Il mese vocazionale: un progetto del CRV Piemonte
Il “Piano di Pastorale Vocazionale, regione Piemonte”, elaborato una decina di anni fa e approvato nel novembre 1979 dalla Conferenza Episcopale Piemontese, nella 2a parte, trattando dei “tempi significativi per una sintonizzazione diocesana sul tema vocazionale” dava (e dà tuttora) questo suggerimento: “Potrebbe essere estremamente utile l’individuazione di un tempo prolungato (non solo una domenica) nell’anno liturgico, capace di polarizzare l’attenzione della comunità sul problema vocazionale: una specie di “3° tempo forte” oltre l’Avvento e la Quaresima, che già vengono impegnati e valorizzati in modo diverso nella nostra realtà di chiese locali. Potrebbe essere il tempo rotante attorno alla giornata vocazionale e la Pentecoste, oppure il mese di Gennaio”.
Era un suggerimento destinato a non rimanere sulla carta. Anzi! E la scelta cadde su Gennaio. E Gennaio divenne il “Mese vocazionale” tanto da giustificare una simpatica battuta: “Gennaio, se non è vocazionale, che mese è?”.
E Gennaio si presta bene ad essere “vocazionale”. È un mese che si colloca tra il tempo dell’attesa, culminante nella celebrazione dell’incontro con il Mistero del Natale, e il fecondo itinerario della Quaresima, che chiama ogni comunità a rinnovare la conversione al Mistero pasquale di Cristo. È un mese, in cui la liturgia si presenta già ricca di stimoli vocazionali; un mese in cui i temi vocazionali trovano già una collocazione liturgica. Senza forzature, senza sovrapposizioni.
Un terzo tempo forte
Il Mese vocazionale è un 3° “tempo forte” tra gli altri due che sono l’Avvento e la Quaresima.
Un “tempo forte” che ogni comunità parrocchiale è invitata a vivere attraverso un “Cammino in 5 tappe”: Epifania, Battesimo di Gesù e le Domeniche II, III e IV del Tempo Ordinario: per pregare e capire le chiamate del Signore; per pregare e capire di più la vocazione di ciascuno nella comunità.
Nella mia diocesi di Alba, abbiamo iniziato a realizzare il Mese vocazionale col Gennaio 1982.
A titolo esemplificativo, ecco i temi trovati emergenti dai testi liturgici e che il CDV ha proposto – nel modo più semplice possibile – alle comunità parrocchiali per le 5 tappe del Mese:
Ciclo A (Gennaio 1984)
1. Chiamata alla vita (Il senso e il valore della vita);
2. Chiamata alla vita cristiana (La grandezza e le esigenze della vocazione battesimale);
3. Chiamata alla vita cristiana impegnata (Il Battesimo non lo riceviamo solo per noi: le varie vocazioni);
4. Chiamata alla vita sacerdotale (Il Seminario);
5. La chiamata e la risposta (La chiamata e le sue esigenze).
Ciclo B (Gennaio 1982)
1. Cristo si rivela per chiamare ogni uomo;
2. Alla sorgente di ogni vocazione cristiana;
3. Per seguire Gesù: preghiera, ascolto, guida;
4. Cristo continua a chiamare: la vocazione del prete in riferimento alla famiglia e al Seminario;
5. La vocazione religiosa. I ministeri nella Chiesa.
Ciclo C (Gennaio 1983)
1. Chiamati per manifestare Cristo;
2. Chiamati per manifestare Cristo, in quanto inseriti in Lui nel Battesimo;
3. Chiamati per manifestare Cristo nella vita coniugale;
4. Chiamati per manifestare Cristo nella diversità delle chiamate;
5. Chiamati per manifestare Cristo nella vita sacerdotale: il Seminario.
Debbo dire che questo cammino attraverso le celebrazioni eucaristiche domenicali di Gennaio l’abbiamo trovato una cosa buona, indovinata, valida.
Ed ecco ancora, sempre a titolo esplicativo, e schematico, come una comunità parrocchiale riesce a far “passare”, in ogni “tappa” il tema proposto:
* attraverso una grande scritta o pannello di richiamo, collocato in presbiterio;
* attraverso le monizioni, i canti, la preghiera dei fedeli (che ha pure occhio a chi deve formulare le intenzioni di preghiera); la presentazione dei doni, il ringraziamento alla comunione, ecc.;
* attraverso l’omelia del celebrante;
* attraverso la presenza animatrice e testimoniante di una “vocazione”: il prete o la suora o il religioso o il missionario o un papà o una mamma o un diacono (a seconda del tema proposto).
Oltre la celebrazione eucaristica
Nel Mese vocazionale, c’è poi la parrocchia che inserisce un tratto di cammino ‘più intensivo’ , ossia un’intera settimana, coinvolgendo il più possibile le varie categorie di persone (ragazzi, scolaresche, giovani, catechisti, giovani sposi, genitori, ecc.) con iniziative appropriate: incontri di preghiera, recital, serate, conferenze, esposizione – con guida e commento – della Mostra Vocazionale Itinerante (preparata anni fa dal Seminario che continua tuttora il suo ‘percorrere’), testimonianze… e anche la partecipazione del Seminario al completo.
Inoltre, nel Mese vocazionale, sia a livello diocesano che a quello parrocchiale, possono trovare la loro collocazione iniziative vocazionali di vario tipo.
Un piccolo esempio: nel Gennaio ‘86 abbiamo preso l’iniziativa di far giungere ad ogni famiglia della Diocesi un Numero speciale del periodico del Seminario diocesano alfine di far meglio conoscere questo “cuore della Diocesi” (O.T. n. 5).
Altro piccolo esempio: nel Gennaio di quest’anno, in collaborazione con l’Azione Cattolica, abbiamo organizzato una grande Veglia di preghiera vocazionale in ricordo del nostro Vescovo Mons. Vallainc (mancato un mese prima e che tanto aveva detto e scritto e fatto per le vocazioni) invitando dalla Diocesi soprattutto i Gruppi giovanili.
A questo punto, dovrei allargare lo sguardo dalla mia alle altre diocesi del Piemonte e dire una parola su come i CDV hanno saputo farsi propositori e realizzatori del Mese vocazionale.
Ma per non correre… rischi vari (oltre che per mancanza di spazio), mi limito – e per dovere – a citare Novara e il suo CDV.
Fu, infatti, in diocesi di Novara che venne alla luce – in Piemonte – il Mese vocazionale con il Gennaio 1980 (mentre la proposta del Mese era nata dal loro Consiglio Presbiterale del 5.3.1979), tenuto… a battesimo dal Direttore del CDV di Novara e del CRV del Piemonte, Don Enrico Masseroni.
Per la diocesi di Novara, ormai, il Mese vocazionale non è più soltanto un’esperienza (che è esplosa e già si è esaurita), ma è diventato un “cammino”: “Il cammino del Mese vocazionale”.
Concludendo
Che dire del Mese vocazionale?
Dico solo che è “una gran bella cosa”, anche se – e questo lo aggiungo per quanto riguarda la mia diocesi – è ancora tanto “un granellino” (cfr. Mt 13,31-32). Però un buon granellino, meritevole di essere buttato nel solco e coltivato con amore. Con la speranza che diventi arbusto o albero, nella fede che è Dio “che fa crescere” (1Cor 3, 7).