N.04
Luglio/Agosto 1987

Il cammino del Centro Regionale Vocazioni della Sardegna

Ogni cammino ecclesiale che si rispetti è il risultato di varie tappe: obiettivi intermedi che si raggiungono, ostacoli superati, pause e ripensamenti, in un’ottica che privilegia, comunque, il progredire verso un obiettivo, ritenuto, presto o tardi, raggiungibile.

Il Centro Regionale Vocazioni della Sardegna, da un anno a questa parte, ha ripreso il suo cammino, in sintonia con il significato che le attribuisce il Piano Pastorale per le Vocazioni e, nella consapevolezza di dover rispondere alle esigenze di una regione, da sempre vocazionalmente viva, ma attualmente con la necessità di rinvigorire energie e di promuovere un nuovo impegno vocazionale.

 

 

Una scommessa

Dopo un periodo di pausa, per riniziare un cammino, è necessaria, in genere, una buona spinta. In Sardegna, a livello di coordinamento regionale, negli ultimi anni, causa vari motivi, non c’era stato un itinerario comune. Bisognava ricominciare.

Mons. Pietro Meloni, come Vescovo incaricato dalla Conferenza Episcopale Sarda, ha dato inizio a un nuovo tipo di coordinamento.

A nome di tutti i Vescovi ha trasferito ai responsabili diocesani e ai rappresentanti delle categorie vocazionali un nuovo impulso ecclesiale, sostenendo e alimentando persone e organismi, verso una necessaria primavera di vocazioni di speciale consacrazione.

Con la nomina del direttore regionale e il completamento e rinnovamento di vari incarichi diocesani, si è dato inizio a un ciclo potenzialmente capace di introdurre un lavoro comune.

Da dove ricominciare? La prima scossa bisognava darla agli animatori vocazionali. Facendo una disamina della situazione, emergeva subito che essi erano numerosi e, quasi sempre, molto operativi.

Tra religiosi e religiose era in atto da anni una vera e propria mobilitazione: campi scuola e incontri vocazionali erano offerti e promossi in varie sedi, indice di un’attività meritoria e vivace ma, quasi sempre, circoscritta a un ordine o congregazione religiosa.

Contemporaneamente, ogni diocesi ricercava persone e strumenti adatti a una emergenza che si manifestava con la diminuzione del numero dei seminaristi.

Tutto questo lavorio, comunque, era ben lontano da promuovere una pastorale vocazionale unitaria. Ciascuno per sé e Dio per tutti.

Qualche Centro Diocesano, consolidatosi come organismo, portava avanti dei tentativi non infruttuosi, di coinvolgimento unitario degli operatori vocazionali.

Qua e là si raccoglievano sintomi di una volontà desiderosa di proposte di coordinamento a livello regionale. Il Centro Regionale non poteva perdere questa occasione.

La scommessa consisteva nel credere possibile, immediatamente e non dopo troppi studi teorici, un incontro dei vari animatori che, permettendo inizialmente di conoscersi, portasse successivamente a elaborare programmi comuni.

Il Consiglio regionale delineò, ostentando fiducia, tre linee direttrici per il lavoro di un anno:

a) incontri di zona in preparazione della giornata mondiale di preghiera per le vocazioni;

b) un campo scuola per animatori vocazionali;

c) un convegno regionale.

 

 

I risultati

L’ottica che guidava queste iniziative non permetteva grosse illusioni. Il 1986 è stato, invece, al di là di ogni attesa, un anno che ha permesso verifiche e prospettive.

Gli incontri zonali svoltisi a Sassari, Macomer e Cagliari hanno visto la presenza di persone che, sensibilizzate o meno, erano concordi nel sentirsi disponibili a un lavoro serio di animazione. Avevamo scelto come tema: “L’identità dell’animatore vocazionale nei messaggi di Giovanni Paolo II per la giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni”. Rifletteva, anch’esso, la ricerca di un compito da attribuire o far crescere in persone concrete.

Il campo scuola è stato il momento per verificare su chi si poteva contare. 40 animatori hanno risposto di sì. A don Pietro Gianola, che ha guidato il campo, avevamo chiesto di farci riflettere sul tema: “Animatori vocazionali: tra credibilità e proposta”. Con la sua competenza ha permesso approfondimenti nuovi, in un clima particolarmente fraterno e disponibile.

Al convegno regionale chiedevamo di rispondere a questa domanda: “Le nostre diocesi, tutte rappresentate, quali potenzialità esprimono in ordine all’animazione vocazionale?”. È stato un momento fortemente unitario, con la contemporanea presenza di presbiteri, religiosi, religiose e laici: in tutto oltre 130 partecipanti. Relatore don Italo Castellani, che ha svolto due relazioni: “La Pastorale vocazionale unitaria”; “Il ruolo del Centro Diocesano Vocazioni”. La sua presenza ha rappresentato un ideale sostegno a tutto il lavoro di un anno.

 

 

Cosa rimane

Questo itinerario merita alcune considerazioni. Il Centro Renale non può che essere a immagine della Chiesa sarda, dei suoi Pastori, degli indirizzi pastorali che vengono progettati.

Il nuovo fervore vocazionale, in sintonia con il cammino ecclesiale della Sardegna, necessita, in generale, di un consolidamento delle iniziative regionali; e, in particolare, una possibilità di qualificare gli animatori vocazionali sulla linea di una pastorale unitaria.

Ecco una serie di obiettivi da realizzare:

– Alimentare dei C.D.V. che, oltre a funzionare, diventino sempre più luoghi di comunione e di formazione per tutte le categorie vocazionali.

– Promuovere occasioni di coinvolgimento, sul tema vocazionale, dei Centri pastorali della regione. La mostra vocazione itinerante è un possibile strumento da adottare.

– Usufruire delle iniziative programmate per il 1987, che ripercorreranno le tappe dello scorso anno, per accrescere conoscenza e approfondimenti sui temi più urgenti.

“L’accompagnamento vocazionale” sarà il tema del campo scuola, guidato da don E. Masseroni.

ruolo della parrocchia nell’animazione vocazionale”, sarà affrontato dal convegno regionale.

– Privilegiare gli incontri del Consiglio regionale non solo per formalizzare le iniziative, ma anche come spazio per una fraternità di comunione sempre più marcata e efficace. La costituzione, da poco in atto, di un Ufficio Regionale è da intendere in questa prospettiva.