N.02
Marzo/Aprile 1986

Gruppo adolescenti e cammino verso la maturazione

Il taglio esperienziale di queste note ne fissa il punto di partenza: la storia concreta di adolescenti, che, attraverso il gruppo di appartenenza, stanno compiendo un cammino che li porterà verso la maturità, caratterizzata tra l’altro dalla scelta di uno stato di vita definitivo.

 

 

Tre adolescenti come tanti

La storia di una persona, sia pure ancora nell’età adolescenziale, è così ricca che non si può certo racchiudere in poche pagine. Mi limiterò perciò a qualche flash riguardante il cammino di Giovanni (16 anni), Roberta (17 anni), Andrea (18 anni), avvertendo che solo i nomi, per delicatezza, sono fittizi.

 

Giovanni è un ragazzo di 16 anni, che, dall’inizio delle superiori, è in Seminario. Ha alle spalle un’esperienza di A.C.R.; attualmente al sabato e alla domenica vive assiduamente i momenti del gruppo di giovanissimi di Azione Cattolica nella sua parrocchia, al quale si sente molto legato. All’inizio della sua avventura in Seminario, chiamato a rendere la sua testimonianza durante una veglia di preghiera, così si è rivolto al Signore:

“Ti ringrazio, o Signore, perché hai illuminato la mia vita.

Anche se insieme alla luce ho ancora dei punti un po’ bui, anche se ho ancora dei dubbi, capisco veramente che la tua proposta valorizza al massimo la mia capacità.

Ti ringrazio, o Signore, per i miei genitori, che mi hanno donato la vita 13 anni fa, che me l’hanno ridonata in un modo più grande un mese dopo, alla fonte battesimale, che continuano a donarmela ogni volta che mi pensano, che sperano, lavorano, soffrono per me.

Ti ringrazio per i miei fratelli, ti ringrazio per il mio parroco che cerca di capirmi, come cerca di capire tutti i giovani della parrocchia. Ti ringrazio, o Signore, per il mio gruppo parrocchiale, dove ho tanti amici che più di una volta mi hanno insegnato a vivere… E così piano piano, con infinito amore, mi facevi scoprire il progetto che hai su di me.

E proprio quasi tre mesi fa, sono entrato in Seminario.

Ti ringrazio, o Signore, perché ti sento vicino, perché sento che quello è il mio posto, è il posto dove Tu mi hai chiamato a crescere. E il sentirmi al posto giusto, mi riempie di gioia…”

 

Roberta ha 17 anni; a guardarla con quel suo volto pulito, con gli occhi furbi e scrutatori, ti fa subito innamorare della vita.

Da un anno, con frequenza costante, si reca a far compagnia ad alcuni anziani di un ricovero; li ha come adottati.

Per Natale, rivolgendosi ai suoi coetanei, dalle pagine del giornalino diocesano dei giovanissimi di A.C., scriveva: “Perché non adottare un nonnetto?”

In una lettera, che mi scrisse qualche mese fa, diceva tra l’altro:

“Sto trascorrendo una vita bellissima nel donare agli altri ciò che io sono e nel fare della gioia che ne ricevo la mia unica ricompensa, nel donare alla povertà dei miei fratelli, che è anche la mia, quei doni che hanno per madre la terra feconda e per padre il nostro grande Padre, nel cercare il povero, …nello scoprire nella rugiada delle piccole cose la felicità del cuore.

Non posso che svegliarmi al mattino e ringraziare un nuovo giorno d’amore e addormentarmi la sera con un canto di lode sulle labbra per le creature che Dio mi ha posto vicino e attraverso le quali mi ha parlato e sorriso.

La vita è dunque bellissima, anche se faticosa, ma credo che vivendo di fatica, si ami la vita e se ne colga il significato più profondo.

Anche lavorare allora è bello; se fatto con amore, è come scrivere musica con le note del cuore, è creare un vincolo con gli altri, con Dio, con se stessi. Sono purtroppo dilaganti, soprattutto tra i giovani, pessimismo e sfiducia, ma io credo nella vita, come credo in chi ce ne ha fatto dono generoso e non passa né passerà attimo in cui smetterò di chiamare fratelli alla vita: l’amore non vuole che consumarsi nell’amore…”.

 

In quale progetto di vita incanalerà i valori che le fanno apprezzare la vita? Per ora sa che c’è la strada del matrimonio, della vita religiosa e della consacrazione nel mondo, e ognuna di esse ha alla base una maturazione della capacità di amare ed è questo soprattutto che sta a cuore a Roberta.

