Vocazioni nella chiesa senese
Può avere un certo interesse riportare l’esperienza che la Diocesi di Siena vive ed ha vissuto per un nuovo impegno nella pastorale vocazionale, se si tiene presente il “modo” con cui tale rinnovamento sta avvenendo.
Il discorso prende quota durante il convegno pastorale annuale del 1984 quando da un gruppo di studio del convegno stesso nasce, di fatto, il Centro Diocesano Vocazioni. Ho avuto modo di raccontare con gioia l’avvenimento ai lettori di “Vocazioni”[1], con particolare riferimento al momento in cui lo stesso C.D.V. veniva a trovare un Direttore nella figura di un giovane e bravo sacerdote, parroco a Siena, Don Claudio Rosi.
È ai primi dell’85 che inizia un’esperienza originale e interessante.
22 Gennaio, riunione del Consiglio Pastorale Diocesano per decidere l’argomento del successivo Convegno Diocesano annuale. Vengono dati suggerimenti tra i quali emerge la necessità di affrontare il tema delle vocazioni di speciale consacrazione. Il C.D.V. è incaricato di studiare la possibilità operativa e le modalità di esecuzione. Così avviene: il C.D.V. progetta il Convegno, le necessarie fasi di preparazione e le successive fasi di risonanza nelle zone, nelle parrocchie, nelle comunità religiose ecc.
Un foglio di lavoro
Si è ormai acquisito in questi anni a Siena che un buon convegno necessita di una buona preparazione. E tale preparazione non può restare circoscritta agli “addetti a lavori”: è buona se ‘mobilita’ realmente tutta la comunità ecclesiale.
Un foglio di lavoro, con alcune considerazioni e qualche semplice domanda, da far girare in tutte le zone, parrocchie, comunità, associazioni ecc. sembra lo strumento migliore. E così viene preparato questo piccolo sussidio. Si conia uno slogan: “Vocazioni: da interesse di pochi a problema di tutti”. Riferimenti dottrinali non possono essere che la parola del Papa, della CEI, del nostro Arcivescovo in proposito. Le domande provocano la riflessione su quanto si è fatto, sul da farsi. Ogni zona è invitata a trasmettere una relazione scritta all’Ufficio Pastorale Diocesano che le userà nella relazione conclusiva del Convegno stesso.
I delegati al Convegno
Il convegno ecclesiale di Loreto aveva insegnato, fra le altre cose, quanto fosse importante che la costituzione di base del convegno stesso fosse garantita dai “delegati” delle chiese particolari. A Siena si è fatta più o meno la stessa cosa creando la figura del “delegato”. Due delegati per ogni parrocchia fino a 1000 abitanti e poi un delegato per ogni successivi 1000, delegati dei religiosi, delle religiose, della Consulta dei Laici ecc. Costoro avrebbero dovuto garantire una partecipazione continuata e consapevole dal venerdì alla domenica del Convegno.
Ad essi veniva inviato personalmente il documento della CEI “Vocazioni nella Chiesa Italiana” e lo stesso foglio di lavoro per un’adeguata preparazione al convegno stesso. Alla fine ci siamo resi conto che la mossa era stata particolarmente azzeccata: circa 250 persone, come delegati, hanno garantito una reale partecipazione della comunità ecclesiale, con la certezza di un “ritorno” delle riflessioni e conclusioni del convegno.
Il Convegno (Novembre 1985)
Tre momenti distinti e armonicamente collegati hanno costituito il convegno: la relazione introduttiva (don Italo Castellani, Direttore CNV); i gruppi di studio costituiti attorno a 5 aree di interesse (Famiglia e Vocazioni; Parrocchia e Vocazioni; Scuola e Vocazioni; Catechesi e Vocazioni; Pastorale giovanile e Vocazioni); la fase conclusiva con le relazioni dei gruppi di studio e la sintesi conclusiva del Direttore del C.D.V. All’interno di un clima di preghiera e con la tavola rotonda di alcune interessantissime testimonianze si è consumato – a detta un po’ di tutti – il miglior convegno pastorale diocesano. Circa 400 persone vi hanno partecipato e l’interesse per la tematica vocazionale, con particolare riferimento alle vocazioni di speciale consacrazione, si è dimostrato più vivo di quanto ci si potesse attendere.
