N.05
Settembre/Ottobre 1986

Rinnovamento nello spirito e vocazioni

 

Dati di fatto

Una prima constatazione: il numero delle vocazioni di speciale consacrazione, maschili e femminili, uscite dai gruppi del ‘Rinnovamento nello Spirito’ (R.N.S.), è notevole. Sulla base delle informazioni che abbiamo, possiamo stabilire che, durante i circa 15 anni di vita in Italia, le vocazioni sono state 200 quelle maschili e 500 quelle femminili.

Sembra, dunque, evidente che nel R.N.S. si comunichi effettivamente un’educazione alle scelte vocazionali. Come avviene?

A mio parere, le leve forza sono due: un forte incontro personale con il Signore Gesù e l’intensa spiritualità vissuta nel gruppo.

Nostra prima e massima preoccupazione è quella di favorire un’autentica esperienza personale di incontro con il Cristo. Le “sette settimane” di preparazione a quella che chiamiamo “effusione dello Spirito Santo” non sono altro che un richiamo, calato nel vissuto, delle principali verità di fede. Attraverso una rinnovata donazione della propria vita a Cristo, ci si apre alla guida dello Spirito. Inizia una nuova “sequela” di Cristo.

L’effusione dello Spirito Santo fa prendere coscienza dei propri doni e carismi, secondo quanto afferma S. Paolo: “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune” (1 Cor 12, 7). È poi all’interno della vita di gruppo che ciascuno è aiutato a tradurre i carismi in ministeri, cioè in impegno concreto sia per il gruppo e sia nella comunità ecclesiale di appartenenza e sia nell’ambiente sociale. La nostra esperienza di questi anni conferma la convinzione che un’educazione individualizzata e comunitaria alla vita di fede porta alla maturazione progressiva della propria vocazione cristiana e al conseguente impegno nella comunità ecclesiale.

Alla base di tutto poniamo la riscoperta e la docilità allo Spirito Santo, il cui primo compito è quello di rivelare il Cristo e di aprire gli occhi sul fratello. Fioriscono, in questo modo, le scelte più generose: dall’impegno di testimonianza, ai ministeri di fatto, istituiti e ordinati come anche l’offerta della propria vita nelle varie forme di vita consacrata.

 

 

Attenzione alle vocazioni

L’attenzione alle vocazioni fa parte dell’essenza costitutiva del R.N.S. e quindi la riscontriamo subito fin dall’inizio. Infatti, è proprio di una spiritualità fondata sullo Spirito Santo la sensibilizzazione a cercare il proprio posto nella Chiesa. Lo studio della dottrina sui carismi (specialmente S. Paolo 1Cor 12-14; Rm 12,3-8; Ef 4,1-16; ecc.) comporta conseguentemente l’individuazione della propria funzione nel “Corpo ecclesiale”. In un certo senso, è per maturazione intrinseca che si fa luce sulla propria chiamata vocazionale. Si tratta di un’evoluzione all’interno di ciascuno, del tutto naturale e spontanea sotto la luce e la guida dello Spirito.

Tutto questo, a prescindere dal fatto che alcuni dei responsabili del R.N.S. hanno alle spalle una lunga militanza nel settore della promozione delle vocazioni e, quindi, non potevano non aver presente anche questo aspetto nel loro lavoro di animazione del R.N.S.

In questi anni abbiamo avuto un’attenzione particolare alla promozione delle vocazioni consacrate, sia nei gruppi e sia specialmente nelle settimane di spiritualità. Il clima di fede, l’esperienza personale del Cristo, la docilità allo Spirito sono componenti di una spiritualità autentica che sbocca facilmente alla consegna totale della propria vita a Cristo.

Da un certo tempo ci stiamo interrogando se il Signore non ci chiede di fare qualcosa di più per queste che chiamiamo “vocazioni iniziali”. Pregando e riflettendo ci è nato nel cuore un progetto che crediamo venga dal Signore.

Si tratta infatti di un progetto che parte da zero e attende tutto dal Signore. Ne parliamo con timore e tremore, perché ci sembra che sia venuta l’ora di parlarne. È talmente bello e importante che segnerà profondamente la storia del R.N.S. in Italia.

Consapevoli della gravità di questa decisione, l’affidiamo alla preghiera di tutti i gruppi e specialmente delle comunità oranti.

Abbiamo anche cercato di verificare i fondamenti teorici ed ecclesiali, per non rischiare di costruire sulla sabbia.

In particolare, abbiamo preso in esame il “Nuovo Piano pastorale per le Vocazioni”, recentemente pubblicato dai Vescovi italiani.

Molte inchieste confermano che i giovani d’oggi sono indecisi e trovano molta difficoltà ad assumere scelte importanti per tutta la vita.

D’altra parte appare come segno dei tempi il fatto che molti giovani cercano un significato e una nuova qualità della vita.

Si lanciano in “molte forme di esperienze che già esprimono dei valori presenti in modo un po’ frammentario ma assai vicini a quelli vissuti nella vita consacrata: come la simpatia per la preghiera, la ricerca dell’essenziale, l’espressione del servizio nelle molte forme di volontariato, il rinnovato amore per la persona al di fuori degli schemi ideologici o istituzionali, una crescente autocoscienza della donna dopo le intemperanze di certi fenomeni femministi” (cfr. P.P.V., n. 20).

