Il discernimento nella direzione spirituale
Un giorno degli ultimi anni settanta, il card. Pellegrino mi rivolse a bruciapelo questa imprevista domanda: “Andresti volentieri a lavorare in Seminario?”
Dopo qualche momento mi parve di capire il movente del discorso: avevo al seminario teologico, allora come adesso, un bel numero di ragazzi in dirittura di arrivo, altri già preti.
In diocesi iniziava giusto la crisi: i segni di un crollo delle vocazioni al sacerdozio erano evidenti.
Potevo essere l’uomo adatto, in seminario in un momento così difficile?
Risposi di no.
Un no motivato: “Vede, Padre – risposi – un mio approdo in seminario non produrrà un giovane in più: piuttosto qualcuno in meno”.
Spiegai: “io lavoro da trent’anni come ‘manovale dell’anima’ in comunità parrocchiali dove, da sempre, il milieu è ricco di tutte le vocazioni dell’universo cristiano. Nel mio lavoro di provocatore, di annunciatore della Parola e di seminatore della Grazia nei solchi dischiusi delle coscienze dei giovani, incontro continuamente questo o quello che mi dice – Oh, com’è bello fare il prete: vorrei anch’io fare ciò che tu fai… – . Questo accade nell’ambito di un servizio che si chiama ‘Direzione Spirituale’. Un tal lavoro, in seminario mi sarebbe stato precluso perché non mi sarei mai più trovato con le mani nella creta, felice vasaio, bensì ad accudire nella serra le pianticelle venute da fuori”.
Un rapporto che si stenta ad ammettere: vocazione e direzione spirituale.
Un problema di fondo, oggi, è la mancanza di Direttori Spirituali veri e propri, anche se il fenomeno, in sé, non è eccezionale.
In quel suo tempo così ricco di sacerdoti e laici credenti S. Teresa d’ Avila denunciava la mancanza di direttori spirituali e di buoni confessori. Oggi forse c’è un particolare nuovo: mi pare sia poco nota e poco chiara la peculiarità della direzione spirituale.
Forse perché la trasformazione culturale tende sempre più ad eliminare il sacro trasformandolo nel profano, sul piano della fenomenica psicologica.
L’apostolato lo si presenta tutt’al più “servizio sociale” identità del prete indefinita… e la religiosità un fenomeno privato.
Proviamo a chiarirci qualche idea sulla Direzione Spirituale prima di affrontare il discernimento in ordine alla vocazione.
Nel Nuovo Testamento non mi pare si parli espressamente di direzione spirituale, anche se qualche volta trovi il predicatore che presenta l’anchilosato della piscina probatica guarito dal Signore come quel tizio che non ha il Qualcuno che l’aiuta ad impattare il trascendente e guarire. Si parla piuttosto di Discernimento: discernimento degli Spiriti.
Però le cose non cambiano affatto.
La Direzione Spirituale è, infatti, quel rapporto tra fratello e fratello, tra maestro e discepolo nel quale, alla luce dello Spirito Santo, si individuano gli orizzonti e le traiettorie di marcia in ordine al progetto di Dio.
Bisogna che sia chiaro che non si tratta di tecnica psicologica – anche se la psicologia è strumentale – ma di un vero e proprio evento spirituale dove il Carisma, cioè l’afflato del Santo Spirito, è elemento costitutivo.
Dall’altra parte, sempre elemento costitutivo, la tensione sincera dell’uomo in ricerca che vuole confrontarsi, adeguarsi in perfetta libertà alla volontà salvifica di Dio. Il Padre Spirituale è maestro perché aiuta il soggetto a scoprire il proprio carisma. Qualche volta è Padre perché suggella la “scoperta” con il dono sacramentale del perdono e della Eucaristia.
Le componenti di questa dinamica sono tre: il Soggetto che desidera vivere secondo il volere di Dio, un fratello in veste di Maestro che lo aiuta a discernere, scoprire, adeguarsi a camminare.
Infine la Potenza di Dio che salva, santifica, vivifica.
Tutto ciò in ordine a quella convinzione profonda che la salvezza dell’uomo è relativa ad un imprevisto, imprevedibile, imponderabile ed irripetibile incontro della persona singola con il Signore e alla successiva decisa sequela.
Appare così evidente che la Direzione Spirituale è un insostituibile servizio di orientamento vocazionale.
Per quanto concerne la vocazione specialissima (al ministero sacerdotale o religioso) la carenza di Direttori Spirituali si traduce hic et nunc in mancanza di vocazione.
Una prova? Quelle rare comunità che negli anni plumbei dello sfacelo spirituale (le cui radici affondano almeno agli anni 60) han mantenuto rigogliosa la Direzione Spirituale e il sacramento della Riconciliazione, hanno continuato a produrre vocazioni alla sequela del Cristo. L’evoluzione socio-culturale non ha inciso.
Psicologia e discernimento
Il Discernimento è necessario sempre, sia sul piano generale di Chiesa che della singola persona.
Proprio perché la conversione, sia globale (la Chiesa tutta) che personale (il singolo figlio) è mai una data storica sistemata nell’archivio della coscienza ma sempre l’oggi e il domani, il presente e il futuro perché l’uomo è sempre in stato di conversione.
Questo discernimento, questo continuo ascolto del Signore, questa tensione di conversione è incombenza primaria del Vescovo: è proprio lui il Direttore Spirituale per eccellenza. È lui che è il ricco della pienezza del sacerdozio.
Poi vengono i preti: i sacerdoti sono la “longa manus” del successore degli apostoli e attingono a pieno titolo a quella pienezza di carisma.