La relazione conclusiva
Di particolare rilievo la relazione conclusiva-operativa di don Claudio della quale mi sembra opportuno riportare ampi stralci.
1) Il convegno un’esperienza di Chiesa: corresponsabilità e comunione. Il convegno è stato per tutti noi un’esperienza di quanto sia bello “che i fratelli si trovino insieme” (Salmo 133), ritrovarsi per interrogarsi sul cammino del popolo di Dio in Siena e per orientarlo insieme. Ci siamo sentiti tutti chiamati a programmare e proporre, abbiamo un po’ intravisto la bellezza di una Chiesa in comunione e in cammino. Fondamentale è stata la presenza dei “delegati” delle parrocchie, movimenti, associazioni, istituti religiosi: ci siamo sentiti tutti rappresentati, tutti responsabili, tutti “soggetti” di pastorale, diversi certo gli uni dagli altri, ma in comunione nell’unica Chiesa. Ciò si è sperimentato soprattutto nei gruppi di studio: attenzione, ascolto reciproco, interventi di quasi tutti, facce nuove, rappresentanti di varie realtà e vocazioni, un clima di uguale dignità di tutti. Da tale convegno devono appunto sbocciare delle linee operative intorno alle quali tutta la nostra chiesa è chiamata a riconoscersi e ad iniziare un cammino unitario. Dovremo ora indicare i passi che questo convegno, o meglio possiamo dire, la presenza dello Spirito nella comunità riunita con il suo pastore in questo convegno, ha esplicitamente o implicitamente indicato.
2) L’obiettivo del convegno: “vocazioni consacrate: da interesse di pochi a problema di tutti”. Quando il tema del convegno fu annunciato ci fu titubanza, non ce lo aspettavamo, scoprimmo allora di avere questa mentalità: “alle vocazioni consacrate ci devono pensare il vescovo, i preti, gli istituti religiosi…”; col convegno è cambiato qualcosa, adesso non pensiamo più così, adesso ci interessa, ci preme a tutti che sorgano autentiche vocazioni e che tali vocazioni maturino in sacerdoti, e religiosi autentici, evangelici, santi. Ne va della realizzazione personale degli stessi chiamati, ma soprattutto abbiamo capito che la loro presenza è un servizio indispensabile nella comunità e un dono per tutti:
– il presbitero: il servizio paterno del pastore, il servizio dell’unità nella comunità, colui che ha il ministero della presidenza, dell’Eucaristia e del perdono…;
– la vita religiosa: il servizio agli ultimi, la povertà, la castità, la vita fraterna…;
– i missionari: ci aprono gli orizzonti al mondo intero e ci ricordano che siamo “mandati”
– gli ordini contemplativi: il servizio che ci ricorda la centralità della preghiera, dell’ascolto di Dio e della lode perché Dio è il “primo” e tutto il resto viene dopo;
– i consacrati nel mondo (istituti secolari) che nel nascondimento votano tutta la loro vita all’edificazione del Regno di Dio vivendo in mezzo a tutti.
Tutte queste vocazioni sono un dono per la Chiesa, un dono per ciascuno, come lo è anche, lo sappiamo, la vocazione al matrimonio che è “Sacramento grande” (Ef 5,32).
E così, come i consacrati gioiscono per la vocazione al matrimonio così inteso, danno le loro energie perché sorgano famiglie così, riconoscono in esse un dono per la Chiesa e per loro stessi, adesso, cosa nuova, anche gli sposati e i laici in genere gioiscono, sanno che riguarda anche loro, sanno che devono operare e pregare per lo sbocciare e il maturare delle vocazioni consacrate nella Chiesa. L’obiettivo del convegno è stato raggiunto, segna una crescita nella nostra Chiesa. Rendiamo Grazie a Dio!
3) L’esame di coscienza di una Chiesa. È stato detto spesso in questi giorni: crisi di vocazioni significa crisi di Chiesa. Lo abbiamo constatato, ma senza scoraggiarsi, anzi il riconoscerlo ci fa riprendere con più speranza, forza e grinta il cammino… In realtà ci siamo scoperti troppo titubanti, generalmente, nel proporre alle persone, specialmente ai giovani la sequela radicale di Cristo, quasi timorosi di chiamare radicalmente alla vita cristiana: c’è un solo modo per riuscire nella vita: spendersi per gli altri, come Cristo… non si può seguire Cristo a metà, tenere il piede su due staffe (non si sa mai!). Ci siamo scoperti troppo incerti nella fede che Dio chiama tutti alla santità, e poi per vie diverse alcuni al matrimonio e altri alla vita consacrata… quasi si avesse timore di chiedere troppo.
