Una scuola di preghiera zonale: rilettura critica e prospettive
Un appuntamento ormai consueto per la diocesi di Novara è la scuola di preghiera che con i suoi incontri mensili “segna il passo” di varie iniziative nei gruppi giovanili parrocchiali.
La scuola di preghiera (=sdp) ha già una sua storia, un cammino di sviluppo iniziato nell’anno 1980 e proseguito nella continuità attorno ad alcuni temi e valori fondamentali e nella varietà di aspetti specifici della preghiera.
Volendo tracciare un iter progressivo dei contenuti di volta in volta proposti dobbiamo soffermarci in primo luogo all’edizione 80/81 della sdp che, grazie al contributo di due “maestri” di preghiera: Enzo Bianchi e Bonifacio Baroffio, ha portato alla luce le “pietre miliari” della preghiera cristiana: la Parola di Dio, i Salmi, il Silenzio, l’Eucaristia.
Negli anni passati sono stati presentati, in sintonia con i programmi dei vescovi e con le esigenze dei giovani stessi, i temi dell’Anno liturgico, dei Salmi (letti nella prospettiva cristiana quali voci di Cristo e della Chiesa), dell’Eucaristia (centro della comunità cristiana e della missione), della Riconciliazione (criterio di verità nella preghiera).
L’articolazione di quest’ultima edizione della sdp puntava con decisione sullo stretto binomio, inscindibile nella prospettiva cristiana, di preghiera e vita. La preghiera non si colloca ai margini della vita, ma è alla radice dell’esistenza, nel suo profondo. Essa dà unità a tutti i frammenti che sono le esperienze quotidiane rapportandole a Colui che è il Signore della Vita e che sa dare senso pieno ad ogni esistenza.
Inoltre la preghiera è l’anima segreta di ogni servizio ministeriale teso a divenire sempre più visibilmente fedele a Dio e fedele all’uomo.
Ecco dunque il nostro cammino di sdp. Dopo un incontro iniziale che riprendeva il significato del pregare da cristiani al di là delle “mode” più o meno in auge, abbiamo cercato di porci in sintonia con i tempi dell’anno liturgico mettendoli in relazione con le diverse situazioni della vita feriale proponendo la seguente articolazione:
in Avvento: “Pregare la speranza”
nel tempo di Natale: “Pregare la pace”
all’inizio della Quaresima: “Pregare la vita”
(l’impegno, cioè, della conversione continua per entrare nella vita vera)
alla fine della Quaresima: “Pregare il dolore, alla luce del Cristo, uomo dei dolori esperto nel patire”
nel tempo di Pasqua: “Pregare la gioia”
a Pentecoste: “Pregare il servizio”
(per vivere pienamente la missione).
Al termine dell’esperienza di quest’anno in sede di revisione si è lavorato su di una duplice pista: una riflessione all’interno dell’équipe responsabile della sdp circa il significato, lo scopo, le costanti e il metodo di questo cammino e un ascolto delle impressioni dei giovani direttamente coinvolti tramite un questionario distribuito al termine dell’ultimo incontro.
Le indicazioni che seguono vogliono essere un’esauriente sintesi delle due piste di revisione che può ritornare utile per chi è chiamato all’animazione di esperienze di preghiera all’interno dei gruppi giovanili.
Osservazioni generali
I centri propositivi
Si è passati da una scuola centralizzata – a Novara presso il seminario – nell’edizione 1980/81, ai due centri di Novara e Verbania fino alle attuali quattro sedi decentrate con l’aggiunta di Arona e di Omegna (Crusinallo). Tale decentramento si è reso necessario vista la particolare struttura geografica della diocesi di Novara che rende difficoltosi i collegamenti della periferia con il centro. Resta aperta la possibilità di impiantare la sdp in altri centri della diocesi visto anche il buon esito numerico dell’iniziativa (250 giovani a Novara, un centinaio ad Arona ed altrettanti a Verbania e a Crusinallo).
