Proposta della vita religiosa alle ragazze
Introduzione
Seguendo la mia stella, e per essa intendo i segni e la attese di Dio, nel cammino della mia vita apostolica mi sono trovata a vivere in vari ambiti la realtà della pastorale vocazionale. Per natura l’ambiente da me preferito è sempre stato quello meno programmato più spontaneo, quale può esser, nella Diocesi, quello parrocchiale, perché relazionato da un certo naturale divario di persone, vedi età, cultura ecc., che attendono più alla prassi viva e concreta che alla formulazione di belle iniziative. Da ciò ne deriva il senso di privilegio che nutro per questo spazio apostolico in cui, grazie al servizio diocesano vocazionale, da tempo sono inserita effettivamente.
All’origine dell’esperienza
La testimonianza che sto per narrare è realtà di un vissuto che tuttora perdura.
Alcuni anni fa, all’interno del C.D. V., pensammo all’impegno di riaffermare e rilanciare nella Chiesa locale i valori della Vita Religiosa particolarmente femminile.
La nostra gente – si diceva – quella che vive più da vicino i problemi della Parrocchia, arriva a riflettere tutt’al più sulla necessità di avere il prete, arriva a pregare e offrire per le “missioni”, ma non si rende conto della precarietà a cui la Chiesa va incontro diminuendo a dismisura la diaconia dei carismi, che impegnano i Religiosi nella preghiera e nell’apostolato, soprattutto nell’esercizio delle opere di misericordia realizzando nella Sposa di Cristo l’intima essenza della sua natura: la Carità.
Decisi per un risveglio ad hoc, ci si dichiarò pronti per l’annuncio vocazionale circa la vita religiosa in una trentina di parrocchie. Consenziente il vescovo, più o meno entusiasti i parroci, decidemmo e compimmo a due a due questa missione.
La stesura programmata comportava gli incontri con i genitori, i giovani, i piccoli, lungo la settimana a seguito dell’annuncio omiletico domenicale.
È stata un’esperienza positiva ancora in atto dopo tre anni. Personalmente sono sempre stata soddisfatta dell’accoglienza e dell’ascolto da parte dei Sacerdoti e della gente. Il maggior gradimento l’ho riscosso da due gruppi di ragazze di diverse parrocchie che, spontaneamente, dopo l’incontro della settimana vocazionale, hanno chiesto di essere seguite almeno una volta al mese per una verifica negli incontri che già portavano avanti all’insegna di dialogo fraterno e cristiano sui problemi giovanili, e di opere caritative, ad es. raccolgono la carta per il Terzo Mondo e si interessano, nell’esercizio di un parziale volontaria – io, di situazioni di estrema povertà.
L’età delle ragazze, Parrocchia “D”, va dai 16 ai 18 anni, quella della Parrocchia “T” dai 13 ai 15 anni.
In cammino
Parlo delle giovani della prima citazione. Il fatto di una spontanea richiesta circa l’accompagnamento – verifica di un cammino, mi ha favorito molto. Tuttavia la strada si è presentata lunga e con molte cose da riordinare all’interno di motivazioni abbastanza sfumate. Le prime volte si può dire che sono stata alla loro scuola: ho immagazzinato i loro pensieri le conoscenze, i desideri le critiche e le buone spinte volonterose, dandomi poi lunghi tempi di preghiera e di riflessione, frutto questo di precedenti esperienze, bruciate dalla voglia di veder fiorire tutto e subito. La preghiera è l’offerta silenziosa di ciò che ho ascoltato pensato e mi ha suggestionato in povertà di cuore; la riflessione è lo sguardo sempre più lucido nella lettura di situazioni e persone che man mano si misurano col metro della sapiente grazia di Dio, si focalizzano nella dimensione più esatta, umanamente e spiritualmente.
La dinamica dell’itinerario comporta l’avvicendarsi di due continue fasi, c’è come uno scambio tra ciò che si accoglie e ciò che si butta via perché non serve più, e ogni tanto ci si ritrova a partire da situazioni nuove impensate anche se con noi viaggiano ancora le valigie della carta straccia e dei generosi rifornimenti per i poveri.
Tre tappe importanti
Prima tappa.
Occorre anzitutto compiere un viaggio all’interno di se stessi per scoprire ciò che ognuno di noi è attraverso la conoscenza, per gioire di ciò che ognuno è attraverso l’accoglienza di sé e cominciare a prevedere e formulare da valide motivazioni di vita validi scopi per esser ciascuno “se stesso”. Questa tappa è molto importante secondo la mia modesta ma vitale esperienza. L’apprezzamento giusto e positivo delle realtà umane è la pista di lancio per sfociare azzeccatamente nella relazionalità del “tu” necessario a far crescere l’io e viceversa.
Seconda tappa.
La seconda tappa, mesi dopo mesi, ci mette nell’opportunità di incontrare l’altro. Indicativo è lo slogan “la persona è sempre più persona in misura della sua capacità di essere – in – relazione – con”. Per gli adolescenti è importante il “tu” amicizia, il “tu” amore. Come potremmo avviare i nostri giovani a pensare alla maniera di “comunione in Dio” se non conoscono il volto dell’uomo: padre, fratello, amico e “nemico” …?! È l’immancabile base per costruire forse, un domani, la comunità di una speciale “sequela Cristi”.