Che sia arrivato il momento in cui finisce tra noi questa “timidezza” e non si avrà più paura a chiamare?
Ancora, le tre testimonianze vocazionali ascoltate ieri ci hanno confermato che la comunità dove si fa un cammino di fede è indispensabile per il sorgere o il maturare di ogni vocazione: a che punto siamo nelle nostre parrocchie, gruppi giovanili?
Sacerdoti, istituti religiosi quale testimonianza, quale accoglienza per essere proposte viventi?
In relazione alla pastorale vocazionale è emersa fondamentalmente, sia dai contributi precedenti il convegno, sia dai gruppi di studio, questa realtà: mentre sembra già scarsa (anche nella catechesi e nella pastorale giovanile) la presentazione della vita come vocazione, la chiamata alla “santità” come via normale della vita cristiana, sembra addirittura quasi ignorata (“latitante” come dice il P.P.V) la proposta della vocazione consacrata, e questa analisi ci colpisce al cuore del nostro essere Chiesa.
4) Linee pastorali fondamentali. Ecco allora la necessità di muoversi, di mettersi in cammino.
Possiamo far nostre le linee suggeriteci da don Italo Castellani nella sua relazione introduttiva:
1. la pastorale vocazionale deve essere unitaria: occorre cioè lavorare su “due fronti”: da una parte curare il “retroterra”, l’edificazione di una Chiesa comunione in cui risuoni decisa la chiamata alla santità, alla vita come servizio… dall’altra non sia assente la proposta specifica né del matrimonio come vocazione né della vocazione di speciale consacrazione, perché tale possibilità sia conosciuta, e sia oggetto della preghiera della comunità… E poi non dovrebbe mancare, dopo aver percepito la chiamata, l’aiuto nel “discernimento” (aiuto personale – direzione spirituale e comunitario) e forme adeguate di accompagnamento prima dell’ingresso nel noviziato o seminario. Pastorale vocazionale unitaria significa ancora promuovere contemporaneamente tutte le vocazioni evitando di ridursi “ad essere ‘unica’ cioè proposta ad es. solo della vocazione sacerdotale, o ‘generica’ proponendo solo la vocazione battesimale” (P.P.V 51);
2. la pastorale vocazionale deve essere profetica. “La vita genera vita”, “la mancanza di vocazioni indica una carenza di vita vissuta”, sono espressioni della relazione introduttiva alla quale rimando; aggiungo solo la frase di un parroco che ha visto nascere nella sua comunità tante vocazioni: “non conta tanto cosa dobbiamo fare per le vocazioni, ma come dobbiamo essere perché nascano vocazioni”.
5) Una responsabilità di tutta la Chiesa: una pastorale tutta vocazionale. Occorre ‘accollarsi’ come Chiesa la pastorale vocazionale, che non avvenga che il CDV divenga un “centro propaganda vocazioni” che vuol vendere il suo “prodotto” a clienti distratti (parroci, catechisti, gruppi giovanili…).
Occorre convincersi che la pastorale è per sua natura vocazionale: la pastorale infatti è l’azione “mediatrice” della Chiesa per far incontrare Dio con il suo popolo e con le persone, perché il popolo e la persona risponda “si” al suo Dio, un “si” completo, anche alla vita consacrata!
La proposta vocazionale, infatti, o contiene anche l’annuncio della vocazione consacrata o non è una proposta vocazionale completa. Occorre quindi “qualificare vocazionalmente” la nostra pastorale: pastorale parrocchiale, giovanile, familiare, catechetica, caritativa, liturgica… Occorre, molto concretamente, che l’attuazione di ciò che scaturisce dal nostro convegno, non sia demandata al solo CDV, ma rientri nei programmi dell’Ufficio Pastorale, del Consiglio Pastorale Diocesano, dei vari uffici, delle zone, delle parrocchie… Allora sarà un vero camminare insieme come Chiesa.