Il significato vocazionale
Va precisato il significato vocazionale che questa esperienza riveste. Infatti pregare è porsi con verità di fronte a Dio, quel Dio che ha stretto in Cristo un patto di alleanza e che ci chiede lo sforzo di una continua conversione per uniformare tutte le componenti del nostro essere al progetto individuale che Egli ha con ciascuno, progetto che richiede in noi la prontezza di risposta ed una disponibilità radicale. La preghiera allora diventa un momento singolare per mettersi in ascolto della volontà di Dio che si rivela nella “brezza leggera” della sua Parola e per ritornare, forti dell’esperienza di Dio, con più impegno alla missione quotidiana.
Inoltre la sdp ha affrontato a più riprese ed in modo esplicito i contenuti vocazionali: negli incontri di gennaio (che da sei anni nella nostra diocesi viene celebrato come mese vocazionale), negli incontri preparati dai seminaristi della comunità di teologia ed anche attraverso la proposta di alcune testimonianze di vita particolarmente affascinanti dal punto di vista di un cammino vocazionale.
Lo scopo della sdp
Lo scopo fondamentale che si è prefissato la sdp è quello di “insegnare a pregare”. Si tratta però non di un insegnamento intellettuale, ma fortemente esistenziale per guidare progressivamente i giovani a percepire la preghiera quale elemento insostituibile nella vita cristiana anzi quale “pilastro fondamentale” per un’esistenza chiamata a produrre i “frutti dello Spirito”.
In questo senso la sdp ha fatto suo l’assioma degli antichi maestri di spirito: “A pregare si impara pregando”.
Le costanti
Ecco allora le costanti che hanno caratterizzato ciascuna edizione e quest’ultima in particolare: la Parola di Dio ascoltata ed interiorizzata; la meditazione, proposta per aiutare l’attualizzazione della Parola; la preghiera corale (cantata – attraverso l’utilizzo di ritornelli ripetitivi, canoni, salmodie – e proclamata spontaneamente) che sottolineava di volta in volta le quattro dimensioni fondamentali della preghiera cristiana: il ringraziamento, la domanda, l’intercessione e la richiesta di perdono. Un aiuto ad una preghiera più intensa è venuto dall’utilizzo di opportune posizioni corporee volte ad unificare il contenuto della preghiera con tutto l’essere personale (che è spirito e corpo insieme).
Tra gli altri elementi fondamentali ricordiamo ancora il silenzio e l’adorazione con l’esposizione eucaristica (che ha contrassegnato l’esperienza di quest’anno). La costante che ha qualificato però la presente edizione è stata il “rimando alla vita” come abbiamo già descritto nell’introduzione.
Il metodo
Il metodo scelto per la proposta univa insieme un momento “didattico” introduttivo centrato sul senso e le forme del pregare cristiano ed un momento “esperienziale” (preparato per quanto concerne l’edizione di Novara da un gruppo di seminaristi e da alcuni gruppi giovanili parrocchiali) centrato sul tema della serata e strutturato in modo analogo: Parola di Dio, breve riflessione-testimonianza, invocazione allo Spirito Santo, esposizione dell’Eucaristia e preghiera silenziosa personale (aiutata dalla proposta di alcuni salmi da pregare individualmente e dal canto corale di alcuni ritornelli ripetitivi), “risonanza” e preghiera spontanea, Padre Nostro e conclusione.
Il sussidio presentava una serie di testi utili non solo per l’incontro di sdp, ma anche per la preghiera a casa nei gruppi e a livello personale.
I risultati del questionario
Ci soffermeremo ora sulla ricezione dei contenuti e dei metodi analizzando le risposte più significative emerse dall’analisi dei circa 320 questionari pervenuti al CDV dopo la conclusione della sdp.
