Famiglia e vocazioni
Non c’è incontro, convegno, assemblea che prenda in esame la pastorale vocazionale, da cui non emerga prima o poi il rapporto problematico tra famiglia e vocazioni.
Spesso si imputa alla famiglia di generare pochi figli, a tal punto da non offrire la ‘materia prima’ potenzialmente vocazionale; di conseguenza si rimprovera alla famiglia di essere estremamente possessiva, a tal punto da ostacolare apertamente o rifiutare il figlio o la figlia che stanno aprendosi ad una vocazione di speciale consacrazione; più spesso ancora ci si sofferma in analisi generalizzate sul rapporto tra il degrado della società in genere e i riflessi sulle famiglie di oggi, rimproverando alla famiglia di rinunciare troppo spesso al suo nativo ruolo educativo alla fede, quindi vocazionale.
Non è difficile riconoscere che tali constatazioni, ed altre possibili a carico della famiglia, fotografano situazioni reali. Non è però difficile aggiungere che – se tali analisi o constatazioni restano fine a se stesse, ovvero non si traducono in proposta di “itinerari di fede” nella vita della comunità ecclesiale a servizio della famiglia – il rapporto “famiglia e vocazioni” resta se non irrisolto almeno problematico.
Grazie a Dio nella comunità ecclesiale dei nostri tempi sono presenti, e per certi aspetti anche ben collaudati, diversi “itinerari di fede” a servizio della famiglia cristiana.
Il presente numero di “Vocazioni” intende offrire quasi un quadro pastorale di riferimento – non certo esaustivo o risolutivo del problema, che sarebbe anche superficiale non considerare complesso – in cui poter cogliere come, dove ed a quali condizioni è possibile realizzare nella comunità ecclesiale un vero e proprio ‘accompagnamento vocazionale’ della famiglia oggi.
A tal fine non si tratta di inventare qualcosa di nuovo o in più – gli stessi contributi che seguono lo confermano – ma di qualificare da un lato vocazionalmente la pastorale familiare ordinaria e dall’altro di intensificare il servizio di cammini specifici, concretamente i “gruppi familiari”, come espressione specifica a servizio della famiglia nella vita di una comunità parrocchiale.
Alcuni punti fermi
Il recupero della naturale potenzialità vocazionale della famiglia comporta una pastorale familiare che favorisca nella famiglia cristiana la maturazione della seguente consapevolezza: solo la coppia tesa a realizzare la vocazione biblica ‘due in uno’ è capace di ‘generare’ costantemente la propria vocazione di coppia e quella dei propri figli. ‘Generare’ come sviluppo del dono che lo Spirito dà chiamando a diventare ‘due in uno’[1].
* La coppia ‘genera’ la propria vocazione di coppia:
– nella accoglienza generosa della vita, superando, per esempio, il rifiuto della fatica di generare per non soffrire o far soffrire ecc. Questa vocazione di ‘apostoli dell’amore alla vita’[2] costituisce il carisma della coppia cristiana, e il lato irrinunciabile che genera la rifondazione culturale del modello di famiglia oggi;
– nella autentica promozione alla vita, intesa in tutto l’arco della sua estensione e in tutta la profondità dei suoi valori. Per cui la coppia, prima di sentirsi coinvolta a promuovere e sostenere eventuali ‘iniziative per la vita’ è ‘chiamata’ essenzialmente e innanzi tutto a promuovere una ‘cultura della vita’. Concretamente: sceglie di tenere nell’ambito familiare tutti coloro che ‘disturbano’ (handicappato, anziano, drogato…); si apre alle ‘disgrazie’ delle altre famiglie (affido, adozione ecc.);
– nella reciproca santificazione e perfezione, in un ‘cammino a due’ fondato essenzialmente e irrinunciabilmente sull’ascolto della Parola di Dio e sui sacramenti. “I coniugi diventano un cuor solo ed un’anima sola e raggiungono insieme la loro umana perfezione. Il che richiede ad entrambi un costante sforzo di generosità, di pazienza e di comprensione, e dispone l’uno e l’altro a riconoscere le qualità del coniuge e ad aiutarlo a crescere in tutti i talenti e le capacità dalla propria personalità”[3].
* La coppia ‘genera’ la vocazione dei propri figli.
“Le famiglie cristiane… sono come la ‘Chiesa domestica’. È dalla loro misteriosa realtà e nel loro ambito che normalmente nascono i germi di queste singolari vocazioni; e sono spesso i genitori i primi testimoni e i primi educatori della vocazione che nasce”[4].
– Vocazione comune (o battesimale) dei figli.
La chiamata radicale rivolta da Dio a tutti gli uomini – che inizia con il battesimo e si completa negli altri sacramenti – trova nella coppia cristiana garanzia di indispensabile accompagnamento. Infatti il proprium della famiglia cristiana viene individuato nell’ordine della ‘sacramentalità’. La famiglia è chiamata ad essere soggetto e luogo di ascolto della Parola di Dio; spazio di comunione nuova; luogo di ospitalità e gratuità; luogo in cui le relazioni filiali, paterne e materne diventano itinerari pedagogici all’incontro con Dio[5].
