N.05
Settembre/Ottobre 1986

Azione Cattolica e vocazioni

Il termine vocazione, per la realtà profonda che racchiude, costituisce un valore decisivo e determinante nello sviluppo della proposta dell’Azione Cattolica.

L’adesione stessa all’Azione Cattolica, innanzi tutto, non deriva da un generico interesse verso questo tipo di forma associata, ma da una risposta che viene data ad una specifica chiamata a servire il Vangelo secondo lo stile proprio della Chiesa.

In questo senso non sembri eccessivo definire l’appartenenza all’A.C. una vocazione.

Già l’“Evangelii Nuntiandi”, infatti, affermava che alcuni laici (i laici di A.C., appunto) sono chiamati o possono sentirsi chiamati a collaborare più direttamente con l’apostolato gerarchico. Sono espressioni bellissime: “essere chiamati” e “sentirsi chiamati”. Sono espressioni che toccano profondamente coloro che vivono l’esperienza di A.C.

La prima, “essere chiamati”; coinvolge l’appartenenza ecclesiale, il proprio legame con la Chiesa locale e col vescovo. È il Pastore che, conoscendo il suo gregge e sapendo di cosa ha bisogno, ti chiede di aiutarlo, ti chiama ad un servizio per il bene della Chiesa.

La seconda, “sentirsi chiamati”; è il frutto di una spiritualità interiore profondamente vissuta, di una intimità col Signore concretamente verificata tra i quotidiani problemi della vita. È il Signore che dolcemente ti guida sulla strada della edificazione della sua Chiesa, perché essa possa annunciare il suo messaggio tra gli uomini.

E tutto ciò senza rinunciare assolutamente ad essere laici, anzi, proprio in virtù del fatto che si è laici.

In secondo luogo, non per una breve e casuale parentesi della propria vita, ma per un significativo periodo di tempo, che può per molti diventare scelta per tutta la vita.

Anche per questo motivo si è scomodata una ambiziosa, o sarebbe meglio dire esigente, categoria teologale quale è quella del ministero.

L’A.C., infatti, è stata definita più volte, prima da Paolo VI, poi da Giovanni Paolo II, una particolare forma di ministerialità laicale volta appunto alla “plantatio ecclesiae” e allo sviluppo della comunità cristiana in stretta comunione con i ministeri ordinati.

Questo aspetto vocazionale dell’Azione Cattolica, che tocca la sua identità più profonda, è necessaria premessa per comprendere il rapporto, lo stretto rapporto che esiste tra A.C. e vocazioni di speciale consacrazione.

Per l’Azione Cattolica impegnarsi perché nella Chiesa nascano e fioriscano vocazioni al sacerdozio, alla vita religiosa o missionaria, non è un momento episodico e marginale inserito nei suoi programmi pastorali, ma è un filo invisibile che percorre e unisce ogni iniziativa di tipo educativo, formativo, spirituale.

L’età dell’ACR e degli adolescenti ha, soprattutto, questa valenza vocazionale: percepire che la vita è chiamata ed in essa bisogna scegliere; intuire che c’è un rapporto strettissimo tra la storia personale e la storia collettiva; sperimentare che si riesce nella vita allorché il progetto che si persegue è quanto di meglio il Signore ha scelto, per ciascuno, fin dall’eternità.

L’A.C. è, nel suo insieme, scuola in cui si apprende a dire di sì; un sì progressivamente sempre più grande perché riferito a realtà sempre più esigenti; perché educa al dono di sé generoso e pieno per un servizio anche esclusivo e totale al Signore.

Questa tensione vocazionale, rivolta alla vocazione in sé e alle vocazioni di speciale consacrazione, viene svolta dall’A.C. seguendo soprattutto tre linee fondamentali: la sua tradizione, la sua proposta educativo-pedagogica, la sua spiritualità.

 

 

La tradizione

La sua tradizione, innanzitutto, che diventa esempio e modello di vita, luminosa testimonianza per i moltissimi aderenti all’associazione.