Il questionario prevedeva tre domande sulle difficoltà e gli elementi positivi riscontrati nella sdp. Sono così ripartiti: 160 sulla sdp di Novara, 52 su quella di Arona, 49 su quella di Verbania e 62 su quella di Crusinallo (Omegna).
È interessante distinguere i giovani per fasce di età: il 13% di età compresa tra i 14 ed i 17 anni; il 35% di giovani tra i 18/20 anni; il 27% tra i 21/25 anni; il 18% tra i 26/30 ed il 5% di età superiore ai 30 anni. Il 10% non ha fornito l’età. 12/3 dei partecipanti sono di sesso femminile.
Circa la struttura ed il cammino della sdp c’è una sostanziale adesione a tutti gli elementi che la caratterizzavano e che sopra abbiamo esposto. In modo particolare ciò che ha colpito i giovani è stato il valore-segno dello “stare insieme” e del pregare insieme (80%). Si tratta a nostro avviso di un dato ambiguo che assume sì una valenza positiva, l’esigenza di creare comunione, il “sentire” di esser in tanti a fare una esperienza diversa e per certi aspetti lontana dalla mentalità di tanti loro coetanei; ma pure un aspetto di limite: il fare della preghiera una dimensione feriale e personale e non solo occasionale.
Questa problematicità emerge chiaramente nella prima domanda posta dal questionario sulle difficoltà riscontrate.
Il primo nodo problematico è proprio la continuazione del cammino quotidiano di preghiera (circa il 35% ha esplicitamente ammesso questo mentre il 45% afferma di avvertirlo).
Particolarmente interessante è risultato il clima generale in cui si sono svolti gli incontri di sdp: il raccoglimento, il silenzio (che – forse inaspettatamente – non ha costituito problema per il 65% degli intervistati) l’ascolto, l’interiorizzazione ed il dialogo con Dio, tutti indizi di una ricerca esplicita di fare deserto attorno a sé per ricomporsi ed interrogarsi con chiarezza sulla propria vita.
Un po’ lasciati in disparte (oltre il 51%) gli interventi sui temi proposti, messi in secondo piano rispetto all’esperienza della preghiera. Non ha costituito difficoltà – anzi è stata gradita – l’adorazione eucaristica che quest’anno è stata particolarmente evidenziata.
Il secondo grosso nodo problematico risulta sulla personalizzazione della preghiera, anche attraverso la formulazione di preghiere spontanee (la “risonanza”), avvertita come difficoltà dal 70% dei giovani.
Globalmente si può dire che gli incontri di sdp sono risultati momenti di particolare intensità (speriamo non solo emotiva), delle esperienze molto positive e qualitativamente buone che ora necessitano di tradursi in cammini, individuali e di gruppo, per far sì che la preghiera permei e sia permeata con più incisività dalla vita.
Le prospettive
I giovani stessi hanno formulato alcuni suggerimenti per una prossima edizione di sdp. Spulciando tra le proposte ne è venuto fuori un quadro ricco ed articolato di cui offriamo alcuni elementi.
Si è auspicata la concentrazione nel tempo degli incontri (solitamente si svolgono dalla 21 alla 22,30) e l’ascolto di alcuni specialisti del problema preghiera. Si avverte ancora la necessità di creare un clima di maggior raccoglimento e concentrazione prima e dopo la preghiera.
In prospettiva si tratterà di puntare gli sforzi su di una proposta che sia insieme unitaria ed elastica che tenga conto dei differenti contesti delle quattro sedi di sdp.
Le linee di tendenza per l’edizione ‘87 sono essenzialmente due: una maggior attenzione alla preghiera liturgica che è modello del pregare cristiano con un cammino particolarmente centrato sulla dinamica della celebrazione eucaristica.
Secondariamente si tratterà, alla luce anche del recente piano pastorale CEI, di focalizzare meglio il rapporto tra sdp e missione, nella testimonianza del servizio e nell’annuncio di ciò che è stato contemplato ed esperimentato nella preghiera.