Per l’amore del fratello
Può esserci maggiore amore del morire per i fratelli? Molti vogliono far apparire che fanno questo, per l’ambizione di farsi un nome, non per viscere d’amore.
Non resta che questa conclusione: ama il fratello colui che, davanti a Dio, là dove egli solo vede, rassicura il suo cuore e si chiede nell’intimo se veramente agisce così per l’amore del fratello; e quell’occhio che penetra nel cuore là dove l’uomo non può giungere, gli rende testimonianza. Così Paolo apostolo, poiché era pronto a morire per i fratelli, poteva dire: Io mi darò tutto per le vostre anime (2Cor 12, 15).
[…] Egli ancora in un altro passo dimostra che queste disposizioni sogliono verificarsi a volte per vanagloria, non sul fondamento della carità: quando infatti fa l’elogio della carità afferma: Se distribuirò ai poveri tutte le mie cose e darò il mio corpo alle fiamme, ma non avessi la carità, nulla mi gioverebbe (1Cor 13, 3). Può qualcuno fare queste cose, senza avere la carità? Sì, lo può. Quelli infatti che non hanno la carità, hanno rotto l’unità. Cercate fra essi e vedrete che molti danno tanti dei loro beni ai poveri: vedrete altri pronti ad accettare la morte così che, venendo a mancare chi li perseguita, essi stessi vi si abbandonano. È fuori dubbio che costoro fanno questo senza carità.
[…] Ognuno di noi dunque metta alla prova le sue opere, se provengono dalla sorgente della carità, se i rami delle buone opere fioriscono dalla radice dell’amore. Ognuno metta alla prova le sue opere ed allora avrà in se stesso occasione di gloriarsi e non in altri: non quando la lingua di altri dà testimonianza, ma quando la offre la propria coscienza.
(Agostino, Commento alla Lettera di San Giovanni, 6,2)
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