Non è difficile verificare come l’A.C., lungo la sua esperienza, abbia generato vocazioni consacrate quando più intensamente, più vivacemente ha espresso se stessa.

“Quanti vescovi e quanti sacerdoti provengono dalle fila dell’Azione Cattolica!” riconosce Giovanni Paolo II (12.1.1980).

E quanti religiosi e suore, quanti diaconi e missionari escono da questo vivaio, potremmo fare eco noi.

Per non parlare poi degli Istituti Secolari nati prima del Concilio proprio in seno all’A.C. stessa.

Il servizio dell’A.C. alle vocazioni consacrate è dunque nella sua storia. Ed è una storia che continua, una storia infinita: quanti amici, responsabili nazionali e diocesani, semplici aderenti, ancora oggi sono “costretti” ad uscire dall’A.C. perché entrano in Carmelo, perché partono per l’Amazzonia, perché diventano diaconi permanenti…

 

 

La proposta educativa

Ma queste vocazioni possono nascere proprio per il tipo di proposta educativa che caratterizza l’A. C.

Le mille capillari iniziative sono tutte fondate e finalizzate ad educare giovani e ragazzi, uomini e donne al senso e al servizio della Chiesa.

A “sentire” cioè la Chiesa come cosa propria, che ciascuno è chiamato a costruire con tutte le sue forze e ad amarla teneramente così come il Signore l’ha amata.

Il senso della Chiesa si fa così amore alla Chiesa, a questa Chiesa; si fa accettazione quotidiana della “Chiesa del Signore”; senza la tentazione di costruirci la “nostra” Chiesa.

A “servire”, poi, la Chiesa generosamente, in modo gratuito e disinteressato, donando ad essa la propria vita e proprio per questo considerarsi in quel momento “servi inutili”.

Il cammino educativo si completa con la proposta pedagogica: la persona vale in sé e deve realizzarsi completamente in ogni suo aspetto.

Ciò che conta non è che cresca un generico individuo, ma che da quell’uomo o da quella donna ne esca una personalità piena, capace di far fruttare ogni dote, ogni dono che ad essa è dato.

L’educatore sa che la proposta deve essere estremamente rispettosa ed esigente: rispettosa della persona ma che da essa esige il massimo.

 

 

La spiritualità

Potremmo sintetizzare la proposta spirituale dell’A.C. dicendo che essa deve essere educazione alla contemplazione, intesa come ricerca di Dio nella storia. Allora preghiera e vita di impegno si presentano come due forme della stessa vita di fede, dello stesso rapporto di amore e di confidenza nel Signore.

Sono due poli inscindibili: ogni vocazione deve fare sintesi tra contemplazione e servizio al mondo.

Per l’A.C. una spiritualità di contemplazione significa preparare  uomini e donne a scegliere la vita contemplativa consacrata; così come l’impegno nel mondo diventa un sforzo a fare spazio a Lui, anziché un generico insieme di “cose da fare”.

Paolo VI indicava mirabilmente questo obiettivo all’A.C.: “L’associazione deve riproporre con fiducia, coraggio e originalità, l’importanza primaria della preghiera, della lotta quotidiana per la fedeltà al Battesimo, della castità secondo lo stato proprio di ciascuno, della disponibilità alla consacrazione verginale e al servizio dei fratelli per chi a tanto è chiamato”. (25.4.77).

L’Azione Cattolica vive della Chiesa e per la Chiesa. Esiste per i laici, per la loro promozione; ma nello stesso tempo opera per incrementare il bene della comunità.

Ogni assillo della Chiesa, è assillo dell’A.C., in modo diretto. Se si estranea, più che scansare preoccupazioni, si priva di ossigeno.

Così, se vocazioni sacerdotali e religiose scaturiscono dai gruppi di A.C. sono prova di genuinità e vivacità. Segno della fedeltà ad un progetto più alto. Testimonianza di compromissione con la storia fino a richiedere il gesto del dono totale di sé per la salvezza del mondo, secondo una dinamica di realismo e di audace speranza.