Una scuola di preghiera animata dal CDV
Nel Settembre 1984 a conclusione di una sessione di riflessione fatta in seno alla CISM- USMI della Regione Sicilia, diversi operatori di pastorale giovanile abbiamo pensato di mettere insieme le nostre forze e coinvolgere i giovani che erano in contatto con le nostre comunità, per far fare loro un’esperienza di preghiera con un respiro più largo, che desse loro la possibilità di vedere, in un colpo d’occhio, le differenti vocazioni presenti nella Chiesa, tutte fuse “un cuor solo ed un’anima sola” nel pregare il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. L’obiettivo era anche quello di offrire ai giovani un’opportunità di confrontarsi con qualche sacerdote, di avere un momento di verifica, di discernimento in ordine al cammino cristiano ed alla maturazione vocazionale. L’idea piacque. Fu portata nel CDV e nella Consulta dei Laici: con gioia fu condivisa e s’iniziò la programmazione.
Un manifesto e dei volantini fecero conoscere l’iniziativa a tutte le Parrocchie, gruppi, associazioni e movimenti.
Il primo anno programmammo sette incontri mensili. Vennero mediamente 120 giovani. A loro si univano anche dei sacerdoti, delle religiose che accompagnavano i loro gruppetti di giovani. L’esperienza positiva ci stimolò a pensare in modo più preciso ed incisivo a percorrere l’itinerario di quest’anno.
Gli incontri di quest’anno proponevano questo itinerario:
1. Pregare è accogliere colui che ci cerca: “Io sto alla porta e busso” (Ap 3,20).
2. Pregare è andare al Padre per mezzo di Cristo: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14, 6).
3. Pregare è camminare con i fratelli verso il Padre: “Voi dunque pregate così: Padre nostro…” (Mt 6, 9).
4. Pregare è adorare il Padre nello Spirito e nella Verità: “… il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4,23).
5. Pregare è abbandonarsi al Padre: “Gesù gridò a gran voce: Padre nelle tue mani affido la mia vita” (Lc 23,46).
6. Pregare è intercedere con Cristo presso il Padre: “Per loro io consacro me stesso” (Gv 17,19).
7. Pregare è realizzarsi nella costruzione del Regno come Maria: “Eccomi… avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).
L’équipe che ha elaborato tutti i sussidi di preghiera è formata da diversi religiosi, religiose e da alcuni sacerdoti diocesani. Proprio nelle riunioni programmatiche toccavamo con mano la bellezza delle diverse vocazioni che unite si muovono per vivere un’unica missione. Abbiamo notato la bellezza di essere tutti presenti, corresponsabili e nello stesso tempo complementari.
Credo che questa basilare e fondamentale esperienza di comunione sia la causa principale della forza di lievitazione che, per la nostra mediazione, agiva sui circa 450 giovani mensilmente presenti agli incontri di preghiera.
Nei sette incontri di quest’anno abbiamo notato diversi elementi. Primo tra tutti è aumentato il numero dei sacerdoti e dei religiosi presenti non solo per partecipare alla preghiera, ma anche per mettersi al servizio dei giovani attraverso l’ascolto delle confessioni o la direzione spirituale. Questo dato è molto importante perché lentamente tutti i sacerdoti crescono nella coscienza di dover offrire questo servizio ai giovani in prima persona.
Un altro elemento è che gli stessi sacerdoti, religiosi/e hanno un’occasione concreta d’incontrarsi tra di loro, di condividere un momento qualificato di preghiera e di servizio. Questo ha fatto crescere la stima, l’amore reciproco, la fiducia e la comprensione della complementarietà dei carismi. I giovani non sono “proprietà privata” di nessuno. Sono Chiesa e come tale sono della Chiesa. Non importa se poi Dio li chiama ad entrare in un Istituto Religioso, in Seminario o si sposano. Questa maturità evangelica è importantissima perché ci fa comprendere che la Chiesa è tale se gli uomini della Chiesa sono animati, guidati dallo Spirito Santo. Allora l’esperienza di preghiera è esperienza di una Chiesa “santa” che esprime e vive la sua santità perché gli uomini della Chiesa si lasciano trasfondere dal Santo.
Se questi sono gli aspetti che riguardano noi operatori pastorali, provo a cogliere alcuni elementi che interessano i giovani.
Un’esperienza di Chiesa: gruppi di diverse Parrocchie, associazioni, movimenti… tutti uniti nella stessa preghiera. È occasione privilegiata di scambio, conoscenza, arricchimento… prodromi tutti di una comunione che si espande.
Un’esperienza di Chiesa che prega: ascolto della Parola di Dio; la traccia per la riflessione personale; la possibilità di confrontarsi con un sacerdote per discernere il proprio personale cammino nella ricerca della volontà del Signore; l’esprimere la lode nel canto coinvolgente; il trovare mese dopo mese, una libertà interiore che cresce… Questi alcuni elementi emersi dalle testimonianze dei giovani stessi offerte a tutti nell’ultimo incontro.
Un’esperienza di conversione: non tutti i giovani che venivano a questo momento di preghiera vivevano un’esperienza cristiana. Sono stati parecchi coloro che, trascinati dagli amici, o per curiosità, sono rimasti letteralmente folgorati dalla grazia di Dio ed hanno trovato o ritrovato Dio.
Un’esperienza di sequela: la libertà interiore conquistata è la base di una capacità reale di poter seguire Cristo Gesù nella strada che Egli indica a ciascuno. Tali incontri hanno di fatto permesso e dato un contributo alla maturazione di diverse vocazioni di speciale consacrazione, sia maschili che femminili. Inoltre la presenza di seminaristi e di chierici religiosi è un segno concreto che aiuta quanti tentennano a fare l’uno o l’altro passo nella sequela particolare di Cristo. I giovani divengono anche sul piano vocazionale, apostoli dei giovani.