– Vocazione specifica (coniugale, sacerdotale, di speciale consacrazione) dei figli.
La vocazione è dono specifico ‘personale e irripetibile’ dello Spirito incarnato nella persona.
La famiglia, soggetto di evangelizzazione, favorisce la maturazione e il discernimento della vocazione dei figli anzitutto con un dialogo permanente (a cominciare dalla risposta a tutti i perché…), unitamente ad una coerente testimonianza (preghiera, carità…), quali veri e propri strumenti pedagogici naturali dei genitori per aiutare i figli a discernere la propria vocazione.
* La coppia ‘genera’ la comunità cristiana.
La coppia, nella irripetibilità vocazionale che le è propria del ‘due in uno’ ‘genera’ la comunità cristiana non solo nella generosa disponibilità del servizio della ‘chiamata’ alla vita, ma anche ponendosi in ascolto e rispondendo ai bisogni sempre nuovi espressi dalla vita della comunità ecclesiale, quindi nella partecipazione come ‘piccola chiesa’ a realizzare una parrocchia ‘tutta ministeriale’: “solo la vita genera vita”[6].
La famiglia, ‘piccola chiesa’, non può quindi essere compresa, quindi esprimersi e crescere se non in profonda simbiosi con la vita della comunità ecclesiale, in specie la comunità parrocchiale.
Parrocchia e famiglia costituiscono da sempre un binomio inscindibile e significativo anche per la nascita e la maturazione delle vocazioni. Esse sono quindi chiamate costantemente a interrogarsi anche oggi, ognuna nella sua specifica identità, sul proprio modo di essere in ordine a un cammino vocazionale e a una pastorale che intenda essere ‘tutta vocazionale’:
– la famiglia, già da quanto sopra detto, riscoprendo che il matrimonio è vocazione a generare la vita non solo in senso procreativo, realizzando nel concreto una vita dei suoi membri che sia atteggiamento continuo di risposta a una chiamata: ciò che è modo evangelico e quindi cristiano di vivere e che sul piano pedagogico è strumento perché nel fanciullo, nell’adolescente e nel giovane si connaturi progressivamente la dimensione vocazionale della vita;
– la parrocchia attuando un’evangelizzazione e specificamente una catechesi che non spezzetti e non settorializzi Cristo e il suo messaggio nei vari momenti della preparazione ai sacramenti dell’iniziazione, della preparazione al matrimonio, della catechesi battesimale ai genitori ecc., che rischiano così di diventare dei fini piuttosto che dei momenti o delle tappe di un cammino vocazionale permanente.
Conclusione
Considerando il rapporto “Famiglia e Vocazioni” emerge la necessità di rimettere a fuoco il rapporto “famiglia, comunità ecclesiale e vocazioni”.
Ciò permette da un lato di riconfermarci nella consapevolezza che “la famiglia, comunità di fede, di vita, di amore, è il luogo normale della crescita umana, cristiana e vocazionale dei figli”[7] e dall’altro di recuperare l’impegno di “accompagnamento vocazionale della famiglia” che spetta alla comunità ecclesiale, in specie alla parrocchia, perché la famiglia cristiana possa assolvere al suo naturale compito educativo-vocazionale.
Emerge tuttavia anche la considerazione che, in una società complessa e pluralista come l’attuale, non è sufficiente, in vista della educazione alla scelta di fede e vocazionale dei figli, fermarsi al rapporto tra famiglia e comunità ecclesiale.
È necessario, come afferma il sociologo De Rita nelle pagine seguenti, considerare anche che “chi vuole e deve lavorare sul problema vocazionale deve saper lavorare sulla personalizzazione dei percorsi culturali dei giovani”. Come dire che, pur non essendo la comunità ecclesiale e la famiglia oggi l’unico ‘percorso culturale’ per i figli, spetta comunque ad esse offrirsi soprattutto come luogo di personalizzazione – quindi esperienza di sintesi – di valori e istanze educative maturate nei più disparati ‘percorsi culturali’, percorsi di vita e di fede che i figli ed i giovani in genere oggi scelgono da soli.
Note
[1] Cfr. AA.VV., Parrocchia e famiglie: vocazione e vocazioni, in Orientamenti Pastorali, nn. 7-8-9, 1980 p. 228 ss.
[2] GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai vescovi italiani riuniti per la XVII Assemblea, in ‘Avvenire’, 30 maggio 1980.
[3] SEGRETERIA GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI, I compiti della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo, p. 3, cap. 2, n. 2.
[4] CEI, La formazione dei presbiteri nella Chiesa Italiana, n. 183. Cfr. Documento Conclusivo del 2° Congresso Internazionale per le Vocazioni, n. 39.
[5] XVII ASSEMBLEA CEI, La novità della famiglia cristiana. Sintesi finale del gruppo di studio n. 2. Cfr. CEI, Vocazioni nella Chiesa Italiana, Piano Pastorale per le Vocazioni, n. 38.
[6] GIOVANNI PAOLO II, Omelia 10 Maggio 1981.
[7] CEI, Vocazioni nella Chiesa Italiana, Piano Pastorale per le Vocazioni, n. 39.