importante, che è strettamente collegato con l’annuncio, la proposta e l’accompagnamento vocazionale: l’urgenza di impostare la vita della comunità cristiana rendendola più diaconale, cioè ministeriale.
Si tratta di riscoprire la struttura diaconale della Chiesa, cioè della diaconia, del servizio come modo di vivere delle nostre comunità, capaci di valorizzare i doni di ciascuno e tradurli in ministeri ecclesiali.
La pedagogia del ‘servizio’ è infatti naturalmente vocante. Una comunità che valorizza ogni persona e la interpella a mettere a frutto doni e carismi per un servizio ecclesiale, è una comunità ecclesiale che fa naturalmente proposta vocazionale. Tante vocazioni anche ai nostri giorni sono maturate e stanno maturando tra i giovani a partire da una completa pedagogia vocazionale che mette nel dovuto equilibrio l’educazione alla preghiera-ascolto della Parola e il servizio ai fratelli. È bene tuttavia ricordare che il “servizio” – nella vasta gamma e diverse possibili espressioni ministeriali della chiesa che annuncia la Parola, celebra i Sacramenti, promuove l’uomo – è soprattutto per le giovani generazioni un itinerario di formazione in vista della vocazione definitiva e può condurre ad una scelta di vita consacrata a precise condizioni, così riassunte dal Piano Pastorale per le Vocazioni: “se è evangelicamente motivato e coltiva nella preghiera il servizio dell’Assoluto: è educazione al discernimento dei bisogni; è verifica della capacità di dedizione e di fedeltà nella ferialità; è aperto ad un eventuale impegno definitivo nella vita consacrata”[4].
Credo che queste sintetiche indicazioni, circa il “servizio” e le possibili diverse espressioni ministeriali nella comunità ecclesiale, aprono nuove prospettive alla pastorale delle vocazioni.
I contributi di studio ed esperienziali che seguono intendono porsi in tale prospettiva.
Note
[1] CELAM, Puebla Documenti (testo definitivo), EMI 1979, n. 854.
[2] cfr. CNV, Sì, ma verso dove?, Sussidio di riflessione e di preghiera per i giovani sui temi del Centro Vocazionale Itinerante, Edito dal CNV 1985.
[3] L. SARTORI, Animatore di una comunità missionaria, in “Orientamenti Pastorali”, n. 6/1987, p. 15-16.
[4] CEI, Vocazioni nella Chiesa Italiana, n. 30.