N.06
Novembre/Dicembre 1987

Vocazioni di speciale consacrazione in Campania

“Il Convegno ‘Vocazioni di speciale consacrazione in Campania, da quale humus ecclesiale – radiografia di un cammino’, vuole essere un fraterno e umile servizio alle chiese locali, tramite i CDV, per evidenziare i cammini di fede, segni dei tempi e luoghi della presenza di Dio che chiama”, così ha definito il delegato regionale per la pastorale vocazione, Don Carlo Papa, il Convegno che il 1’ maggio 1987 si è tenuto a Pompei nel seminario B. Longo, nella sua lettera di presentazione.

E il Convegno ha tracciato una prima radiografia sulla situazione in Campania, relativa ai giovani (dai 15 ai 25 anni circa) che si stanno interpellando in luoghi di formazione o hanno già risposto ad una vocazione di speciale consacrazione.

Ha introdotto i lavori – dopo la preghiera delle Lodi, la cui animazione è stata affidata a Don Nicola Longobardi, direttore del CDV di Napoli e ai suoi collaboratori – Don Carlo Papa, il quale ha rivolto un saluto e un grazie ai partecipanti, soprattutto a quelli che hanno fatto un lungo viaggio, per raggiungere la sede: “Anche questo, ha detto, fa parte del cammino della croce, elemento essenziale del cammino vocazionale”.

Nella sua breve relazione Don Carlo ha sottolineato che “la pastorale vocazionale è diretta principalmente ai giovani”. Ha richiamato l’analisi di Milanesi degli anni ‘70, dalla quale il cammino dei giovani appare incerto. Ma ha pure sottolineato che fu profetica la scelta del CNV di privilegiare per i giovani un cammino di chiesacomunione, dove lo Spirito potesse agire con forza, contro tutte le previsioni umane. Il cammino si è dimostrato buono; valeva la pena di portare avanti i buoni propositi che ci eravamo prefissi: attualizzare e concretizzare la pastorale vocazionale partendo dalla chiesa comunione.

Ci si è sforzati di non partire dai gruppi, nel Convegno, ma dai frutti prodotti dai gruppi ecclesiali. La maggior parte di essi non hanno un cammino vocazionale specifico, con riferimento alle vocazioni consacrate, ma si inseriscono nel cammino ordinario della chiesa.

Con questo Convegno “si è voluto iniziare un lavoro sulle giovani vocazioni, sul loro sorgere, sulle tappe e lo sviluppo del loro cammino; sull’incidenza che persone particolari (Direttore spirituale, amico, équipe) hanno avuto nella scoperta, nello sviluppo e nell’accompagnamento della chiamata”.

È l’inizio di un lavoro perché la Campania è vasta; è, secondo il delegato, l’abbrivo per un cammino da fare, che certamente ci occuperà nel futuro.

La relazione di studio è stata affidata a Padre Giuseppe Celli, Consigliere Nazionale Vocazioni, della fraternità dei Padri Cappuccini di Eboli, il quale dopo aver fatto una breve premessa, nella quale ha sottolineato che ormai è un obbligo parlare di speranza e di ripresa di vocazioni, ha aggiunto che “la ripresa c’è, ma… è un’illusione”. Dobbiamo tenere presente l’età anagrafica che va avanti da sola, i numerosi abbandoni, i vuoti creati dalla morte e dall’età avanzata. La crisi continua, urge un lavoro di pastorale vocazionale. “È chiaro – ha soggiunto – che insieme ad altre cose facciamo anche pastorale vocazionale; fino a dieci anni fa si lavorava meglio, ora si fa poco”.

Analizzando la situazione, ci ha detto che l’inchiesta è limitata perché è stata fatta in meno di un mese per cui si può continuare il lavoro e per novembre avere dati più precisi. “L’obiettivo dell’inchiesta è studiare l’humus dove è maturata la vocazione. C’è da rilevare che tutto è dovuto ad una persona”.

Dalle sue parole si evince che l’istruzione è migliorata. Laureati e diplomati entrano nei seminari e nei noviziati perciò le vocazioni vengono dalle città e non dalla campagna. Appartengono alle grandi diocesi, e provengono dalle parrocchie e dai gruppi, associazioni e movimenti. I catechisti sono gruppi di “seconda ondata” legati alla parrocchia e stanno facendo un buon cammino. Si è riscontrato che molte vocazioni sono risposte tardive ad una vocazione precoce e nascono là dove c’è una formazione personale, comunitaria, mai di massa.

Limiti allo sviluppo della vocazione sono:

– il mancato aiuto a far si che le vocazioni camminino dopo una prima formazione;

– la mancata programmazione; occorre programmare la pastorale vocazionale e tenere presente che occorre raggiungere non i giovani, ma i formatori dei giovani. Il lavoro va programmato, perciò è necessario incontrarsi, discutere.

 

Campo da tenere presente è la famiglia: “moltissime vocazioni muoiono a causa della famiglia”.

La discussione è stata varia e arricchente. Ha coinvolto tutti i presenti, circa cinquanta animatori vocazionali, tra direttori CDV, religiosi e religiose, rappresentanti le diocesi della Campania.

Dopo il pranzo, i lavori sono ripresi con le testimonianze di giovani che hanno consacrato la loro vita al Signore, raccontando la loro storia con il Signore. Si sono avvicendati don Marco Liardo, già medico della diocesi di Napoli, novello sacerdote; suor Filomena Rispoli da S. Lucia di Cava de’ Tirreni neo professa tra le Canossiane; suor Ildegarde Puorti, Benedettina di Piedimonte Matese. Padre Domenico Cozzolino del PIME, ci ha partecipato il suo lavoro di accompagnamento vocazionale di alcuni ragazzi e ragazze. “Questo per comprendere sempre meglio e percorrerle “le attuali vie che normalmente sceglie Dio, per la chiamata e l’accompagnamento vocazionale”.

La celebrazione Eucaristica ha concluso il Convegno. Attorno all’altare, dove si realizza il sacrificio di Cristo, resi una cosa sola, abbiamo ringraziato il Signore che ci ha incontrato e abbiamo pregato perché altri siano chiamati a condividere la sua continua preoccupazione: “Chi manderò?” e sappiamo rispondere con entusiasmo: “Signore, manda me!”.