Intanto Iddio, che è sempre stato tenuto nello sfondo del nostro conversare e del nostro cercare si avvicina e diventa sempre più interessante.
È il momento giusto per il Salmo 8: “0 Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra. Se guardo il cielo, la luna, le stelle… che cosa è l’uomo… Eppure…”.
Anche Geremia con i suoi primi versetti colpisce l’attenzione e il cuore dei giovani: è la scoperta della paternità divina che li riempie di una nuova potenzialità di vita. Intanto l’educatore pensa a quanti figli sono lasciati soli a intristire e a morire prima di morire.
Terza tappa.
Né io da solo, né io con gli altri trovo completamente me stesso, devo arrivare a leggere nelle mani di Dio quello che il suo amore vuole per me.
Qui si inserisce una proposta di fede sempre più profonda. Solo dopo tanta strada si poteva gioiosamente accogliere di camminare protetti dalla paternità di Dio Padre, sostenuti dalla salvezza del Cristo, forti dello Spirito Santo che abita in noi. È così che fioriscono iniziative nuove: più motivate più interiori più aderenti alla Chiesa, più vere.
Sosta lungo il cammino
Il gruppo “D” non ha mai difettato gran che di presenze. E capitato che due o tre ragazze siano mancate per qualche mese a causa di un trattenimento forse un po’ prematuro sulla vita religiosa. Eravamo alla seconda tappa e qualcuno bruciava la strada: la ragazza si innamorava di un certo qual modo di vivere l’apostolato, ne ricercava la fonte vocazionale chiedeva spiegazioni e chiarimenti. Forse abboccai troppo semplicisticamente e distribuii le risposte davanti a tutte creandole intorno la crisi delle amiche, della famiglia e la sua crisi stessa. Il discorso prosegue ancora ma come accompagnamento personale: tempo di scavo, tempo in cui si fanno le ossa di sostegno.
Se in tal caso sbagliai la tecnica non lo so dire. E certo che bisogna patire anche qualche rischio.
Proposta di vita religiosa
Alla terza tappa invece è avvenuto, in modo semplice e naturale, l’inserimento della proposta vocazionale religiosa assieme alle altre proposte cristiane.
Proprio l’altro giorno una ragazza mi diceva: “una volta che si ha fede non è una meraviglia se si sceglie anche di farci suore”. Allorché è stato recepito il messaggio di una totale dedizione a Cristo si è come aperta una nuova strada all’interno del cammino. Un po’ più stretta per il numero delle persone, più riservata negli argomenti di ricerca. Ve ne sono interessate quattro o cinque di cui due sono fidanzate, non hanno timore di voler capire i peculiari valori della vita religiosa. Sono le ragazze più mature. Da quest’ultima esperienza ho tratto un punto fermo: una vocazione religiosa non può accontentarsi di un cammino all’interno di un impegno in Parrocchia, deve sfociare necessariamente in un “mettersi da parte” per consumare un’esperienza interiore delle mete che propone la vocazione di speciale consacrazione.
Quindi nasce la necessità di delineare altri due punti importanti:
– la proposta alla vita religiosa sottolinei il valore di “giocare la propria vita” nella verginità consacrata (su questo la proposta sia chiara);
– descriva come realtà fondamentale, perché voluta dallo Spirito e dal Carisma di fondazione, il “convivere per concrescere”.
Perciò dall’annuncio – proposta emerga il significato del “cammino” formativo che sperimenta la “gioia del convivere” nell’ipotesi di una vita già intenzionalmente orientata a dare tutto il posto al Signore poiché non può “bastare” la vita della comunità, dei gruppi, della Chiesa locale… anche se il riferimento è necessario e indispensabile.
Al di là di tutto questo ritengo importante aver sempre presente nell’annunzio e nella proposta la precarietà e la fragilità della giovane d’oggi. Si dirà che tutto questo impegna troppo: sì, ma è necessario, se leggiamo senza farci illusioni la storia dei giovani d’oggi: storia di un mondo secolarizzato e ateo, di una scuola, di una famiglia spesso assenti nella formazione essenziale dell’uomo.
Il pane nuovo
Se vogliamo “il pane nuovo” dai giovani d’oggi per sfamare le attese umane e trascendentali dell’uomo – domani occorre che lavoriamo, anche se con fatica, la farina che la terra ha prodotto, è irrepetibile dono di Dio, e che ne siamo lievito efficace. In tutto questo cammino o in altri “cammini” la formula sovrana di mediazione è il dialogo, interspazio di doni.
Così dice l’animatore al giovane:
– ti ascolto per ricevere il dono della tua vita (sentire, amare, conoscere, vivere);
– ti offro il poco che è mio e cerco di trasmetterti, senza deteriorare nulla, il “Tutto” ricevuto
da Dio;
– insieme attendiamo, pregando, sperando e amando, finché nasca “il dono nuovo” dello
Spirito il diverso che farà nuovi: me – te – i fratelli!