Exodus: un fatto, un dono, un metodo
Parlare di Exodus vuol dire mettere in luce tre cose: un fatto, un dono e un metodo.
Il fatto è quello di un gruppo di ragazze che continua il suo cammino da 10 anni senza aver dovuto cambiare pelle.
Tutto era iniziato nel 1976. L’Istituto secolare delle Piccole Apostole della Carità, fondato da don Luigi Monza, aveva proposto a un sacerdote un’esperienza incerta, a metà strada fra il campo scuola e la vacanza. L’iniziativa era stata proposta a una ventina di adolescenti fra i 14 e i 17 anni circa. Nessuno avrebbe scommesso sulla durata del gruppo, dopo i molteplici fallimenti del periodo della contestazione.
Si può così toccare con mano il dono. Nonostante le defezioni, il biologico rinnovarsi del gruppo, l’ovvio tributo pagato all’incostanza e alla fatica delle ragazze, il gruppo si è consolidato. Gli incontri poco per volta più che un impegno sono stati sentiti come un bisogno, un ritrovarsi insieme, un essere – Exodus.
Ma il più grande dono è stato il metodo. Esso si identifica con il nome. L’anno dopo l’inizio dell’esperienza si scelse come argomento il libro dell’Esodo. La scelta era stata casuale e dovuta al fatto che al sacerdote avevano regalato un libro divulgativo sull’esodo.
Sviluppando le tematiche del libro, ci siamo accorti dell’enorme capacità di coinvolgimento della vicenda. La schiavitù, la liberazione, il deserto, l’incontro sul Monte, le notti e i giorni, le strade che procedevano nel profondo e poi ritornavano indietro, gli eroismi e le paure interpretavano bene la nostra vita. Il viaggio sul testo sacro era una mappa che si ritrovava nella vita.
Gli elementi caratteristici del metodo forse potrebbero essere riassunti nei seguenti: unità degli animatori, accoglienza, vocazione, preghiera e servizio.
L’unità degli animatori fu un obiettivo che ci siamo proposto lucidamente fin dall’inizio. Dato che l’esperienza era proposta da una comunità, non si poteva dare spazio ai personalismi. Fin dagli inizi abbiamo assunto un impegno di forte coesione che comporta un progettare insieme, un lavorare insieme e una franca e sincera intesa. Le ragazze dovevano esperimentare una comunità, non dei leaders!
L’accoglienza è nata dal bisogno di rendere effettiva l’intuizione del fondatore delle Piccole Apostole, don Luigi Monza. A un mondo che si sta raffreddando occorre riproporre la carica dei primi cristiani, che erano un cuor solo e un’anima sola. Perché allora non testimoniarlo prima d’insegnarlo? Di qui una cura estrema per l’accoglienza che comporta preparazione dell’incontro (ambiente, canti, cucina, giochi…) e agli incontri (in modo che ogni ragazza, anche se viene per la prima volta, si senta a casa propria, amata).
Terza caratteristica del gruppo è l’insistenza sul tema della vocazione. Per la verità all’inizio se ne parlava poco. Pesavano i pregiudizi degli anni ‘60 e ‘70. La bellezza della vocazione ci si è imposta proprio durante la lettura dell’Esodo, “il libro dei nomi”.
Il “Dio che chiama per nome” viene a liberarci. La vocazione ci si è disegnata davanti non come una condizione di vita, ma come un cammino da fare. E un “uscire”, ma senza che questo comporti una “fuga”.
Il cristiano non è un evaso in cerca di Dio, ma uno che è ghermito da Dio come dagli artigli di un’aquila e portato lontano. Dato che il sacerdote animatore aveva alle spalle un’esperienza di parecchi anni di gruppi di spiritualità familiare è stato logico proporre alle ragazze non una visione riduttiva della vocazione. Abbiamo quindi avuto cura di presentare la vocazione come una chiamata “per nome” alla sequela di Cristo in un cammino di liberazione, un cammino che aiuta a scoprire il progetto di Dio su ogni persona. E così, quando abbiamo cominciato a parlare di matrimonio, sono nate le vocazioni allo stato di vita consacrata…
Quella della preghiera non è stata la presenza di un tema ripetuto, ma di un’esperienza vissuta. Mediamente ci si incontra una volta al mese (sabato pomeriggio-domenica pomeriggio) alternando però gli incontri fra la Lombardia e il Veneto. Dopo Natale, nei giorni della Settimana Santa (da giovedì a lunedì santo) e per una decina di giorni d’estate, i due tronconi si uniscono. Ora durante questi incontri diamo molto spazio alla preghiera, ai momenti di deserto. C’è però sempre pronto un gruppetto di animatori che aiuta le singole persone nella loro riflessione, quando ne hanno bisogno o stimolano alla crescita spirituale. A questo proposito vorrei sottolineare che non si è commesso l’errore di molte comunità di allontanare le vocazioni sbocciate all’interno del gruppo una volta entrate in comunità.
Fin dall’inizio della vita del gruppo abbiamo proposto esperienze di servizio. Dal gruppo è stato preparato un opuscoletto: “liberi per servire”. Come il popolo d’Israele viene liberato per fare il suo servizio di culto a Dio nel deserto, così il cristiano si vede spezzare i ceppi della propria immobilità per aprirsi al dono di sé agli altri. Le esperienze di servizio si sono svolte quasi sempre nell’ambito del mondo degli handicappati (è questo il dono delle Piccole Apostole della Carità). In genere si organizzano periodi di servizio guidati nei vari centri. Le ragazze volontarie sono seguite e di solito fanno vita comune con quante appartengono all’istituto secolare.
Quali i risultati? È difficile valutarli. Comunque si deve partire non dal numero delle vocazioni, ma da altre considerazioni.
* Il primo dato è che ormai c’è un nucleo affidabile. C’è ancora un gruppetto delle “prime”; cui si sono aggiunte altre. Diverse ragazze sposate e che hanno camminato con il gruppo fino al matrimonio, sono ancora legate ad Exodus. Per quelle che persistono, c’è la garanzia di un apporto formativo. Recentemente abbiamo sentito il bisogno di organizzare per quelle che si sono fidanzate alcuni incontri di una giornata con i loro ragazzi.
* Un dato invece di segno negativo è il numero delle ragazze che dopo uno o pochissimi incontri non persiste. Pur con tutta la cura per l’accoglienza e la gradualità della proposta, è un fatto che all’inizio l’inserimento presenta dei problemi. Per questo abbiamo cercato di organizzare incontri estivi differenziati per le ragazze più giovani (primi anni delle superiori).
* Un terzo dato riguarda gli animatori (sacerdote e Piccole Apostole). Paradossalmente i più aiutati sono stati loro. Hanno interpretato il loro ruolo non come immobili pietre miliari. Hanno capito che dovevano camminare anche loro, accanto alle altre.
* Un quarto dato è la riscoperta della spiritualità del fondatore della Nostra Famiglia, don Luigi Monza. L’abbiamo proposto alle ragazze e ci siamo accorti quanto il mondo giovanile sia sensibile alle esperienze vissute.
* Da ultimo vorrei ricordare la straordinaria creatività del gruppo. Parecchie volte abbiamo fatto l’esperienza di come ci sia difficile ripeterci. Questo ci costringe a muoverci con un mare di materiale (tutto può venir buono…), ma testimonia come è nell’interno del gruppo che scocca quella scintilla di creatività che impedisce la ripetitività e riscopre la novità, come si addice a “uomini nuovi” . In fondo non è mai male ridare le ali ai gabbiani…