6) Proposta di un programma di pastorale vocazionale a Siena. È bene iniziare con poche iniziative, ma assunte da tutti perché tutta la diocesi le possa vivere:
– Diffusione degli “Atti” del convegno: può essere una prima occasione per iniziare a sensibilizzare le nostre comunità: le vocazioni di speciale consacrazione sono un dono grande per la Chiesa, occorre parlarne di più, stimarle di più, soprattutto pregare di più per il loro sbocciare e maturare. Si tratta insomma di “riportare” il convegno alla “periferia” e qui può essere preziosa l’opera non solo dei parroci, ma anche dei delegati; il CDV, per quanto potrà, è a disposizione per dare una mano. Ad ogni parrocchia o zona spetta trovare le forme più opportune.
– La celebrazione della giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, la quarta Domenica di Pasqua che quest’anno cade il 20 Aprile: il convegno avrebbe dato un ottimo frutto se veramente tale giornata sarà attesa, preparata, vissuta e soprattutto pregata da tutte le nostre parrocchie!
A tale giornata è connessa, a livello diocesano, la Settimana vocazionale, durante la quale si celebrano, in una chiesa del centro, significativi incontri di preghiera vocazionali per “categorie” (famiglie, giovani, bambini, ragazzi, chierichetti, anziani…): perché non mettere come parte integrante del suo programma?
Rimanendo sempre su tema della preghiera ricordo che il C.D.V. fin da Gennaio avrà a disposizione sussidi di preghiera vocazionale (veglie, rosario e via crucis vocazionale…) intonati al tema della giornata mondiale di preghiera: “Vocazioni, realizzarsi in Cristo!”.
– La Veglia di preghiera, in Cattedrale, in preparazione della Pentecoste, che avrà un “taglio” vocazionale.
– Campo-scuola vocazionale, preceduto magari da una sensibilizzazione all’interno della pastorale giovanile diocesana e zonale. Sarà possibile realizzare almeno un incontro diocesano, preceduto magari da uno zonale, su tale tema?
Voglio infine esprimere alcuni auspici emersi da varie persone nel convegno: intensificare i legami tra Seminario e comunità ecclesiale; pensare qualcosa per i giovani universitari: è un momento in cui il giovane si interroga sulla sua vocazione; promuovere una presenza più significativa dei religiosi e religiose nella pastorale.
Il C.D.V. avrà il compito di stimolare e sussidiare affinché tutto ciò si attui. Tale Centro è composto da dodici membri rappresentanti delle varie vocazioni, compresa quella matrimoniale, di modo che possa esprimere la comunione, la complementarietà di tutte le vocazioni nella Chiesa.
Una considerazione finale a proposito della pastorale vocazionale: non si tratta di stabilire noi “quante” vocazioni di speciale consacrazione vogliamo, ma di cercar di svolgere bene, come Chiesa, l’opera di “mediazione” perché ogni persona possa udire la chiamata di Dio e possa rispondere “si”, qualunque essa sia, e trovare nei fratelli l’aiuto nel cammino di maturazione della propria scelta.
Si tratta inoltre di prendere sul serio l’invito di Gesù di “pregare il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”.
Gli Atti
Tutto il materiale, opportunamente introdotto dall’Ufficio Pastorale Diocesano, è confluito in una pubblicazione destinata al lavoro di diffusione capillare del tema e del problema in tutte le parrocchie, gruppi e tra i singoli fedeli e le famiglie della Diocesi.
La relazione di don Italo, le Testimonianze, le sintesi dei Gruppi, la relazione conclusiva di don Claudio con l’appendice dell’Omelia dell’Arcivescovo e il saluto corposo di Mons. Alberti, Direttore del CRV-Toscana, sono andati nelle mani dei parroci, dei Vicari Foranei, delle Associazioni per l’uso che ciascuno riterrà opportuno farne.
Stiamo ancora lavorando. Ma ci sembra che questa sia davvero la strada. Non si può restare fra addetti ai lavori. Se il problema delle vocazioni è il problema fondamentale della chiesa, ogni chiesa particolare deve farlo suo ed avviare le relative risposte all’interno della pastorale complessiva delle chiese particolari. Del resto questo è l’obiettivo primario del CNV e di tutti coloro che hanno a cuore la pastorale vocazionale.
Note
[1] LUCA BONARI, Organismi Pastorali e Vocazioni, in Vocazioni 4/1985, p. 35 ss.