 

Andrea ha 18 anni. Di lui non possiedo nessun scritto; chiedergli di scrivere sarebbe come dargli una mazzata in testa. Ma quanto è poco propenso a scrivere, tanto è pronto quando c’è da “fare”. Il suo gruppo parrocchiale è il “massimo” . Un giorno, invitato a parlare a questo gruppo, citai una frase di Paolo VI: “Il proprio campanile è sempre il più bello!”. Andrea lo riferì subito a casa; per lui il campanile della propria parrocchia è veramente il più bello! Alla sua ombra, nella fedeltà a tutti i momenti del suo gruppo: incontri settimanali, uscite, campeggi estivi, ritiri, ha maturato soprattutto il senso del servizio.

Ora è entrato nella Caritas parrocchiale; ha intenzione di fare il servizio civile.

Vocazionalmente è “impegnato” con una ragazza, che cerca di coinvolgere nel suo stesso cammino.

 

 

 

Indicazioni operative

Giovanni, Roberta, Andrea sono tre adolescenti “in cammino” come tanti, soggetti come i loro coetanei ad alti e bassi, che hanno però il potere, per come vivono, di ravvivare la speranza negli adulti e di permettere loro di guardare con simpatia alla loro età.

Quale il segreto della loro crescita?

La risposta sta in quelle indicazioni che tante volte abbiamo letto sui libri o in articoli specializzati, ma che qui cessano di essere pura teoria per diventare testimonianza di vita. Le riprendo sinteticamente.

 

1. Una seria vita di gruppo

Il pluralismo antropologico e culturale, che caratterizza la nostra epoca, accentua l’importanza del gruppo per il cammino di crescita umana, cristiana, vocazionale degli adolescenti.

Nel gruppo le proposte si incarnano in concreti modelli di comportamento che facilitano la circolazione e l’interiorizzazione dei valori; nel gruppo la Chiesa diventa esperienza viva, vicina, per la reale disponibilità all’ascolto della Parola di Dio, alla celebrazione, alla catechesi vitale, e per il clima ecclesiale che si respira.

La vita di un gruppo di adolescenti assorbe certamente tempo ed energie, senza con questo diventare “dispersiva”, offrendo anzi motivazioni che rendono vivi in ogni campo.

Il gruppo di Andrea ha sempre avuto una vita intensa, pur nell’incostanza tipica dell’età, con momenti di catechesi, di preghiera, di fraternità, di attività, di studio, di gioco.

Ora alcuni suoi amici svolgono un servizio educativo, altri più un servizio caritativo.

Alcuni, come lui, hanno scoperto il valore della direzione spirituale.

 

2. Un educatore “interessante”

Un ruolo importante nella loro storia spetta senz’altro all’educatore.

A livello di educatori dei ragazzi e dei giovani si nota spesso la preoccupazione di dire “cose interessanti” assumendo mode e comportamenti “giovanilistici”; non è questo che incide.

Il problema vero è “essere interessanti”, per le scelte di vita che si testimoniano, per l’attenzione che si dimostra ad ognuno dei ragazzi, per gli interessi che si coltivano e che si riesce a suscitare e ad educare in loro. Un educatore interessante si pone senz’altro come strumento di crescita.

 

3. Il confronto con “testimoni”

Chi lavora con gli adolescenti sa, per esperienza, quanto sia facile che il gruppo si lasci prendere dalla routine, della “stanca”; e quanto sia forte il pericolo di fermarsi a livello delle idee.

È importante allora spezzare questa catene frananti, mettendo a contatto con “testimoni”, con esperienze significative.

Alla base delle scelte di Giovanni, Andrea, Roberta, ci stanno proposte e incontri con persone che li incantavano.

 

4. Appuntamenti rigeneratori

Giovanni e Roberta si danno appuntamento con una cinquantina di adolescenti alla terza domenica di ogni mese per una giornata di spiritualità (Andrea partecipa ai ritiri organizzati della sua parrocchia). Ormai non c’è più bisogno di lettere di avviso. È diventata per loro come una necessità incontrarsi con amici, anche se non avranno tanto tempo per scambiarsi quattro chiacchiere, perché impegnati nella riflessione personale e nel colloquio con Dio. Ma non sempre l’amicizia ha bisogno di parole per esprimersi; vale di più la presenza.

Per tutti e tre un appuntamento fisso è pure il campeggio estivo, dove, nella distensione, anche la percezione delle voce del Signore si fa più nitida.

Lo spazio a mia disposizione mi impedisce di dilungarmi oltre.

Vorrei concludere ricordando che la strada di ognuno è tracciata dall’azione dello Spirito.

Ma l’azione dello Spirito spesso è inefficace perché manca la corrispondenza umana e questa, a sua volta, si concretizza in strumenti precisi che la persona è chiamata a darsi.