N.06
Novembre/Dicembre 1987

Giovani per i giovani 

A quali condizioni i giovani – laici impegnati in un cammino di fede o seminaristi – sono proposta vocazionale ai loro coetanei? A quali condizioni la presenza di tali giovani nella pastorale è naturale scuola di annuncio vocazionale?

Sono questi alcuni degli interrogativi a cui le pagine seguenti intendono offrire una risposta, consapevoli che “nessuno è più adatto dei giovani per evangelizzare i giovani. I giovani e le giovani in via di formazione religiosa e missionaria sono, infatti, a titolo personale e come comunità, i primi e immediati apostoli e testimoni della vocazione in mezzo agli altri giovani. I Seminari e gli altri Istituti di formazione sono i luoghi naturali di una chiara proposta vocazionale che i giovani chiamati offrono ai loro coetanei”[1].

Non si tratta di una ‘strategia’ vocazionale!

Oggi, più che mai, la pastorale – come tutto il servizio di evangelizzazione espresso dalla Chiesa – attinge infatti ad un’unica strategia: “la vita genera vita”[2], “vocazione genera vocazione”.

È questa la pedagogia del Vangelo. Gesù chiama i primi discepoli tramite il fascino della sua persona, ma anche attraverso la testimonianza dei suoi stessi discepoli: “Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno di quei due che avevano ascoltato Giovanni e avevano seguito Gesù. Egli trova anzitutto suo fratello Simone e gli dice: “Abbiamo trovato il Messia”. E lo condusse a Gesù”. (Gv. 1,40).

Mentre sto buttando giù queste righe, se mi è permessa una testimonianza personale, mi viene spontaneo ripercorrere anche la storia della mia vocazione: un contesto familiare e parrocchiale quasi naturalmente vocante, ma il fatto che fa scattare la riflessione vocazionale di un quindicenne – tra l’altro abbastanza irrequieto – passa alla fin fine attraverso la proposta di un coetaneo pensoso a sua volta vocazionalmente.

Non si può dimenticare infatti -fermo restando il mistero dell’iniziativa divina e della mediazione ecclesiale – che la giovinezza è l’età della tensione vocazionale, in cui il soggetto si proietta in avanti per una più alta realizzazione di sé. È un’età di grazia, ridondante di energie, di speranze e di entusiasmi. È una grazia che non possiamo tradire sia come adulti chiamati a illuminare e sostenere, sia come giovani chiamati a rispondere al dono divino.

Essere giovani, operare da giovani, aggregarsi tra giovani… è sempre un tempo di grazia, che chiede una specifica risposta. Si è giovani per orientarsi, per scegliere… Si dice che la giovinezza è l’età più bella proprio perché esprime nel modo più evidente l’essenza stessa dell’uomo, che è libertà, capacità di scelta e di autorealizzazione…

La fede ci assicura che realizzarsi è insieme accogliere, scegliere, impegnarsi, donarsi… A questa realtà è vividamente proteso ogni giovane.

Si può dunque affermare che c’è una pastorale ordinaria e una pastorale vocazionale che lo Spirito Santo gestisce misteriosamente anche attraverso i giovani: è un servizio preziosissimo offerto alla comunità cristiana, perché ha caratteristiche sue proprie, complementari a quelle di altre fasce del popolo di Dio. Ha una sua dimensione profetica, per la sua immediatezza e il suo slancio, per la sua freschezza e premonizione di un cammino futuro. Tutta la comunità non può non essere attenta a questo contributo, vedendovi l’opera dello Spirito Santo, e fargli uno spazio di vero rispetto e vera disponibilità.

Alcune esperienze ormai affermate giustificano un atteggiamento di fiducia verso questa prospettiva ‘giovani per i giovani’: la disponibilità di tanti seminaristi e giovani religiosi, un effettivo impegno di animazione e di servizio di tanti giovani negli itinerari di fede della comunità ecclesiale, una meravigliosa creatività, dimensioni di entusiasmo e di dinamismo…

È chiaro dunque che non solo gli animatori vocazionali ‘professionisti’ per così dire dell’animazione vocazionale, operano e incidono, ma anche i giovani… E talvolta questi sembrano più efficaci, data la loro vicinanza psicologica con i ‘clienti naturali’ della proposta: la loro testimonianza, il loro impegno, il loro dialogo spesso sono accolti con minore diffidenza. È necessario – come testimoniano le pagine seguenti – che animatori vocazionali e giovani impegnati in un cammino di fede, seminaristi, giovani religiosi, si incontrino per un servizio di comunione nell’annuncio vocazionale.

Gli itinerari vocazionali concreti in cui realizzare l’urgente e prezioso servizio di annuncio vocazionale nella comunità ecclesiale prendono ormai diversi nomi specifici: dalle settimane vocazionali parrocchiali, scuole di preghiera, incontri di orientamento vocazionale, alle missioni popolari dichiaratamente vocazionali, ecc.

Importante è incrociare i giovani là dove vivono. L’incontro con ‘testimoni feriali’ di vocazioni – con coetanei impegnati in un cammino di fede o incamminati nella via di speciale consacrazione – non solo affascina ma inevitabilmente provoca il classico interrogativo che lungo la storia della Chiesa ha messo sulla via della santità innumerevoli persone: “Se loro, perché non io?”.

Non dimentichiamo infatti che c’è molta incertezza nei giovani d’oggi. Quanti giovani potrebbero dedicarsi totalmente al Signore ma non osano, per paura, per timore di fare un salto nel buio, un salto troppo lungo, dato lo scarto crescente tra la loro vita e quella che li attenderebbe. E così non pochi rimuovono accuratamente la chiamata che sentono.

Per questi l’esempio dei loro coetanei che hanno ‘saltato il fossato’, che sono lieti, che possono testimoniare che il Signore paga bene, che nel suo servizio si possono annodare nuovi vincoli di fraternità, che il darsi al Signore porta a livelli di gratificazione spirituale e umana impensabili, che la dolorosa decisione di lasciare ogni cosa è compensata con la pace, che affidarsi a Lui è affidarsi alla pienezza… tutto ciò non può non essere contagioso![3].

 

 

 

 

Note

[1] CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Documento Conclusivo del II Congresso Internazionale per le Vocazioni, Città del Vaticano 1981, n. 41.

[2] GIOVANNI PAOLO II, Discorso di inaugurazione del II Congresso Internazionale per le Vocazioni, 10 maggio 1981.

[3] Cfr. PIER GIORDANO CABRA, La nostra consacrazione: un futuro di speranza, in Giovani e proposta vocazionale, Quaderni dell’Ufficio Vocazioni – CISM, n. 3, Rogate 1982, p. 33.