Ma in seno al “popolo di Dio” vi sono anche i Profeti. Si trovano anche nei laici, popolo di Dio: “Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri giovani avranno visioni, i vostri vecchi faranno sogni” (Gioele 3, 1-3).
Guai al prete che si barrica non lasciando spazio, sul piano del discernere, ai profeti laici!
“Direttori spirituali”
Vi narro una esperienza. Si svolge in alcune parrocchie e si ripete con continui aggiustamenti dall’estate del 1958 e ha dato alla Chiesa una nutrita pattuglia di preti mentre altri sono in arrivo tuttora.
In occasione di “campi estivi” di adolescenti diretti da équipes fatte di giovani 18-24enni fortemente preparati da un vero e proprio noviziato che si protrae per almeno due anni, si cerca di creare tra ospiti e animatori un forte clima di amicizia e di confidenza.
Al momento opportuno, prima che il campo finisca, si propone ai ragazzi un questionario così concepito…: “In questi giorni di vacanze hai conosciuto quassù alcuni ragazzi che per certi aspetti sono differenti da tanti altri: sono i cosiddetti ragazzi dell’ONU. Sono come te, ma hanno già risolto qualche problema della loro crescita. Ritieni utile porre a uno di loro qualche tuo ‘cruccio’? Chi riceverà il tuo messaggio, ti risponderà immediatamente e personalmente, secondo la sua piccola esperienza di vita, ma soprattutto cercherà di esserti l’amico più sincero”!
Saltano fuori risposte formidabili che mettono un certo numero di giovani educatori nella condizione di veri e propri direttori spirituali.
Nasce un legame solido sul filo della confidenza. Questi giovani direttori spirituali con tutta la virtù della loro convinzione e personale santità, condurranno lentamente al Signore i loro amici portandoli alla fonte della Grazia: i Sacramenti; all’esperto e medico dell’anima che è il Sacerdote.
Vorrei avere spazio per pubblicarvi dieci, cento risposte.
Devo accontentarmi di tre, prese al libro biografico di un animatore defunto.
“Il mio problema è la timidezza; io penso che tutti i ragazzi dell’equipe mi possono aiutare, ma scelgo te che sei il più sicuro, Gigi”. Firmato P.G.
“In questi giorni di vacanze ho conosciuto i ragazzi dell’ONU, e quello che ritengo mio ‘confessore preferito’ per le grandi confidenze è Gigi Zappulla. Il mio problema per cui vorrei un consiglio sul cosa fare è la cotta per una ragazza e non so se è già il tempo per parlarne francamente. Dico anche molte bugie per farmi notare”. Firmato R.C.
“Caro Gigi, mi rivolgo a te perché ti voglio come amico caro, sincero e riservato, perché mi rigiro in un gran pasticcio che di certo tu avrai avuto ed è il problema della masturbazione. Come l’hai risolto?
Sono pochi mesi che ce l’ho e voglio crescere pulito come te. Dunque io voglio smetter subito ma non so come fare e tu sei l’unico a cui posso dire queste cose. Ti prego di rispondermi per scritto”. Firmato R.S.
Volete sapere: il fascino di questo ministero prende talmente i ragazzi soggetto da portarli a sognare ben presto di fare gli animatori. Anzi: sovente questo o quello dei giovani leaders scoprendo la bellezza della paternità spirituale accosta il “don” che è il suo direttore spirituale per dirgli “è troppo bello: vorrei fare come te, per sempre”!
È quello il “motu primo” di un movimento della volontà in ordine al sacerdozio.
Che poi lo stimolo proceda fino a conclusioni reali sarà frutto di Grazia e di volontà: tuttavia “l’input” è scattato. Forse non sarebbe scattato mai. Forse varrebbe la pena approfondire queste esperienze servendosi di tre volumetti che le analizzano[1].
Conclusione
Domandiamoci, per concludere: in base a quale criterio fare Direzione Spirituale e Discernimento?
Guai a noi se diamo precedenza agli elementi umani, psicologici, sociologici, per individuare le linee di Dio! Sarebbe confondere la teologia con la filosofia.
L’esperienza drammatica di trent’anni fa accaduta nel seminario di Cuernavaça dovrebbe insegnare.
Mi consta che qualcuno, specie nei seminari del Nord, non ha imparato la lezione. Dio non voglia.
Domandiamoci, per tagliar corto: in base a quale criterio si fa direzione spirituale e discernimento?
Ancora: in base a quale criterio si sostiene la fatica del giovane che si cruccia nel dubbio dell’essere chiamato alla consacrazione definitiva?
Il direttore spirituale deve assolutamente appoggiarsi a certezze dedotte dalla Parola di Dio, forte della convinzione che Dio non “inventa” la vocazione alla sequela: “Anche noi però, tra i cristiani spiritualmente adulti, parliamo di una sapienza. Ma non si tratta di una sapienza di questo mondo né di quella dei potenti che lo governano, e che presto saranno distrutti.
Parliamo della misteriosa Sapienza di Dio, del suo progetto di farci partecipare alla sua gloria. Dio l’aveva già stabilito prima della creazione del mondo, ma noi non l’avevamo conosciuto. Nessuna delle potenze che governano questo mondo ha conosciuto questa sapienza.
Se l’avessero conosciuta non avrebbero crocefisso il Signore della gloria. Ma, come si legge nella Bibbia: quel che nessuno ha mai visto e udito, quel che nessuno ha mai immaginato, Dio lo ha preparato per quelli che lo amano. Dio lo ha fatto conoscere a noi per mezzo dello Spirito” (1 Cor 2, 6-10).
Note
[1] La Stagione di Dio, LDC; La Stagione dell’Arcobaleno, ed. Paoline; Con la voce e con la vita, ed. Paoline.