N.03
Maggio/Giugno 2019

Dimostra amore verso tutti

Il testo che presentiamo è di un autore del X secolo, Simeone Studita, che fu padre spirituale del famoso san Simeone il Nuovo Teologo. Nel Discorso asceticoabbiamo una magnifica sintesi, profonda e semplice, della vita monastica, sia della tradizione classica che di quella specificamente “studita”, ossia relativa al noto monastero di Costantinopoli (monastero della Studion), che, a partire soprattutto dal sec. VIII divenne un importantissimo centro di riforma monastica cenobitica, cuore dei sostenitori delle immagini durante le controversie iconoclaste.

Poiché in Oriente, la spiritualità monastica è la spiritualità per tutti i cristiani (con i dovuti adattamenti allo stato di vita di ciascuno), questo testo ha delle utili indicazioni per tutti. In maniera particolare, il numero 23 del discorso potrebbe essere rivolto a chi ha ricevuto il carisma di accompagnare altri (padre spirituale), ma anche a un qualsiasi cristiano che voglia vivere la sua fede nell’amore per Dio e per suoi fratelli.

Prima di tutto, dobbiamo prenderci cura della nostra anima per poter essere indicatori della direzione verso il Padre: sia come accompagnatori, sia come accompagnati.

 

«Sforzati di diventare un modello utile a tutta la comunità dei fratelli, in ogni virtù: nell’umiltà e nella mitezza, nella misericordia e nell’obbedienza perfino nei confronti delle persone che contano meno, nell’assenza di collera e di passioni, nella povertà e nella compunzione, nell’assenza di malizia e di curiosità, nel vivere con semplicità e come uno straniero[1]rispetto a ogni uomo, nel visitare gli ammalati e nel confortare gli afflitti stando attento a non mettere mai alla porta nessuno che abbia bisogno del tuo aiuto con la scusa che devi intrattenerti con Dio: infatti, più importante della preghiera è l’amore, ovvero l’essere compassionevole verso tutti, senza vanagloria, senza dar troppa confidenza o troppe raccomandazioni, senza pretendere niente dal priore della comunità o da qualcuno dei responsabili dei vari servizi, mantenendo sempre il rispetto per tutti i presbiteri. Dimostra attenzione nella preghiera, ma anche semplicità nel tuo modo di vivere e amore verso tutti. Non sforzarti, per vanagloria, di investigare le Scritture con curiosità: del resto queste cose te le insegneranno la preghiera, quella accompagnata dalle lacrime e l’illuminazione della grazia.

Se dunque qualcuno t’interroga su ciò che deve fare, con molta umiltà e lasciando che sia la grazia a guidarti, insegnagli quali sono le azioni ispirate da Dio, traendo esempi dalla tua vita come se fosse quella di un altro, senza nutrire vanità nel tuo pensiero, chiunque sia la persona che desidera il tuo aiuto.

Se poi qualcuno cerca il tuo aiuto a motivo di qualche pensiero cattivo[2], non ti rifiutare, ma accogli i suoi sbagli, quali che siano, piangendo e pregando per lui: anche questo comportamento, infatti, è una prova di amore e di perfetta compassione. E non respingere chi si avvicina a te, solo per non ricevere danno dall’ascolto di tali cose: con l’aiuto della grazia, non ne sarai danneggiato (e tuttavia, a motivo dei più che potrebbero esserlo, fa’ questo in un luogo nascosto) e anche se, come uomo, potresti forse subire l’assalto di un pensiero, se veramente sei ripieno della grazia, neanche questo ti potrà contagiare. Del resto ci è stato insegnato a non cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri, perché siano salvati.

Come abbiamo già detto sopra, devi custodire una vita lontana dalle preoccupazioni e dalle ricchezze: allora, sostenuto dalla grazia, potrai ritenere di essere più peccatore di qualsiasi altro uomo. Ma in che modo questo possa avvenire, non sono in grado di dirlo: Dio lo sa».

 

Tratto da Simeone Studita, Padri e figli nello Spirito. Discorso ascetico, (Testi dei Padri della Chiesa, 59), a cura di L. d’Ayala Valva, Magnano (BI), 2002, 28-9.

[1]“Essere stranieri al mondo” è una espressione per indicare la vita monastica come pellegrinaggio verso la vera patria.

[2]Si tratta della “manifestazione dei logismoi”, delle tentazioni, al padre spirituale. È diversa dalla confessione dei peccati da fare al sacerdote. Se si manifestano le tentazioni al padre spirituale, queste perdono di forza. Cf. Ignazio di Loyola, Esercizi spiritualin. 326.