Che cosa si deduce?

Se i giovani sono così, bisogna aiutarli a uscire dall’incertezza, a trasformare le loro idealità in progetti di vita e per la vita.

Dopo aver riassunto a tre le condizioni per la maturazione di vocazioni nei gruppi (clima di fede, passione missionaria, presenza di una guida spirituale), lo stesso Piano pastorale per le Vocazioni conclude: “Movimenti, gruppi, associazioni, comunità ecclesiali di base, mentre costituiscono a livello parrocchiale e diocesano significativi itinerari di fede, devono qualificarsi sempre meglio come itinerari vocazionali” (n. 39).

In che modo i nostri gruppi possono meglio qualificarsi come “itinerari vocazionali”? E itinerari non frammentari, ma coerenti e consistenti?

È la stessa domanda che ci poniamo anche noi e alla quale dobbiamo cercare di dare una risposta.

 

 

Quali itinerari vocazionali?

Se continuiamo a cercare nel Piano, troviamo anche suggerita la risposta.

Quando il Piano viene a indicare che cosa è opportuno fare per ciascuna età, tratta anche degli adolescenti e dei giovani.

Dopo aver indicato alcuni aspetti pedagogici, come l’apertura alla pluralità delle vocazioni e la disponibilità al dono di Dio, suggerisce che ci sia una guida spirituale non occasionale, ma sistematica, l’inserimento in gruppi giovanili impegnati e vitalmente inseriti nella comunità ecclesiale, ecc.; e poi precisa:

“La proposta delle vocazioni di speciale consacrazione trova il clima migliore nei momenti forti di spiritualità: corsi di esercizi, ritiri, tempi di deserto, esperienze di preghiera, tempi liturgici particolari, ecc. (…). Possono essere determinanti per la maturazione del proprio progetto di vita l’accoglienza e la permanenza in comunità vocazionali e in centri giovanili, caratterizzati da un notevole impegno comunitario e dalla presenza di un animatore vocazionale” (n. 43).

Tracciando l’itinerario vocazionale, indica tre fasi: annuncio, proposta, accompagnamento.

Responsabili dell’accompagnamento sono la comunità d’origine, il gruppo di appartenenza, i seminari, ecc. e poi le comunità e i centri di orientamento. Di questi dice:

“Negli ultimi anni la chiesa ha visto nascere anche comunità di orientamento vocazionale all’insegna della comunione ecclesiale e dell’accoglienza: sono luoghi in cui i giovani hanno la possibilità di itinerari di fede e vocazionali più continui, collegati ad un’esperienza di vita globalmente e liberamente condivisa” (n. 50).

Noi riteniamo che queste indicazioni, così precise e così pertinenti, del Piano pastorale per le vocazioni, vengano a dare una risposta e una conferma a quanto andavamo meditando e progettando, cercando di comprendere la volontà del Signore a nostro riguardo.

A questo punto, ogni esitazione sarebbe fuori luogo. Non ci rimane che attendere le indicazioni del Signore Gesù per i passi che dovremo fare.

Possiamo ricapitolare questi punti:

*  I giovani navigano nell’incertezza, nell’indecisione. I migliori cercano qualcosa che dia senso alla vita.

*  Le iniziative isolate e frammentarie non bastano.

*  I gruppi devono qualificarsi come itinerari vocazionali.

* Determinanti possono essere le comunità di orientamento vocazionale o i centri giovanili con impegno comunitario.

La nostra esperienza, confortata da queste conclusioni, ci porta a ritenere che sia matura la realizzazione di un’opera vocazionale di questo genere.

 

 

Un annuncio esplicito

Se l’attenzione alle vocazioni nel cammino del R.N.S. vi è stata fin dall’inizio, solo a poco a poco abbiamo maturato alcune vie specifiche in supporto alle vocazioni. Mi spiego concretamente.

Durante le “convocazioni nazionali”; che teniamo a Rimini e alle quali partecipano attualmente 15.000 persone, abbiamo fatto un esperimento di questo genere: abbiamo invitato i giovani sensibili a una consacrazione totale a Cristo, ad alzarsi e a venire davanti all’altare. Con nostro grande stupore, abbiamo visto presentarsi ogni volta, varie centinaia di ragazzi e ragazze disponibili.

Dunque, il cammino spirituale nei gruppi era serio e portava i suoi frutti.

Non va trascurato il lavoro di cesello che si fa nelle varie case di preghiera e di accoglienza specialmente durante i mesi estivi.

Nella casa di Lozio (Brescia) da luglio ai primi di settembre, passano non meno di un migliaio di persone, specialmente giovani.

Ma tutto questo non bastava e sentivamo la necessità di istituire una settimana apposita riservata ai giovani in ricerca vocazionale: quest’anno sono presenti oltre 100.

Attualmente abbiamo programmato una serie di “incontri di richiamo” durante l’anno, allo scopo di tener desto il problema e offrire un minimo di accompagnamento. Siamo consapevoli che tutto questo risponde ad una pastorale vocazionale ancora frazionata e dispersiva. Occorre fare il salto di qualità e passare a una pastorale continuata. Stiamo pensandoci seriamente da qualche anno, per porre le energie che lo Spirito suscita nel Movimento a favore di tutta la Chiesa.